| Una volta eravamo meglio noi |
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| Scritto da Michela | |
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La Sapienza University invita Joseph Ratzinger, ma lo mette in condizione di rifiutare, nell’Italia tollerante, accogliente, in stato di pace e laica al punto da potersi permettere di non aver fastidio di nessuna opinione.
E tuttavia qualcosa in questo modo di procedere non mi quadra. |
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Il papa e la sua organizzazione in Italia fanno il bello e il cattivo tempo, peggio che gli ayatollah in Iran. Finalmente un barlume di indipendenza dalla chiesa cattolica si è intravisto alla Sapienza.. subito soffocato sul nascere dalla stampa di regime
Se l'indipendenza da una posizione ideologica si esprime chiedendo che le voci di quella posizione tacciano, siamo veramente sullo stesso piano logico degli ayatollah.
Ahmadinejad è andato alla Columbia con contraddittorio, non a tenere una lezione. Ratzinger sarebbe andato a tenere una lectio senza contraddittorio subito dopo aver detto che il processo a Galileo fu 'equo e giusto'. Aggiungi questa uscita al clima di pesantezza che si respira intorno al Vaticano, all'ingerenza della Chiesa negli affari italiani e alla francamente scarsa simpatia del personaggio in sé, e si può capire come mai studenti e insegnanti delle facoltà scientifiche si siano opposti.
@Giulia: Quella del 'processo equo e giusto' è una cosa che il Papa non ha mai detto. Si è originata dall'attribuzione (impropria, e basta leggere il discorso citato per capirlo) di una frase di Feyerabend a Ratzinger, frase che Ratzinger ha citato in un contesto più ampio e con un significato completamente diverso da quello che gli si vuole attribuire.
Se la giustificazione al rifiuto di accogliere il Papa (già di per sé preoccupante) deve basarsi anche su delle bugie non stiamo messi bene.
Ju, ti ha risposto Maurizio per quel che riguarda il sentito dire su Galileo. Mi sono letta tutto il discorso, e credimi se ti dico che il senso non era assolutamente quello, nemmeno a voler guardare male. La lettura fattane è pregiudizievole.
Mi sono letta anche la lettera di Cini al rettore, è l'ho trovata onestamente piena di argomenti sgonfi, quando non pregiudizi, indegni di uno scienziato della sua levatura.
Ratzinger è stato invitato, non si è invitato.
Che 'intorno al Vaticano' si respiri un 'clima di pesantezza' è una opinione soggettiva; anche intorno alla politica si respira un clima di enorme pesantezza, eppure Mussi è stato invitato lo stesso.
Quelle che definisci ingerenze negli affari italiani sarebbero forse potute essere argomento se Ratzinger fosse stato invitato a parlare al Parlamento, non in una università. Peraltro il testo della lectio, reso noto oggi sui maggiori quotidini, esplicita che avrebbe parlato di cultura, argomento che il rettore aveva ben specificato anche in fase di presentazione dell'invito. Come a dire che siccome ha detto altrove qualcosa che non condivido, qui dentro non può dire niente altro. Discutibile, e sicuramente poco liberal.
L'antipatia del personaggio, da me totalmente condivisa, è un argomento talmente debole per non chiedergli di non parlare che nemmeno mi spreco a ribatterlo, anche se sospetto che alla fine sia stato quello dominante.
Ju, riconosciamolo: non è stato sano dissenso, ma pregiudizievole anticlericalismo (il laicismo è un'altra cosa, non ha paura di una parola diversa). Si è voluto impedire al simbolo di manifestarsi, a prescindere da opinioni, uscite e opportunità.
Resta il fatto che agli studenti della Columbia è stato permesso di contestare Ahmadinejad anche duramente.
Il papa non si è autoinvitato. Così come nessuno ha sospeso la sua visita.
In Italia in questo momento si sta cercando di far passare l'idea che contestare un papa sia moralmente sbagliato. Nei giorni precendenti si leggeva in giro che la contestazione avrebbe fatto fare brutta figura all'Italia, ora è stato l'annullamento a garantire la figuraccia. Mah
(e non entro nel merito specifico delle manifestazioni, che sarebbero anche potute essere sgradevoli e ridicole. Ma la libertà passa anche dal diritto di esprimere le proprie opinioni in maniera sgradevole e ridicola).
Oh, povero Papa. Lo abbiamo fatto Tacere! Adesso come farà ad esprimere la sua opinione in Italia!? Quali canali utilizzerà, povera vittima!
magari Raiuno alle 8 di sera...
Un sano anticlericalismo alla Aldo Busi e alla Thomas Bernhard, ecco cosa gli scrittori italiani dovrebbero attivare!
@Emiliano, in nessuna lectio c'è contradditorio, per definizione. Chiunque fosse stato invitato a parlare lo avrebbe fatto senza interlocuzione, non è un privilegio papale, mentre nulla vietava di manifestare all'esterno, cosa che peraltro fu fatta anche durante la visita di Wojtila.
Il discorso non è che non si possa contestare il Papa, che personalmente contesto in ogni luogo opportuno e non opportuno. Il discorso è che se la richiesta di non far parlare fosse stata rivolta a Vladimir Putin (che al momento considero una delle figure più perniciose per i diritti umani essenziali nel mondo), mi sarei domandata esattamente la stessa cosa: negare spazi di espressione è la nostra forma di espressione? Sicuramente è quella di Putin.
Il fatto che di spazi ne abbia già altri non è un motivo per negargli libertà di parola alla Sapienza, proprio per quello che la Sapienza rappresenta: un luogo di confronto di idee diverse, dove qualunque pensatore può dire la sua ed essere vagliato alla luce delle idee altrui. La visita è stata annullata a mio avviso in modo molto opportuno, da un lato perchè non erano state offerte le sufficienti garanzie di non prendersi un uovo marcio in testa, il che mi sembra il minimo della cortesia per uno che viene invitato, che sia il papa o che sia l'ultimo dei minchioni. Dall'altro lato per motivi politici è una bella mossa comunicativa, perchè scatteranno manifestazioni di solidarietà e il 'mondo laicista' verrà stigmatizzato come liberticida, mentre il mondo laico non c'entra proprio nulla, semmai il mondo anticlericale. Non è la figura del Papa quella a cui si è fatta opposizione, ma le posizioni di pensiero di Ratzinger Papa: cioè è stato chiesto che non gli venisse data parola perchè le sue idee sono avverse a quelle dei firmatari (non a quello che la Sapienza rappresenta, come si è univocamente cercato di dare a intendere). A casa mia questa si chiama censura ideologica, applicata nel luogo dove ha avuto spazio e ascolto persino la setta ateo-religiosa (? sic!)degli ufologi raeliani.
Nemmeno con tutta l'antipatia che ho per Ratzinger posso considerare questa cosa come una vittoria di laicità.
Non so se possiamo considerare il Papa alla stregua di qualsiasi altro pensatore. Non perché non sia un pensatore in assoluto, ma perché nel contesto italiano, prima ancora che un pensatore, è una presenza costante ed incombente sulla scena politica italiana.
Colpa del Papa in sé? No. Il Papa fa il suo lavoro. Fa il Papa. In Italia, anche grazie al Concordato, ha spazi garantiti che in altri paesi non ha. Il Concordato, che quarant'anni fa era una garanzia di separazione, ora è un vincolo. La responsabilità di questa ingerenza è di una classe politica che pensa che la genuflessione segnali dignità morale.
Il Papa, in questo momento e nel contesto universitario, non è un pensatore. Il suo intervento viene contestato per ragioni che non hanno tanto a che vedere con la laicità dell'Università, ma con quella dello Stato. Che non esiste.
In questo caso, gli studenti de La Sapienza hanno fatto bene a protestare. Qualcuno deve farsi sentire: loro l'hanno fatto. Parlare di censura è assurdo. Si tratta di una contestazione, e le contestazioni, se motivate, sono legittime. La censura non può venire da un manipolo di studenti: se di censura si tratta, deve venire dalle istituzioni. Non è stato così.
Personalmente sono contenta che una protesta abbia avuto un effetto, per quanto non quello desiderato (perché ovviamente tutta la faccenda è stata strumentalizzata a uso e consumo di chi ha tutto l'interesse a mantenere il Papa in prima pagina). Lancia un segnale, per quanto debole: non se ne può più. Ognuno a casa sua e ognuno faccia il suo lavoro. Quando si sarà ristabilito un sereno equilibrio, il dialogo potrà senz'altro tornare ad essere disteso.
Giulia, ti smentisco serenamente, il concordato non offre al papa alcun mediatico 'spazio garantito'. I giornali e i tg considerano il papa una notizia e lo trattano da tale, anche perchè i cattolici in questo Stato sono tanti, e per molti di loro è probabilmente una notizia più quello che dice il papa che le flatulenze sui canguri dei servizi di Studio Aperto.
Si può essere d'accordo o non d'accordo, ma non si può pensare che il papa non debba parlare INVITATO alla Sapienza perchè di spazio ne ha già tanto nei tg.
Il fondamento di uno stato religioso e teocratico è che solo i credenti abbiano diritto di parola.
il fondamento di uno stato laico e democratico è che tutti abbiano diritto di parola.
Può dar fastidio di cosa parla.
Può dar fastidio anche quanto parla.
Ma questo non è un motivo per dire: allora non parla, oppure che siccome parla li, non parla qui.
Se mi dici che è il Papa che non si è voluto far parlare, mi confermi solo che è stato un gesto di anticlericalismo pregiudiziale rivolto al simbolo.
(Per inciso, non è la protesta degli studenti che mi basisce, è la lettera degli insegnanti)
Salve a tutti, sono Viviana e provo a dare un misero contributo alla discussione.
Per me la questione centrale è l'occasione che si è scelta per questo invito.
Io non capisco cosa ci sia di strano nel disagio che alcuni (docenti e studenti) hanno provato di fronte a questo invito… Se si vuole dialogare con il papa sul rapporto tra scienza e fede, si costruisce un'occasione appropriata e lo si invita, la sua presenza sarà pertinente. L'inaugurazione di un anno accademico è un'altra cosa. I simboli hanno la loro importanza per tutti, mica solo per la chiesa.
Se il dirigente scolastico della scuola in cui lavoro avesse scelto di inaugurare l'anno scolastico convocando il parroco del quartiere, io mi sarei sentita a disagio. e molto. ma anche se avesse invitato vladimir luxuria. scusate l'avventatezza del paragone.
Non dico che non si possa segnare l'avvio di un'istituzione laica con un momento forte, dico solo che il magnifico rettore, invece di stampare gli inviti in solitudine, poteva, più democraticamente chiedersi che effetto avrebbe sortito una iniziativa del genere. In un momento come questo.
PS: tra l’altro, diciamoci la verità, la capacità di dialogo sta a questo papa come il gorgonzola al caffelatte.
Viviana, le tue motivazioni sono ineccepibili. Se si parla di opportunità della circostanza, sono perfettamente d'accordo: anche io ho trovato l'invito del tutto fuori luogo per lo stesso motivo.
Peccato che le motivazioni portate dal professor Cini nella sua lettera non fossero queste, tanto da farmi pensare che - inaugurazione o meno - il casino ci sarebbe stato esattamente nella stessa misura.
Anche sull'incapacità di dialogo di Ratzinger posso serenamente concordare; ma se il suo livello di intolleranza viene assunto a misura del nostro, non c'è nulla che alla fine differenzi la nostra visione da quella fanatica di un capo religioso. Cambia solo il dio.
michela, grazie per la risposta.
concordo.
partecipo per la prima volta, ma ho letto alcuni dei tuoi post con attenzionee, apprezzo molto l'acutezza e lo stile: volevo dirtelo.
ciao
viviana
trovo il paragone parecchio insensato, permettimi.
Ma sarei curiosa di sapere il perchè.
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