| Ninque e altri luoghi che non esistono |
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| Scritto da Michela | |
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(scritto per Il Manifesto, cosa che ha costretto Antonio Gurrado a fare questo.)
Sandra diceva che è tutto virtuale. E se è virtuale non è reale. Ninque scende dal treno.«Ciao. Sei tu… » «Sì» Ne avrei da dire di cose a Sandra sul senso del virtuale, su quanto somigli alla parola intimo, alla parola interiore, alla parola noi. Potrei raccontarle di Paola che si chiamava Luca da dieci anni e non aveva più le ovaie e si faceva tutti i giorni le punture di ormoni e non trovava il coraggio di dirmelo neanche dopo otto mesi che ci conoscevamo, perché pensava che avrei chiuso il contatto con gentilezza, come certi altri che scusa se chiudo ma sono cattolico, e tu te li immagini a farsi il segno di croce come se la croce l’avessero addosso loro, mentre la conversazione finisce nel nick del Padre, del Figlio e di quel che resta dello Spirito Santo. Ma il contatto io invece non lo chiusi, e allora lui partì a raccontare da Paola che erano le nove di sera e finì col dire di Luca che erano le cinque del mattino, e io che avevo cominciato sapendo solo il nick, arrivò mattina che sapevo tutto. Quando mi chiese se secondo me Dio lo vedeva come maschio o come femmina, io ho capito che me lo stava chiedendo sul serio, e ho pianto davanti alla tastiera come davanti a una persona, sapendo perfettamente che piangeva anche lui, e lei, e tutte le persone che era ed era stato. Quattro anni dopo io a piazza Farnese a dire sì ai diritti di tutti ci andai per Luca e per quella notte delicata, senza la quale forse non avrei mai capito perché esserci era importante. Vaglielo a spiegare a Sandra, che pensa che Luca è solo un amico virtuale, di quelli che nella lista di nozze anche se non ce li infili non succede niente, al massimo ti chiudono il contatto. Se proprio Sandra volesse capire, magari potrei raccontarle di Nakkio con i capelli rasta a Casal Bertone, Nakkio che divide una stanza con quattro amici eppure un posto dove farmi dormire l’ha trovato, quella notte che gli amici veri erano impegnati con la vita vera e un letto vero per me non saltava fuori manco a pagarlo. E lui, l’amico irreale venuto fuori da internet come un coniglio da un cilindro, davanti a una mozzarella con sale e olio mi ha parlato del suo quartiere antifascista dove le forze nuove vengono ancora a menare tanto per menare, e mi ha mostrato il cortile interno al suo palazzo di via degli Asinari, dove di giorno si sente la gente strillare in controcanto agli sciacquoni dei cessi e agli amicidimaria dalle finestre aperte, e io gli ho chiesto «ma come cazzo fai a vivere qui, che non puoi manco andare al cesso che lo sanno tutti». Ma lui ha sorriso e mi ha detto di aspettare la sera, quando sui balconi la stessa gente si siede a prendere il fresco e Giorgino suona la chitarra e tutti stanno zitti come le famiglie davanti al fuoco un tempo, in quei paesi dove a nessuno riusciva mai lo scherzo di tentare di crepare di nascosto, che tanto il vicino se ne accorgeva prima. Se proprio Sandra volesse capire, uno come Nakkio saprebbe spiegargliela bene la differenza tra virtuale e irreale.Oppure potrei raccontarle di Melù bella e morbida col suo gatto nero, che la seconda volta che ci siamo viste mi ha portato a vedere il ghetto ebraico con Franz e Mauro e mi ha spiegato tutta fiera che la parola ghetto è dal veneziano che deriva. E io stupida, mentre lei bella e morbida convinceva (non so come) un uomo nervoso ad aprirci un parcheggio già completo, le ho risposto che dal ‘400 in Sardegna non ci sono più ebrei, che li hanno cacciati tutti per un decreto e infatti i vecchi dicono ancora che nell’isola non ci sono «né bestemmiatori, né serpenti velenosi, né giudei», lo dicono anche se almeno una delle tre non è vera di sicuro, ed è per questo che io un ebreo autentico non l’ho mai visto in vita mia. E Melù bella e morbida mi ha guardato e ha riso, dicendo: «hai visto me». Da lì in poi il resto di Venezia l’abbiamo guardato in silenzio, una stupida vera e un’ebrea virtuale nel posto dove è nata la parola ghetto. Vaglielo a spiegare a Sandra che il mio virtuale è così, nomi e volti e luoghi che esistono proprio perchè non sarebbero mai esistiti altrimenti, e che non è come dice lei quando dice che la rete è un non-luogo tipo il supermercato, che mentre stai ragionando sul perché è un non-luogo, intanto la gente il sabato pomeriggio ci esce con i bambini nei passeggini anche se non deve fare la spesa. Un non-Luogo è uno di quei posti che non sono mai destinazione, eterno transito per un altrove, patria di scarto per chi non ne ha una vera. Io l’ho capito da poco che quelli come me è solo in posti così che possono mettere su casa, dove il rischio sismico per le certezze è più alto che in ogni altro posto del mondo, virtuale o meno. Sandra la casa l’ha fatta invece a CittàGiardino, e le facciate tutte uguali davanti ai prati di erba tutta uguale le sembrano verissime e degne di un mutuo, mica costruzioni della Lego come a me. Intanto però il mutuo non glielo danno perché la casa non ha ancora numero civico e la banca vuole sapere a che casa lo eroga, che se non ha un numero civico praticamente non esiste. A me fa ridere che Sandra non abbia capito che per la banca lei abita in una casa virtuale, perciò non capirebbe nemmeno se le parlassi di Mario, uno che è talmente pazzo da pensare che la rete sia un modello sociale, prima ancora che un mezzo per comunicare. E nella sua pazzia mi fa leggere cose dove c’è scritto che in tutti i tipi di rete gli snodi grossi saranno anche importanti, ma la loro stabilità è garantita dalle connessioni deboli e dagli snodi minoritari. E sbraita che non è una piramide, la rete, ma un posto dove le cose esistono insieme o non esistono affatto. E’ il posto migliore per fare politica, dice Mario che è pazzo, e infatti io sul momento gli ho detto che dovrei essere come minimo scema per mettermi a far politica in un posto che Sandra sostiene non esistere, proprio io che non sono mai entrata a far politica manco nei posti che esistono. O esistevano. Ma qualunque cosa faccia Mario nel suo mondo strutturato a rete, Sandra non la vorrebbe nemmeno capire, perché lei ha il compagno che lavora al Parco, l’onorevole glielo aveva promesso, e più rete di così che altra rete vuoi. E chi se ne frega se anche Giorgio dalla campagna toscana sviluppa i software in open source con gli amici perchè è convinto che un’idea a cui tutti possono contribuire è migliore per forza, anche se costa la fatica di pensare in circolo e non in linea. Sandra penserebbe che pure lui è pazzo, ma io mentre lo guardo mangiarsi la pasta con la bottarga insieme a Niobe e Silvia mi rendo conto che nessuno di loro è pazzo. Sono solo perfettamente consapevoli di essere tutti, in qualche modo, connessi. |
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Finalmente qualcuno che parla della rete senza dire c....te senza senso perchè nella rete ci vive e sa che è una cosa che esiste e che permette incontri impensabili!
Qualche mese fa con il mio complesso abbiamo postato i nostri pezzi su jamendo.com, e senza nessuna pubblicità abbiamo gente da tutto il mondo che ci ascolta, che ci invia commenti, recensioni...
Avendo tutti famiglia e lavoro non possiamo permetterci un'attività live, quindi prima di jamendo la nostra musica era qualcosa solo per noi e i nostri amici.
Ora grazie alla rete e a jamendo passiamo sulle radio indipendenti in Florida, ci scrive gente dal Sudafrica o dalla Turchia che si è innamorata della nostra musica, in un forum di chitarristi francesi qualcuno parla del suono del nostro album... e chi se lo sarebbe mai immaginato? Anche piacessimo solo a 100 persone in tutto il mondo (ma sono molte di più...), la soddisfazione di sapere che ci sono e di poterle conoscere è incredibile...
Ho letto il tuo articolo sulla bacheca del nostro gioco.E tu sai qual'è...Sei stata profonda ed hai beccato quello che veramente è la realtà del virtuale.In una conoscenza si passa prima all'accettazione fisica,ti vedono ,senza conoscerti già si fanno un idea di chi sei o cosa sei.E qualsiasi cosa dirai dopo,sarà sempre condizionata da questa prima impressione.Nel virtuale invece,ci si tuffa vomitando la propria anima,a chi dall'altra parte non ci vede, ne ci sente.Così nascono grandi amicizie.Io ho avuto questa fortuna.Io in sicilia,lei a Milano,due realtà di vita completamente diverse, ma dopo essersi raccontati il superficiale si passa al profondo,sempre più profondo sino a conoscersi veramente.E poi quando si ha l'incontro,e solo voglia di abbracciare hai,quella persona che nel buio ha ascoltato e che si è confidata, e che sa tutto di te.... quando finalmente incontri i suoi occhi,sono come li avevi immaginati..sono gli occhi di un amica e non ti vergogni di aver confidato tutto.Ben venga il virtuale se ci dà questi doni!
Roberta alias Marsias
Alberto e Roberta, per chi come noi usa la rete come crocevia di incontri e scambi, non è mai facile spiegare 'agli altri' che non si è scemi, non si è disadattati, non si è degli sfigati alla ricerca della second chance in a second life, anche se magari la chance poi ti capita davvero. Il pregiudizio contro i navigatori non occasionali è forte e radicatissimo, ma storie come le nostre, se raccontate, possono contribuire a far morire l'idea che la realtà sia solo quella che si tocca. Grazie per aver condiviso qui.
Marsias... la folletta. Che bello vederci qui, dopo anni di gioco a sfiorarci appena in bacheca...
...indovina un po' chi l'ha commentato come ottimo questo articolo...e fanculo il conflitto d'interessi.
te l'ho detto, ma eterniamolo.
Mio padre sarebbe stato onorato di conoscerti.
Grazie per le belle parole che mi hanno ricordato l'emozione di quella notte di 'chat'. Ti voglio bene!
Mi capita spesso di leggere, nella sezione 'Cultura', gli articoli pubblicati da 'il manifesto'. E credo, secondo un mio personale metro di giudizio, di poter affermare che sia uno degli articoli più belli ch'io abbia mai letto. Così bello che non potevo non conservalo in un quadro a giorno, nella mia stanza.
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