| Diana SantaSubito |
|
|
|
| Scritto da Michela | |
![]() In ambienti filoreligiosi ho udito spesso ironizzare a mezza voce sul cosiddetto raptus canonizzativo di Giovanni Paolo II, che stando ai dati ufficiali avrebbe fatto talmente tanti santi da giungere a beatificarne più di tutti i suoi predecessori messi insieme. Troppi, per alcuni. Probabilmente invece non ne ha canonizzati abbastanza, visto che non viene meno la smania popolare di aggiungere nuovi nomi all’olimpo dei venerabili. Dove non arrivano i papi supplisce infatti l’immaginario della gente, generando miti laici che per popolarità concorrono senza complessi con i santi più miracolosi. E’ l’esempio di Lady Diana, di cui ricorre in questi giorni il decimo anniversario della rocambolesca morte, e che per opinione comune emanava odor di santità già prima di passare a miglior vita, con un processo di iconizzazione non del tutto involontario che meglio di lei riuscì solo a Elvis Presley e a Che Guevara. Il pregiudizio positivo di cui era fatta oggetto le perdonava tutto, santificandola al punto da accomunarla nel ricordo nientemeno che a Madre Teresa di Calcutta, solo per la curiosa coincidenza di aver perso la vita a pochi giorni di distanza dalla santa dei poveri; ma le due donne in comune non avevano assolutamente nulla. Appena una settimana prima di quella morte violenta i giovani di tutto il mondo riempivano le strade di Parigi per la Giornata Mondiale della Gioventù e tra loro, zaino in spalla, c’ero anche io. L’icona femminile proposta a noi non era una principessa triste, ma Teresina di Lisieux, una santa sorridente che quell’anno veniva insignita del titolo di Dottore della Chiesa; di questo anniversario certamente nessun tabloid si occuperà, impegnatissimi a celebrare la beatificazione di Diana Spencer a tutto beneficio delle vendite di gadgets nei grandi magazzini Harrod’s.L’Inghilterra anglicana – che ne sia o meno consapevole – completa l’incoronazione suo malgrado ironica di una madonna laica e difettosa, presunta mater dolorosa nonostante le reiterate occasioni di consolazione. Ed è innegabile che anche noi da qui si subisca il fascino decadente della leggenda della principessa triste, sfortunata quanto può credibilmente esserlo una donna ricca, famosa e bella a dispetto di tante mogli infelici che non hanno analoghi vantaggi. Non si resiste nemmeno nelle nostre parruccherie a incensare il ricordo del volto un po’ scialbo della defunta Diana, perchè i santi laici sono tanto comodi. Beatificare vite e volti con più colpe che sventure ci assolve, aiutandoci a proiettare anche le nostre peggiori debolezze sullo schermo angelicato del mito. E’ un gesto di magnanima regalità quello di perdonare alla principessa tra le pagine di un giornale la stessa identica cosa che ci farebbe puntare spietatamente il dito sulla nostra vicina di casa che osasse altrettanto. Vuoi mettere il confronto con i santi della Chiesa, troppo impegnativi con il loro imitabilissimo sforzo di mostrare nella loro vita che si può anche smettere ogni tanto di essere l’unica misura di sè stessi, pure non sposando il principe di Galles. |
Numero di commenti (3) - Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo
You must javascript enabled to use this form
Cara Michela,
seguo con interesse il tuo blog, soprattutto in seguito al 'caso' del tuo libro sui call-center che avevo avuto occasione di vedere, fra l'altro, sul blog di Beppe Grillo.
Leggo frequentemente i tuoi post trovandomi generalmente d'accordo tuttavia, oggi, a proposito di quello su Lady Diana non posso esimermi dal postare un'opinione non tanto in linea con quanto da te scritto: me ne scuserai.
Il processo di canonizzazione adottato per Madre Teresa di Calcutta, caratterizzato da un iter molto veloce, è stato forse il primo caso di una Santa 'voluta dalla gente', a causa -come hai ricordato anche tu- della sua morte e della sua vicinanza, per ovvi motivi, alle gerarchie ecclesiastiche e, in particolare, a Papa Giovanni Paolo II. Non è mancata, pero', una forte spinta popolare dovuta all'immagine della piccola suora, molto cara ai media, che doveva essere inclusa (quasi) per forza nella lista dei santi in fieri.
L'accostamento con Lady D, proposto maldestramente da un certo tipo di stampa, si puo' fare a patto di eliminare ogni pregiudizio (in qualsiasi senso) sulle due donne: è evidente che, partendo dall'assunto di una donna povera che ha dedicato la sua vita alla cura dei bisognosi e di un'altra ricca nel suo castello dorato, la conclusione è univoca; è questa una visione superficiale e -consentimi- non poco conformista.
Infatti, più che paragonare le opere di bene, intese nel senso più ampio del termine, occorre inquadrare le due figure nel contesto in cui sono vissute. Entrambe, infatti, hanno scelto una condotta e una via in modo autonomo e certamente non per tornaconti personali, ma se nel caso di Madre Teresa l'aiuto verso i poveri era parte integrante del suo 'lavoro', nel caso di Lady Diana questo non era certamente previsto. L'obiezione è facile: beneficenza da ricchi, si dirà. In realtà la cosa va ben oltre questo, e il caso di Diana puo' essere considerato come sui generis per il suo impegno sociale 'non dovuto'. Sostanzialmente, visto il suo passato e la sua collocazione, chi glielo faceva fare ad occuparsi di persone bisognose? Non rientrava certo nel suo 'lavoro', ma è in armonia con la sua immagine (tutt'oggi molto vivida in UK) di donna normale e a contatot con la gente.
Naturalmente, questo non basta per farne una santa, e credo che nessuna persona seria lo pretenda; le speculazioni giornalistiche o gli intenti commerciali da te citati esistono, ma sono altra cosa che è bene tener distinta.
Con l'onestà intellettuale necessaria per (cercare di) fare un'analisi obiettiva, occorrerebbe esaminare anche i lati poco chiari delle due figure. Se nel caso della Spencer la cosa è fin troppo banale, perché ricamata sui gossip, nel caso della suora di Calcutta richiede uno sforzo maggiore: innanzitutto per il retaggio di quell'alone di... santità (e chi si sognerebbe di criticare un santo?) ma in secundis per la scarsa convenienza 'politica' del gesto. Eppure, a ben vedere, qualche motivo c'è, e riprendo solo il link di Wikipedia per fornire uno spunto: http://it.wikipedia.org/wiki/Madre_Teresa_di_Calcutta#Le_critiche_a_Madre_Teresa
Allora, se l'intento è quello di andare un pochino più in là di un giudizio sulla ricchezza, la bellezza e la fama come categorie giornalistiche, se insomma la discussione non è solo 'da salone di parruccheria' (con tutto il rispetto), dobbiamo avere il coraggio di applicare lo stesso metro di giudizio che usiamo con la nostra vicina di casa con tutte le altre 'vicine'.
Caro Massimiliano, non intendevo certo stabilire una sinossi tra due figure che assolutamente, lo ribadisco, non hanno in comune alcunchè.
Però mi piace precisare che il caso di Madre Teresa è tutt'altro che il primo di santo a furor di popolo, che specie in epoca medievale era una procedura tutt'altro che rara per canonizzare figure particolarmente fulgide. Solo dopo sono state introdotte regole più restrittive per limitare abusi. Non è nemmeno corretto dire che Diana non era tenuta, vista la sua posizione, a fare beneficienza, perchè invece occuparsi di opere caritatevoli è esattamente il ruolo che la tradizione assegna alle first ladies di ogni latitudine, senza nulla togliere alla genuinità del suo impegno civile nella lotta per la messa al bando delle mine antiuomo.
Il senso dell'articolo era piuttosto farmi riflettere sul bisogno continuo di 'santi', di figure di riferimento idealizzate, della gente comune. Sia che possano oggettivamente averlo meritato (come può essere o non essere il caso di Teresa di Calcutta), sia che la loro aura sia artificialmente costruita, da sè o da altri, con intenti che con l'ideale hanno pochissimo a che fare (come più probabilmente è il caso della defunta principessa).
Non è un post contro Diana.
E' un post contro il bisogno collettivo di creare Diana.
Cara Michela,
ti ringrazio per la tua risposta.
Pur nell'intenzione del post, evidentemente non contro Diana, il bisogno di 'santi' è a mio avviso molto più palese se ci si riferisce all'identificazione con personaggi comuni e viventi (l'ottimo Corona è solo il primo di una lunga lista). In questo senso, dunque, i 'santi' sono effettivamente fuori luogo.
Il parallelo tra le due donne da te citate è invece utile per cercare punti di affinità, che ci sono, e per considerare l'approccio ad esse da parte della società. Peraltro, pur nella diversità che tu sottolinei, si tratta di due esempi sulla cui rilevanza mondiale non v'è dubbio.
Mi sembra, a dire il vero, che si tratti di figure da analizzare su un piano pratico e non ideale, e su questo terreno credo che un paragone -mutatis mutandis- sia ancora una volta assolutamente lecito.
Quanto all'impegno sociale (volutamente non ho parlato di 'beneficenza', se non in un'accezione negativa), l'impegnarsi in prima linea nonostante una fortuna che -per pura casualità -e qui son d'accordo con te- è stata 'donata dalla nascita', è cosa ben diversa dal presenziare a semplici elargizioni di danaro: d'altro canto, non mi pare siano poi tanti gli esempi di beneficenza (per usare il tuo termine) vera e veramente utile, a cominciare da casa nostra.
C'è una famosa foto in cui Ladi D e Madre Teresa sono insieme, e significa molto di più dell'accostamento di due mondi diversi.
| < Prec. | Pros. > |
|---|












