| A forma di chi? |
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| Scritto da Michela | |
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Nonostante incontri costanti oppositori in questa mia crociata a favore della libera inerzia, mi basta ricordare la parola della Genesi che condanna l’umanità a campare “con il sudore della fronte” per afferrare al volo l’equivalenza sudore = lavoro, e pertanto attendermi che ne seguano frutti, venissero dalla terra o dal conto in banca. Posso arrivare a concepire che ci sia chi scelga di svolgere gratis, per sua passione o interesse, qualcosa di faticoso che altrimenti occorrerebbe pagare un altro per fare, come spaccare la legna o tinteggiarsi il bagnetto di servizio. Niente da dire contro il bricolage, sono soldi risparmiati e la fatica ha uno scopo evidente. Quello che mi risulta invece incomprensibile è immaginare che esistano persone che investono la propria energia fisica senza uno scopo tangibile, né per denaro né per passione, ma con lo sterile e autoconclusivo fine di consumarla. Non sazi di questa immotivata dispersione, per compierla sborsano addirittura dei soldi. Non mi riferisco ai ciclisti o i maratoneti che incontro per strada mentre si godono il panorama con la musica nelle orecchie, né a coloro che scelgono di sfogare le frustrazioni quotidiane praticando qualche forma di agonismo sportivo. Sto parlando di quelli che vedo dentro le finestre illuminate delle palestre. Li osservo sul terreno finto di un tappeto rotante mentre percorrono chilometri senza una meta davanti, come criceti ciechi su una ruota impazzita, gli occhi sbarrati di chi si è perso e il sudore che inzuppa le tute di microfibra. Pagare per accedere a un luogo dove poter concentrare il proprio sforzo verso il Nulla è la cosa più vicina all’inferno che riesco a immaginare, ma so che c’è anche chi ha fantasie più perverse e usa questi attrezzi in casa mentre guarda la tv: correre verso il Niente fissando Maria De Filippi è una cosa che ha un senso solo se devi scontare un reato grave. I fedeli dei templi del sudore a pagamento mi rispondono stizziti che non conosco i piaceri della forma fisica, e io non posso non domandarmi a quale forma fisica esattamente si riferiscano. Le forme fisiche sono tante, il fisico ha decine di forme. Alti, bassi, tarchiati, minuti, nerboruti, slanciate, giunoniche, con le gambe da gazzella o con l’aria di un comodino Luigi XVI. Ciascuno di forma ha la sua, ed è quella che – in assenza di patologie – uno tende naturalmente ad assumere se segue uno stile di vita che lo fa felice. Io ho abbandonato lo sforzo di mantenere la linea non appena è diventato evidente che, se ero serena, la mia natura era piuttosto quella di mantenere la curva. La verità è che la forma fisica a cui ci si riferisce quando se ne parla è sempre quella di qualcun altro, magari visto in TV, al cinema o sui giornali, e pur di raggiungerla, palestra o chirurgo sono sullo stesso piano sequenziale. Allora ammettetelo che quelle allucinanti passeggiate senza panorama fatte su un terreno avvolgibile sono mirate a raggiungere la forma del corpo di un’altra persona. Così smetteremo di chiamare allenamento quello che è un inseguimento in piena regola. E chiameremo la polizia. |
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...è tanto sudare venerci a trovare?
www.marioadinolfi.it
Le uniche due forme di esercizio che amo sono: le passeggiate all'aria aperta e il rotolarsi in una piscina termale.
Nonostante la mia evidente necessità riesco comunque a far poco anche lì.
Doh...in fondo, non sono grassa, sono morbida, ecco :P
Ciao!
sono una tua recente lettrice, praticamente da quando ti ho sentito su Radio Capital la scorsa settimana.
Mi piace come scrivi e sono d'accordo con te al cento per cento.
Anche io ormai non mi preoccupo della linea, sto bene come sto, anche 'morbida', come dice Ale....
Preferisco vivere una vita senza sacrifici, soprattutto alimentari, all'inseguimento di una forma fisica che non è mia.
Avevo in passato seguito una dieta, con cui avevo perso ben10 chili, quando però il mio boyfriend mi ha detto che sembravo anoressica è scattata in me una molla; da allora convivo con i miei chiletti di troppo, controllandomi ogni tanto nel tipo di alimentazione, ma senza privarmi di ciò che mi rende felice.
Preferisco anch'io una sana passeggiata all'aria aperta a piedi o in bicicletta.
Nella vita e nel lavoro accumuliamo già così tanto stress, che preferisco addolcirmerla almeno a tavola.
Scusa, mi sono dimenticata di dirtelo....sono sarda anch'io, e ti ammiro tanto per quello che sei riuscita a fare. Cercherò al più presto il tuo libro, perchè sono curiosa di leggerlo.
Io continuo ad essere contento di saper camminare sulle mani, o saper scattare o arrampicarmi.
Ahh, gioventù senza scopi di vita..
Ho 50 anni,3 figli di cui 2 gemelle di 25 anni e 1 di 14,ho sconfitto (spero)un carcinoma tiroideo e, vivvaiddio sono in sovrapeso di 15 kg. Cosa voglio di piu' dalla vita ? Niente, sono felice cosi'. Se volete i numeri potete giocarveli al lotto.
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