| Il sogno amer - indiano |
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| Scritto da Michela | |
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Sgomberando subito il campo dagli equivoci che possono sorgere dal titolo, Una notte al call center di Chetan Bhagat appena uscito per Rizzoli non è l’ennesimo libro sui call center. Almeno non sui call center che possiamo immaginarci dalla letteratura nostrana, che sul tema è ormai talmente nutrita da aver dato luogo a un suo filone specifico, legato al caldo tema del lavoro precario. Infatti è ambientato in India, paese d’origine dell’autore, dove lavorare in un call center è un mestiere piuttosto ambito e per un laureato arrivare a farlo significa guadagnare più che facendo il giornalista; e questa forse è l’unica cosa che in molti casi potrebbe essere vera anche in Italia. Ma le analogie con i telefonisti a noi noti finiscono qui, perché per il resto il posto dove lavorano i sei personaggi disegnati da Bhagat potrebbe essere un qualunque altro ufficio medio di una qualsiasi azienda europea. Sotto un caporeparto, inetto in tutto tranne che nell’appropriarsi dei meriti del lavoro altrui, Shyam, Priyanka, Rhadika, Vroom, Esha e il Veterano dovrebbero trascorrere le notti a blandire isterici clienti di elettrodomestici che chiamano dall’altra parte del mondo, disegnando un’America ottusa e sguaiata. Invece, in quella specifica notte sullo sfondo delle postazioni telefoniche, i sei colleghi fanno di tutto fuorché lavorare. Se i nomi dei protagonisti sembrano astrusi, diventa più comprensibile il perché a ciascuno di loro viene chiesto di assumerne al telefono uno più occidentalmente orecchiabile. L’accenno a questo espediente, ben noto anche ai telefonisti europei, serve all’autore per creare un piano parallelo, dove il tema della ricerca dell’identità dei suoi personaggi domina sul resto della narrazione. Ciascuno di loro durante la notte intreccia la sua storia personale a quella degli altri, rivelando la deludente distanza tra quello che sperava di poter essere (una modella, un buon padre, un fidanzato amato, una donna compresa…) e quello che è diventato, mentre su tutti aleggia l’ombra di un licenziamento collettivo per riassetto aziendale. Le telefonate isteriche che giungono dall’altro continente reclamano petulantemente che tutti e sei tornino ad essere solo telefonisti, mentre loro combattono disperatamente per scoprirsi ancora persone. Ci vorrà la svolta sorprendente e surreale di una telefonata nientemeno che da Dio perché possano veramente riuscirci, dando luogo a un happy end personale e professionale vagamente parenetico, vendetta sul caporeparto compresa, che fa somigliare tutta la storia a una lunga parabola con morale, pronta per Bollywood.Poteva essere una buona occasione per vedere una certa faccia dell’India raccontata da un indiano, ma quella che il giovane Bhagat ci racconta, posto che sia l’India vera, è deludentemente proiettata nello sforzo impari di clonare i modelli economici e sociali dell’America da cartolina, descritta come stupida e guerrafondaia dall’altra parte della cornetta, ma con la quale si farebbe volentieri il cambio, anche a costo di accettare un matrimonio combinato con uno sconosciuto che ha fatto fortuna emigrando in California. L’amarezza di questa constatazione è tutta nel passaggio messo in bocca a uno dei protagonisti, quando si fa accompagnare dai colleghi in farmacia per acquistare un antidepressivo. Non è Prozac, risponde alle domande preoccupate degli amici, ma la sua versione indiana, che è molto meno costosa. “Come noi tutti, del resto”. L’apparente storia di riscatto dei sei amici del call center alla fine svela in filigrana uno spiacevole volto conformista, dove il riscatto diventa rivalsa, la critica sfuma nell’imitazione, la vittoria resta un espediente, persino quando ci si mette Dio di mezzo. Quello che ci disegna Bhagat è peraltro un Dio sospetto, molto occidentalizzato, come a sottintendere che se davvero la divinità volesse venire a stare da qualche parte sulla terra, è molto improbabile che quel posto sarebbe l’India. |
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Commenti
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Ciao Michela, ho provato ad inviarti una mail ma mi da errore quindi ti scrivo qui, vorrei conoscere la tua opinione riguardo i fatti riportati in questo video: http://video.google.com/videoplay?docid=3237027119714361315
A presto.
Inserito da Nabel, la cui homepage č qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59
Grande Miky! Bacioooo!!!!
Inserito da Jyoti, il 18/08/2009 alle 16:00
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