| Bradbury si complesserebbe |
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| Scritto da Michela | |
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Negli anni ottanta impazzivo per una serie tv che si chiamava “Ai confini della realtà”, e raccontava di un mondo parallelo al nostro, analogo ma non proprio uguale, dove i protagonisti a volte finivano per sconfinare, scoprendo a proprie spese il volto alieno e misterioso del verosimile. Era ottima fantascienza, e mi rammaricai quando la serie ebbe termine. Poi per fortuna ha cominciato ad andare in onda il Tg4, un programma delle reti Mediaset ispirato allo stesso format. Dopo averlo inizialmente confuso per un telegiornale, molti orfani del telefilm americano hanno capito che si trattava in realtà di un seguito della vecchia serie televisiva, ambientato però in Italia. Nella nuova versione il protagonista, un giornalista dal significativo cognome di Fede, finge di trasmettere da una dimensione parallela alla nostra, da un mondo analogo, ma non proprio uguale, dove succedono cose del tutto verosimili, ma diverse. Per esempio, mentre da noi le borse mandano in fumo milioni di risparmi, il servizio di apertura del Tg4 parla invece per venti minuti dell’amicizia fraterna tra Berlusconi e Bush. Nel mondo parallelo da cui trasmette il protagonista della serie, Vittorio Feltri è l’unico opinionista disponibile, il razzismo non è altro che l’invenzione di una certa sinistra, e c’è sempre una cagnetta che fa qualcosa di commovente da raccontare in chiusura dell’edizione. Delle molte cose che succedono da noi, il Tg4 non racconta niente, oppure le presenta in modo che sembrino successe in modo diverso, tanto che a volte è difficile accorgersi del confine tra la fiction e la realtà. La bravura degli sceneggiatori della serie consiste proprio in questo: far capire a chi guarda che basta poco per vivere in una dimensione essendo convinti di stare vivendo nell’altra. Infatti in nessun episodio del Tg4 capita che studentesse di origine marocchina vengano picchiate sul tram perché non hanno ceduto il posto alle compagne italiane, come succede nel nostro lato della realtà. Nessuno studente nero viene scambiato per spacciatore, picchiato e rilasciato con la scritta NEGRO sulla busta dei suoi effetti. Nessuna scuola ha classi divise per razza. In quella dimensione parallela il governo è una macchina perfetta, e chi protesta è sempre un gruppo sparuto di facinorosi incapace di dare ragione delle proprie grida. Quando la realtà è un confine, siamo tutti clandestini. |
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Bellissimo Michela!
Tra parentesi, sbaglio io o Berlusca sta diventando il più grande presidente del Consiglio statalista che la storia della Repubblica abbia mai conosciuto?
L'intervento statale, tra Alitalia e ora le banche sta diventando spropositato.
Marx e i suoi epigoni (catto)comunisti non avrebbero saputo fare meglio...
Tutto vero. Ma che tristezza soprattutto pensare che tali soggetti corrispondono ad una bella fetta della pseudo società italiana.
Purtroppo, temo che gli stessi sceneggiatori stiano attualmente scrivendo i testi anche per il TG5 (per non parlare poi di Studio Aperto).
L'altro giorno, infatti, noncuranti di tutto il resto, hanno aperto il telegiornale delle 20,00 dando fondo a tutto lo scibile umano in materia di superlativi, per descrivere la visita di Berlusconi dal suo 'degno' amico Bush. Perfino l'occhio cereo della Buonamici, che leggeva il TG, ha avuto un sussulto e taluni giurano che ad un certo punto ha preso a lacrimare, come una miracolosa madonnina di gesso.
Qualsiasi tentativo di agire sul telecomando, è stato reso vano dal livellamento verso il basso di tutti gli altri canali. Rassegnamoci!
La cosa più triste è che la situazione è destinata pure a peggiorare.
Cara Michela, ho risolto da tempo il problema eliminando la televisione dalla mia vita. Per l'informazione c'è internet, per l'intrattenimento milioni di libri verso i quali nutro un unico sentimento di amarezza: non riuscirò mai a leggerli tutti. Poi ora c'è una bambina fresca fresca da far crescere bene. E quando lei sarà adulta, Fede e Berlusconi saranno terra da far boccali. Come diceva Totò, 'a' livella' non risparmia nessuno. Verranno tempi migliori, ''a da passà a nuttata', come diceva un altro celebre napoletano Eduardo de Filippo.
Giovanni, quando scrivo queste cose, gioco forza ragiono politicamente. Io guardo Fede con occhio da entolomologo, milioni di persone seguono quel tg convinti che sia una cosa seria, che dica cose vere. Il sentire comune della gente a basso impianto critico si plasma in modi insospettabili, anche facendogli entrare in casa un direttore buffo e un po' confusionario che ogni tanto strappi un sorriso. La chiave di ogni pubblicità non è nella bellezza, ma nella ripetizione. Io non guardo la tv, ma intorno a me la guardano tutti, e quindi la tv entra nella mia vita comunque.
Teniamo conto di un altro aspetto.
I media hanno in sé stessi la loro forza, a prescindere dai contenuti. Se Berlusconi è al massimo della popolarità e i preferiti dagli italiani tra i suoi scudieri sono la Gelmini e Brunetta, non è tanto perché i TG ne parlino bene (il che succede, beninteso), ma perché ne parlano, e ne parlano in continuazione. Il principio della reiterazione, così valido in pubblicità, è vincente anche nella pseudo-informazione propagandistica ammannitaci quotidianamente da tutte le TV, in perfetto stile orwelliano. Sistema in cui Fede è solo la versione più grottesca di un modello universale.
Il funzionamento dei mass-media non viene insegnato nelle scuole, benché sia quanto di più decisivo esista per la stessa formazione della nostra coscienza individuale e collettiva e nonostante esistano una vasta bibliografia e studi pluridecennali in materia. Sarà un caso?
Ma qualcuno è in grado di spiegarmi il perché il concetto di diversità sia stato abolito in quanto erroneamente ritenuto implicito in quello di razzismo , e dunque, contro qualsiasi evidenza e contro l’uso della ragione e della logica, nessuno debba vedere delle diversità fra un individuo e l’altro, tanto meno fra un popolo e l’altro?
A me sembra di vedere tutt'altro, quasi l'instaurazione di un nuovo mito di fondazione dove la Storia non è più la nostra ma di altri. Povera parola 'razza'.
:'Raffaele Volpi'
(...)qualcuno è in grado di spiegarmi il perché il concetto di diversità sia stato abolito in quanto erroneamente ritenuto implicito in quello di razzismo(...)
In effetti c'è tanta gente che potrebbe spiegarglielo, ma difficilmente lei lo capirebbe, altrimenti non avrebbe posto il domandone.
Saludu & Trigu
Raffaello, vedere le diversità è l'ovvio, considerare la diversità un valore è ben altro che ovvio. Anche cinesi e ghanesi sono diversi: facciamo una classe per i bambini cinesi e una per i bambini ghanesi? La lingua si impara frequentando chi la parla, è un principio di una tale elementarità che ci si sente persino banali ad esplicitarlo.
Un giorno o l’altro, pur di non parlare delle “notizie vere”, Emilio Fede dedicherà un servizio anche all’assassino di Laura Palmer.
Ciao, Elena
Gentile Michela Murgia,
sono pochi gli scrittori di 'razza' perché pochi sono quelli che disvelano l’ovvietà nel suo imperversare. Anzi, i più grandi sono stati sempre coloro che hanno descritto le verità più semplici che al resto del gruppo apparivano invisibili. L’ovvio è proprio questo: accecamento. È evidente che i signori “Saludu & Tringu” non si dimostrano, al momento, né scrittori e nemmeno lettori di razza. Ma un'indicazione ce l’hanno fornita. L’argomento “razza” è un argomento tabu, utile per eliminare altre parole. “Diversità” è una di quelle, nonostante lei la difenda con tutte le sue forze, in quanto valore da lei stessa riconosciuto. Certo che è una violenza fare classi di soli bambini ghanesi o cinesi in Italia. Così come potrebbe essere una violenza imporre l’apprendimento della lingua italiana agli stranieri. Allora facciamo le classi miste. Con le classi miste come ci si potrà comprendere al suo interno? Un professore, un maestro, un insegnante, come potranno costoro insegnare e gli alunni apprendere se nemmeno sarà facile capirsi? Con quali “differenze” sarà poi possibile valutare gli stranieri sul piano del rendimento scolastico? Non si corre il rischio di far violenza in tutte le direzioni? Magari utilizzando due pesi e due misure nei confronti degli italiani e degli stranieri. Questa non rischia di esssere ingiustizia, in quanto assolutizzazione dell’”uguaglianza” democratica? Non rischia di essere un travisamento dei diritti con i doveri, una confusione pazzesca fra ruoli e identità. È facile mettersi sul piedistallo dall’esterno di un problema e dire che si sta facendo del “razzismo”. E si badi bene, io non sto difendendo nessun governo, né di destra né di sinistra. Anzi. È l’affermazione “volemose bene”, propugnata da tutti a tutti costi, e diventata regola, la violenza che impone di non vedere le differenze.
Non è d’altronde “razzismo” quella realtà nascosta, ma, ahinoi, del tutto reale di studenti musulmani che disprezzano le donne che insegnano? Si tace su questo, ma il problema esiste. Tutti gli organi d’informazione tacciono su questa parte di realtà. Come lei certamente saprà, statistiche alla mano, la maggioranza dei docenti in Italia sono donne. Come la mettiamo in questo caso?
Saltiamo di palo in frasca! Non è violenza aver giudicato con le nostre leggi, attraverso il filtro del giudizio occidentale, il padre packistano che ha ucciso la propria figlia perché viveva troppo all’occidentale? E chi lo spiega agli italiani il fatto che il gruppo etnico al quale appartiene lo avrebbe condannato se non l’avesse uccisa? Nessuno. Evviva la “diversità”. D’altronde i popoli che vedono nell’Antico Testamento il testo sacro per eccellenza sono accecati dalla fede? Non lo posso dire, altrimenti sarei tacciato di “razzismo”. Non mi resta che esplicitarlo dicendo che c’è una “diversità” di opinione sui principali valori religiosi del pianeta. Così me la cavo con un politicamente corretto. Siamo in piena trattativa sindacale. A tal punto ci siamo ridotti. Tutto il pianeta, con tutte le sue credenze, le sacre convinzioni, gli inviolabili modi di essere più profondamente radicati di ogni popolo, concentrato in Occidente e in Italia. C’è un passo, fra i tanti dell’Antico Testamento, che mi assilla, a proposito delle donne ed è l'esposizione del panno macchiato di sangue: Deuteronomio, 22, 13-21. Dal racconto si capisce che questo panno veniva consegnato ai genitori della ragazza i quali lo conservavano nel caso che il marito la diffamasse affermando che non l'aveva trovata vergine. Nel caso, invece, che avesse ragione: ' allora la faranno uscire all'ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà così che muoia...'. È giusto contraddire questa “diversità”? Certamente non nel mondo islamico. Neanche in quello ebraico di duemila anni fà. Ma in Italia sta per esplodere qualcosa…
Mi parli in maniera concreta di questi problemi, evitando, se vuole, di restare sul generico “volemose bene”, nonostante questi siano argomenti “politicamente scorretti”. O sarebbe meglio dire fuori moda, pericolosi, contaminanti per chi osi parlarne “criticamente”? Voglio dire, criticamente logico. E non mi faccia l’esempio degli immigrati italiani all’estero. Mi strazierebbe il cuore di pena per tutti quegli Italiani che per sopravvivere sono dovuti partire ma sognando di tornare a morire a casa propria.
Putroppo il problema è che la realtà parallela ha più audience della realtà 'vera'. Solo perchè è più comoda. La gente non ama più pensare, non si dedica volentieri alla riflessione... se non negli specchi!
Potrei pensare di emigrare in Africa, Oriente o SudAmerica!
Signor Volpe,
le razze non esistono. O meglio, come diceva Einstein, ne esiste solo una: quella umana.
La diversità è il primo principio di esistenza: se tutto fosse uguale, non esisterebbe niente. Ed è un valore fondamentale sia in natura che nella cultura.
Ma non si tratta, come la intende lei, di una diversità statica, data una volta per tutte, una forma di distanza tra grandezze incommensurabili, bensì di una forza dinamica, che ha bisogno di interazione per far esprimere alla natura e alla cultura tutte le loro potenzialità.
Altra faccenda. Il disprezzo per gli insegnanti e in specie per le donne insegnanti. Conosco e frequento, per una serie di ragioni che non sto ad elencare, parecchi insegnanti, quasi tutti di sesso femminile, sia al nord che altrove. Ebbene, è vero che sono disprezzate, ma non certo dai musulmani, bensì al 99% da maschietti tutti italici fino al midollo (ma anche da donne italiche, se per quello).
La pretesa di creare classi differenziali per gli stranieri non ha alcuna accettabile argomentazione a proprio sostegno, tanto meno dal punto di vista strettamente educativo e pedagogico. Se ne faccia una ragione.
P.S. Salude e trigu non è un antroponimo ma un saluto beneaugurante, in sardo (sa quella sottospecie di dialetto parlato dai selvaggi isolani...). Vuol dire: salute e grano (ossia, abbondanza).
Com'è bella la diversità!
Omar, riguardo al poco rispetto da parte di studenti islamici verso le insegnanti donne, il problema c'è, anche se tu forse non hai avuto occasione di toccarlo con mano. Ho lavorato per anni in una scuola frequentata da molti ragazzi stranieri, e vedevo e acsoltavo ogni giorno la fatica delle insegnanti più generose e determinate che dovevano affrontare il rifiuto dei ragazzi musulmani di obbedire ad una donna. I ragazzi stessi hanno ammesso con semplicità la natura culturale della propria obiezione. Il problema, lentamente, è in parte rientrato, perchè è cresciuto un rapporto di stima tra (alcuni) ragazzi e (alcune) insegnanti. E' rientrato in parte, ma non è annullato.
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