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La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 

Ico Gasparri, il fotografo divenuto famoso per i suoi raid sulle pubblicità con la donna oggetto, ha fondato una associazione intorno al protocollo contro la pubblicità sessista. Stanno aderendo in tanti, perché c'è bisogno di uno sguardo diverso.

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Scritto da Michela   
addio mondo sociale!
Daniele quando vuole ottenere qualcosa sa essere più molesto di un adolescente con la christmas card. Non a caso è lui che si occupa delle mie questioni contrattuali.
- Dai, entra su Facebook, guarda che non è come credi. E poi ci siamo tutti.
- “Tutti” è la parola che più detesto al mondo dopo “italianità”. Tutti chi?
- Le persone che conosci!
- Se le conosco vuol dire che le frequento già, quindi a che mi serve Facebook.
- Magari quelli che hai perso di vista.
- Se li ho persi di vista un motivo c’era.
- Ok, però è un discorso anche di self advertising: metti gli eventi, fai sapere che fai cose, che vedi gente… per il tuo lavoro è importante.

Daniele, il mio efficientissimo co-agente, quando vuole davvero ottenere una cosa sa essere fastidioso come il grasso del prosciutto tra i denti. Non a caso è lui che si occupa del mio recupero crediti.
- Provaci, ci stai a tempo determinato.  
- La storia della mia vita, cioè.
- So che sono insistente, ma scommetto che alla fine mi ringrazierai.
- È vero, hai ragione.
- Vedi? Già mi sei grata.
- No, hai ragione che sei insistente.
- Ti piacerà, vedrai.
- Disse il pitone a Cicciolina. Due mesi, non un giorno di più.

All’inizio ho cercato di resistere, includendo nella lista amici solo le conoscenze effettive. Ma Facebook è subdolo: è strutturato per rendere più complicato rifiutare che accettare, sfoderando il sottile ricatto emotivo delle amicizie in comune. Il fatto che io sia cattolica mi rende una persona geneticamente predisposta a sentirsi sempre in colpa per qualcosa, quindi con me il giochetto ha funzionato alla perfezione: ogni volta che qualcuno mi ha chiesto l’amicizia è stato come se apparisse un disclaimer lampeggiante con la scritta: “Ciao! Con questo perfetto estraneo avete ben sei amici in comune, e quindi scatta la legge degli affetti comunicanti. Ma se non sei d’accordo premi pure il tasto IGNORA, e pazienza se costui dirà alle vostre comuni amicizie che sei una stronza che se la tira.” Il risultato è che dopo dieci giorni accettavo cani e porci, tranne quelli che avevano nella scheda l’orientamento politico a Forza Italia, perché per certi cattolici il senso del pudore viene ancora prima del senso di colpa. Ho poi acconsentito a passare per assente a me stessa, descrivendo i miei status in terza persona come se fossi il personaggio di un romanzo. Ho permesso di rappresentarsi come miei orgogliosi amici a persone che hanno i miei contatti da anni e si sono sempre distinti per l’impegno profuso nel non usarli mai. Ho perso almeno mezz’ora al giorno a negare sostegno alle cause più disparate, rinunciando a capire quale sostanza stupefacente ecciti l’ego di alcuni al punto da convincerli di poter influire sulla crisi del Darfur o sulla salute di Silvio aprendo un gruppo su Facebook. Ho postato foto, note, link e video, facendo finta di essermi dimenticata del fatto che all’atto dell’iscrizione avevo esplicitamente accettato che Facebook potesse sfruttarne l’uso anche commerciale e farne back up, quandanche io li avessi voluti rimuovere. Ho osservato come fosse perfettamente possibile accedere ai contenuti di gente che non mi ha mai inclusa nella sua lista di amici, solo perché qualcuno ci aveva taggato un mio amico. Ho rilevato che comunicando a qualcuno la tua presenza a un evento, automaticamente lo comunicavi anche a tutti i suoi amici, i tuoi amici e gli amici dei vostri amici a cui l’evento sarebbe stato segnalato. Credo di aver visto simili livelli di intromissione nel privato solo il giovedì mattina al mio paese, quando durante il mercato le massaie cabraresi entrano in modalità “Trasmissione Altrui Cazzi”, da cui il tipico detto sardo: mi stanno facendo la TAC.

In tutto questo, a me più che altro mancava la cara vecchia discriminazione.
È un peccato che discriminazione sia diventata una parola tabù che richiama alla mente cose orribili come  gay impiccati, colf nere lasciate in piedi sull’autobus e manifesti elettorali con la faccia di Magdi Cristiano Allam. È proprio un peccato, perché io adoro la discriminazione, quest’arte nobile è insita nel mio DNA.
Passo la giornata a discriminare, e lo faccio ogni volta che scelgo delle cose e ne escludo altre, dosando attenzione e impegno in certe attività per trascurarne volutamente altre, sempre a mia insindacabile discrezione. Discriminare non è mestiere per tutti, ma è riservato a chi è capace di intuire le differenze di senso, coglierne le sfumature e distinguerne i livelli, applicando a ciascuno il giusto schema di interpretazione. L’artigianato della discriminazione richiede pazienza: ci vuole la sottile mentalità del setaccio per distinguere con cura la granulometria delle cose e delle persone a cui vuoi dedicare attenzione. E “sedazzu” non a caso è il soprannome della mia famiglia da quattro generazioni, portato con l’orgoglio di un patronimico anche da consanguinei che non si rivolgono vicendevomente la parola da anni, per precisa e volontaria discriminazione.

Su Facebook la discriminazione è impossibile, nessuna distinzione tra intimo e infimo.
Il tuo migliore amico e il compagno delle medie - che hai accettato solo perché non ti andava di rivangare che dall’86 lo avevi volontariamente esiliato dal tuo giro di amicizie in quanto si faceva le pippe al buio durante l’ora di religione mentre la suora mandava le diapositive dei bambini africani - avranno identico accesso alle tue informazioni. Se decidi di far sapere a tuo fratello in Australia che non esci più con MariaLuisa, lo renderai inevitabilmente noto anche alla tipa che ti ha chiesto l’amicizia solo perché avevi nel profilo la foto strategica di quando giocavi a pallamano con il pantaloncino stretch. Non ci sono livelli di confidenza su Facebook, non ti è permessa nessuna sfumatura: una volta nella tua lista, estranei e intimi diventano destinatari dello stesso flusso di informazioni, ed è normale che con 480 interlucutori simultanei uno non abbia sempre presenti tutte le possibili conseguenze. Questo perverso socialismo degli affetti è molto più grave delle menate sul valore commerciale del database di Facebook, perché nel piccolo è infinitamente peggio non poter esercitare il sacrosanto diritto di discriminare l’intimità, separando le persone di cui davvero ti importa qualcosa dai pur rispettabilissimi conoscenti con cui parlare del tempo che fa a Milano. I setacci su Facebook sono inutili, o hanno maglie tanto larghe che il micron è misura troppo restrittiva. Tutti devono sentirsi speciali per tutti, con il risultato ovvio che nessuno davvero lo è. Non c’è nemmeno la scusa dell’auto promozione, perché se per mandare cento inviti a un evento devo fare cento click, è evidente che il mezzo non è nato per facilitarmi in quello scopo.

Quindi ieri i miei due mesi sono finiti, e senza esitazione ho disattivato l’account. Naturalmente prima ho avvisato tutti di questa mia specie di morte sociale, con il prevedibile risultato di innescare uno psicodramma fatto di frasi di commiato surreali (“sono scelte di vita”) e di critiche dolenti (“ci hai solo usati come cavie”), il che dovrebbe almeno fare un po’ riflettere sulla rifrazione del senso di parole come “scelte”, “vita”, “usare” e “cavie” in un posto dove la gente parla di sé in terza persona e il deus ex machina che gestisce il sito diventa padrone anche delle tue foto al mare in bikini.

Daniele ha fatto la pagina Personaggio Pubblico, che per quanto suoni assurda, sulla mia allergia alle simulazioni relazionali ha un impatto molto più soft di una pagina personale. Per quanti mi apprezzano attraverso il mio lavoro, spero e credo sia sufficiente. Per gli altri, ci vediamo sabato al matrimonio di Giovanni e Simona.
Michela intende trovarsi lì.
 
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Volevo precisare che io non ho mai usato l'espressione 'self advertising'.
Il prossimo passo comunque sarà fare iscrivere Michela su Badoo.

Inserito da Daniele, il 05/12/2008 alle 18:10

Hahahaha!
E pensare che io ho imparato da te come bloccare i contatti MSN fastidiosi...
Non c'è che dire, stavolta è il maestro che s'è fatto superare dall'allievo!

Al massimo puoi aprire un altro blog su splinder e scrivere un altro besteseller programmatico... :P

Inserito da Ficciones, il 05/12/2008 alle 18:21

Noooo e io che ti volevo chiedere l'amicizia!

Inserito da Danilo, il 05/12/2008 alle 18:27

Alcune info piuttosto banali quando si utilizza internet, ma che molti utenti di FB evidentemente trascurano.

:
'La Privacy di Facebook'
Chiunque desideri disattivare il proprio account Facebook, può farlo dalla pagina Il mio account.
È possibile che le informazioni rimosse rimangano memorizzate in copie di riserva per un periodo di tempo, ma generalmentenon saranno disponibili ai membri di Facebook.

Quando si utilizzano servizi di comunicazione per condividere informazioni con altri utenti su Facebook (ad esempio, quando si invia un messaggio personale ad un altro utente), tuttavia, non è possibile rimuovere questi tipi di comunicazione.

Inserito da Su Teraccu, la cui homepage è qui il 05/12/2008 alle 18:31

Cara Michela...questi giorni, la polemica su Facebook infiamma molti luoghi, virtuali e non. Comprendo che possa non piacere, comprendo l'allarmismo delle persone che sostengono ' a cosa serve avere 900 amici su facebook se poi il sabato sera non sai con chi uscire?'...ma posso dire con fierezza che io ho facebook, cosa che mi diverte, e contemporaneamente so anche con chi uscire il sabato sera. Demonizzare il mezzo...demonizzare il messaggio? Visto che secondo mcluhan sono la stessa cosa... Ma non sarebbe molto più semplice prenderla un pò di più 'a giogu'? Magari mi prenderete per superficiale...ma io davvero non riesco a vedere la gravità del mezzo in sè...non mi sento 'invasa', e credo di poter scegliere se pubblicare una foto o no, se dichiararmi single o no...e sapere benissimo che una volta che pubblico...TUTTI vedono. A mio fratello glielo posso dire anche per telefono se esco con Marialuisa. E poi non metterlo su facebook. Qualcuno dice anche che facebook è una terrificante 'vetrina', dove conta l'apparire e non l'essere. Forse ho solo l'illusione della scelta. Questo mi preoccupa. Sono diventata così cieca che non riesco più a distinguere la libertà dalle catene? Forse sono una pecora? Per colpa di Facebook? Oppure Facebook è l'ennesima pecorata? Non so. Qualcuno mi illumini.

Inserito da Carla Marcialis, il 06/12/2008 alle 11:34

Mi sono iscritto su FB pochi giorni fa. Ho visto i miei compagni delle medie e -tentatissimo- sono andato oltre. Ho visto Michela e -tentatissimo- sono andato oltre. Poi ho ritrovato Patrizia e Slobodan che non vedo da sei anni e che (per questa febbre che investe i contratti di telefonia mobile) non ero più riuscito -ma li ho poi veramente cercati?- a contattare. Credo che il problema di FB sia l'esatta incapacità degli utenti di porre dei distinguo...

Inserito da MicheleM, la cui homepage è qui il 06/12/2008 alle 21:42

Se dico che Facebook è agli antipodi del mio modo di gestire relazioni, non vuole mica dire che deve essere lo stesso per tutti :)

Inserito da Michela, il 06/12/2008 alle 22:07

Infatti: se metti insieme le due cose (il tuo spirito critico [quanto mi piace! :)] e l'insensatezza di alcuni meccanismi di FB) ottieni che fuori da FB funziona esattamente allo stesso modo... con la differenza che il mondo reale non è subdolo come quello del reality-web!

Inserito da MicheleM, la cui homepage è qui il 07/12/2008 alle 12:25

Visto che ne stiamo parlando, provate un po' a leggervi questo.
Viva il tzilleri!

Inserito da Omar, la cui homepage è qui il 07/12/2008 alle 16:42

Giuste considerazioni. Solo che io sono ormai entrata nel tunnel e credo che sia come ogni droga, sai che fa male o cose del genere, ma continui a farti! Credo che dipenda dal mio bisogno perverso di entrare nell'intimità delle persone, fa parte dei miei studi letterari presumo, studio il fenomeno e gli annessi e connessi. Ergo mi diverto.

Inserito da Stefania, la cui homepage è qui il 07/12/2008 alle 20:35

Omar, pur diffidando profondamente di Facebook, devo ammettere che l'autore del pezzo - nelle parti dove per quel che mi riguarda la verifica è immediata - fa ragionamenti tagliati con l'accetta, per esempio in questo pezzo qui

:
Il mentore filosofico di Thiel è un certo René Girard dell'università di Stanford, ideatore di una teoria del comportamento umano chiamata 'desiderio mimetico'. Girard ritiene che le persone siano essenzialmente come pecore e si imitino l'una con l'altra senza pensarci troppo su. La teoria sembra essere provata anche nel caso dei mondi virtuali di Thiel: l'oggetto desiderato è irrilevante; è sufficiente soltanto che gli esseri umani abbiamo la tendenza a muoversi in greggi. Da qui derivano le bolle finanziarie. Da qui deriva l'enorme popolarità di Facebook. Girard è un habitué delle serate intellettuali di Thiel. Tra l'altro, una cosa che non potrete trovare nella filosofia di Thiel sono gli antiquati concetti che appartengono al mondo reale, come Arte, Bellezza, Amore, Piacere e Verità.

Il 'certo' Renè Girard è uno degli antropologi viventi più innovativi e autorevoli del mondo, e sicuramente non può essere liquidato come l'ideologo di Facebook, almeno non più di quanto Nietzsche possa essere definito ideologo del nazismo. La teoria del desiderio mimetico è una ipotesi di comprensione sociale molto complessa e affascinante - tra le altre cose è alternativa all'edipismo freudiano come spiegazione della violenza singola e collettiva - che afferma cose ben diverse dal pecorismo universale, per affermare il quale non ci serviva certo Girard.

Il fatto che la teoria del desiderio mimetico possa spiegare il funzionamento di Facebook, ammesso e non concesso che sia vero, dimostrerebbe al massimo che Thiel è un manipolatore di tendenze collettive, non certo che il pensiero di Girard sia funzionale a quella manipolazione. Equiparare lo studioso serio e competente allo speculatore spregiudicato e amorale solo perché quest'ultimo frequentava le lezioni di Girard a Stanford è una forzatura talmente evidente che mi costringe a supporre identica pressione anche sul resto del testo.
Appena ho verificato riga per riga ne riparliamo ;)

Inserito da Michela, il 07/12/2008 alle 20:43

Michela: lasciatelo dire: sei troppo toga! :-) Quella della 'TAC' alla cabrarese è davvero fenomenale. E la confermo: al mio paese c'è una signora che chiamano 'Sa crabarissa', la quale è una radiologa perfetta: fa la TAC a tutti... e abita anche vicino al Mercato. Cosa volete di più?? ciao

Inserito da don Marco, la cui homepage è qui il 08/12/2008 alle 09:17

Ciao! Condivido quanto hai scritto. Anche io lo sto vivendo come esperimento e mi spaventa la terza persona, il raccontarsi in maniera superficiale, gli spettri del passato che ritornano. Mi terrorizza il fatto che un po' mi stia assorbendo e forse dovrei realmente chiudere, perchè è un sistema che si fonda su meccanismi che non sento miei. Ero anche io tra i tuoi contatti, perchè ti avevo intervistato e mi faceva piacere conoscerti meglio. Di sicuro non era quello il contesto..saluti,Alem;)

Inserito da ALEM, la cui homepage è qui il 08/12/2008 alle 10:08

P.S.
Ho letto ora dell'incontro di Quartu, mia ridente cittadina..non mancherò..in bocca al lupo per tutto..

Inserito da ALEM, la cui homepage è qui il 08/12/2008 alle 10:11

Michela, hai perfettamente ragione sulla faccenda di Girard.
Non ho aggiunto nessun commento al pezzo postato, perché l'avevo letto al volo e forse nemmeno tutto. Mi sembrava che aggiungesse carne al fuoco della discussione e l'ho appiccicato lì, piuttosto acriticamente.
Fatto sta che è un articolo uscito sul Guardian, quindi dotato - si suppone - di una certa autorevolezza, se non altro circa l'accuratezza della verifica delle fonti.
Ma, come dici tu, gli aspetti inquietanti e perversi di Facebook sono già abbastanza palesi, senza bisogno di condirli con la salsa del complottismo.
Il bisogno adolescenziale di misurare la propria identità sociale sulla 'popolarità' quantitativa è ingiustificato al di sopra dei venticinque anni e induce a sospettare qualche forma di patologia spirituale al di sopra dei trentacinque.
Poi, se uno ha degli interessi commerciali o politici oppure un'immagine pubblica da coltivare, va benissimo.
Ma parlare di 'amicizia' su Facebook è come parlare di buona cucina dal Mcdonald's.

Inserito da Omar, la cui homepage è qui il 08/12/2008 alle 16:15

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L'8 novembre sarò di nuovo in Sardegna alle 17 nella biblioteca di Norbello, mentre il 9 novembre sarò nella ex cantina Madau a Baratili San Pietro, dove presenterò Accabadora insieme all'attore Alessandro Melis e al musicista Ivo Zoncu.


L'11 novembre sarò a Ivrea, in una serata organizzata con l’Hospice eporediese condotta da Carlo Della Pepa, sindaco di Ivrea, con cui presenterò Accabadora.

Dal 12 al 15 novembre sarò a Cuneo per il festival Scrittorincittà. Il mio incontro sarà proprio il 15 alle 15, un dibattito sui lati oscuri delle famiglie insieme a Laura Pugno e Cinthya Collu, con Stefano Salis a moderare.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


  Altre Madri è qui
Anna della pioggia è a questo link.
 

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