| Resistere alle basse temperature |
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| Scritto da Michela | |
![]() Fate la prova, e ditemi se non c’è qualcosa di tragicamente surreale nel mettersi a leggere nel sito ufficiale della Toscana la notizia dello sciopero nazionale dei lavoratori nei call center, e contemporaneamente vedere nella colonna di sinistra gli annunci pubblicitari di Google fare capolino con scritte accattivanti come: “il tuo call center dalla Romania a 8 euro l’ora!”. Che poi tradotto significa che alla telefonista di euro ne andranno due se va bene, dodici euro lordi al giorno. Allora uno sorride e dice certo, ma quella è la Romania. Non lo è, invece. È il mercato del telemarketing low cost, dove Italia e Romania giocano con le stesse regole: vince chi spara più in basso, senza limiti. Il gioco si chiama dumping, ed è possibile solo perché lo permettono i contratti atipici, quelli che lasciano la gente sola davanti alla contrattazione del lavoro, con nessuna forza per negoziare condizioni diverse dal brutale prendere o lasciare: il prezzo del tuo tempo non lo decidi tu, e se ti dicono che vale un euro l’ora, fattene una ragione o sei fuori. È il mercato, baby. Molti di quelli che stanno a queste condizioni non lo fanno per i soldi, nemmeno io l’ho fatto per quello. Il bisogno che nessuno può dire a voce alta è che ti serve disperatamente qualcosa da fare, qualunque cosa che non siano i piatti della sera prima. È l’urgenza d’infilarsi una cosa che non somigli neanche a una maledetta tuta da ginnastica, è sentire la meravigliosa differenza tra la domenica e gli altri giorni, è morire di stanchezza, ma non di noia. È la paura di dare ragione a chi ti aveva detto che con quella laurea non avresti trovato mai un lavoro. Il terrore dell’inutilità è peggio che non avere soldi, e per questo per molto tempo nessuno ha discusso il meccanismo; non importa se non si diventa persone migliori vendendo l’ultima offerta adsl, è comunque sempre meglio che sentire la temperatura sociale che si abbassa di colpo quando ti chiedono «che lavoro fai?», e tu devi rispondere «nessuno». Zero gradi cardiaci, ed è peggio che avere un handicap, perché l’handicap gode della solidarietà sociale, ma l’inutilità non c’è chi te la perdoni: se non fai niente, sei niente. E allora, ti dici, non è meglio un euro all’ora? Tanto se ti lamenti non ti rinnovano il contratto, e allora sei fuori. Un rischio troppo alto. Se uno ha capito questo, sa perché il 40% di adesioni a uno sciopero fatto da quei lavoratori è un successo umano incalcolabile, la prova che c’è chi crede ancora di valere più di quanto lo pagano. |
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Che dire... la tua capacità di scattare istantanee della realtà (in periodi in cui si ricorre sempre di più al fotoritocco) mi lascia come sempre stupito...wow
Facendo parte dei nuovi laureati perduti ed angosciati in questo mondo del lavoro atipico e senza prospettive, anch'io terrorizzata dalla possibile domanda 'che fai nella vita?' o 'di cosa ti occupi?', o ancora 'ma a cosa ti serve quella laurea, che opportunità di lavoro ti offre?', con quella tua passione per la filosofia per la quale ti guardano come un'aliena, beh ti capisco perfettamente!!!
Hai mai considerato che se il prezzo del tuo tempo dovessi deciderlo tu, vista la necessità di ognuno di lavorare e il limitato numero di posti, avresti comunque il 'vince chi spara più in basso, senza limiti'?
Piero, evitiamo di semplificare quello che semplice non è. L'articolo è chiaramente sul settore del telemarketing, quello dove i turn over sono più rapidi, e dove per fare la telefonista non c'è da superare nessuna concorrenza o selezione.
Si tratta di fasce di lavoratori deboli, perché poco specializzati, la cui unica possibilità di avere retribuzioni dignitose è affidarsi alla contrattazione collettiva, il che è ben diverso da 'fare il prezzo tu'.
Brava, Michela! Hai messo in evidenza in poche righe e con una prosa semplice e diretta due aspetti fondamentali di un complesso problema: 1) Il perverso meccanismo privatistico e de-socializzante dei contratti finto-autonomi che lascia il lavoratore solo e indifeso di fronte al contraente più forte, l'impresa; 2) la crisi del lavoro come mezzo per la formazione e il mantenimento di un'identità sociale accettabile e condivisa.
- Signorina il suo curriculum è davvero interessante, piuttosto ci dica, ha famiglia? -
Non essendomi autoprodotta penso subito ai miei genitori, sorelle e fratello, ma poi ovviamente rispondo che ho marito e figlia.
- Lei ha un handicap lo sa?-
Mi guardo arti e tronco e faccio per voltarmi per vederli anche posteriormente quando...
- No, che ha capito! La bambina, sua figlia...! -
Dopo otto anni dello stesso copione ho deciso di fornire agli attori uno spunto per una variante: ora
ho anche un maschietto di due mesi.
- Signorina il suo curriculum è davvero interessante, piuttosto ci dica, ha famiglia? -
Non essendomi autoprodotta penso subito ai miei genitori, sorelle e fratello, ma poi ovviamente rispondo che ho marito e figlia.
- Lei ha un handicap lo sa?-
Mi guardo arti e tronco e faccio per voltarmi per vederli anche posteriormente quando...
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