| Siamo insidacabili |
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| Scritto da Michela | |
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Perché a dire il vero il cosiddetto lavoratore flessibile una categoria non ce l’ha, a parte la sua stessa precarietà. Infatti capita spesso che, se chiedo a qualche coetaneo che lavoro fa, mi risponda: «sono precario», come se confrontarsi con gli equilibrismi della flessibilità fosse talmente faticoso da fare mestiere a sé. I trentenni di oggi sono la prima generazione a definirsi non con la propria competenza professionale, ma attraverso una tipologia contrattuale che ha livellato in maniera trasversale sia le speranze del ricercatore universitario che quelle della telefonista, lasciandoli entrambi sullo stesso piano di incertezza. Questo trend – con buona pace di chi come me sperava in un ridimensionamento della legge Biagi - non sembra affatto volersi invertire, per cui non è strano che, in un contesto dove le categorie non esistono più e la sopravvivenza professionale è percepita in modo forzatamente individualista, i sindacati con i loro meccanismi corporativi continuino a essere letti come entità astratte e al servizio di chi i diritti li ha già. Le organizzazioni sindacali del resto non hanno fatto molto per smontare questa percezione. Alcune sigle non contemplano nemmeno piani specifici a supporto di quelle che, con un po’ di ipocrisia verbale, vengono chiamate nuove identità lavorative; chi li contempla continua a rapportarsi ai lavoratori a progetto nel solo modo che conosce: tentando di stabilizzarli. Sarebbe comprensibile e in apparenza anche auspicabile, se non fosse che certi nuovi lavori (la telefonista commerciale non è l’unico esempio) hanno condizioni strutturali così alienanti che il loro unico aspetto positivo è proprio quello di non durare per sempre; e forse è tempo di fare i conti con il fatto che molti possano trovare vantaggioso fare lavori temporanei in determinati momenti della loro vita, senza per questo dover essere costretti a barattare questo beneficio con i diritti più elementari. In un contesto in cui non esiste più un motivo ideologico per farsi rappresentare sindacalmente, i precari potrebbero fondare la loro fiducia sulla capacità dei sindacati solo se questi si dimostrassero capaci di liberarsi dei vecchi schemi per giocare alle nuove regole. |
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per favore contattami.ho provato a mandare una mail ma non mi è possibile. ho bisogno di qualche consiglio in merito al 'kirby'. miriam
in molti casi essere precari sarebbe già un passo avanti sulla scala evolutiva
ps abbi pazienza ma da me continuano a farti domande su adinolfi, io intanto ho scritto un post sulla bindi per sviare, eh :-)
(LeopardiA? Vabbuò)
volevo aggiungere che i titolisti e gli 'impaginatori' di quotidiani andrebbero per lo più abbattuti tutti dal primo all'ultimo
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