| Volevo ben dire |
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| Scritto da Michela | |
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(Edmondo Berselli - La Repubblica 15 agosto 2008) |
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No, adesso non per far il bastian contrario, ma al momento il cattolicesimo di cosa sta parlando? O lo fa a bassa voce perchè ha paura di svegliare qualcuno oppure è proprio zitto.
Ma il problema è più a monte: Cosa vuol dire essere cattolico.
Peccato non abbiano inventato ancora le e-mail con possibilità sonore: potreste sentire come sto già voltando pagina.
Sempre più stanKo
nuovo patto di potere? mi sa di antico, invece.
A me sembra che semplificare, uniformare e tirare 'somme sommarie' sia invece una tendenza che mal si concilia con l'onestà intellettuale di questo blog... e delle sane persone in generale. Chi rimane perplesso sulla propria fede a causa di 'ammiccamenti' politici (veri o presunti) della Chiesa, farebbe bene a chiedersi se non è lui per primo a cadere nella confusione che denuncia. Serve giudizio critico e discernimento. Un'altra cosa sono le spiattellate emozionali e le sentenze malinconiche... anche se anche per quelle uno spazio pubblico lo si trova sempre. In rete come sulla carta. Da una parte e dall'altra.
C'è chi continua sulla propria linea nel ricercare la verità: un esempio? A Sassari. Scaricate il pdf e poi ditemi... www.settimanalediocesano.it
Michele, scrivo sul mio giornale diocesano con una libertà che al Manifesto si sognano, ma non confondo l'impatto che può avere l'Arborense rispetto a quello che ha Famiglia Cristiana. Il punto è che nessuno protesta se io scrivo critiche cristianamente motivate al governo sull'Arborense, o qui dentro: è la mia opinione, ma non fa opinione mainstream, che poi è quella che orienta i voti, guarda caso. La censura omologatoria scatta solo quando vengono esposte su mezzi ad ampia diffusione opinioni politiche in contrasto con l'attuale orientamento di real politik della gerarchia, che è vistosamente a destra.
Giustamente tu dici: spazi cartacei e via internet per chi vuole sentire campane diverse ce ne sono a iosa. Ma io considero anche che una qualunque zia Maria non va su internet o in edicola a cercare punti di vista diversi, mentre sicuramente legge Famiglia Cristiana che le arriva a casa. Se c'è una voce con un qualche rilievo da zittire, è quella.
In alcune parrocchie, il nostro settimanale diocesano non è stato distribuito: alcuni sacerdoti hanno ritenuto opportuno non diffondere Libertà a causa di un suo presunto evidente schieramento 'a sinistra', subdolamente, in silenzio, scegliendo in anticipo cosa il 'popolo' può o non può leggere. Eppure non è Famiglia Cristiana! Quello che risulta evidente, per la fede, non è uno schieramento 'a destra' del clero, ma l'incapacità di distinguere i piani tra l'appartenenza a Cristo ed a 'fedi' politiche provvisorie: il criterio di giudizio è la fedeltà al Vangelo, o a questo o quell'altro Cesare? Questo è il centro dello scandalo, non altro... ed è ancora più grave delle questioni sulla real politik! I commenti precedenti al mio non parlano di libertà di stampa, opinione o pensiero, ma di 'cattolicesimo' e su quella scia ho espresso il mio parere: per nessuno il popolo di Dio può semplicemente essere considerato una 'massa elettorale' e chi se lo dimentica, mia nonna, il direttore di un giornale o il papa di turno, non tradisce solo il dato storico, ma l'essenza stessa della chiesa (con o senza C maiuscola). Per questo non sopporto chi è semplicemente e banalmente 'stanko' o chi parla di 'patti di potere': sulla questione Famiglia Cristiana qual'è, quindi, il punto dello scandalo? I chiodi nelle mani, Cristo, li aveva sia a destra che a sinistra: chi si chiama 'cristiano' se lo deve ricordare!
Permettetemi di mettere qualche puntino sulle 'ì' e i chiodi al punto giusto, perché se lo avessero davvero chiodato per le mani, il Nazareno sarebbe caduto dalla croce dopo 5 minuti viceversa a PadrePio sarebbe stato un pò più ostico farsi venire le bue ai polsi.
Il nostro è un paese ben strano la satira la fà Panariello e l'opposizione ai nostri governi è affidata agli editoriali di Famiglia Cristiana, siamo alla buccia della frutta.
Orbene cari figlioli la mia teologia sta a quella di Ratzinger come la Camusina alla pera Abate Fetel, ma forse molti cattolici non hanno ancora capito che essi appartengono ad un gregge stipato nel recinto vaticano dove i 'baletti' ci sono e sono ben fitti, non si può interpretare la religione in modo incoerente rispetto alla pastorale, che è bene ricordarlo viene dettata da una ristretta cupola di persone in modo assoluto e dogmatico, non c'è Cristo che tenga, l'avete capito o vi faccio una sindone?
Vi ricordo alcune cosine di questi giorni, è stato abolito il limbo, perchè evidentemente non era roba da credersi, ma è stato quasi scomunicato e ridotto al silenzio un prete italo-argentino che avrebbe messo in dubbio la storiella di Adamo ed Eva, l'Annunciazione e amenità simili.
É stata bandita dai messali e dai cantici la parola Jahvè, ufficialmente perché poco rispettosa di dio, ma in effetti perché troppo ebraica e poco cattolica, questo papa in fatto di marketing ne sa una più del diavolo.
Saluti a tutti e gioite perché i radiotelescopi, per fortuna, non rilevano segnali di paradiso e di inferno, per il purgatorio rivolgetevi a Bertolaso.
Con un post del genere, mi chiedo che senso abbia discutere... Ma non hai altro da fare? Su Teraccu (quanto è vero il tuo nick) prova a rimettere in fila i tuoi neuroni.
Chiedo formalmente scusa per questo commento. Cara Michela, cncellalo pure, ma tacere o argomentare ulteriormente è un insulto alla tolleranza. Quella vera.
Michele, nessuna censura, è una discussione che mi sembra civilissima. La posizione di Su Teraccu è chiara, ma basata su un equivoco tipicamente anticlericale: la parola 'pastorale' è usata male. La pastorale indica propriamente l'orientamento alla cura delle anime, secondo linee direttive date da ogni singolo vescovo alla sua diocesi, e declinate in parrocchie, associazioni e movimenti, ciascuno secondo il suo specifico carisma.
Non è pastorale la presa di posizione su scelte governative.
Non è pastorale il giudizio etico sui risultati sociali delle decisioni politiche.
E' politica, e come tutti gli ambiti che riguardano la qualità della vita dell'uomo, è una sfera dove la Chiesa e i credenti possono e devono intervenire quando vedono lesi principi fondamentali.
Con quell'editoriale il direttore di Famiglia Cristiana ha fatto una cosa che oggi sembra scandalosa solo a dirla: ha fatto politica da una prospettiva cristiana. La stessa cosa che ha fatto il direttore della Caritas quando si è opposto al divieto di rovistaggio nei cassonetti romani. La stessa cosa che ha fatto il vescovo Tettamanzi quando ha detto a Letizia Moratti che escludere i figli degli immigrati clandestini dagli asili è un atto antiumano. E' politica, quella che dovremmo fare tutti davanti compiute a scelte che ci condizionano la vita come non vorremmo mai.
Il problema è che quel fare politica del direttore di Famiglia Cristiana entra in collisione diretta con un altro piano del fare politica, che interessa invece le sfere più alte della gerarchia cattolica, ed è fatto di contrattazioni molto meno nobili.
Anche un cieco è in grado di accorgersi che sono stati scambiati silenzi su certe cose in cambio di favoreggiamenti su altre. Cosa è stato ceduto in cambio dell'imposizione agli inquirenti che indagano su un prete di avvisare il suo vescovo pena invalidità dell'inchiesta?
Cosa è stato sacrificato in cambio di vantaggi fiscali, finanziamenti alle scuole private (pensa: tagli ovunque, lì nessun taglio!), ostracismo nel riconoscimento statale ai diritti di altre confessioni, perseguimento di politiche confessionalmente orientate in materia di scelte di vita privata?
Semplice: è stato chiuso un occhio, in certi casi due, su più di una legge umanamente discutibile. Solo proteste deboli e sporadiche su diritti umani negati: nessuna presa di posizione ufficiale sulla discriminazione razziale dei rom (e intendo dichiarazioni della CEI in merito, non monsignor pincopallo della diocesi di Chissene), nessuna critica all'inadeguatezza delle scelte finora fatte sulla sicurezza, sul lavoro e sui tagli allo stato sociale.
Niente.
Silenzio.
Il Vaticano non vede e non parla. E se per caso parla qualcuno non allineato che possa anche solo per sbaglio essere scambiato per una voce ufficiale, immediata arriva la presa di distanza: non è questa la posizione ufficiale della Chiesa.
O bella.
E quale è allora?
Non lo so, ma mi pare che Mauro Biani abbia risposto molto meglio di me alla domanda, con questa incantevole vignetta:
Una cosa che continuo ad ammirare di te: saper interpretare le discussioni, trovare il nodo, reinterpretarlo nel massimo rispetto delle posizioni. Spero che a nessuno venga mai in mente di usarti come vessillo, tranne che a me: se dovessi diventare pontefice, saprei a chi rivolgermi per l'Ufficio Stampa del Vaticano... sempre ammesso che tu (ragionando per asurdo!) decida di accettare! Un abbraccio... perché ci capiamo! Saranno il nome ed il cognome (nel rispetto dei differenti generi che ci spettano)?
Tana per Michele: diacono? seminarista del maggiore? :P
Beh! ;) Prima o poi sarebbe venuto fuori, no? In attesa di ordinazione diaconale... credo proprio che ti inviterò! :))
Tipico il riferimento alla malattia mentale degli atei e/o allo status sociale ed occupazionale evocato da MicheleM, ci sono abituato e tratto la cosa con gran leggerezza e buon umore. Tipico anche che qualcuno mi chieda se per caso la mia posizione derivi da qualche caduta dalla culla ovvero da violenza sessuale da parte di qualche prete, il fatto non sussiste, si può essere atei anche con un infanzia normale.
Resta in piedi il mancato sviluppo mentale che mi impedisce di concepire l'astrazione metafisica religiosa, evidentemente sono evolutivamente più vicino alle scimmie, tuttavia nella mia condizione da primate mi trovo benissimo, forse non è casuale che sia ghiotto di banane ed ananas. Avrei una certa idea sulla tolleranza, ma non volendo andare off-topic, ne approfittare di questo spazio invito gli eventuali interessati ad andarsela a leggere.
Giusto quanto dice Michela, spesso è difficile se non impossibile determinare dove finisce la pastorale e inizia la politica, pensando p.e. ai temi etici e morali, confine labile per i credenti figurarsi per gli atei.
È altrettanto innegabile che le azioni pastorali o politiche dei preti, dei vescovi e di tutto il mainstream cattolico non possono sottrarsi alle direttive vaticane, volevo solo ricordare che, magari in modo maldestro, qualcuno ogni tanto dimentica che le organizzazioni religiose non sono entità democratiche bensì gerarchie assolute.
Io ho massimo rispetto delle posizioni atee, e per il mio concetto di tolleranza mi riferisco a un background comune che si chiama 'linguaggio' (vediti il vocabolario). Nel caso: i neuroni incrociati sono i tuoi-tuoi, non in quanto ateo: ti sei accorto che te ne freghi della 'logica' tipica della comunicazione (tipo il criterio della consequenzialità delle affermazioni tra interlocutori)? Caro Su Teraccu, che tu sia ateo, buddista o veterocattolico non cambia le mie posizioni nei confronti delle tue esternazioni. Ma mi rendo amaramente conto che non hai proprio niente oltre a luoghi comuni che ti permettano di sostenere un dibattito, a parte il sentirti sempre chiamato al centro di discorsi che non riesci a collocare se non in quanto ateo. Avrai pure qualche altra idea oltre a quella che 'Dio non esiste'? Accetta l'osservazione, magari ti serve a crescere (umanamente, non in 'santità e giustizia'). Se vuoi possiamo continare il dibattito tramite e-mail. Vedi tu, non hai che da chiedere.
Caro MicheleM, visto che sei interessato alla mia personalità e al mio linguaggio, più che a quanto abbia cercato di esprimere a proposito della libertà della stampa cattolica, che non è ne peggio e ne meglio del resto della stampa italica, orbene sai dove trovarmi sarò ben felice di risponderti in privato.
Ognuno ha il suo lessico, le sue manie e la propria visuale di osservazione del mondo, non esiste un solo background comune a due persone, leggo volentieri Michela perché usa un linguaggio creativo, vivace, (auto)ironico, sarcastico, dissacrante e a volte un pò triviale, probabilmente se scrivesse le stesse cose in modo più piatto e meno iperbolico non la troverei altrettanto interessante.
Quindi lasciamo che ognuno usi il linguaggio che conosce e se proprio non ci garba ignoriamolo.
[OT]Per gli amanti della scrittura creativa estrema consiglio il sublime The Schwartz di Mattew Sharpe
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