| A che titolo |
|
|
|
| Scritto da Michela | |
![]() Perché nessuno studia il danno all’umanità causato dalle quarte di copertina dei libri? Se qualcuno può dedicare ore di studio a misurare quale debba essere l’esatto scrocchio della patatina fritta, per quale mistero non si trova chi voglia calcolare lo scadimento qualitativo della vita di chi è circondato da branchi di arroganti lettori di quarte di copertina, ai quali solo l’alta stima che ho del mio tempo mi impedisce di rivelare che quella pagina è di solito l’unica del libro che non ha scritto l’autore? Costoro vagano per le librerie laureandosi fuori corso in Titoli e Quarte, da rivendersi poi in aperitivi dove è (sic!) titolo di merito conversare per ore su libri che non si sono letti. Sono gli stessi individui che con un pezzo di oliva tra i denti fanno affermazioni come “naaa, non sei tipo tu da cose del genere”, e ti viene da chiedergli scusa, che diavolo ne sai di me, di cosa sono capace o no, se persino io a volte mi perdo in orrendi paesaggi interiori dove ammazzo per noia cuccioli di foca, sfotto con gusto bambini handicappati, voto Calderoli e mi guadagno da vivere componendo suonerie di cellulare con gatti cantanti. Credimi, non lo sai di cosa sono davvero capace, esattamente come non puoi sapere cosa c’è dentro La solitudine dei numeri primi se non lo leggi. Uno mi ha detto “l’ho preso per il titolo, è proprio stupendo”, e io taccio a proposito di quello che nemmeno Paolo Giordano ha mai nascosto - cioè che il titolo lo ha scelto l’editor e non lui - perché se fosse per me i libri manco lo avrebbero un titolo. Per legge dovrebbero essere liberi da orpelli, con le copertine totalmente bianche, e ogni libreria sarebbe un arsenale candido, con trincee altissime di storie minacciosamente silenziose, dalle quali non ti salverà il genere, né l’immagine del frontespizio, né la foto in bianco e nero dell’autore che ammicca, né il canto di sirena di un titolo da cui spesso si finisce per aspettarsi troppo. Niente di niente. Solo storie, miliardi di storie che si propaghino per contagio, come fossero malattie. Sparirebbero le classifiche, i critici letterari sarebbero costretti a fare le recensioni solo su libri che hanno letto davvero, e gente come Alain Elkann si troverebbe finalmente un vero lavoro. Potrebbe persino succedere che Adelphi non venda più i libri a blocchi monocolore perché fanno pendant con il tappeto del soggiorno. A noi resterebbe la responsabilità di confidarci a vicenda perché vale la pena di sapere che c’è un vecchio che fa una silenziosa sfida contro il mare, e c’è una donna sensibile che tradisce il marito di nascosto con il guardiacaccia, e c’è un principe che uccide lo zio perché geloso dell’amore di sua madre, e poi però non vissero felici e contenti per niente, e il bello è proprio lì. Per distinguere una storia dall’altra uno ci scriverebbe sulla copertina quel che vuole: “Ah, se avessi il carattere di questo pescatore”, “ecco cosa potrebbe succederti se mi trascuri”, “il principe svitato”… Dio sa che battesimi letterari ci siamo giocati accettando che le storie ci arrivassero già vestite da altri, e quali mondi ci siamo preclusi perché la copertina ci ha ingannati sulla destinazione del viaggio. Ho solo un tentennamento su questa convinzione: senza i titoli non esisterebbe la poesia dorsale, e sarebbe proprio un gran peccato. Per le quarte di copertina invece, proprio nessun rimpianto. |
Numero di commenti (4) - Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo
You must javascript enabled to use this form
Erm, nello specifico il marito della fedifraga era impotente per una ferita di guerra. Non è tanto che la trascurasse, quanto che non fosse l'omaccione nerboruto che serviva a lei (tanto più che poi il marito tradito intreccia una relazione morbosa con la governante...) Vabbè, pignoleria a parte hai ragione. Solo che i titoli sono belli. A me piacciono. Vorrei saperli fare.
beh, tanto per restare in tema flickr a me piacciono molto le associazioni che fa lei: http://flickr.com/photos/valeriayou/310998956/in/photostream/ (che la poesia dorsale sia la versione piacevole e un po' sintattica dell'epoca 'della terza pagina' a cui faceva riferimento quel provolone di Hesse ne 'il giuoco delle perle di vetro'? :[flickr.com]
Io mi sono innamorata di Antonella Ottolina guardando le sue poesie fotografate in una libreria...
Sono d'accordo,
basarsi sul titolo non basta. Eppure a volte è più forte di me. Ad esempio, io 'la solitudine dei numeri primi' non l'ho letto proprio perchè indisposto dal titolo. E' che al momento non ho alcuna ragione per esserne pentito. Se qualcuno mi può convincere del bello di quel libro, annullando la repulsione per il titolo, ben venga.
| < Prec. | Pros. > |
|---|










