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La prima volta che incontrai un mitomane fu durante la permanenza in un istituto religioso che ospitava anche malati mentali, dove mi trovavo insieme a una quarantina di ragazzi per un camposcuola diocesano. Non avevamo trovato nessuna colonia disposta ad accettarci, e come non capirli: portavamo in dotazione venti torelli da monta sedicenni refrattari al sapone, che a stento riuscivamo a tenere separati da altrettante troiette con l’ombelico in vista e il tau di legno al collo, i cui discorsi avevano questo andamento medio: “sono dark, Gesù è fico perché somiglia al Che, mi taglio le vene, chè quella cretina di mia nonna mi ha pagato il camposcuola anziché il lettore CD, i takethat sono tutti ricchioni, bel culo quella là”. Consapevoli che quelli, e noi con loro, potevano a fatica essere distinti dai malati mentali, con il buonsenso tipico dell’animatore di Azione Cattolica valutammo che una breve permanenza nell’istituto non sarebbe stata così improponibile. Valutammo malissimo.
Infatti quello negli annali entrò con il politicamente corretto nome di “Il campo dei pazzi”. Accadde di tutto. I matti pretendevano di assistere alle confessioni dei nostri rampolli, nascondendosi nelle siepi e sbucando fuori nel bel mezzo delle rivelazioni più scabrose. Alcuni, sospetto incitati dai piccoli bastardi sfuggiti al nostro controllo, si improvvisavano preti e simulavano celebrazioni che finivano sistematicamente a botte, con ansiosi infermieri siringa-muniti che si precipitavano a sedare gli animi e i neuroni. Durante la compieta notturna nel cortile interno, uno dei pazzi mise il televisore sul davanzale a nostra vista, sintonizzandolo a tutto volume sulle poppute Cin Cin Girls di Umberto Smaila e ricordando ai ragazzi, casomai potessero dimenticarselo, che anche l’ormone risorgerà.
Non c’era bisogno di ricordarglielo, dato che ogni notte scattava il costante quanto infruttuoso tentativo di fornicare: i ragazzi prendevano l’Ammore cristiano dal lato che gli era più congeniale, condannando noi animatori a dormire a turno con un occhio solo su giacigli di fortuna, nel pianerottolo tra le camerate maschile e femminile. Avevamo teso una corda tra le due porte parallele, legandone i capi alle rispettive maniglie con il risultato che quando una si apriva, l’altra automaticamente si chiudeva e un campanellino trillava, facendo riprendere i sensi al poveraccio di turno sul pianerottolo. No, non c’era verso di far sesso ai campiscuola dell’Azione Cattolica, e credo fosse per questo che le altre associazioni dicevano che eravamo sfigati. Ridemmo molto al campo dei pazzi, ma soprattutto feci la conoscenza di Scienza Medica, che si presentò a me nel mezzo di una discussione con il gruppo di studio che coordinavo, e mi interpellò. Dottoressa, ascolti. Compresi che nel suo mondo personale qualunque figura desse segno di possedere una minima autorità era per forza di cose un medico. Sono laureato in Scienza Medica. Non lo sapeva, ma si era appena trovato un soprannome. Da quel giorno lui per noi fu sempre Scienza Medica. Io sono fidanzato con Geraldina Trovato. Sedai con uno sguardo fulminante le risatine ilari del gruppo dei miei piccoli bastardi, assecondando con un sorriso professionale l’uomo che ci spalancava le porte di un altro mondo possibile. Presto la sposerò, e andremo in viaggio di nozze ad Arbatax. Scoprii che i religiosi della casa di cura avevano una colonia estiva in quella località specifica, e compresi perché mai uno che si può inventare viaggi di nozze a Cuba debba voler andare ad Arbatax. Scienza Medica mi scrisse lettere deliranti in quei quattro giorni, infilandomele sotto la porta quando non era il mio turno di fare il castratore di adolescenti sul pianerottolo. Mi rivelò di avere poteri mentali, mi chiese aiuto per fuggire da quella prigione dove i servizi segreti lo tenevano segregato per impedirgli di rivelare le sue conoscenze. Imparai da lui tante cose che mi sono poi tornate utili in molti frangenti, sia sul posto di lavoro che nelle relazioni sentimentali, dove i mitomani - avrei scoperto - si sarebbero sprecati. Soprattutto però mi sono state utili sulla rete, dove la mitomania (o pseudologia) si rivela per quello che veramente è: una sottile variante della megalomania. Ma mentre il megalomane ha il bisogno di esporre di continuo i suoi progetti alla prova di realtà (prendendo fantastiche mazzate sui denti), il mitomane, più esperto nella suggestione e nell’inganno, evita di esporsi al crollo depressivo a cui certamente andrà incontro con il deludente impatto con la vita reale. Egli preferisce fasciarsi di fantasie, ingannare sistematicamente gli altri eludendo ogni possibile confronto; ma alla fine la vita reale - o comunque quella psicologica - gli chiedono un conto che egli non è mai in grado di pagare. A questo punto il suo destino è in tutto identico a quello del megalomane: l’esaltazione maniacale di sé cede alla più nera depressione e finisce che un bel giorno lo incontri in una casa di cura, e sostiene di avere poteri mentali. O di essere fidanzato con Geraldina Trovato. O che Marco Travaglio perda la pazienza e faccia sfracelli a suo riguardo. O che Michela Murgia sarebbe risentita per quello che scrive lui.
E' pieno de matti, direbbe il nonno di Max. |