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Ico Gasparri, il fotografo divenuto famoso per i suoi raid sulle pubblicità con la donna oggetto, ha fondato una associazione intorno al protocollo contro la pubblicità sessista. Stanno aderendo in tanti, perché c'è bisogno di uno sguardo diverso.

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Pari o dispari PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   

balilla USA
(scritto per Epolis del 3 luglio 2008)


Questa proposta di ricominciare a portare la divisa a scuola sarà il tormentone dell’estate sotto l’ombrellone, me lo sento. All’idea del ministro Gelmini saranno in molti a stracciarsi le vesti - magari gli stessi che tacciono sulle impronte ai piccoli rom - evocando memorie di piccoli balilla, tuonando contro l’omologazione, contro la libertà di espressione, persino contro l’atto intimidatorio che la divisa rappresenterebbe verso l’industria della moda italiana, per la quale gli adolescenti sono un segmento di mercato molto conteso, in cui può capitare addirittura - dato che fashion victims non è mica un modo di dire - che ci sia anche chi è disposto a vendere le proprie immagini piccanti ai compagni, pur di acquistare l’ultimo modello dei jeans da sfilata.
Non è difficile prevedere che in capo a tre mesi Miuccia Prada - che ha una certa esperienza  in orrendi vestiti punitivi - proporrà un modellino di divisa scolastica identico a quello industriale, ma con il logo strategicamente in vista, e le mammine glamour si precipiteranno di corsa ad acquistarlo, perchè nessuna di loro vuole veramente che il proprio pargolo sia indistinguibile dagli altri. Sennò a sei anni l'avrebbero mandato all'oratorio salesiano, mica ai corsi junior della Holden.

Gli immancabili benaltristi non mancheranno di far notare che in un paese dove il ministro della cultura scrive poesie demenziali su Vanity Fair, i problemi seri della scuola sono probabilmente altri, e che il grembiulino omologato servirebbe solo come striminzito zerbino, incapace di nascondere la polvere degli stipendi da fame, degli edifici fatiscenti e della disorganizzazione scolastica complessiva. Nessuno negherebbe che quelli siano problemi ben maggiori del cordino internatica che si intravede dai jeans della ragazzina al primo banco, ma il fatto che tra le due cose non ci sia proporzione non esclude che siano entrambe sfumature della stessa sciatteria verso la scuola, recepita da tutti come spazio di espressione di ogni possibile mediocrità.
Quel che mi piace sul serio però è la motivazione di presunto egualitarismo sociale che il grembiule dovrebbe garantire, contro l’esaltazione delle differenze di portafoglio celebrata dall’attuale anarchia nel vestiario. Nelle buone intenzioni del ministro il grembiule dovrebbe infatti servire soprattutto ad azzerare lo scarto visivo tra chi può comprare la marca e chi deve limitarsi a desiderarla. 
Sono fiduciosa che i giovani studenti faranno proprio il concetto trasmesso dal grembiulame omologato, e che saranno ansiosi di correre a comunicarlo in famiglia, in primis al genitore che li aspetta fuori con il SUV parcheggiato accanto alla modesta utilitaria della mamma del loro compagno di banco.

 
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Commenti

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Certo, il calzone calante oltre ad essere un pericolo costante, è very very cool.
Maddeh..a scuola ci vai per imparare, la sfilata la si può fare altrove.
Eggiuro, giuro che il mio grembiule bianco con fiocco rosa non ha fatto di me un’assassina seriale.

- rilegge -
Ritiro l’ultima frase.

Inserito da Silvia, il 03/07/2008 alle 15:27

Certo che la Klein quando scrisse il suo 'No Logo' ebbe un grande colpo di genio, pensavo che avesse illuminato molte più menti, ma a quanto pare anche la sua analisi è finita per essere di moda, per poi passare con la nuova stagione. Anche qui, cosa non si farebbe per non parlare delle oscenità politiche dell'attuale maggioranza e della miseria dell'opposizione!

Inserito da Stefania, la cui homepage è qui il 03/07/2008 alle 18:31

Questo è un antipasto in attesa del piatto forte, le attese intercettazioni del presidente fornichiere. Pare che le sue vallette, pardon ministre della nostra (bassa) Repubblica, siano spassosissime und porcellonissime al telefono.

Michelì, preparati!!!

Inserito da Su Teraccu, la cui homepage è qui il 03/07/2008 alle 19:31

penso che il problema non sia la divisa in sè...ma l'uso che se ne farà, come tu hai ben detto, Michela. Quello che diventerà. E tutto quello che non risolverà. Forse perchè in Italia non serve una rivoluzione del vestiario, ma una rivoluzione culturale?

Inserito da Carla, il 15/07/2008 alle 11:19

Per essere veramente tutti uguali l'unica soluzione sarebbe andare in giro completamente nudi... In quel caso: Viva (comunque) la differenza!
PS. Non siete informati: Questa mia osservazione è copiata dagli studi comparati del nostro Premier che li ha forniti al Ministro per avvalorare la sua proposta!

Inserito da MicheleM, la cui homepage è qui il 04/08/2008 alle 19:17

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Pagina 1 di 1 ( 5 Commenti )
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L'11 novembre sarò a Ivrea, in una serata organizzata con l’Hospice eporediese condotta da Carlo Della Pepa, sindaco di Ivrea, con cui presenterò Accabadora.

Dal 12 al 15 novembre sarò a Cuneo per il festival Scrittorincittà. Il mio incontro sarà proprio il 15 alle 15, un dibattito sui lati oscuri delle famiglie insieme a Laura Pugno e Cinthya Collu, con Stefano Salis a moderare.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


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