| Il sonno della ragione genera voti |
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| Scritto da Michela | |
![]() Me lo dicono di continuo che avere un modello di sviluppo teso alla giustizia sociale e non alla crescita economica è in fondo una forma di adolescenza, l'immaturità di chi non ha ancora capito come vanno le cose sotto il cielo. Ce l'hanno scritto in fronte che crescendo la voglia di equità mi passerà, come i brufoli. Smetterò di essere debuttante nel mondo dei grandi solo quando non avrò più ideali, ma solo obiettivi. La crescita. La competitività. Il PIL. La riduzione del debito pubblico. Il contenimento della spesa sociale. Il mercato globale. Lo sviluppo dell'impresa. La sicurezza delle città. Sembra che il mio problema sia leggere la competitività come un maglio girato pericolosamente in cerchio, un moto centrifugo che autogenera i suoi margini, determinando la legittimità stessa degli emarginati. Avrò la patente di vero democratico quando smetterò di credere che dove si compete l'un contro l'altro armati non ci sia posto per la giustizia, quando cesserò di insinuare che il prezzo da pagare per il perdente siano i diritti discussi, le opportunità negate, l'inconsistenza sociale. E' un mio abbaglio da neofita supporre che - in un mondo orientato economicamente - se non sei un guadagno, sei un costo, se non sei la soluzione, sei il problema. Sono ancora politicamente sempliciotta, perchè sono convinta che i deboli siano connaturati al sistema competitivo, che la crescita economica sia un gioco al massacro dove qualcuno deve perdere per forza, perchè non si può essere tutti più competitivi di tutti. Però c'è il premio di consolazione: 1000 euro. Meglio di niente no? |
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Non crescere, ti prego!
Al limite c'è bisogno non di più crescita ma di altra crescita, anzi di una decrescita felice.
Se qualcuno non vede il bisogno che vedi tu è naturale che ti tratti da schizzinosa...
Comunque se quello che cerchi sono ideali puoi star certa che il bisogno è ampiamente legittimo.
Abbiamo bisogno di quanti più ingenui e illusi possibile a questo mondo, perchè possono ancora vedere il prossimo. Chi invece li tratta con sufficienza spesso è troppo abituato a questo per pensare che possa trasformarsi in un altro.
Michela, mi piace come scrivi ma non posso concordare con quello che scrivi. Tutti vorremmo un mondo perfetto, ma la realtà è diversa. Se pensi che ci sia un modello sociale ed economico diverso da quello attuale, ti prego di parlarmene. Se è concreto ti prometto il mio sostegno per divulgarlo. Il comunismo ha fallito e il capitalismo, sebbene imperfetto, rimane l'unico possibile. Anche perchè è migliorabile.
Carletto
www.ilpiccoloeconomista.com
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