| Pari o dispari |
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| Scritto da Michela | |
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Questa proposta di ricominciare a portare la divisa a scuola sarà il tormentone dell’estate sotto l’ombrellone, me lo sento. All’idea del ministro Gelmini saranno in molti a stracciarsi le vesti - magari gli stessi che tacciono sulle impronte ai piccoli rom - evocando memorie di piccoli balilla, tuonando contro l’omologazione, contro la libertà di espressione, persino contro l’atto intimidatorio che la divisa rappresenterebbe verso l’industria della moda italiana, per la quale gli adolescenti sono un segmento di mercato molto conteso, in cui può capitare addirittura - dato che fashion victims non è mica un modo di dire - che ci sia anche chi è disposto a vendere le proprie immagini piccanti ai compagni, pur di acquistare l’ultimo modello dei jeans da sfilata. Non è difficile prevedere che in capo a tre mesi Miuccia Prada - che ha una certa esperienza in orrendi vestiti punitivi - proporrà un modellino di divisa scolastica identico a quello industriale, ma con il logo strategicamente in vista, e le mammine glamour si precipiteranno di corsa ad acquistarlo, perchè nessuna di loro vuole veramente che il proprio pargolo sia indistinguibile dagli altri. Sennò a sei anni l'avrebbero mandato all'oratorio salesiano, mica ai corsi junior della Holden. Gli immancabili benaltristi non mancheranno di far notare che in un paese dove il ministro della cultura scrive poesie demenziali su Vanity Fair, i problemi seri della scuola sono probabilmente altri, e che il grembiulino omologato servirebbe solo come striminzito zerbino, incapace di nascondere la polvere degli stipendi da fame, degli edifici fatiscenti e della disorganizzazione scolastica complessiva. Nessuno negherebbe che quelli siano problemi ben maggiori del cordino internatica che si intravede dai jeans della ragazzina al primo banco, ma il fatto che tra le due cose non ci sia proporzione non esclude che siano entrambe sfumature della stessa sciatteria verso la scuola, recepita da tutti come spazio di espressione di ogni possibile mediocrità. |
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Certo, il calzone calante oltre ad essere un pericolo costante, è very very cool.
Maddeh..a scuola ci vai per imparare, la sfilata la si può fare altrove.
Eggiuro, giuro che il mio grembiule bianco con fiocco rosa non ha fatto di me un’assassina seriale.
- rilegge -
Ritiro l’ultima frase.
Certo che la Klein quando scrisse il suo 'No Logo' ebbe un grande colpo di genio, pensavo che avesse illuminato molte più menti, ma a quanto pare anche la sua analisi è finita per essere di moda, per poi passare con la nuova stagione. Anche qui, cosa non si farebbe per non parlare delle oscenità politiche dell'attuale maggioranza e della miseria dell'opposizione!
Questo è un antipasto in attesa del piatto forte, le attese intercettazioni del presidente fornichiere. Pare che le sue vallette, pardon ministre della nostra (bassa) Repubblica, siano spassosissime und porcellonissime al telefono.
Michelì, preparati!!!
penso che il problema non sia la divisa in sè...ma l'uso che se ne farà, come tu hai ben detto, Michela. Quello che diventerà. E tutto quello che non risolverà. Forse perchè in Italia non serve una rivoluzione del vestiario, ma una rivoluzione culturale?
Per essere veramente tutti uguali l'unica soluzione sarebbe andare in giro completamente nudi... In quel caso: Viva (comunque) la differenza!
PS. Non siete informati: Questa mia osservazione è copiata dagli studi comparati del nostro Premier che li ha forniti al Ministro per avvalorare la sua proposta!
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