| Giochiamo alla dottoressa |
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| Scritto da Michela | |
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Ne ha scritto Giulia. Ne ha scritto Fulvia. Ma se la sono presa con i medici.
L’ALLARME DEI MEDICI: TROPPE DONNE. « ROMA — Ve lo immaginate un uomo che si fa visitare dall’urologa? Fra un paio d’anni sarà una realtà diffusa che dovrà accettare anche chi, per orgoglio maschile o per imbarazzo, ora è refrattario. La professione medica sta infatti rapidamente cambiando sesso. Già oggi le iscritte alle facoltà di Medicina e Chirurgia sono il 60%. Le proiezioni: nel giro dei prossimi 10 anni, ben otto camici bianchi su dieci nasconderanno forme femminili. Se ne discuterà venerdì in un grande convegno organizzato a Caserta dalla Fnomceo, la federazione degli ordini di categoria, presieduta da Amedeo Bianco.»
Voglio sorvolare sulle lobotomiche preoccupazioni dei medici; se questi camici esistono veramente e non sono fake giornalistici, è inutile persino dire che al posto del ministro della Sanità li prenderei a calci nel culo fino a farmi venire una frattura al menisco e poi, ansante e soddisfatta, li manderei a lavorare negli ospedali-tenda di Kabul in un giorno di ordinario terrorismo.
Liquidati i ridicoli dirigenti sanitari preoccupati dall’armata rosa, restano le chiose della giornalista la vera perla dell’articolo. La domanda iniziale propone un panorama inquietante: un poveruomo costretto a farsi visitare dall’urologa; o, sommo dell’umiliazione mascolina, a farsi prescrivere la pillola blu per l’impotenza da una dottoressa. Splendido il passaggio dal sapore fetish in cui si allude al camice bianco che “nasconderà forme femminili”, evocando l’immagine suggestiva della dottoressa majala, pronta a farsi saltare i bottoni con un sussulto del petto prosperoso. Nemmeno Banfi e la Edwige della gloriosa commedia nazional-porcellona avrebbero saputo descriverlo meglio, ma il massimo del De Bac pensiero deve ancora arrivare: «Avremo un ospedale al contrario. Medici con la gonna, infermieri con i pantaloni. Una controtendenza anche questa. Una volta gli angeli della corsia erano ragazze. Ora il mestiere ha assunto caratteristiche più incoraggianti per l’uomo. Ha perso l’impronta assistenziale per assumere quella manageriale, di coordinamento. In via di estinzione, quindi, le caposala vecchia maniera.» Qui c’è talento, non solo predisposizione, e io mi tolgo il cappello davanti a così poco orgoglio e così tanto pregiudizio. L’attacco è squisitamente allarmistico: l’ospedale al contrario, come un ordine sovvertito, evoca panico sociale: medici con la gonna e infermieri con i pantaloni. Come dire: mamme con le palline e papà con le tettine, inguardabile. Che l’immagine nell’inconscio della giornalista sia questa è evidente dallo stereotipo degli “angeli della corsia”, variante logistica del più noto “angeli del focolare”, o “angeli di charlie”, altri luoghi topici femminili. Sarò sfigata io se le infermiere che ho conosciuto io erano metà donne e metà bastarde, angeli della corsia piuttosto spennati, ma intanto sorge spontanea la domanda, a noi che siamo ragazze di pessima famiglia: secondo quale logica pulire il culo e reggere il pappagallo al paziente maschio andrebbe bene, mentre visitargli la prostata sarebbe invece lesivo della sua dignità di maschio? E secondo quale logica noi donne non ci siamo mai lamentate del fatto che da decenni subiamo visite intime da ginecologi maschi impugnanti attrezzi dall’evocativo nome di divaricatore e incursore anale? Ma la signora De Bac, prona fino in fondo, anche per questo ha una risposta: alle donne compete il ruolo assistenziale e ai maschi quello manageriale e di coordinamento. E ovviamente è per questo motivo che l’aumento di donne che vogliono fare il medico può giustamente essere definito da lei come una “invasione rosa” da contrastare, visto che mette «in pericolo, per quanto riguarda l’arte di Ippocrate, le riserve chiuse per tradizione alle donne».
Ora che mi ci fa pensare, anche il giornalismo era un tempo una riserva chiusa alla donne. Speriamo tutte che i medici donna che si stanno conquistando spazi nell’ambiente sanitario sapranno sollevarci dal terribile sospetto che anni di lotte per le pari opportunità siano servite solo a permettere a una come Margherita De Bac di poter scrivere su un giornale nazionale le stesse cose che un maschilista non avrebbe saputo dire meglio nemmeno su un volantino fascista del ventennio. |
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Hai dimenticato gli angeli del ciclostile. Sigh.
Stavolta non ti posto solo sul mio blog. Ti mando anche in mezzo alle QuoteRosaShokking...
D'altra parte almeno la deficienza rispetta le pari opportunità e colpisce senza discriminazioni di razza e sesso...
evitando di inserire il turpiloquio, che la signora ha generato in me, oltre all'orrida visione di una Liala agèè con i capelli cotonati in tinta con il cachemire, vorrei capire che vuol dire, che sottende tanta idiozia.
Ma sorrido, sapendo che dietro le 'forme femminili' spesso c'è una grande sostanza.
Quella non ha forma, nè età, nè cittadinanza.
Azz, speravo che finalmente si tendesse ad abbandonare la caxxata freudiana dell'invidia del pene o altre amenità (che definire maschiliste sarebbe mooooolto eufemistico) simili, ma la simpatica autrice rischia pure di fargli recuperare punti. aiutoooooo
Mah...sarà che sto invecchiando e che non mi sento troppo bene, ultimamente le mie visite al medico hanno assunto una cadenza pressoché giornaliera. Ma giuro sulla testa di Art che le mie frequenti visite nulla hanno a che vedere con il fatto che la mia dottoressa sembra la bella copia della Ferilli !
Eh lo so è allarme nazionale! Un problemaccio! Io so psicologa, aaaaaaaaaaaaah hai da vede come so cambiati li strizzacervelli! Nun hanno più il glamour di una volta, masculi barbuti colla pipa che si trombano pezzi di figone radical chic tipo Louis Andreas Salomè. Mo' so femmine, si mettono la cinta colle borchie e parlano de neurotrasmettitori.
(io no eh la cinta che e borchie no!)
In compenso, i vertici delle società psicoanalitiche sono ancora presieduti da masculi. Margherita de Bac potrebbe consolasse.
Ma ti stupisci della corsa al ribasso qualitativo nei ragionamenti degli articoli giornalistici? Il giornalista di tali articoli, per me, pensa che se scrive di luoghi comuni già pre-compresi dal pubblico non richiederà neanche più lo sforzo di veicolare concetti nuovi e dunque aumenterà l'audience...
interessante blog, cara conterranea, mi sa che copioincollo e ne faccio un post, grazie anticipatamente
saludos
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