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La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

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Il capro nobilitatorio PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
Marco Travaglio vede Padre Pio
(la bella foto è di Marco Togni)

Sono in giro da un numero imprecisato di giorni per festival letterari in Umbria, Lazio e Piemonte, e come attività principale sfrutto l’equivoco che mi vuole intellettuale di qualche specie per apprezzare a spese altrui le meraviglie culinarie del posto: tartufi in bianco e nero, norcineria, vino come se piovesse, qualunque cosa intendano costoro per cultura, non si può dire che io non l’abbia condivisa. Dio li benedica, me ne farò ambasciatrice.
Ma c’è uno svantaggio nell’andare in giro in continuazione, a parte le ovvie conseguenze sulla mia linea del fatto di mangiare come una giunta di socialisti: mi capita spesso di svegliarmi senza potermi ricordare immediatamente di dove mi trovo. Apro gli occhi, guardo il soffitto della camera dell’albergo e cerco di fare mente locale: dove mi trovo? Gli hotel alla lunga non aiutano: essendo fatti apposta per “farti sentire a casa ovunque”, ottengono l’inquietante risultato che se ci trascorri abbastanza tempo, alla fine rischi che casa tua ti sembra la casa di qualcun altro, perché non ci ritrovi gli ormai familiari 40 gradi di temperatura media delle stanze e lo shampoo monodose in bagno. In questo contesto privo di certezze logistiche mi resta un solo punto fermo, sempre lo stesso, che si ripete costante a ogni nuovo festival che mi accoglie: è Marco Travaglio.
A qualunque ora io arrivi sul posto, Marco Travaglio è già lì.

Non importa in quale punto lontano sia l’evento, o quali nomi noti della letteratura mondiale ci siano: Marco Travaglio c’è, e questo fatto ormai mi è talmente familiare che se mi invitassero dove lui non è incluso in programma, sarei quasi tentata di non accettare. Per sentire Marco Travaglio c’è la fila da ore, e non importa se nella sala affianco viene intervistato simultaneamente un premio Nobel: ubi Marco, minor cessat. In alcuni casi di paga persino un biglietto simbolico, ma questo non influisce minimamente sulla lunghezza della fila.
C’entra poco la sete di letteratura, perché Marco Travaglio non è uno che fa letteratura. Appartiene piuttosto a quella ristretta categoria di persone che, sembrando avere il coraggio di dire cose importanti in contesti scomodi, finiscono per diventare più importanti delle cose che dicono. Grazie a questa sovrapposizione tra la luna e il dito che la indica, Travaglio non è più semplicemente uno che dice cose vere: sono le cose a diventare vere, o più credibili, perché è lui a dirle. Un potere enorme che spetterebbe solo ai buoni maestri, in un mondo in cui distinguere il buono dal cattivo è sempre più complicato, figuriamoci i maestri. Sarà per questo che la gente ha investito Travaglio del compito di osservare e raccontare la realtà con sguardo libero e attento: quello sguardo manca. Ma il sospetto mio è che andare ad ascoltare Travaglio sia un modo per sollevarsi la coscienza dalla colpa collettiva del torpore civile. Indignarsi per interposta persona fa sentire cittadini ancora appassionati, come se emozionarsi per il suo piglio critico verso i poteri grandi scusasse i silenzi collusi con il potere piccolo, le richieste in cambio di un voto, la logica del favore al posto di quella del diritto, tutte cose che mi sono familiari persino in un posto come Cabras, lontano dai gangli malati del potere vero. E allora la vedo uscire così la gente dall’incontro con Marco Travaglio: sollevata e assolta, con le facce rilassate di chi ha fatto il suo dovere civico andando ad applaudire la rappresentazione catartica di quello che nella vita di ogni giorno conviene che non indigni più nessuno. Bisognerebbe inventare una nuova figura letteraria per questo strano rituale, perché Travaglio è evidentemente un capro nobilitatorio, che si assume il compito di esercitare virtù di gruppo laddove quello espiatorio si carica delle colpe collettive. Comprenderlo mi fa esattamente lo stesso effetto di un risveglio in un albergo estraneo, a guardare il soffitto e chiedermi: io, dove sono?

 
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Commenti

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Chapeau! Una delle cose più intelligenti che mi sia mai capitato di leggere sull'argomento.

E scritta bene, anche.
G.

Inserito da Gurrado, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Davvero complimenti per il post: ti leggerò più spesso!

p.s. Travaglio son curioso di andarlo a sentire poichè non l'ho mai ascoltato di persona, Martedì.

Inserito da Dario Salvelli, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

@ Gurrado: detto da te, vale una recensione di lusso.

@ Dario: Travaglio onestamente merita, è un animale da palco e lo sa.
Meritano meno le folle acritiche che lo seguono come un guru, a meno che tu non studi sociologia dei fenomeni di massa, e allora lì ti si spalancano abissi. Giorgio Vasta, riflettendo sul delirio che prende tutti alla sua sola vista, ha commentato molto giustamente che la cosa strana è proprio questa: la gente che non è riuscita a entrare nella sala dove lui parlava ha dato di matto strillando, come l'avessero privata di un diritto. Ora, Travaglio non è certo uno a cui manchi visibilità; non è che se non lo vedi a Cuneo ti sei perso l'apparizione di Lourdes: ha mille spazi mediatici e li sfrutta tutti e bene.
Ma l'idea che per questa gente fosse un dramma non sentirlo 'dal vivo' dire le stesse cose che comunque dice continuamente su blog, televisioni e giornali, ti da la misura del feticismo che lo circonda. Comunque interessante.

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Come già detto altrove, splendido. Aprirò un santuario con boccoli di Beppe Grillo e saliva solidificata di Travaglio. 50 centesimi vedere 1 euro toccare. Il cepu mi fa una sega.

Inserito da Alessandro, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

ecco, l'ironia dell'ultimo commento mi sembrava conosciuta. comunque grazie al santuario saremo ricchi e potrai venirci a trovare nella nostra villetta in campagna, magari lasciandoci una ballerina.. che è molto fetish e secondo me vende bene quanto i boccoli di grillo e la saliva di travaglio!
( quant'è che ti leggo senza commentare? era arrivato il momento! )

Inserito da Marzia, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

E' sempre bello passare a trovarti e sentirsi così bene interpretati :-)

Inserito da anima salva, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Aggiungi un evento farlocco nel tuo calendario on-làin in una località a caso: se Travaglio sarà lì, allora è aMMore!!!

Inserito da Tomino, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Travaglio è un bel furbacchione...cerca e trova l'appaluso facile, in platee accondiscendenti, dicendo cose, a volte sicuramente vere, a volte molto interpretate e quasi sempre mettendoci dentro Berlusconi, anche se parla dello Tsunami di qualche anno fa...
Preferisco di molto Grillo, che dice in pratica le stesse cose, ma, più semplicemente e simpaticamente e, soprattutto, non si erge a conoscente della verità divina...

Inserito da Paolo, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Punto di vista stimolante, in parte sicuramente vero perché, com'è noto, a tutti in tutte le epoche serve un portavoce che qualche volta porti anche le idee per non far la fatica di pensarle.
Tuttavia, dal post mi sono fatto un tantino l'idea che tu rivendichi un pochino di questa 'gloria riflessa', cioè che anche tu ti senta investita del travaglio che tu stessa descrivi...

Inserito da Massimiliano, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Massimiliano, magari; purtroppo è molto peggio di così.
Ho scritto questo post per cercare di capire perchè anche io non so resistere ad andare a sentire Travaglio. Prendila come una seduta di autoanalisi pubblica. e in fondo avrei dovuto scrivere
NON ANDRO' PIU' A SENTIRE TRAVAGLIO
NON ANDRO' PIU' A SENTIRE TRAVAGLIO

Inserito da Michela a massimiliano, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Ma no... in fin dei conti è un bene che ci sia Travaglio (e lo si voglia ascoltare anche per criticarlo), cosi' come è un bene continuare a seguire il tuo blog!

Inserito da Massimiliano, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

http://ilpensatore.wordpress.com/2008/07/14/le-parole-che-non-ti-ho-mai-detto-travaglio/[url]null[/url]

Hai presente la scena finale del portaborse, quando la lettera di insulti di Silvio Orlando a Nanni Moretti viene ripresa da questi in una trasmissione televisiva? Il tuo (bel) pezzo è stato ripreso in un blog berluscones....

Anyway, gran bel blog il tuo. Scrivi proprio bene.
G.

Inserito da Giacomo, il 18/07/2008 alle 01:33

brava michela!
capro nobilitatorio è una definizione semplcemente geniale: da oggi la facco mia.
perchè in effetti questo fenomeno non si spiega:quando il suo socio Gomez presenta gli stessi libri da solo ed espone le stesse tesi ci vanno quattro gatti. vero è che Travaglio oltre ad essere demagogicamente fustigatore del potere italico, è divertente e mai noioso, insomma un animale da palcoscenico con tutto il cabaret che ne segue, e poi... dulcis in fundo: Travaglio è un figo che la metà basta e tre quarti del suo uditorio sono donne...

Inserito da virginia, il 21/07/2008 alle 08:01

Grazie Virginia, hai centrato esattamente il punto che intendevo esprimere, in barba a quanti contestano il mio presunto anti-travaglismo: se Travaglio non ci fosse, io lo inventerei.
E' il feticismo, il rito collettivo, la liturgia pubblica del travaglismo che mi interrogano. Buono o cattivo che sia, a certa gente toglili un capopopolo e li hai persi. Non vuol dire che chiunque apprezzi Travaglio sia una pecora desiderosa di seguire una via, ma tra chi apprezza il cosa e chi mitizza acriticamente il chi non è sempre così semplice distinguere, di recente.

Inserito da Michela, il 21/07/2008 alle 08:56

Arrivo molto in ritardo ma ci tenevo a dirti complimenti!Un'analisi intelligente che condivido a pieno!è un piacere leggere certe cose :)

Inserito da Silvia, il 17/08/2008 alle 17:32

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L'8 novembre sarò di nuovo in Sardegna alle 17 nella biblioteca di Norbello, mentre il 9 novembre sarò nella ex cantina Madau a Baratili San Pietro, dove presenterò Accabadora insieme all'attore Alessandro Melis e al musicista Ivo Zoncu.


L'11 novembre sarò a Ivrea, in una serata organizzata con l’Hospice eporediese condotta da Carlo Della Pepa, sindaco di Ivrea, con cui presenterò Accabadora.

Dal 12 al 15 novembre sarò a Cuneo per il festival Scrittorincittà. Il mio incontro sarà proprio il 15 alle 15, un dibattito sui lati oscuri delle famiglie insieme a Laura Pugno e Cinthya Collu, con Stefano Salis a moderare.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


  Altre Madri è qui
Anna della pioggia è a questo link.
 

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