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A settembre per i tascabili di Fandango esce il curioso Dizionario Affettivo della Lingua Italiana, a cura di Matteo Bianchi. Tra gli scrittori chiamati a definire la propria parola preferita ci sono anche io.
Sempre a settembre la nuova Smemoranda 12 mesi conterrà un mio racconto, insieme a quelli di altri undici scrittori che si sono prestati a segnare il tempo del 2009.
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La donna d'altri PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   


L’iman di Torino, con le sue esternazioni bestialmente maschiliste, oltre ad aver svolto un pessimo servizio all’Islam, ha avuto il paradossale ruolo di dar spunto a molti monsignori per far passare la Chiesa Cattolica come campionessa dei diritti della donna. Contrapponendosi alle uscite del capo religioso torinese, vescovi e teologi hanno avuto gioco facile nel far sembrare quella cattolica una religione tollerante, materna e accogliente verso le donne. Ora, che lo sia più di quanto non possa esserlo la religione di Maometto, nessuno lo mette in dubbio. Ma che lo sia in assoluto ci sarebbe molto da obiettare, e sarebbe un peccato che si smettesse di farlo solo perché c’è un possibile orizzonte peggiore.

Mi ha sconcertata per primo Padre Cantalamessa in questa settimana santa, invocando nientemeno che l’avvento di un’era della donna. Gli fa eco la meditazione di Ravasi a una stazione della via crucis al Colosseo, che grida solidarietà alle donne violentate, uccise in guerra, infibulate e Dio solo sa cos’altro. Tutte cose giustissime, ma in bocca ai vescovi e ai teologi a loro vicini – soprattutto in questo momento – suonano come un gioco di ombre cinesi. Lo spostamento dell’asse dell’attenzione sulle violenze e riduzioni perpetrate dagli altri è un movimento della coscienza che porta inevitabilmente all’autoassoluzione dalle proprie responsabilità, che pure in tema di ruolo della donna sono tantissime e sono ancora tutte in atto. Questo atteggiamento della Chiesa, che ormai sembra conoscere solo l’adversus come modo di rapportarsi, mi ricorda il fortemente discutibile adagio di don Giussani, il fondatore di CL che riteneva che il cristianesimo per porsi dovesse opporsi. E’ un atteggiamento che presuppone di essere detentori di una verità certa da difendere, idea piuttosto pericolosa. In questo faccio mia la preghiera di d. Antonio Pinna, che mi sembra decisamente più illuminato di Giussani quando invoca qualcuno che “ci liberi dal bene”, che il male lo vediamo anche da soli. 

Sarebbe innovativo che chi ha scritto la meditazione della settima stazione riscrivesse anche le parole liturgiche del rito del matrimonio, che pongono per la donna i modelli delle spose e delle madri dell’Antico Testamento, negando implicitamente che per entrambi gli sposi il modello sia Cristo.

Sarebbe interessante se si smettesse di parlare della naturale vocazione della donna ad essere moglie e madre; non perché non sia vero, ma perché nessuno parla dell’altrettanto eventualmente naturale vocazione dell’uomo ad essere sposo e padre. Perchè mai per la donna bisogna specificarlo?

Sarebbe rivoluzionario che si arrivasse a un riconoscimento teologico del matrimonio come sacramento basandolo sulla volontà prima di Dio di avere l’uomo e la donna uniti a sua immagine, e non come proiezione della relazione tra Cristo e la Chiesa, che non è paritaria, non è reciproca e non è tra due persone fisiche. Il parallelismo Cristo/sposo – Chiesa/sposa è all’origine della presunta sottomissione, visto che uno è Dio e l’altra non lo è, che uno perdona e l’altra si fa perdonare, e via assomigliando. L’unione tra l’uomo e la donna non è santificata, ma assolta da questa concezione. Chi ha scritto quel testo non pensava che l’unione degli sposi potesse essere santa in sé, che avesse già in origine una benedizione di cui quella del sacerdote non è che l’eco visibile.

Vorrei che qualcuno mi spiegasse perché - se è vero che la sposa e lo sposo sono ministri del matrimonio e quindi in quel frangente agiscono entrambi in persona Christi - la donna non può agire in persona Christi anche con gli altri sacramenti. Questo volendo sorvolare sul già debole argomento dell’efficacia del segno, per escludere le donne dal sacerdozio ordinato.

Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si fa a non capire che queste concezioni sono frutto di condizionamenti culturali e non possono essere assunte come motivazioni teologiche valide per tutti i tempi, diversamente da quanto affermato da Giovanni Paolo II. Sono le stesse concezioni alla base della strana frase comandamento che impone di non desiderare la donna d’altri; nessuno chiede di non desiderare l’uomo, perché solo la donna era “cosa” nella mente di chi ha scritto quel comando.


Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si fa a non vedere che queste concezioni contribuiscono a fondare la convinzione dell’inferiorità e la sottomissione sociale e religiosa della donna.


Vorrei che qualcuno mi spiegasse come si fa a non capire che di queste concezioni il modo di trattare la donna nell’Islam è solo l’estrema conseguenza, dato che la radice è la medesima: che davanti a Dio l’uomo e la donna non siano uguali per dignità.

A cosa è che dobbiamo opporci, per porci?
Troppo comodo dire Islam, se serve ad autoassolverci.

 
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Quello che mi stupisce dei tuoi interventi è l'astio profondo che continuamente traspare nei confronti della chiesa cattolica. Mi stupisce perchè per fortuna non è obbligatorio essere cristiani e, soprattutto tanto meno essere cattolici. Forse stai meditando di fondare un nuovo cristanesimo rifondato sulla base delle tue acute osservazioni?

Inserito da Luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Luigi, quello che a te appare come astio profondo (ma mi pare che tu associ all'astio qualunque posizione diversa da quella gerarchica) è evidentemente un maggiore desiderio di autenticità.

L'essere cristiani con l'essere sempre in accordo alla gerarchia non c'entra niente:
non mi risulta che le posizioni sulla donna facciano parte del credo di Nicea, come non ne fanno parte quelle sugli omosessuali e tante altre che ad alcuni sembrano fondanti in merito all'appartenenza alla Chiesa e invece, vivaddio, non lo sono affatto.

Quello che stupisce me è come mai quando tu mi leggi, anzichè confutare gli argomenti esposti, discuti la mia persona e giudichi la mia fede.
Ti ho fatto qualcosa di personale, perchè tu ti erga a giudice della qualità del mio credo, fino a stabilire di consigliarmi religioni alternative?
Se non sei d'accordo sei libero di portare argomenti per smentirmi.
Ma se non hai, quale è lo scopo dei tuoi commenti?
Per porsi, bisogna opporsi.
Agli argomenti però, non alle persone.

(scommetto venti euro, che devolverò a Don Ciotti per Libera, che sei di CL)

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Facciamo che ti devo 10 Euro perchè non sono di Cl però li stimo molto, sia per le persone di cl che conosco che per quel poco di don Giussani che ho letto.

Tornando al punto è che mi incuriosisci.Se provo a mettermi nei tuoi panni mi sentirei a dir poco masochista. Scusa ma se il tuo astio è nei confronti non della chiesa ma della gerarchia,penso che questo non sia un aspetto secondario per un cattolico. Non mi permetterei mai di suggerirti un' altra religione che non sia quella cristiana, ma perchè quella cattolica visto che è una libera scelta?

Inserito da luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Quando si fa insieme un viaggio e tutti abbiamo in mano la medesima cartina stropicciata, il fatto che uno dica all’altro “questa direzione secondo me ci porta fuori strada” non implica che non si voglia viaggiare insieme o che non si voglia andare tutti nello stesso posto. Non vedo in questo nessuna contraddizione, basta essersi messi d’accordo prima di partire sul dove si vuole andare. Fino a questo momento io non ho mai messo in dubbio che la meta fosse la stessa. Ma questo non significa che non possa discutere le scorciatoie prese, perché il senso dell’orientamento è un dono di tutti.

Se prendi gli atti degli Apostoli o le illuminanti lettere di Paolo, ti accorgerai sicuramente che i contrasti c’erano anche nella prima comunità e non erano affatto condotti in modo soft. Nessuno si sognava di dire che l’idea di Pietro fosse indiscutibile, o che Giacomo avesse sempre ragione o che chi non credeva in Giovanni non credesse nemmeno in Cristo. Pietro non disse a Paolo: “come osi contraddirmi? Quel che dico è vincolante.” L’unico vincolo è Cristo per tutti e lo Spirito ha tante voci e soffia dove vuole.

Certamente, forse proprio a causa del modo che avevano di gestire i contrasti e le differenze interpretative del messaggio, l’aria che si respira in quegli scritti è infinitamente più collegiale e molto meno gerarchica di quanto non sia quella che attualmente respiriamo noi, che ci sentiamo ribadire - come se fosse normale abdicare al senso dell'orientamento - che non abbiamo nemmeno il diritto di dire “se prendiamo quella strada chi cammina già con fatica rischia di restare indietro del tutto e lo perdiamo”.

La voce di Lorenzo Milani, paladino della pace perseguita anche con l’obiezione di coscienza, non ha meno valore di quella di Bagnasco, ordinario militare prima di diventare presidente della CEI. Benché siano opposte, do per buono che siano echi dello Spirito entrambe. Arrogarsi il diritto di dire in chi lo Spirito parla più chiaramente è un bell’arbitrio, non c’è dogma bastante a fargli da stampella.

Le cose ultime sono fissate da secoli, fondano la fede stessa e non mi sogno di far altro che crederle con fede donata, altrimenti avrei cambiato meta del viaggio.

Ma le cose penultime… beh, quello è un altro paio di maniche.
L’importante è distinguere.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Michela, mi incuriosisci perché non capisco se ci sei o ci fai. E’ inutile utilizzare sempre il discorso di Pietro e Paolo perché non quaglia per niente. Nei rapporti tra Paolo e Pietro non appare mai l’acredine che appare sempre in quello che scrivi; anzi, una caratteristica evidente della chiesa, anche e soprattutto all’inizio è l’ unità. Unità che nei secoli è stata garantita dal primato di Pietro.
Tutte le volte che è comparsa l’acredine ed è stato messo in discussione il primato di Pietro ci sono state le eresie, cioè spesso divisioni insanabili. Mi spiace ma tra la posizione di un vescovo e quello che dice un prete quando è in contrasto con il papa e il magistero, non ci sono storie, è evidente che per un cattolico vale la posizione del papa e dei vescovi in comunione con lui. Tuttavia non mi risulta minimamente che don Milani non riconoscesse il primato e l’autorità del papa. Un conto sono le sensibilità diverse su questioni contingenti (per natura fisiologiche) un conto un acredine e un contrasto diffuso addirittura con il papa e il magistero.

Nello specifico quello che scrivi “invoca qualcuno che ci liberi dal bene, che il male lo vediamo anche da soli” non corrisponde al vero. Il bene è quello che definisce il desiderio del mio cuore (altro che liberarci dal bene) e il fatto che noi vediamo con chiarezza il male se qualcuno non ce lo indica è smentito ogni giorno.

Ma soprattutto “il cristianesimo per porsi deve opporsi” prima di essere una frase di don Giussani è stata una frase di Lazzati, ma prima di lui circa duemila anni fa un Altro ha espresso molte volte lo stesso concetto ancor più crudemente, alcuni esempi:
“Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no”
“Così, perché sei tiepido, e non sei né freddo né caldo, Io ti vomiterò dalla mia bocca”
“Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra; non sono venuto a portare la pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”
“Pensate che sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre: padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”

e mi fermo qui, ma potrei andare oltre. Cosa vuol dire che Gesù è favorevole alla guerra e alla violenza? Certamente no, piuttosto quel concetto di opporsi per porsi.

La ragione del fastidio che ti crea questa frase traspare da quello che scrivi dopo “essere detentori di una verità certa” qual orribil visione.
Essere detentori di una verità certa, probabilmente per te sa troppo di medioevo; poteva andare bene allora , ma al giorno d’oggi è improponibile, non è political correct, si sarebbe violenti, ognuno ha la sua verità che deve essere rispettata, sostenendo che in fondo tutte le posizioni sono più o meno sullo stesso piano. Passo passo in sintesi si arriva al concetto che una certezza in fondo o non esiste o non è raggiungibile. Dire il contrario è violenza. ( E non parlo solo di certezze di fede ma di qualsiasi certezza).

Ma allora cosa è la fede, puro fideismo su cose “ultime” fissate duemila anni fa? Accettabile perche non comporta nessuna evidenza certa nel presente? E quindi le cose “penultime”, quelle di oggi, ognuno se le gestisce come meglio crede, secondo le proprie idee? Proprie idee che, guarda caso, coincidono sempre con lo Spirito che soffia dove vuole.

La chiesa cattolica ha la pretesa di dire che le cose “ultime” sono evidenti (certe) oggi nella Sua Chiesa, corpo mistico, con a capo il papa, vicario di Cristo, sotto la guida degli apostoli (vescovi in comunione con il papa). Mi rendo perfettamente conto che questa evidenza non è ne scontata, ne la si può imporre, ne è necessaria per definirsi cristiani, ma per essere cattolici si. Altrimenti si entra in una sorta di schizofrenia, aspetto che in effetti mi desta curiosità.

Inserito da Luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Caro Luigi, pazienza per il fatto che il tema dell’articolo è la considerazione della donna nella dottrina della Chiesa Cattolica, perché esuliamo altamente e me ne dispiace.
Avrei voluto che mi spiegassi dove e perché quello che scrivo è infondato. Mi pare che ti prema molto di più il discorso dell’unità, visto che lo riporti a galla qualunque sia l’argomento che sollevo io.
Parliamone, allora.

Non ti rispondo a colpi di citazione biblica, sarebbe troppo facile dire che a Giovanni il Battista che gli domandava che intenzioni avesse, Gesù rispondeva che non era venuto per spezzare la canna incrinata, né per spegnere del tutto il lumino fumigante. Sarebbe troppo facile citarti la seconda lettera ai Corinzi dove Paolo polemizza a distanza con certi “superapostoli” (citazione testuale, non è una mia iperbole) che si credono più apostoli di lui perché hanno conosciuto Cristo da vivo. La Bibbia può essere una tentazione demoniaca, Satana la citava nel deserto a Gesù per indurlo e lui giustamente ribatté: “è vero, sta scritto così, ma sta scritto anche…”. Quindi sappi che se mi astengo non è per mancanza di materiale da citare.

Teniamoci sul discorso che fai tu.
Unità non significa affatto coincidenza di opinioni in merito al modo in cui si debba servire Cristo. Ci sono ordini religiosi che detengono capitali nelle banche perché con il denaro si può fare un sacco di bene; e ce ne sono altri che ritengono madonna povertà la strada per Dio, perché non si può servire Dio e mammona. C’è chi si fa eunuco per il regno dei cieli e chi per il regno dei cieli cresce e si moltiplica. Chi invoca per sé la clausura e chi apre asili e assiste negli ospedali. Chi si flagella per unire le proprie sofferenze a quelle della passione di Cristo e chi ritiene che flagellarsi sia una contro testimonianza al Cristo risorto e si sente cristiano lo stesso anche se va in beauty farm, perché dopotutto Cristo si è fatto anche oliare e massaggiare i piedi.
Tra le associazioni laicali c’è chi si organizza in modo democratico, votando i propri responsabili. E chi invece pensa che sia fuorviante essere democratici dentro una più grande istituzione che democratica non è, perché Cristo non ha fatto votare Pietro dagli apostoli. Del resto, Cristo ha anche detto che l’unico Padre è nei cieli, mentre noi chiamiamo Santo Padre il papa. Però c’è posto per chi lo prende alla lettera e anche per chi non lo fa.
C’è chi pensa che operare in politica sia un modo per farsi santi e chi è convinto del contrario. Ci sono movimenti e monasteri che accolgono persone di altre religioni per mettere in pratica l’Ut unum sint e ci pregano insieme. Altri movimenti ritengono che sia una malintesa forma di ecumenismo che rovinerà la dottrina autentica. Alcuni si accendono di Spirito e vivono una fede fatta di carisma, altri di studio, altri di lavoro fisico... altri di un bel niente e credono di avere il diritto di dirsi cristiani lo stesso.

C’è posto per gli uniati che vengono dalla chiesa orientale che ritengono il sacerdozio compatibile con le nozze (e infatti restano sposati). E c’è posto per i lefevriani col saturno che discutono che i padri conciliari del Vaticano II ci abbiano visto bene in ambito di riforme liturgiche; eppure li abbiamo riammessi in comunione con noi.
C’è stato posto per Antonio Rosmini, prima condannato dal Sant’Uffizio e ora insegnato nelle facoltà teologiche e con processo di beatificazione in atto.
C’è stato posto per Lorenzo Milani, che scriveva la lettera di insegnamento ai cappellani militari, meraviglioso esempio di ragione e fede, che gli costò una denuncia.
C’è stato posto per Tonino Bello, che era vescovo e la pensava come Milani, tanto che ha fondato Pax Christi.
C’è posto adesso per Mani e Bagnasco, che come Bello sono vescovi, ma non la pensano come lui proprio per niente, visto che dei cappellani militari sono stati entrambi Ordinari.
C’è posto per chi vota Lega Nord, in barba all’esortazione di Cristo sull’accoglienza allo straniero. C’è posto per chi crede che Berlusconi sia un difensore della famiglia cristiana anche se è divorziato e risposato. C’è posto per chi dice che fuori dalla Chiesa Cattolica non c’è salvezza possibile e c’è posto anche per Enzo Bianchi, che a Bose ritiene di avere le stesse chances di salvarsi del suo amico protestante che ha fondato la comunità con lui.

E in mezzo a questo marasma di gente che non la pensa per niente nello stesso modo, ma che comunque si ritiene tutta salvata da Cristo (vuoi vedere che è questa alla fine l’unità?), perché dovrei pensare che proprio per me non ci sia posto?
Sono più ottimista, diciamo così.

Quanto al discorso sulla certezza della Verità, mi tocca citarti veramente il Vangelo, perché ogni altra replica è fuorviante.
Cristo non ha detto: io dico la verità.
Ha detto: Io sono la Verità.

Poiché nessuno è padrone di Gesù, nessuno ha la verità tutta intera in mano sua.
Chi può dire: Cristo è più mio che tuo? Chi lo crede, potrebbe avere la sorpresa di ritrovarsi preceduto da puttane e peccatori, nel sedergli accanto, ammesso e non concesso che arrivi pure a vedere la sedia.

“Non siamo migliori di altri – per citare ancora Enzo Bianchi - in realtà il dubbio non è così lontano dalla fede; qualche volta, anzi, ne è inseparabile, e la scelta di venire in un monastero è dettata proprio dalla mancanza di certezze e dall’esigenza di cercare se stessi e interrogarsi sul proprio futuro”.
Udite udite, un uomo di Dio che non ha certezze e si prende cura con amore dei suoi preziosi dubbi.

Ho un sano terrore di chi ritiene di essere detentore della Verità assoluta che squalifica tutte le altre possibilità, perché è questo atteggiamento che sta alla radice della parola eresia (Eresia, dal greco hairesis, significa “fare la propria scelta”). L’eresia sta nell’aut-aut, nel nazista “Gott mit uns” che fa degli altri dei senza-Dio. L’ortodossia respira meglio nella sintesi dell’et-et, nel non presumere che, se pure Dio avesse una sola cosa da dire e la dicesse solo a una persona in tutto l’universo, quella persona alla fine sarei proprio io.

Non vuol dire che tutto è sullo stesso piano e ha lo stesso valore, chi crede a tutto è credulone, non credente. Ma sicuramente invita a una maggiore prudenza nello spargere anatemi e non possum vari, memori delle parole di Paolo ai Corinti: “noi non vogliamo fare da padroni sulla vostra fede, ma siamo i collaboratori della vostra gioia”.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Michela, non capisco perchè sfuggi il punto. Che nella chiesa ci sia posto per molti carismi e posizioni differenti su aspetti contingenti è fisiologico,scontato e lo gia detto in precedenza. Il punto è un'altro, proprio perchè siamo diversi e ogniuno tende a vederla a modo suo, grazie a Dio la chiesa cattolica, a differenza di molte altre fedi anche cristiane, ha un punto di riferimento chiaro il papa, i vescovi e il magistero. Se si perde lo sguardo al centro si finisce con il seguire la propria idea credendo di seguire Cristo. Per carità al mondo c'è chi si considera ateo, chi crede in un dio o più dei che non sono il Dio cristiano, c'è chi crede in Dio, ma non si ritiene cristiano, chi crede in Dio e in Gesù e non nella chiesa cattolica, ma chi è cattolico crede nell'unità della chiesa guidata dal papa e dal magistero. Se uno (cattolico)non crede in questo aspetto della fede cattolica determinante rispetto a tante altre confessioni cristiane, si trova in una posizione schizofrenica che mi incuriosisce in quanto la fede in una confessione religiosa non è obbligatoria, non la prescrive il medico.

Inserito da Luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Luigi, invece l’ho detto chiaramente, non ci sto affatto girando.
Ci sono molte voci diverse, anche tra i vescovi e tra i papi. Woitjla ha chiesto perdono per le colpe della Chiesa e dei cristiani nella storia; Ratzinger non ha mai nascosto di aver trovato il gesto fuori luogo già quanto era cardinal prefetto.
Ha ragione Woitjla l’umile o ha ragione Ratzinger lo scrupoloso?
Ha ragione Biffi l’integralista o ha ragione Martini il dialogatore?
Ha ragione Bello il pacifista o ha ragione Bagnasco il generale?
Ha ragione Giussani l’apologeta o ha ragione Bianchi l’ecumenico?
Ha ragione il Sant’Uffizio che ha condannato Rosmini o quello che lo ha riabilitato cento anni dopo?
Aut-aut.
Et-et.
Finchè non ci sono pronunciamenti ex cathedra, in materia che non sia già irreformabile ogni battezzato può ritenersi libero di vedere la volontà di Dio per lui dove la sua retta coscienza gliela rivela, senza per questo pretendere che sia la sola e l’unica. E anche senza che sia messa minimamente in discussione la sua piena appartenenza alla Chiesa Cattolica.
Di papi ne abbiamo avuti centinaia e molti hanno detto cose divergenti su questioni contingenti (DICO e ruolo della donna non sono materia di fede). Di Cristo invece ce n’è uno solo. Se proprio dobbiamo cercare il punto dove appendere il pendolo di Foucault, è lui senza ombra di dubbio.
Cosa vuol dire secondo te il Catechismo, quando dice che la coscienza è il primo dei vicari di Cristo? Per me vuol dire che la voce intima della legge di Dio viene prima di tutte le altre, anche quando è più esigente.
Per esempio trovo per me inaccettabile che la Chiesa indichi come legittima la regolamentazione delle nascite con i metodi naturali, che sono attualmente sicuri quanto gli altri sulla sterilità del rapporto. La norma pone infatti l’accento sul metodo e trascura che la volontà sia identica a quella di chi persegue quel fine con il preservativo e la pillola. La mia coscienza, che valuta come più grave il pensiero di anteporsi a Dio nel decidere della vita rispetto al metodo con cui si ottiene quel risultato, è più severa dell’indicazione gerarchica. Se un giorno volessi arrogarmi io il potere assoluto sulla mia capacità generativa, non mi sentirei assolta dall’uso del metodo Billings.
Se resto vedova e decido di risposarmi solo in Chiesa per non perdere la reversibilità della pensione del primo marito o per godere di trattamenti preferenziali nelle liste speciali del collocamento, la Chiesa lo consente. La mia coscienza non lo consente, perché è una truffa ai danni dello Stato e delle persone che beneficiano di particolari agevolazioni in quanto disagiate sul serio dalla condizione di vedovanza.
Ci sono molti casi in cui la Chiesa mi assolverebbe, ma la mia coscienza no.
Allora che facciamo? Quando è che la coscienza è il primo dei vicari di Cristo?
Risposta: sempre.
E non mi ritengo per questo né schizofrenica, né masochista, né cattolica disobbediente.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Michela, giri attorno al punto eccome.
A parte che vedere delle differenze sigificative tra GPII e Ratzinger mi sembra ridicolo. Sarebbe come vedere differenze significative tra Ruini e Bagnasco. Tra chi guida la chiesa oggi come ieri vedo molta più unità di quella che vedi tu, il resto sono sfumature.
Provo a essere più chiaro circa il punto. Immaginiamo che mi accorgessi di essere in contrasto con la chiesa cattolica su un numero sempre più rilevante di questioni, tanto da essere più vicino alla posizione di altre chiese cristiane piuttosto che alla chiesa cattolica. In una prima fase starei zitto cercando di capire cosa non capisco e perché; questo lo farei in quanto, sulla base della evidenza di ciò che rappresenta la chiesa cattolica per me, mi sembrerebbe più ragionevole immaginare di aver preso una cantonata. Poi dopo questa fase che potrebbe durare il tempo necessario anche se indeterminato, poniamo che alla fine ritenga in sincerità di avere ragione io su una infinità di questioni, la figura della donna, il matrimonio, gli aspetti riguardanti la sfera sessuale e affettiva, fino di conseguenza i sacramenti (es. ordinazione delle donne, indissolubilità del matrimonio...) e via dicendo, sicuramente ne ho dimenticati altri. A questo punto i miei interventi sarebbero più in contrasto che in accordo con la chiesa cattolica. Poniamo che tutto questo non facesse minimamente vacillare la fede che ho e nel contempo mi rendessi conto di avere più affinità con altre confessioni cristiane di quanto non ne abbia con la religione cattolica.
Poniamo che scoprissi anche che in queste chiese, oltre ad un maggiore accordo sui temi suddetti, esiste maggiore democrazia e collegialità, non solo, la fede, rispetto a quella cattolica, valorizza maggiormente il rapporto diretto con Dio senza intermediazione, a tutto vantaggio di una mia coscienza vicaria di cristo. Bene a questo punto, io non avrei il minimo dubbio, passerei alla chiesa protestante più vicina a me. Questo è quello che farei io ed è la ragione per cui mi pare “curiosa” la tua posizione. Tutto qua e non puoi rispondermi nella chiesa c’è chi la pensa cosi e chi cosà, Rosmini… Bianchi l’ecumenico…perché nascondi il punto dietro una foglia di fico.

NB: una fede senza certezze è una gran cagata, un fideismo senza speranza e , alla lunga senza carità. E la certezza non può essere puramente su un fatto di duemila anni fa, puri dogmi senza evidenza adesso. Credere in Cristo punto e basta è anche comodo puoi farne quello che vuoi grazie alla “coscienza vicaria”. Comodo ma anche profondamente stupido.

Inserito da luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Luigi, credo che non riusciamo a capirci perché abbiamo semplicemente una idea diversa di Chiesa.
Da come scrivi, desumo che tu consideri l’appartenenza alla Chiesa cattolica come il risultato di una somma, per la precisione la somma di opinioni convergenti. Ma la Chiesa non è un partito di cui si prende la tessera finchè si condivide la linea politica e il programma. Per me non ha senso questa visione, perchè non è l'accordo che crea il legame: è il battesimo.

Non basta avere idee diverse per smettere di essere fratelli e non basta condividere visioni del mondo simili per diventarlo. La mia appartenenza alla Chiesa è basata su una scelta che mi precede: non ci siamo scelti, siamo stati tutti scelti e portiamo dentro il segno di un carattere incancellabile che ci rende figli uguali dinanzi a Dio Padre. Questo non si sceglie; al massimo si accoglie e io l’ho accolto nella misura in cui l’ho compreso sino ad ora. E’ un mistero troppo immenso per dire che la consapevolezza l’ha raggiunto tutto.

A differenza di te, io non credo che la Chiesa sia un corpo a me estraneo a cui debbo decidere o meno di aderire. Io sono parte della Chiesa per sempre, indipendentemente da come la posso pensare sulla donna, sui gay, sulle scelte liturgiche, sul denaro o sugli anticoncezionali. Indipendentemente dal Papa, indipendentemente dai vescovi, indipendentemente dai miei (e dai loro) errori di persona. L’unica variabile da cui non si prescinde è Cristo, che non è il minimo comune denominatore, ma la massima comune aspirazione, la pietra angolare da cui si dipanano tutti gli equilibri possibili. Che sono tanti, non solo uno, e nessuno li conosce tutti.

Il battesimo, che mi ha regalato l’appartenenza per sempre, mi ha cancellato il peccato originale, ma non la mia originalità di persona, la mia capacità di discernimento e il mio dovere di esercitarlo, visto che di ogni scelta risponderò dinanzi a Dio in prima persona. Il battesimo non è un assegno in bianco dove altri scriveranno la cifra esatta della mia fede, calcolata sulla base dei punti su cui sono stata d’accordo con la gerarchia.

Prendo così sul serio l’acqua che mi ha rinnovata da pensare che mi obblighi – tra le molte altre cose – a domandarmi quanto la vita che abbiamo e la testimonianza che diamo come Chiesa sia conforme al Vangelo. Non è una volontà distruttiva, è un compito doloroso e necessario a cui come battezzato non posso abdicare, se non assumendomi la mia parte di responsabilità delle derive eventuali. Brutale esempio: se un prete allunga le mani su un ragazzino e ne ho prova certa, la mia coscienza mi impone una denuncia alle autorità civili, non solo a quelle religiose. E non importa se il diritto canonico mi obbliga al silenzio pena la scomunica. E’ una norma che la mia libertà riconosce come sbagliata e quindi non la rispetto, perché anche al diritto canonico si può fare obiezione di coscienza. E la denuncia la faccio in quanto parte della Chiesa, non in quanto nella Chiesa smetto di riconoscermi. Casomai non riconosco spirito di Chiesa in quel veto.

Ma se denunciassi e basta, avrei assolto a metà il compito.
L’altra metà chiede una riflessione comunitaria, chiede di capire perché una cosa simile accade tanto spesso, chiede di sollecitare i pastori – sì, pensa che presunzione che può avere un battezzato! – a chiedersi a loro volta se non ci sia qualcosa da rivedere nelle scelte fatte. Sulla donna, sulla liturgia, sui gay, sul celibato dei preti, sulla posizione della luna e delle stelle nel firmamento divino, su qualsiasi cosa corra il rischio di lasciare qualcuno indietro per colpa nostra, dando una immagine distorta di Dio, che somigli a noi molto più che al suo volto.

Per questo in una comunità matura le voci cosiddette di dissenso non andrebbero zittite e nessun malinteso senso di comunione dovrebbe spingerle a tacere. Il loro compito sarebbe prezioso anche qualora non si rivelassero più fedeli al Vangelo di quanto possano non esserlo le posizioni transitorie magisteriali.

E’ prezioso perché smuove le coscienze e spinge tutti alla ricerca di una maggiore autenticità di fede, se accolto con la consapevolezza che la Chiesa è un coro a più voci dove prima o dopo una nota la si stecca tutti.
Questa consapevolezza adesso sembra invece affievolita, talmente debole che tu leggendomi puoi persino pensare che siccome esprimo una opinione poco conforme (o conformata…), questo sia sufficiente a farmi considerare di potermi estraniare dalla mia Chiesa.

Quanto alle certezze, non sono altro che risposte. Ma prima è necessario farsi le domande. Non ho certezze che nascano da domande che non ho fatto io.
Questo non vuol dire che non abbia nessuna certezza.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Michela, le idee di ciò che è la chiesa possono essere tante, ma ciò che è in realtà è fortunatamente una, per cui è utile e vale la pena cercare di capirlo. Sono d’ accordo con quasi tutto quello che scrivi, quasi non tutto, ma il problema non è il quasi (tra l’altro alcune bestiate ridicole utilizzate solo per gettare fango su cui non vale nemmeno la pena di soffermarsi).. Il fatto è che sfuggi il punto della questione, o forse lo fai intuire ma è poco credibile. Alla domanda: “perché la chiesa cattolica?”, quando sulla grande maggioranza dei temi sono più d’accordo con altre fedi cristiane, altre chiese, sembra che rispondi: perché sono stata battezzata, non l’ho scelto io è stata una elezione irreversibile. In parte è vero, teologicamente il battesimo è un elezione e in quanto tale irreversibile, ma , vivadio siamo uomini e in quanto tali dotati di ragione e libertà, possiamo scegliere se appartenere o no, e questa scelta, da uomini, deve essere razionale, secondo ragione. Anche io sono stato battezzato e per questo cattolico, ma se non avessi oggi, non ieri, oggi l’ evidenza (in quanto tale razionale) che la proposta cristiana, secondo quanto indicato da magistero della chiesa cattolica e da chi la guida, non fosse la piena risposta al desiderio del mio cuore (per essere piena deve essere anche ragionevole), andrei a cercare ciò che meglio a questo desiderio corrisponde; o nella peggiore delle ipotesi (la convinzione che ciò fosse impossibile) ciò che più mi soddisfa. In altre parole sarei tutto fuorché cattolico.

Vedi il problema non è la coerenza morale è lapalissiano quello che dici, peccano tutti, laici, preti, vescovi e papi. E non lo è nemmeno un punto di non comprensione o di disaccordo; ma quando la dottrina della chiesa ci appare irrazionale su una infinità di punti, addirittura il valore che viene dato alla donna (per me importantissimo ma per te che sei donna ancora di più) il problema si fa stringente, non può essere risolto con un generico “la mia fede in Cristo è salda” “sono stata battezzata” “L’unica variabile da cui non si prescinde è Cristo”

PS: l’unica variabile da cui non si prescinde sono io come persona, la cui dignità non può accontentarsi di seghe mentali.

Inserito da luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Luigi, non capisco che cosa tu mi voglia portare a dire, che non abbia già detto almeno tre volte in maniera comprensibile.

affermi:
'Anche io sono stato battezzato e per questo cattolico, ma se non avessi oggi, non ieri, oggi l’ evidenza (in quanto tale razionale) che la proposta cristiana, SECONDO QUANTO INDICATO DAL MAGISTERO DELLA CHIESA CATTOLICA E DA CHI LA GUIDA, non fosse la piena risposta al desiderio del mio cuore (per essere piena deve essere anche ragionevole), andrei a cercare ciò che meglio a questo desiderio corrisponde'

Quella che tu chiami proposta cristiana è l'annuncio della resurrezione, ed è nel Vangelo, non nel magistero. Il magistero - su cose non ultime (che ha ricevuto per rivelazione e quindi non può cambiare comunque) - ha detto nei secoli cose diverse, poi riviste nel tempo (teoria dell'animazione ritardata del feto, battesimo coatto ai giudei in virtù dell'ex opere operanti, etc etc, solo per non farti esempi banali). Queste sono cose discutibili e che vanno discusse, anche se le ha dette il magistero. L'autorità del magistero non copre tutte le stronzate degli uomini, che sono e restano ingiustificabili.
La posizione attuale sulla donna rientra - a mio umilissimo parere - tra queste, perchè assume un dato storico a indicazione atemporale di subordinazione, vestita indegnamente da complementarietà.
Dire che un omosessuale è un disordine oggettivo rientra - a mio umilissimo parere - tra queste, perchè toglie alla persone omosessuali la possibilità di trovare nel piano di Dio un senso alla loro diversità. Se sei disordinato, non puoi venire dal Dio che ha fatto tutto bene. Questa posizione io non posso accettarla e ritengo sia poco conforme allo spirito evangelico. Penso sia mio dovere dirlo e dirlo 'dentro', non fuori. Ogni mio articolo che ha per tema le cose della Chiesa, finisce sistematicamente con l'uso del noi. E non è un caso.

Io prendo molto sul serio il magistero, ma la mia fede non si fonda su pietre intermedie, diverse da quella angolare. Non credo che il dono del discernimento sia stato dato solo ad alcuni, ma che tutti lo abbiano ricevuto, ciascuno nella sua misura. Sotterrarlo in nome dell'obbedienza cieca è una miopia spirituale, perchè ci sono cose che valgono più dell'obbedienza.

Cionostante, tra le molte differenze di visione che posso avere rispetto alla gerarchia, non sono contemplate quelle fondamentali, sulle quali c'è accordo e non potrebbe non esserci.
Certo, ritengo gravissima la mancanza di sufficiente riflessione e onestà intellettuale su alcune questioni che sono fondanti nella vita di molti (ma marginali nel complesso della dottrina). Ma la mia appartenenza non è messa in discussione da queste differenze; è anzi espressa in maniera critica, con la stessa libertà e lo stesso diritto con cui ad altre cose invece aderisco.

Non so se a questo punto sia chiaro che per me l'esercizio della critica onesta è un modo degnissimo di appartenere alla Chiesa, superiore per qualità all'obbedienza cieca e indiscriminata, che è propria dei burattini e non della libertà dei figli di Dio.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Giulia capisco che vuoi ribadire la dicotomia tra cose ultime e penultime, quando le cose “ultime” sono deboli, allora è necessario che le cose “penultime” siano il più possibile in linea con il senso comune benpensante, altrimenti il castello di carte cade.

Vedo che continui a ribadire le stesse cose ma a non rispondere. Guarda che , come ben sai, “l'annuncio della resurrezione che è nel vangelo” non è valido solo per la chiesa cattolica, ma anche per anglicani, luterani, valdesi, protestanti vari e non solo. In più, alcune di queste confessioni, oltre alle famose cose ultime hanno un modo di vedere e percepire le cose “penultime” decisamente in linea con quello che tu sostieni, si pongono molto di più di quanto si oppongono, forse con un po’ meno di acredine verso la chiesa cattolica, ma non sempre, in alcuni casi c’è anche quella. Senza considerare che alcune non peccano di” gravissima mancanza di sufficiente riflessione “ Allora rimane la domanda Perché no?

Non può essere l’idea che le proprie giuste posizioni un giorno faranno fare un balzo in avanti a tutta la chiesa. (Penso sia mio dovere dirlo e dirlo 'dentro') Sarebbe troppo megalomane e, per rispetto nei tuoi confronti, non credo tu possa realmente pensarlo. Poi, anche se comunque ridicolo, potrebbe andare bene se fossero uno o due punti. Una corale adesione alla chiesa luterana della chiesa cattolica fomentata da un gruppetto di cattolici che seguono orgogliosamente la propria testa è da barzelletta.

Visto che non me lo dici, azzardo un’ipotesi, forse sbagliata, ovviamente non ho nessuna pretesa di dirla giusta.

Quando ero ragazzo mio nonno (contadino) ha avuto la brutta idea di insegnarmi a sparare agli uccelli con la doppietta, raccomandandomi di evitare le specie protette o non commestibili. Mi ricordo ancora quando ero alla finestra del casolare a sparare. Dopo poco non potevo trattenermi, sparavo a tutto quello che volava. Era un piacere fortissimo, mi dava quasi un senso di onnipotenza, esistevo veramente anzi, ero io il protagonista assoluto, decidevo io chi tirare giù e chi no.

Che sia un banale senso di piacere, di centralità che una concreta appartenenza mortifica?

Guarda che non pretendo necessariamente una risposta, se la discussione ti stufa e non ti va di rispondermi, basta che me lo dici. Inoltre sappi che non è mia intenzione offenderti in qualche modo. poiche normalmente non mi offendo di nulla sono portato, magari sbagliando, a pensare che anche gli altri siano cosi.

PS: Circa la libertà dei figli di Dio, penso sia giusto distinguere tra libero arbitrio e Libertà . Dando per scontato il primo, la vera libertà per la chiesa è adesione al vero. Essendo “adesione a” per definizione è adesione a qualche cosa di altro e quindi non a qualche cosa (idea) che sta nella mia testa (anche se l’idea riguarda le cose ultime).

Inserito da luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

Un discorso su questo tema non mi stufa, ti avrei mollato prima, altrimenti.
Mi pesa piuttosto la discussione che ha me per tema, visto che io mi espongo, ma tu ti poni in una posizione di osservazione e giudizio. Insisti a volermi fare lo screening, cercando di capire quale assurdo motivo possa spingermi a chiedere che diveniamo una Chiesa più accogliente, anzichè limitarmi semplicemente a cambiare questa Chiesa con una più comoda, manco fossero un paio di scarpe. Come se a uno che ha un disaccordo con suo fratello si consigliasse di cambiare fratello, oppure si becca del masochista. Ho come l'impressione che l'idea di Chiesa più rigida e istituzionale tra noi due sia la tua, ma non voglio fare l'errore di farti la contro-psicoanalisi. Il gioco dell'entomologo non lo faccio su questi temi, ma nemmeno me lo lascio fare. Per cui se parliamo di Chiesa, parliamone. Se parliamo di me, giochiamo alla reciprocità o finiamola pure qui.


Ti do torto sulle mie intenzioni: sono proprio megalomane. Le mie riflessioni critiche farebbero di me un cane che abbaia alla luna da un pulpito risibile quanto possono esserlo 200 contatti al giorno, se io non credessi veramente che diffondere la riflessione critica dei singoli cristiani (non certamente solo la mia) possa cambiare nel lungo termine anche le posizioni ufficiali.
E' già successo in passato, perchè certe posizioni sono culturali e la cultura si modifica diffondendo le idee. Non per citarti sempre Milani, ma da un buco sperduto come Barbiana non avrebbe potuto uscire nulla, in teoria. Invece senza Barbiana (o senza Danilo Dolci sul fronte laico) non avremmo avuto una legge sull'obiezione di coscienza al servizio militare. E Milani non aveva nemmeno internet.
Il rischio che corrono certe idee è duplice: o si rivelano minchiate, oppure profezia.

Il Concilio Vaticano II ha dato una forte spinta alla collegialità e alla ristrutturazione cristocentrica dell'organizzazione ecclesiale, in opposizione al verticismo piramidale che era cresciuto fino a rischiare di soffocare la concezione stessa di comunità. Questa istanza non è stata pienamente accolta e anzi è in atto una palese inversione di marcia (cominciata da Giovanni Paolo II, non diamo tutte le colpe a Ratzinger). Considerato che ci sono vescovi illuminati che quella luce ora sofferente non la spengono e anzi la alimentano con la loro testimonianza, aspirare al giorno in cui quell'orientamento verrà ripreso in considerazione è davvero così eretico? In fondo è magistero pure quello, anche se ora come ora sembra minoritario rispetto all'andazzo dominante.
Mi piace sperare.


Io sto nella Chiesa cattolica per amore e gratitudine, ma non per questo rinuncio a sognarla più bella e più conforme alla sua nota vocazione. Scelgo questa strada più ardua, rispetto al semplice andarmene, per lo stesso motivo per cui preferirei far la pace con mio marito, invece che divorziare. O portare a termine una gravidanza con poche chances, piuttosto che abortire. Perchè ritengo che valga la pena scommettere dove intuisco un valore superiore allo sforzo, piuttosto che andare a cercarmi nicchie meno impegnative, già accomodate da altri per scopi non sempre riconducibili all'amore ecclesiale.
Mantenere una promessa quando costa maggiormente farlo, si chiama fedeltà.

Se questi non ti bastano come motivi, forse è perchè non mi credi in buona fede. Oppure non leggi i miei interventi con attenzione, cosa che ritengo plausibile, visto che canni il mio nome.
Mi chiamo Michela, non Giulia.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Michela, scusa il lapsus froidiano ma avevo appena discusso con Giulia nel suo blog, Giulia si è offesa e per questo mi sono posto il dubbio che anche tu potessi esserti stufata o offesa, gli argomenti possono essere diversi ma il mio modo di esprimermi è lo stesso.

Ti smentisco, non ti ritengo in malafede e ho letto con attenzione quello che scrivi (intervento iniziale e successive risposte).

Capisco, anche se non condivido, quasi tutto, alcune cose no, come per esempio “piuttosto che andare a cercarmi nicchie meno impegnative, già accomodate da altri per scopi non sempre riconducibili all'amore ecclesiale”

Ritengo che il personalizzare aiuti a contestualizzare, rendendo più concreta la discussione, che per sua natura tende ad essere eterea.

La megalomania in effetti, non avrebbe dovuto stupirmi più di tanto, quando al centro ci stanno le proprie idee, tutti, anche e soprattutto le persone più intelligenti tendono a questo. Ciò non toglie l’aspetto ridicolo della cosa.

Tieni presente che alcuni punti di riferimento importanti da te citati (Milani, Martini) hanno posizioni molto differenti dalla tua sia nei confronti del magistero e di chi guida la chiesa, sia su aspetti specifici ( donne, matrimonio, sacerdozio, omosessualità…). In particolare Martini magari ha sensibilità, atteggiamenti e modi diversi dagli ultimi due papi (anche responsabilità differenti), ma, se stiamo a ciò che a detto e scritto, e diamo per scontata la buonafede, non si discosta nella sostanza dalle posizioni del magistero ed è fuori discussione l’obbedienza al papa.

Il problema è che anche loro vengono utilizzati da chiunque ha le proprie idee di come deve essere la chiesa ideale. Chiesa ideale che, guarda caso, coincide sempre con qualche cosa che risiede nella propria testa.

In realtà posizioni come la tua (se ho bene inteso) alla lunga non tengono e hanno due soli possibili esiti: o l’abbandono o il riconoscimento di una effettiva appartenenza (che presuppone intrisecamente una obbedienza).

Entrambi gli esiti hanno pari dignità, in quanto parimenti ragionevoli.

Inserito da luigi, il 12/31/1969 alle 23:59

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Media e Web

in viaggio
Il 12 settembre ad Alghero nell'ambito della manifestazione Porto Mediterraneo, presento il mio Viaggio in Sardegna insieme all'amico e scrittore Alberto Capitta. Il luogo, salvo modifiche, dovrebbe essere il Molo Dogana, dove è previsto l'allestimento di una speciale casbah in tema con lo spirito interculturale della manifestazione.


Filippo La Porta mi ha recensito sul Messaggero del 19 agosto, in sinossi con il bel libro di Marcello Fois, In Sardegna non c'è il mare. Parla di me e degli altri esponenti della letteratura sarda  il giornalista Michelucci sul Magazine on line Corsica. C'è invece una mia intervista sulla rivista Repubrica de Sardigna, organo di stampa del movimento indipendentista sardo IrS.   
 

Memorabilia

La teologa dell'albergo a ore   Splendida Maria Cinzia Bauci a Vigevano il 13 luglio. Dopo avermi invitata per una tavola rotonda su lavoro e letteratura, procede a una mia breve nota biografica, specificando che lavoro in un albergo... A ORE. Raramente ho visto una gaffe così magistrale fatta con altrettanta grazia. MariaCinzia, il mio idolo!

Incitamento alla maleducazione Al Festival Carovane un intervenuto, in quanto telefonista al 187 di Telecom Italia, sfoga la sua rabbia su di me per aver invitato nel mio libro la gente ad abbandonare ogni scrupolo e sfanculare i telefonisti. Pare che da quel giorno non campi più e tutti lo invitino a mettersi in viaggio per quel paese più volentieri. La cosa susciterebbe in lui una comprensibile frustrazione, che il buon uomo sfoga sbattendo a sua volta il telefono in faccia ai clienti della Telecom. Che dire. Ho creato un mostro.

Precariare stanca Mentre Marino Sinibaldi mi intervistava al Premio Fahrenheit, magnificandomi come emblema del precariato, me ne sono uscita con "Quel mese e mezzo di lavoro che ho fatto è stato il più provante della mia vita", dando a intendere al pubblico presente che in vita mia avessi in effetti lavorato solo un mese e mezzo. Tra le risate generali.

Avvocato honoris causa Ad Iglesias per la rievocazione del processo a Sigismondo Arquer, in qualità di avvocato della difesa ho avuto la meglio su Antonangelo Liori, facendo assolvere Sigismondo. Al termine del processo una signora di una certa età si è avvicinata mormorandomi: "signorina, casomai mi servisse, posso avere il biglietto da visita del suo studio legale?"

E tu cosa fai nella vita? Notevole gaffe a Genova al festival Be You. L'attrice Donatella Finocchiaro, talento emergente del cinema italiano e già lodata interprete di pellicole di registi del calibro di Marco Bellocchio, ha recitato alcuni brani tratti da Il mondo deve sapere. Al termine dello spettacolo l'ho ringraziata e le ho chiesto con candore "che cosa facesse nella vita, oltre quello", dimostrando di non avere la minima idea di chi fosse. Lei signorilmente ha evitato di farmi rilevare la gaffe. Mi sa che devo andare di più al cinema.

Equivoci San Vincenzo, festa dell'Unità, presentazione del libro. All'ora convenuta non c'era nessuno, e noi si stava già per dare forfait, quando una signora con passo deciso si avvicina al piccolo spazio predisposto. Rita speranzosa mi fa: "ecco la prima, ora arrivano gli altri". La signora si piazza di fronte a me e con naturalezza mi chiede: "O che te tu lo sai mica dove si gioca a scalaquaranta?"

Cenerentola Durante la presentazione d Il Mondo deve Sapere nella cornice di Nepi, Gianluca Nicoletti mi ha furtivamente sfilato una delle ballerine che portavo, agitandola furiosamente davanti a un attonito pubblico, mentre decantava il concetto di mistica del marketing espresso dal libro. Noi abbiamo finto che fosse tutto normale.

Prossimi appuntamenti

ven 12 set 2008 @19:00
Alghero - Festival Mediterranea
gio 25 set 2008 @22:00
Guspini - Viaggio in Sardegna
sab 27 set 2008 @19:00
Asuni - Festival culturale
dom 28 set 2008 @12:00
Mandas - Premio Lawrence
dom 5 ott 2008 @18:00
Cinisello Balsamo - Circolo dei sardi

Il Marchettone

JdeMolay. right. Calci in faccia, ma con stile. Questo ragazzo farà strada.http://www.calcinfaccia.splinder.com 

Serve un logopedista? Roberta Scotto Galletta racconta la sua esperienza di logopedista con passione e verità. Imperdibile, non fosse altro perchè la signorina è una scrittrice vera.http://lofaanchebaricco.splinder.com

Antonio Gurrado Presumendo infondatamente che, benchè io lo legga con regolarità da postino, lui difficilmente guarderà mai qui, lo segnalo come pietanza squisita. Scrive recensioni di libri, non sto a dire quali perchè è del tutto secondario: lo leggerei anche se facesse la recensione delle etichette dello shampoo che trova in bagno. Ha una prosa assolutamente splendida, vivacissima, che taglia e cuce come un sarto pignolo. Non contento, ci ricama sopra un intreccio di scorci letterari mai banali, buttati giù a punto croce affianco ad assaggi di lussuria senza pudore. Anima e corpo, raro quanto delizioso: lo consiglio a Jorial, che ritiene che i prosatori siano morti tutti con Cioran. Per conto mio, avendo il cervello come suprema zona erogena (un fastidioso handicap a cui non riesco a porre rimedio), a tratti nel leggerlo ricavo un lubrico godimento fisico. Per esempio qui.

Alessandro Giammei Maledetti poetiTu hai le coseloro le parole(E allora il Signore Dio plasmò ogni sorta di creature e le condusse all'uomo per vedere come le avrebbe chiamate)Loro hanno tuttotu niente Che baratto èquando un poeta vero ti dice anche il nome delle cose che non sai di avere? E che parole avrai per dirgli grazie di questo furto di vita reso in parolepiù vive del vissutopiù severamente vere?E l i a n t h o s   è  A l e s s a n d r o.Alessandro è tutto questo. il marchettone funziona: Alessandro quest'anno pubblica il suoi primo libro di poesia per la casa editrice Aisara.