| Perchè io valgo. Ma sempre meno. |
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| Scritto da Michela | |
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Questo mi ha scritto Carletto in una delle discussioni precedenti a proposito della necessità di rivedere la sensatezza di un modello di sviluppo umano che abbia il PIL come unità di misura. Non sono un economista, ma non serve esserlo per capire che un sistema di sviluppo che si basa sul consumo esponenzialmente crescente di risorse limitate non può fare altro che implodere. Quando dico che una crescita verso l'infinito non può reggersi su cose finite, non mi riferisco solo alle fonti di energia, alle risorse naturali, allo spazio e al tempo, ma soprattutto mi riferisco all'uomo. Per decenni la gente, stordita dalla bistecca, dall'utilitaria e dal frigorifero, si è convinta che fosse vero quello che dici tu: che comunque il capitalismo, anche se imperfetto, ci abbia dato benessere, democrazia e diritti superiori agli altri modelli sociali. Ma sono passati 50 anni da quella ubriacatura e ora, nella fase matura del capitalismo che stiamo vivendo, osserviamo per la prima volta una inversione di tendenza sulla nostra stessa pelle: non siamo più i fortunati beneficiari del saccheggio apparentemente necessario di tutto quello che ci circonda, ma assistiamo impotenti alla nostra trasformazione in risorsa saccheggiabile. In nome di una produttività dogmatica che non può mai smettere di crescere, ci stiamo accorgendo che tutte le esigenze della nostra vita che non sono riconducibili alla produttività sono intralcio rimuovibile o costo demandabile.
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La generazione attuale non vive o vivrà peggio della precedente.
E' la solita tesi bertinottiana, sentita mille volte, ma è senza fondamento.
Le parole sono importanti e devono essere usate correttamente: vivere peggio, significa per l'economia italiana andare indietro, un ritorno al passato.
L'Italia non sta tornando indietro, l'Italia sta avanzando lentamente. Prima, negli anni del boom, correva a 100 all'ora. Adesso cammina a 3 all'ora.
Ma andare avanti a 3 all'ora, è sempre 'andare avanti'.
Confronta la qualità della vita di un impiegato di 30 anni del 1978 con un impiegato di 30 anni del 2008, e vedrai che non c'è nessun peggioramento.
E' vero invece che l'accesso al mondo del lavoro una volta era più facile. Però il capitalismo non ha come obiettivo la piena occupazione per poter parlare di fallimento.
Il capitalismo buono esiste. E' il mito americano del self-made man che raggiunge la ricchezza partendo da origini umili.
Se guardi alle classifiche annuale di Forbes sui ricchi, vedrai che i self-made man sono parecchi.
Hai visto il film 'la ricerca della felicità', che si basa su una storia vera?
E' un esempio concreto di capitalismo buono.
In cosa l'Economia di Comunione sarebbe diversa dal noto modello cooperativo emiliano?
l'Economia di Comunione guarda all'occupazione prima dei profitti, favorisce la solidarietà e gestisce l'impresa secondo le regole di mercato.
Esattamente come fa da sempre la cooperativa italiana.
Mi sa che Chiara Lubich non ha sviluppato nulla: ha visto come funziona il modello coop e lo ha applicato al Brasile, limitandosi ad aggiungere qualche 'padre nostro'.
Piero, sorvolando sull'Economia di Comunione (di cui mi pare di capire che tu non sappia molto) resta la mia obiezione di fondo: cosa c'è di buono in un modello che ha la produttività crescente come obiettivo, e la fonda su risorse decrescenti?
Siccome giustamente tu dici che le parole sono importanti, quando si parla di Italia che sta avanzando - velocemente o lentamente - è bene ricordarsi che il parametro è sempre e comunque il PIL, non la qualità della vita dei cittadini, perciò non confondiamo pere e mele: il confronto tra i due impiegati è fuorviante, oltre che falso; infatti se fosse vero che tra le vite dei due impiegati non ci sono differenze qualitative, verrebbe da chiedersi dove sono finiti i benefici della crescita economica degli ultimi trentanni.
Paradossalmente, in un mondo ipotetico in cui tutta la produzione potesse essere affidata alle macchine e non alle persone, il PIL sarebbe altissimo, perchè le macchine non vanno in ferie, non fanno figli e non hanno orari, producono sempre. Se non è ancora avvenuto non è solo perchè non tutti i lavori possono essere automatizzati, ma soprattutto perchè nel sistema capitalistico è indispensabile che le persone lavorino e guadagnino almeno un po', acquisendo la capacità di consumo necessaria alla catena produttiva.
Il modello cosidetto buono del mito americano del self made man è fondato sull'assunzione della meritocrazia come parametro del valore sociale di una persona, quindi è fondamentalmente colpevolistico: se sei Bill Gates onore al merito, ma se sei un barbone in fondo te lo sei meritato, e pazienza se non puoi curarti o mangiare: è il sogno americano, baby! Un sistema umanamente sostenibile non ha come scopo la magnificazione di chi è già in grado di farcela da solo, ma piuttosto quello di far sì che esista una soglia di qualità di vita e di dignità sotto la quale non sia possibile scendere anche se non si hanno eccellenze da esprimere. Il capitalismo non può sposare questa tesi, perchè l'uomo nelle sue dinamiche ha un posto prettamente funzionale: se non funziona, è uno scarto di produzione.
Proprio ieri, Beppe Grillo si è lanciato contro
la venerazione del PIL. Telepatia? Vuol dire che il problema è sentito e non siamo più quattro gatti controcorrente
Michela, una casa comprata per 50 milioni di lire nel 1978 ora vale 400mila euro.
Questo per rispondere alla domanda -dove sono finiti i benefici di 30 anni di crescita-.
Secondo le statistiche una percentuale variabile tra il 70 e l'80% della popolazione vive nella casa di proprietà.
Una casa che un domani passerà al figlio.
Le stesse statistiche ci dicono che la mobilità lavorativa generazionale è minima, che si traduce nel figlio che prosegue le orme del padre.
Il figlio dell'avvocato che fa l'avvocato, il figlio del commerciante che fa il commerciante, il figlio del politico che fa il politico, il figlio dell'attore che fa l'attore...
I giovani di oggi hanno la casa senza la necessità di far sacrifici, in eredità.
Hanno in eredità il lavoro.
Hanno una capacità di spesa tale da poter permettere ogni diavoleria tecnologica, di fare le vacanze all'estero, di uscir di casa a divertirsi come e quando si vuole.
E tu mi vieni a dire che si sta peggio della generazione precedente?
Ma si sta peggio DOVE???
L'economia ha da tempo superato il PIL come unico parametro di riferimento.
Amartya Sen ha ottenuto il premio nobel nel 1988 per gli studi che slegano la qualità della vita dalla crescita economica.
Devi lamentarti coi governanti, di solito degli asini in economia, e non col capitalismo.
Il capitalismo ha la grande capacità di adattarsi alle realtà locali: il capitalismo italiano che è diverso dal capitalismo americano che è diverso dal capitalismo cinese.
Nulla impedisce di avere in Italia un capitalismo migliore.
Lamentati coi governanti.
Quando pensi ad un mondo ipotetico non puoi associare il capitalismo alla catena di montaggio, non siamo più nel 1850.
Un paese moderno è composto da un 10% di agricoltura, un 30% di industria e il 60% dal terziario.
Per cui una produzione completamente automatizzata non causerebbe una disoccupazione di massa. Si limiterebbe a spostare la quota del terziario dal 60% al 90%.
'...Il figlio dell'avvocato che fa l'avvocato, il figlio del commerciante che fa il commerciante, il figlio del politico che fa il politico, il figlio dell'attore che fa l'attore...'
Come nel Medioevo.
Avere in eredità il lavoro è privilegio di pochi e 'condanna' di molti: dipende dal lavoro che erediti. Sorvoliamo sul fatto che delle emerite teste vuote occupino dei posti di prestigio, potere, responsabilità solo perché 'figli di'.
E' una legge di natura: i caratteri acquisiti NON si trasmettono. Se sei un bravo medico non è detto che tuo figlio lo sarà, a meno che non studi, e molto. Perciò mi chiedo quanta civiltà ci sia in un paese di 'figli di'. Quanto al fatto che i giovani non facciano sacrifici, dipende da cosa intendi: potersi permettere una diavoleria tecnologica (magari a rate) e non potersi permettere un figlio a causa del lavoro che non va per me è un sacrificio. Sorvolo sul mutuo ...
Piero,
continui a glissare sulla domanda fondamentale. Fino a quando è sostenibile un sistema che prevede crescita costante su risorse decrescenti? Cambieranno i capitalismi, ma questa domanda è uguale in tutto il mondo. Il capitalismo si adatta anche nel senso che cambia risorse a cui attingere: esaurita una fonte ne identifica un'altra. Solo un giorno sapremo che cosa sta costando in termini di danno ambientale e depauperazione delle risorse naturali lo sviluppo industriale esponenziale che stanno vivendo India e Cina, eco ritardata e velocizzata del nostro, che ha avuto costi ambientali e umani altissimi. Infatti non è aumentata solo la possibilità di comprarsi il televisore al plasma, ma anche le malattie legate alla inferiore qualità dell'aria, dell'acqua, del cibo e della vita sociale, corrose dalla corsa alla produzione. Ci si ammala di più (crescita esponenziale di malattie allergiche, depressive, ansiose e disturbi alimentari), ci si suicida di più (e di più nelle regioni ricche rispetto al sud), ci si ubriaca e ci si droga di più (dati Istat sul consumo di droghe e abuso di alcool nel 2006). Questi sono mali sociali determinati dalla pressione sulla persona del sistema di vita e di sviluppo. Sulla ricchezza la questione non è quanto vale oggi la casa che erediterò dai miei genitori, ma: sarei in grado di comprarmela io oggi la stessa casa, considerato che guadagno più di mio padre e mia madre messi insieme? La risposta è no, ed è no in centinaia di migliaia di casi, perchè esiste oggi una classe sociale che quarantanni fa non si poteva nemmeno profetizzare: i cosidetti working poors, le persone che pur avendo uno stipendio stabile non riescono a diventare economicamente autonome. Ho amici a Roma che fanno gli insegnanti di ruolo al liceo e guadagnando 1200 euro netti sono costretti a vivere ancora con i genitori, perchè quello stipendio, con cui trentanni fa ci crescevi la famiglia, adesso non basta più nemmeno a una persona sola, se paghi un affitto e una rata qualunque di un bene necessario (e mi riferisco all'auto, non al televisore al plasma). Milano è piena di 35-40enni che vivono in case condivise come studenti perchè un affitto intero non se lo possono permettere. In realtà l'unica situazione che migliora è quella della generazione DINK: double income, no kids. Il che è come dire che se vuoi vivere agli stardard di famiglia realizzata devi forzatamente lavorare in due e importi la sterilità. Non a caso il tasso di fertilità italiana è di 1,2, il più basso d'Eropa. Secondo me questo - e non quanti techno-gadgets posso comprarmi - è un indicatore molto più significativo di come stiamo rispetto a 40anni fa.
Scusatemi se mi intrometto in questa discussione. Non sono un'economa, non ho una laurea e non capisco molto di PIL.
Ma sono una ragagazza poco più che trentenne con un lavoro molto più che precario, che si trova in quella assurda linea di confine tra il troppo qualificato per una funzione e il non qualificato per l'altra funzione.
I miei genitori sono proprietari di ben due case, ma hanno anche due figlie. Ciò vuol dire che quando erediteremo (perchè Pietro parla di questo: di eredità) saremo spero molto avanti con gli anni ed anche in due. Ma prima c'è tutta una vita da vivere.
IO mi son trasferita a circa 300 km da loro, e pago un mutuo insieme al mio convivente di più di 500 euro al mese. Questo ci è possibile grazie al fatto che lavoriamo in due, e che lui guadagna bene. CI siamo permessi una sola vacanza in più di due anni, e le novità supertecnoclogiche di cui disponiamo (a rate, ovviamente) consistono nella nuova lavatrice.
Pietro dice che una casa oggi può valere 400.ooo euro. Mi chiedo se si sia soffermato a pensare al fatto che non ne vale soltanto ai fini di un'eredità, ma anche ai fini di un'acquisto. Perciò, se non hai la fortuna (????) di ereditare in tempo per goderti la tua casa di famiglia con una famiglia tua da formare e crescere, te la devi da comprà.
E mi vien da chiedermi: come? Ed io sono fortunata, nonostante il mio precariato. Perchè la casa è del mio uomo, che l'ha presa prima che arrivassi io e che guadagna più del doppio di quello che guadagno io quando lavoro. Ma chi in due arriva a duemila euro al mese come si può trovare di fronte al desiderio e alla possibilità di comprare casa e metter su famiglia? Una volta andavi in affitto e poi dopo aver racimolati un po' di soldi ti facevi il tuo piccolo mutuo e compravi. Così hanno fatto i miei. Ma oggi gli affitti sono paragonabili ai mutui. E se non si arriva alla fine del mese come si può anche solo pensare di risparmiare?
Pietro mi dice che i benefici della civiltà in crescita ci sono. Che la gente vive in casa perchè gli piace così. MI spiace ma IO NON CI CREDO.
Viviamo in casa perchè siamo costretti. Perchè se devo vivere forzatamente con qualcuno che non è il mio partner per pagare l'affitto di un'indipendenza sofferta, allora tanto vale che resti a soffrire con chi mi ha dato la vita. Almeno lo conosco bene, so come trattarlo, e se proprio ho bisogni di privacy mi organizzo un week end in agriturismo.
Ma per favore che non mi si prenda in giro vendendomi il sogno italiano del 'siamo tutti più contenti oggi perchè erediterò senza faticare'.
Caro Pietro, ti svelerò un segreto: oggi non stiamo meglio perchè possiamo ereditare. Stiamo peggio, perchè messi come siamo se non avessimo la possibilità di ereditare non sai in quanti sarebbero sotto un ponte.
E per la cronaca mio padre non è avvocato, fa il piastrellista.
Ma chissà perchè non ha mai voluto che imparassi io il suo mestiere.
I figli stanno meglio, hanno più soldi, possono comprarsi quello che vogliono? Sono perplessa, secondo me tu non dipingi il quadro totale, ma quello della classe medio borghese che un tempo si, stava bene, ma che adesso va lentamente a svanire. E comunque un televisore al plasma o un telefonino non costano quanto un appartamento. Presumo che davanti ad un futuro di totale negazione, qualcuno possa preferire l'opportunità di togliersi qualche piccolo sfizio.
Io ti ripeto, non sono un'economa e non capisco nulla di PIL, ma sono più di dieci anni che vado a fare la spesa la sola. E ti garantisco che non mi devi parlare di PIL perchè io comprenda quanto sono aumentati i prezzi e quanto il nostro potere di acquisto è diminuito, senza contare il fatto che invece gli stipendi sono rimasti più o meno gli stessi.
Nel 2000 ero impiegata in un ufficio commerciale e si guadagnava 1.800.000 lire al mese, con qualche straordinario. Ora guadagni circa 900 euro al mese, quando sei fortunato. Allora però un litro di latte lo pagavo meno di mille lire ed oggi non mi basta un euro.
Perciò per favore non raccontiamoci frottole. E per quanto tu ti possa nascondere dietro alla favola del 'è tutta colpa dei governanti'; io invece sono convinta che la colpa è anche e soprattutto nostra. Perchè adesso tutti alzano le mani, ma qualcuno deve averli votati altrimenti al governo non ci sarebbero.
Vogliamo parlare della benzina, dell'energia? Del fatto che basterebbe così poco a diffondere l'uso dei pannelli solari, ad esempio?
Vorrei poi capire che cosa si intende esattamente con 'terziario'. Perchè io non sono ferratissima in matematica, ma mi pare che a fronte di una crescente automatizzazione della forza lavoro, il rischio è quello di una proporzionale crescita della disoccupazione. Non ci sono soldi in esubero che permettano una sostanziosa ploriferazione del sistema turistico (almeno non interno), nè di altri che mi vengano in mente ora.
Io so che se esco a cena (che sia un ristorante, una pizzeria o un cinema con popcorn e hamburger) tre volte, non mi posso poi permettere altri svaghi. E che se compro un libro non posso poi fare altre cose. E che dovrei cambiare la macchina e non so quando riuscirò a farlo.
Da qualche parte qualcosa che non va ci deve essere. Non soltanto nella mia personale gestione dell'economia.
Ps. Michi, ti adoro.
Inevitabilmente quando si affrontano certe tematiche interviene sempre chi personalizza il dibattito, mettendo in discussione tutto sulla base dei comportamenti personali.
Come se non esistessero i fatti, le statistiche, le dichiarazioni di enti autorevoli come l'Istat o la Banca d'Italia.
Come se tutto fosse opinabile.
Come se tutto fosse solo un'opinione.
Gli affitti non sono paragonabili ai mutui, neanche per idea.
Sugli affitti non paghi gli interessi, che possono far lievitare la rata anche del 200% in poco tempo.
Se non hai i soldi per pagare l'affitto per qualche mese non rischi di perdere sia la casa che il capitale.
Alessandra dice che non si può aspettare l'eredità, che prima c'è una vita da vivere.
Mettiamo che al momento dell'eredità, calcolato sulle aspettative di vita medie, occorrano 20-30 anni.
E la sua soluzione 'per vivere la vita senza aspettare 20-30 anni' sarebbe quella di andare ad impiccarsi col mutuo per 20-30 anni?
Praticamente dalla padella alla brace.
Io non mi aspetto che ognuno conosca bene l'economista. Però che voglia fare il suo di interesse invece dell'interesse delle banche e dei palazzinari, quello sì, me lo aspetto.
cara michela, ti ho appena mandato un messaggio a proposito di una conferenza internazionale a taormina. non ho capito se è partito o meno. ti sarei grata se potessi contattarmi. un saluto, claudia
complimenti, mi ha fatto piacere sapere che dal tuo libro, che avevo molto apprezzato, ne è venuto fuori questo film. Finalmente certe dinamiche malate vengono esposte sotto gli occhi di tutti.
Lo apprezzo soprattutto perché anche io avevo fatto un colloquio alla kirby. Per fortuna me ne sono andata via prima... Anche se ho trovato altri lavori per altri versi degradanti e ora, finalmente, dopo anni di precariato, mi sono stabilizzata.
Un in bocca al lupo per tutto!!!
Cinzia
Io non credo che il capitalismo non funzioni, o meglio, non e' colpa del capitalismo se siamo ridotti così , ma di chi lo esegue.Come qualcuno ha detto esiste anche un capitalismo buono, il fatto più grave è che in Italia c'e' un abuso di democrazia e tutti fanno tutto, senza rispettare regole e leggi.E perchè?perchè crediamo che, essendo un paese 'democratico' abbiamo di diritto la libertà.Per questo uno si spinge sempre un po' più in là.A partire da quei bastardi di politici che guadagnano un sacco si soldi senza fare niente.Io spero che davvero non crediate a quello che dice Veltroni o a Berlusconi, per l'amor di Dio!!!E se il pane costa caro, il latte pure e tutto il resto a partire dall'energia , dai mutui a tasso variabile che sono come la roulette russa ci costano un occhio non lamentatevi con il capitalismo ma da chi lo esercita.Forse nessuno si e' accorto che le cose stanno peggio di quanto sembri.La democrazia in Italia adesso non funziona, secondo me.Finchè dovremo pagare gli stipendi e le tasse che questi malgoverni ci impongono come faremo ad andare bene?Pero' tutti hanno il cellulare, lo schermo al plasma e la playstation no?allora non ci lamentiamo troppo.Ci vorrebbe un po' di 'politica del terrore', che tanto capisco solo quella, i nostri governanti!!!!
Ma perchè questi devono andare in pensione dopo poco piu' di 2 anni e a te ti ci vuole una vita?perchè devono guadagnare cifre astronomiche?Ecco , io voterei un politico che guadagna come un operaio che lavora in cartiera, quello lo voterei all'istante , destra sinistra o come vi pare!!! me lo trovate per favore???Mi dite perchè questi hanno tutte le agevolazioni possibili?Ecco allora...facciamogli vedere che ne abbiamo i 'cosiddetti' pieni in qualche modo, e vedrete dopo le cose cambiano!!
Le cose migliorano se cambiano le persone , voi avete visto qualcuno nuovo sulle sedie del potere?sempre gli stessi...le cose non cambieranno di una virgola!!!!
hasta luego
Concordo con Michela.
'Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL).
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
[...]
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.'
Molti di voi l'avranno riconosciuto. Agli altri specifico che questo discorso è stato rivolto a giovani in una Università il 18-03-1968... E' brevissimo: rileggetelo tutto, ne vale la pena [www.wikio.it]
'Non c'era porcellana più fragile di quella di cui erano fatti gli industriali di Coketown. Bastava toccarli con delicatezza men che infinita che andavano in frantumi.... Erano rovinati quando venivano mandati degli ispettori a controllare come si svolgevano i loro lavori; erano rovinati quando i suddetti ispettori non ritenevano perfettamente giustificato il fatto che la gente venisse maciullata dalle loro macchine; ed erano assolutamente distrutti quando si cercava di far loro capire che forse non era assolutamente necessario fare proprio tanto fumo.' (Tempi difficili, Charles Dickens, 1854). Ancora terribilmente attuale. Il libero mercato si rivela sempre più per quello che è : la licenza per alcuni di saccheggiare risorse e vite altrui. Se si dimentica che gli esseri umani valgono incomparabilmente più di tutto, tutto va a puttane.
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Michela, mi piace come scrivi ma non posso concordare con quello che scrivi. Tutti vorremmo un mondo perfetto, ma la realtà è diversa. Se pensi che ci sia un modello sociale ed economico diverso da quello attuale, ti prego di parlarmene. Se è concreto ti prometto il mio sostegno per divulgarlo. Il comunismo ha fallito e il capitalismo, sebbene imperfetto, rimane l'unico possibile. Anche perchè è migliorabile.
Se è vero come è vero che in questo secolo di capitalismo noi siamo la prima generazione del mondo cosiddetto sviluppato che vivrà peggio di quella precedente, abbiamo anche il dovere di fare una riflessione etica e ideologica sul modello che abbiamo contribuito a costruire. Aumenta la produttività, ma non aumenta il benessere: cosa non ha funzionato? Non serve un master in economia per capire che una società che lega la dignità alla produttività genera l'emarginazione del più debole e la negazione dei suoi pari diritti. E non è solo egoista, ma anche illusorio pensare che in questo meccanismo distruttivo il più debole non sarò mai io. Per questo non esiste un capitalismo buono e nemmeno un capitalismo migliorabile: è il suo assunto di partenza che è sbagliato, perchè si basa sul consumo e sull'accumulo, e non sulla condivisione equa, generando un sistema malato in cui il massimo della solidarietà concepibile è la filantropia. 


