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A settembre per i tascabili di Fandango esce il curioso Dizionario Affettivo della Lingua Italiana, a cura di Matteo Bianchi. Tra gli scrittori chiamati a definire la propria parola preferita ci sono anche io.
Sempre a settembre la nuova Smemoranda 12 mesi conterrà un mio racconto, insieme a quelli di altri undici scrittori che si sono prestati a segnare il tempo del 2009.
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Il capro nobilitatorio PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
Marco Travaglio vede Padre Pio
(la bella foto è di Marco Togni)

Sono in giro da un numero imprecisato di giorni per festival letterari in Umbria, Lazio e Piemonte, e come attività principale sfrutto l’equivoco che mi vuole intellettuale di qualche specie per apprezzare a spese altrui le meraviglie culinarie del posto: tartufi in bianco e nero, norcineria, vino come se piovesse, qualunque cosa intendano costoro per cultura, non si può dire che io non l’abbia condivisa. Dio li benedica, me ne farò ambasciatrice.
Ma c’è uno svantaggio nell’andare in giro in continuazione, a parte le ovvie conseguenze sulla mia linea del fatto di mangiare come una giunta di socialisti: mi capita spesso di svegliarmi senza potermi ricordare immediatamente di dove mi trovo. Apro gli occhi, guardo il soffitto della camera dell’albergo e cerco di fare mente locale: dove mi trovo? Gli hotel alla lunga non aiutano: essendo fatti apposta per “farti sentire a casa ovunque”, ottengono l’inquietante risultato che se ci trascorri abbastanza tempo, alla fine rischi che casa tua ti sembra la casa di qualcun altro, perché non ci ritrovi gli ormai familiari 40 gradi di temperatura media delle stanze e lo shampoo monodose in bagno. In questo contesto privo di certezze logistiche mi resta un solo punto fermo, sempre lo stesso, che si ripete costante a ogni nuovo festival che mi accoglie: è Marco Travaglio.
A qualunque ora io arrivi sul posto, Marco Travaglio è già lì.

Non importa in quale punto lontano sia l’evento, o quali nomi noti della letteratura mondiale ci siano: Marco Travaglio c’è, e questo fatto ormai mi è talmente familiare che se mi invitassero dove lui non è incluso in programma, sarei quasi tentata di non accettare. Per sentire Marco Travaglio c’è la fila da ore, e non importa se nella sala affianco viene intervistato simultaneamente un premio Nobel: ubi Marco, minor cessat. In alcuni casi di paga persino un biglietto simbolico, ma questo non influisce minimamente sulla lunghezza della fila.
C’entra poco la sete di letteratura, perché Marco Travaglio non è uno che fa letteratura. Appartiene piuttosto a quella ristretta categoria di persone che, sembrando avere il coraggio di dire cose importanti in contesti scomodi, finiscono per diventare più importanti delle cose che dicono. Grazie a questa sovrapposizione tra la luna e il dito che la indica, Travaglio non è più semplicemente uno che dice cose vere: sono le cose a diventare vere, o più credibili, perché è lui a dirle. Un potere enorme che spetterebbe solo ai buoni maestri, in un mondo in cui distinguere il buono dal cattivo è sempre più complicato, figuriamoci i maestri. Sarà per questo che la gente ha investito Travaglio del compito di osservare e raccontare la realtà con sguardo libero e attento: quello sguardo manca. Ma il sospetto mio è che andare ad ascoltare Travaglio sia un modo per sollevarsi la coscienza dalla colpa collettiva del torpore civile. Indignarsi per interposta persona fa sentire cittadini ancora appassionati, come se emozionarsi per il suo piglio critico verso i poteri grandi scusasse i silenzi collusi con il potere piccolo, le richieste in cambio di un voto, la logica del favore al posto di quella del diritto, tutte cose che mi sono familiari persino in un posto come Cabras, lontano dai gangli malati del potere vero. E allora la vedo uscire così la gente dall’incontro con Marco Travaglio: sollevata e assolta, con le facce rilassate di chi ha fatto il suo dovere civico andando ad applaudire la rappresentazione catartica di quello che nella vita di ogni giorno conviene che non indigni più nessuno. Bisognerebbe inventare una nuova figura letteraria per questo strano rituale, perché Travaglio è evidentemente un capro nobilitatorio, che si assume il compito di esercitare virtù di gruppo laddove quello espiatorio si carica delle colpe collettive. Comprenderlo mi fa esattamente lo stesso effetto di un risveglio in un albergo estraneo, a guardare il soffitto e chiedermi: io, dove sono?

 
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Commenti

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Chapeau! Una delle cose più intelligenti che mi sia mai capitato di leggere sull'argomento.

E scritta bene, anche.
G.

Inserito da Gurrado, la cui homepage è qui il 12/31/1969 alle 23:59

Davvero complimenti per il post: ti leggerò più spesso!

p.s. Travaglio son curioso di andarlo a sentire poichè non l'ho mai ascoltato di persona, Martedì.

Inserito da Dario Salvelli, la cui homepage è qui il 12/31/1969 alle 23:59

@ Gurrado: detto da te, vale una recensione di lusso.

@ Dario: Travaglio onestamente merita, è un animale da palco e lo sa.
Meritano meno le folle acritiche che lo seguono come un guru, a meno che tu non studi sociologia dei fenomeni di massa, e allora lì ti si spalancano abissi. Giorgio Vasta, riflettendo sul delirio che prende tutti alla sua sola vista, ha commentato molto giustamente che la cosa strana è proprio questa: la gente che non è riuscita a entrare nella sala dove lui parlava ha dato di matto strillando, come l'avessero privata di un diritto. Ora, Travaglio non è certo uno a cui manchi visibilità; non è che se non lo vedi a Cuneo ti sei perso l'apparizione di Lourdes: ha mille spazi mediatici e li sfrutta tutti e bene.
Ma l'idea che per questa gente fosse un dramma non sentirlo 'dal vivo' dire le stesse cose che comunque dice continuamente su blog, televisioni e giornali, ti da la misura del feticismo che lo circonda. Comunque interessante.

Inserito da Michela, il 12/31/1969 alle 23:59

Come già detto altrove, splendido. Aprirò un santuario con boccoli di Beppe Grillo e saliva solidificata di Travaglio. 50 centesimi vedere 1 euro toccare. Il cepu mi fa una sega.

Inserito da Alessandro, la cui homepage è qui il 12/31/1969 alle 23:59

ecco, l'ironia dell'ultimo commento mi sembrava conosciuta. comunque grazie al santuario saremo ricchi e potrai venirci a trovare nella nostra villetta in campagna, magari lasciandoci una ballerina.. che è molto fetish e secondo me vende bene quanto i boccoli di grillo e la saliva di travaglio!
( quant'è che ti leggo senza commentare? era arrivato il momento! )

Inserito da Marzia, la cui homepage è qui il 12/31/1969 alle 23:59

E' sempre bello passare a trovarti e sentirsi così bene interpretati :-)

Inserito da anima salva, la cui homepage è qui il 12/31/1969 alle 23:59

Aggiungi un evento farlocco nel tuo calendario on-làin in una località a caso: se Travaglio sarà lì, allora è aMMore!!!

Inserito da Tomino, la cui homepage è qui il 12/31/1969 alle 23:59

Travaglio è un bel furbacchione...cerca e trova l'appaluso facile, in platee accondiscendenti, dicendo cose, a volte sicuramente vere, a volte molto interpretate e quasi sempre mettendoci dentro Berlusconi, anche se parla dello Tsunami di qualche anno fa...
Preferisco di molto Grillo, che dice in pratica le stesse cose, ma, più semplicemente e simpaticamente e, soprattutto, non si erge a conoscente della verità divina...

Inserito da Paolo, il 12/31/1969 alle 23:59

Punto di vista stimolante, in parte sicuramente vero perché, com'è noto, a tutti in tutte le epoche serve un portavoce che qualche volta porti anche le idee per non far la fatica di pensarle.
Tuttavia, dal post mi sono fatto un tantino l'idea che tu rivendichi un pochino di questa 'gloria riflessa', cioè che anche tu ti senta investita del travaglio che tu stessa descrivi...

Inserito da Massimiliano, il 12/31/1969 alle 23:59

Massimiliano, magari; purtroppo è molto peggio di così.
Ho scritto questo post per cercare di capire perchè anche io non so resistere ad andare a sentire Travaglio. Prendila come una seduta di autoanalisi pubblica. e in fondo avrei dovuto scrivere
NON ANDRO' PIU' A SENTIRE TRAVAGLIO
NON ANDRO' PIU' A SENTIRE TRAVAGLIO

Inserito da Michela a massimiliano, il 12/31/1969 alle 23:59

Ma no... in fin dei conti è un bene che ci sia Travaglio (e lo si voglia ascoltare anche per criticarlo), cosi' come è un bene continuare a seguire il tuo blog!

Inserito da Massimiliano, il 12/31/1969 alle 23:59

http://ilpensatore.wordpress.com/2008/07/14/le-parole-che-non-ti-ho-mai-detto-travaglio/[url]null[/url]

Hai presente la scena finale del portaborse, quando la lettera di insulti di Silvio Orlando a Nanni Moretti viene ripresa da questi in una trasmissione televisiva? Il tuo (bel) pezzo è stato ripreso in un blog berluscones....

Anyway, gran bel blog il tuo. Scrivi proprio bene.
G.

Inserito da Giacomo, il 07/18/2008 alle 00:33

brava michela!
capro nobilitatorio è una definizione semplcemente geniale: da oggi la facco mia.
perchè in effetti questo fenomeno non si spiega:quando il suo socio Gomez presenta gli stessi libri da solo ed espone le stesse tesi ci vanno quattro gatti. vero è che Travaglio oltre ad essere demagogicamente fustigatore del potere italico, è divertente e mai noioso, insomma un animale da palcoscenico con tutto il cabaret che ne segue, e poi... dulcis in fundo: Travaglio è un figo che la metà basta e tre quarti del suo uditorio sono donne...

Inserito da virginia, il 07/21/2008 alle 07:01

Grazie Virginia, hai centrato esattamente il punto che intendevo esprimere, in barba a quanti contestano il mio presunto anti-travaglismo: se Travaglio non ci fosse, io lo inventerei.
E' il feticismo, il rito collettivo, la liturgia pubblica del travaglismo che mi interrogano. Buono o cattivo che sia, a certa gente toglili un capopopolo e li hai persi. Non vuol dire che chiunque apprezzi Travaglio sia una pecora desiderosa di seguire una via, ma tra chi apprezza il cosa e chi mitizza acriticamente il chi non è sempre così semplice distinguere, di recente.

Inserito da Michela, il 07/21/2008 alle 07:56

Arrivo molto in ritardo ma ci tenevo a dirti complimenti!Un'analisi intelligente che condivido a pieno!è un piacere leggere certe cose :)

Inserito da Silvia, il 08/17/2008 alle 16:32

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Media e Web

in viaggio
Il 12 settembre ad Alghero nell'ambito della manifestazione Porto Mediterraneo, presento il mio Viaggio in Sardegna insieme all'amico e scrittore Alberto Capitta. Il luogo, salvo modifiche, dovrebbe essere il Molo Dogana, dove è previsto l'allestimento di una speciale casbah in tema con lo spirito interculturale della manifestazione.


Filippo La Porta mi ha recensito sul Messaggero del 19 agosto, in sinossi con il bel libro di Marcello Fois, In Sardegna non c'è il mare. Parla di me e degli altri esponenti della letteratura sarda  il giornalista Michelucci sul Magazine on line Corsica. C'è invece una mia intervista sulla rivista Repubrica de Sardigna, organo di stampa del movimento indipendentista sardo IrS.   
 

Memorabilia

E tu cosa fai nella vita? Notevole gaffe a Genova al festival Be You. L'attrice Donatella Finocchiaro, talento emergente del cinema italiano e già lodata interprete di pellicole di registi del calibro di Marco Bellocchio, ha recitato alcuni brani tratti da Il mondo deve sapere. Al termine dello spettacolo l'ho ringraziata e le ho chiesto con candore "che cosa facesse nella vita, oltre quello", dimostrando di non avere la minima idea di chi fosse. Lei signorilmente ha evitato di farmi rilevare la gaffe. Mi sa che devo andare di più al cinema.

La teologa dell'albergo a ore   Splendida Maria Cinzia Bauci a Vigevano il 13 luglio. Dopo avermi invitata per una tavola rotonda su lavoro e letteratura, procede a una mia breve nota biografica, specificando che lavoro in un albergo... A ORE. Raramente ho visto una gaffe così magistrale fatta con altrettanta grazia. MariaCinzia, il mio idolo!

Cenerentola Durante la presentazione d Il Mondo deve Sapere nella cornice di Nepi, Gianluca Nicoletti mi ha furtivamente sfilato una delle ballerine che portavo, agitandola furiosamente davanti a un attonito pubblico, mentre decantava il concetto di mistica del marketing espresso dal libro. Noi abbiamo finto che fosse tutto normale.

Precariare stanca Mentre Marino Sinibaldi mi intervistava al Premio Fahrenheit, magnificandomi come emblema del precariato, me ne sono uscita con "Quel mese e mezzo di lavoro che ho fatto è stato il più provante della mia vita", dando a intendere al pubblico presente che in vita mia avessi in effetti lavorato solo un mese e mezzo. Tra le risate generali.

Avvocato honoris causa Ad Iglesias per la rievocazione del processo a Sigismondo Arquer, in qualità di avvocato della difesa ho avuto la meglio su Antonangelo Liori, facendo assolvere Sigismondo. Al termine del processo una signora di una certa età si è avvicinata mormorandomi: "signorina, casomai mi servisse, posso avere il biglietto da visita del suo studio legale?"

Equivoci San Vincenzo, festa dell'Unità, presentazione del libro. All'ora convenuta non c'era nessuno, e noi si stava già per dare forfait, quando una signora con passo deciso si avvicina al piccolo spazio predisposto. Rita speranzosa mi fa: "ecco la prima, ora arrivano gli altri". La signora si piazza di fronte a me e con naturalezza mi chiede: "O che te tu lo sai mica dove si gioca a scalaquaranta?"

Incitamento alla maleducazione Al Festival Carovane un intervenuto, in quanto telefonista al 187 di Telecom Italia, sfoga la sua rabbia su di me per aver invitato nel mio libro la gente ad abbandonare ogni scrupolo e sfanculare i telefonisti. Pare che da quel giorno non campi più e tutti lo invitino a mettersi in viaggio per quel paese più volentieri. La cosa susciterebbe in lui una comprensibile frustrazione, che il buon uomo sfoga sbattendo a sua volta il telefono in faccia ai clienti della Telecom. Che dire. Ho creato un mostro.

Prossimi appuntamenti

ven 12 set 2008 @19:00
Alghero - Festival Mediterranea
gio 25 set 2008 @22:00
Guspini - Viaggio in Sardegna
sab 27 set 2008 @19:00
Asuni - Festival culturale
dom 28 set 2008 @12:00
Mandas - Premio Lawrence
dom 5 ott 2008 @18:00
Cinisello Balsamo - Circolo dei sardi

Il Marchettone

Serve un logopedista? Roberta Scotto Galletta racconta la sua esperienza di logopedista con passione e verità. Imperdibile, non fosse altro perchè la signorina è una scrittrice vera.http://lofaanchebaricco.splinder.com

Antonio Gurrado Presumendo infondatamente che, benchè io lo legga con regolarità da postino, lui difficilmente guarderà mai qui, lo segnalo come pietanza squisita. Scrive recensioni di libri, non sto a dire quali perchè è del tutto secondario: lo leggerei anche se facesse la recensione delle etichette dello shampoo che trova in bagno. Ha una prosa assolutamente splendida, vivacissima, che taglia e cuce come un sarto pignolo. Non contento, ci ricama sopra un intreccio di scorci letterari mai banali, buttati giù a punto croce affianco ad assaggi di lussuria senza pudore. Anima e corpo, raro quanto delizioso: lo consiglio a Jorial, che ritiene che i prosatori siano morti tutti con Cioran. Per conto mio, avendo il cervello come suprema zona erogena (un fastidioso handicap a cui non riesco a porre rimedio), a tratti nel leggerlo ricavo un lubrico godimento fisico. Per esempio qui.

JdeMolay. right. Calci in faccia, ma con stile. Questo ragazzo farà strada.http://www.calcinfaccia.splinder.com 

Alessandro Giammei Maledetti poetiTu hai le coseloro le parole(E allora il Signore Dio plasmò ogni sorta di creature e le condusse all'uomo per vedere come le avrebbe chiamate)Loro hanno tuttotu niente Che baratto èquando un poeta vero ti dice anche il nome delle cose che non sai di avere? E che parole avrai per dirgli grazie di questo furto di vita reso in parolepiù vive del vissutopiù severamente vere?E l i a n t h o s   è  A l e s s a n d r o.Alessandro è tutto questo. il marchettone funziona: Alessandro quest'anno pubblica il suoi primo libro di poesia per la casa editrice Aisara.