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A febbraio esce per le edizioni Wagenbach la traduzione tedesca di Accabadora. 

 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 


Non considero normale che le donne siano trattate come merce di scambio nelle relazioni personali e professionali, nella politica e nella comunicazione. Per questo ho aderito al movimento di opinione che chiede di inserire questa semplice proposizione tra i primi punti del programma elettorale dei candidati di sinistra alle prossime elezioni.
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Non è un mestiere per sardi
Scritto da Michela   
 Scritto per D di Repubblica in edicola il 12 febbraio
Reportage fotografico di Alessandro Toscano
 
Sardi e pastori, fieri e silenziosi detentori di sapienze tramandate a voce. Così vuole lo stereotipo dell’Arcadia mediterranea, il mito romantico dell’uomo solo tra cielo e terra, ruvido come l’orbace che lo veste e regalmente padrone del suo orizzonte selvaggio. Questa poetica bucolica, per la verità poco aderente alla realtà durissima della vita del pastore, ha indubbiamente avuto un suo prosaico fondamento ovunque ci fosse una terra con uomini e bestiame a calpestarla. Ma immaginare ancora il pastore in questi termini è oggi un falso narrativo, funzionale giusto alle illustrazioni sulle etichette dei prodotti di gourmanderie, o a quelle particolari agenzie di viaggio che negli ultimi anni si sono specializzate in pranzi all’ovile con annessa gita in fuoristrada, non di rado introdotti da tour operator multilingue che indicano allusivamente le grotte naturali della Sardegna interna come imprendibili avamposti dove “un sequestrato non sarebbe mai ritrovato”. In un turismo fatto di visite guidate dentro lo stereotipo sardo, formaggio con brividi e granito noir potrebbero rivelarsi per l’armentizia dell'isola prodotti molto più promettenti del latte crudo di pecora, che in un contesto debole fatto in gran parte ancora di piccolissimi produttori, non riesce a raggiungere nemmeno il prezzo minimo di un euro al litro. Ma di questi tempi neanche lo stereotipo è un bene rifugio di qualche conforto, perché la pastorizia sarda convive con la crisi da molto prima che la crisi cominciasse a riguardare tutti. Le malattie hanno decimato le greggi e le condizioni di mercato sono distanti dalle regole centenarie che hanno da sempre modulato i ritmi di lavoro dei pastori tradizionali. Solo nell'ultimo anno la popolazione ovina sarda è diminuita di quattrocentomila capi, e gli allevatori oppressi dai debiti hanno dovuto razionare il mangime alle pecore rimaste, con la consapevolezza che ogni chilo di peso perso significa cinque litri di latte in meno. Potrebbe sembrare consequenziale che i giovani sardi abbiano smesso da decenni di voler fare i pastori, incoraggiati dagli stessi genitori a cercare condizioni di lavoro meno incerte, a dispetto di una tradizione millenaria. Ma forse non sarebbe sufficiente a capire, perché non può sparire da un giorno all’altro una cultura produttiva che gestisce comunque quasi tre milioni di pecore, due per abitante, con un fatturato annuale che rappresenta un quarto dell’economia sarda. Nonostante i suoi problemi, tra le regioni italiane la Sardegna resta la regina della produzione zootecnica, e il pecorino prodotto sull'isola vince su parmigiano e gorgonzola come formaggio di gran lunga più esportato all'estero. Per capire la matrice dell'abbandono della professione del pastore occorre investigarne soprattutto le ragioni sociali, quelle che possono aiutare a distinguere tra la complessità del pastoralismo come cultura e la durezza della pastorizia come attività di allevamento. 
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La responsabilità dell'autore
Scritto da Michela   
Ho risposto a queste domande per Nazione Indiana all'interno del dibattito sulla responsabilità dello scrittore nato dalla scelta di Paolo Nori di scrivere per Libero. Nelle risposte ci sono diverse cose, tra cui quel che penso di quella scelta, e il perché credo che scrivere per Einaudi sia un'altra cosa.
 
Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima, lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)? Concordi con quei critici, che denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea? Ti sembra che le pagine culturali dei quotidiani e dei settimanali rispecchino in modo soddisfacente lo stato della nostra letteratura (prosa e poesia), e quali critiche faresti?

Aver scritto un paio di libri non mi dà licenza di commento sullo stato della letteratura italiana contemporanea più di qualunque altro lettore forte, anche se il mio “forte” significasse qualcosa di più dei  dodici libri all’anno della media italiana della categoria. In diversa proporzione ho letto libri ottimi e libri che mi hanno lasciato solo il rancore per i soldi spesi, ma ci vuole altro per vedere la produzione letteraria italiana come un corpo collettivo con uno stato di salute generale da verificare. Se si è critici o se del critico si ha l’inclinazione all’anamnesi, la si può (e si deve) leggere anche così; solo non è il mio mestiere. Avrei piuttosto qualcosa da dire sulla difficoltà di trovare qualcuno che il critico lo faccia ancora, al di là di marchette, anticipazioni, recensioni della quarta di copertina o sassolini dalle scarpe in terza pagina firmati non da critici, ma da scrittori con qualche conto di rabbia da regolare. Anche su Libero, perché no.

Ti sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni in qualche modo l’apparizione di opere di qualità?

Posso parlare solo per la mia breve esperienza in ISBN e in Einaudi. La prima ha in catalogo molte scelte che un ordinario direttore di marketing editoriale rubricherebbe alla voce “invendibile”, o comunque di gran nicchia. Escono lo stesso, e grazie a queste scelte capita che mi si assesti sul comodino un ottimo sconosciuto come il Tonon dello scorso anno, non proprio un romanzo da strenna natalizia. Dai tipi di Torino del resto ho visto pubblicare libri che persino io intuivo che non avrebbero ripagato nemmeno la loro stampa, tanto lontani erano da quel che staziona in classifica. Valutati come buoni libri, anche questi sono usciti lo stesso. Finché cose così continuano a succedere persino in una grossa casa editrice dove la pressione sul risultato di vendita è forte, da lettore io respiro. Mi interrogo piuttosto sulla necessità, invocata da molti addetti ai lavori, di far uscire un certo numero di porcate vendibili per garantire copertura economica alle operazioni di qualità che altrimenti sarebbero puro mecenatismo. Se per poter raggiungere un lettore servono dieci consumatori di libri, il problema forse non sono solo le scelte editoriali.

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A loro immagine
Scritto da Michela   

 

Non è cosa da poco quella che è successa al mio amico Giovanni Bachelet. Partecipando al noto talk show politico A sua immagine, condotto dal faziosissimo conduttore di sinistra Rosario Carello in un orario di massimo share come le 17 di sabato pomeriggio, il deputato del PD ha infranto il codice della par condicio, che prevede che nessun politico a tot giorni dalle elezioni appaia sulle reti del servizio pubblico senza adeguato contradditorio. Ora sarebbe interessante capire cosa si intenda per contradditorio in un caso in cui l'argomento della trasmissione sia il ricordo della figura di Vittorio Bachelet, presidente del CSM assassinato dalle BR il 12 febbraio 1980, nonchè indimenticato artefice della svolta dell'Azione Cattolica in cui mi vanto di essermi formata. Forse per par condicio si intende che insieme al figlio dell'ucciso avrebbe dovuto esserci un brigatista non pentito che difendesse le posizioni della lotta armata, ma che c'entrerebbe con le elezioni? E' più credibile che il deputato PD Giovanni Bachelet - che a queste elezioni non è nemmeno candidato - si dovesse presentare in tv a ricordare il padre in compagnia di un suo fratello, però deputato del PdL. Il regolamento in questi casi prevede infatti l'obbligo del lutto di destra e di sinistra, un dolore bipartisan per rispettare l'equilibrio. Ma ovviamente lo scaltro attentatore alla par condicio Giovanni Bachelet non ha un fratello nella controparte politica. Si accettano altre interpretazioni del contradditorio. Nel frattempo però la puntata di sabato scorso è saltata, e solo un raro barlume di lucidità di Napolitano - che ha telefonato a Giovanni per manifestargli solidarietà - ha fatto sì che venisse riprogrammata per sabato prossimo. Questo è la libertà secondo il Popolo delle Libertà.

 

A proposito di interpretazioni, apprendo che la notizia del lunedì per il PD sarebbe l'uscita della Binetti dalle sue file. La vera notizia, e non mi sembra buona, è che la Binetti se ne sia andata di sua sponte senza che nessuno la invitasse a farlo. 

 
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Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


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