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Replica di Marcello Fois PDF Stampa E-mail
Scritto da Marcello Fois   
Marcello
(Ricevo e pubblico, con il permesso dell'autore, la replica alle considerazioni da me fatte qui.)
Michela cara,
c’è un vizio di forma in quello che dici, vizio che è tanto più grave perché genera un’ambiguità insanabile. Ambiguità che risulta chiaramente dal tono delle repliche alle tue affermazioni contenute nel tuo blog. Se ci fai caso, un po’ per la tendenza di queste piazze informatiche a non contraddire mai il padrone di casa, un po’ per l’indiscutibile bravura con cui ti muovi in questo elemento naturale, nessuno ti dà torto anche quando, nei fatti, non la pensa come te. Elimino dal novero tutti quelli, e ce ne sono, che se tu scrivessi che gli asini volano, correrebbero alla finestra a guardare il cielo. Ce lo siamo detti molte volte “de visu”: sull’argomento Soru non ho mai concordato sulla tua tendenza a confondere i piani, prova a far caso a quante volte hai dovuto chiarire su questa agorà informatica che il tuo punto di vista reale è che votare Soru non solo non è un ripiego, ma addirittura un vantaggio per la Sardegna. Ti dice niente questa necessità? Tu sei piuttosto efficace e attenta per quanto riguarda le questioni comunicazione, ma, in questo caso, continui ad oscillare tra il “sì” e il “ma”, che è esattamente il nucleo di qualunque empasse comunicativo. Alla fine della lettura dei commenti contenuti dentro al tuo blog ho creduto di capire tre cose:
- che esiste un fan club Michela Murgia; 
- che voterai Soru nonostante ritenga inopportuno per un imprenditore candidarsi come Presidente di una Regione;
- che ritieni Soru una forma “ingoiabile” di Berlusconi.
Ma, volendo, potevo capire anche che Soru è troppo compromesso per farcela; che sarebbe eleggibile se francescanamente rinunciasse a tutto; che avere relazioni è vietato al politico.
Oppure che vanno bene le leggi per la Sardegna ma, anche quando sono buone, mai quando coincidono con la vita extrapolitica di Soru; che chiunque collabori o lavori per Tiscali in questo momento è di per sé compromesso; che la storia della nostra regione si sostanzia nei quattro anni appena trascorsi. Oppure, ultimo, ma non ultimo, che, fra il “sì” e il “ma”, sei l’unico intellettuale sardo veramente libero e indipendente (non lo dici tu, lo dice un tuo fan, ma tu non l’hai contraddetto).
Eppure tra questo “sì” che tu pronunci sempre su sollecitazione e questo “ma” che scaturisce spontaneo, secondo me, sussiste  il vizio di forma a cui facevo riferimento all’inizio.
Non sto a dirti che se avessimo fatto un quarto di queste pulci a Berlusconi forse adesso saremo un paese migliore,  e, per non sottrarmi a nessuna pignoleria, essendo la persona che più di tutti ha sempre messo Soru di fronte alle sue contraddizioni (è tutto scritto, in tempi non sospetti), voglio dirti da subito che concordo sui “ma” e, proprio per questo, non capisco il tuo “sì”. Dal mio punto di vista quei “ma” fanno parte di un dibattito in cui costantemente si devono mettere in rapporto ipotesi, previsoni, con  dati di fatto. Il discorso zoppo non si può fare. Solo quello che sarebbe dovuto essere senza quello che è stato non va bene. E vorrei ribadire che Soru si è dimesso per non essere ricattato da una combine di politici locali SUOI ALLEATI che l’avevano messo in minoranza su un emendamento che metteva in seria difficoltà il grande partito trasversale del mattone in Sardegna. Il che mi pare un “sì” che mette in pari qualche importante “ma”, no? Inoltre c’è una differenza sostanziale che tu dimentichi sempre: Soru ha ottemperato a tutte, e dico tutte, le leggi in merito al conflitto di interesse vigenti nel nostro Paese. Se non ci sembrano sufficienti parliamone, ma non dimentichiamoci di parlare del fatto che Berlusconi non ha fatto nemmeno un quarto di questo percorso legislativo e con ben altri interessi in campo. Per non parlare del fatto che la stampa locale in questi quattro anni non ha regalato niente a Soru, Unione e Nuova non sono mai state così allineate e questo dovrebbe suggerirti qualcosa, altrochè controllo mediatico. Ecco, ciò giusto per posizionare almeno due grandi faccende dove realmente stanno. Nel territorio fra il “sì” e il “ma” può succedere che si diventi più realisti del re e un pelino moralisti, e, quel che è peggio, si rischia di “esporre come trofei le proprie sconfitte” (l’ha scritto un gesuita nel ‘600), perché si disegna una situazione in cui un Presidente eletto diventa di per sé padrone e signore, quasi che, conclusa la fase elettorale, noi cessiamo di esistere come cittadini e diventiamo sudditi (per i sardi di Forza Italia questo è un problema regionale e non nazionale, e tu sembri approvare). Se tu credi questo Soru non dovresti votarlo, semplicemente.
La domanda è: considerati i quattro anni passati, possiamo evidentemente temere di poter essere governati da una persona che ha a cuore i suoi interessi prima che i nostri?
E ancora: viviamo in un paese in cui è possibile mandare a casa un politico che non ci piace? Io penso che nel Paese delle opportunità qualunque divieto fine a se stesso ti si ritorce contro. E penso che ancora abbiamo una Costituzione che mi impegnerò a difendere a tutti i costi con tutto me stesso. La dietrologia in politica, la terra di nessuno fra “sì” e “ma”, è quanto ci espelle dalla politica, voglio mantenere intatta la mia qualità di cittadino che custodisce quello in cui crede, senza aspettarmi che siano altri a farlo. Se io per primo abdico a questa funzione naturale, perché non dovrebbe abdicare un politico? E per questo, udite udite, io lotterei per il diritto di Berlusconi di fare politica. Il mio compito di intellettuale è di non temere alcuna opportunità e di propugnare una società in cui vige il principio di responsabilità diretta e non quello della delega in bianco. Io voterò Soru, e posso assicurare che il mio voto non sarà certo gratuito.
Abbracci, Marcello.
 
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Concordo pienamente con Marcello Fois.
Anziché disquisire tanto sui conflitti di interessi, che solo un asceta sembrerebbe non avere, sarebbe opportuno e utile profondere le stesse energie per 'svegliare le genti', per chiedere che la legge sia uguale per tutti, per pretendere di abolire la norma antidemocratica delle liste bloccate, per pretendere un po' di giustizia sociale in più, etc etc...
Penso che i conflitti di interessi siano in fondo ineliminabili, ma che sia altrettanto giusto che siano noti e trasparenti. All'elettore il compito di giudicare.
In fin dei conti, quando Silvio Berlusconi dice che gli italiani lo hanno votato BEN SAPENDO dei suoi interessi nelle televisioni, non ha completamente torto. Se poi Mediaset restituisse le frequenze occupate abusivamente da Rete4 sarebbe meglio... ma di questo la 'ggente' non mi sembra molto preoccupata.

Trasparenza, onestà e... a casa chi ruba o approfitta del ruolo pubblico per aiutare 'gli amici'.

Un enorme grazie a te, Michela, per i tuoi sempre interessanti temi.

Inserito da Logico, il 29/12/2008 alle 22:05

Non senza qualche imbarazzo, mi trovo a constatare per l'ennesima volta di non poter essere d'accordo col mio esimio concittadino Marcello Fois. Non nutro alcuna forma di pregiudizio, nei suoi confronti, sia chiaro: è una rilevazione meramente statistica, fatta sempre a posteriori.
In questo caso sento di dover muovere ai suoi argomenti almeno le seguenti obiezioni.

1) In generale, il fatto che un/una intellettuale si metta in gioco in un contatto diretto col pubblico non è affatto un male, nel mondo della cultura convergente, anzi il contrario. Ne guadagnano tutti, da molti punti di vista. E risponde meglio di qualsiasi altra forma comunicativa al ruolo pubblico e civico dell'intellettuale.

2) Nello specifico, che molti dei lettori di un/una intellettuale, intervenendo liberamente nel dibattito suscitato da una sua presa di posizione, si dichiarino parzialmente o totalmente in accordo con tale presa di posizione non è sbagliato né giusto, né può autorizzare a trarre conclusioni sulla correttezza, opportunità o efficacia della presa di posizione medesima: semplicemente è un dato di fatto. Non sempre è così. Nel caso di Michela, senza volerla difendere a tutti i costi, capita spesso che i suoi lettori (compreso il sottoscritto) non condividano ciò che dice, o lo condividano in parte ovvero problematicamente. Altre volte la concordanza esiste e la si esprime. Pura fisiologia del dibattito aperto in rete.

3) Ammonizione per gioco scorretto: non si può dedurre dal consenso manifestato da alcuni lettori ad un/una intellettuale che tale consenso derivi da una forma di adesione acritica di menti semplici ed esposte al raggiro alle asserzioni subdolamente e abilmente propalate dall'intellettuale in questione. Marce', siamo adulti consenzienti e più che mediamente alfabetizzati: un po' di rispetto per chi partecipa, in un ruolo determinante come quello del lettore 'attivo', a un circuito mediatico da cui tu quoque attingi il pane quotidiano. Ci siamo capiti, no?

4) Nella sfera di significati denominata 'politica' esiste un livello pragmatico, attinente alle scelte concrete, alle decisioni, ai comportamenti e alle loro rispettive conseguenze. A questo livello è del tutto legittimo decidere di aderire al meno peggio, ovvero difendere una scelta pratica (votare un candidato piuttosto che un altro) pur riconoscendo che in linea di principio esistono delle controindicazioni. Ma è come per i medicinali: bisogna leggere bene il foglietto illustrativo ed essere coscienti di cosa si sta facendo. Come siamo in grado di distinguere, dal punto di vista pratico, tra medicina e veleno (che in greco non a caso si chiamavano allo stesso modo: pharmakon), così dovremmo essere in grado di capire quanta dose 'pratica' di conflitto di interessi, o di scarsa propensione democratica, o quant'altro, vi sia in un candidato e nell'altro: sono entrambi pharmakon. solo che uno forse ti salva, l'altro probabilmente ti ammazza. Certo, l'ideale, in politica e nella nostra esistenza fisiologica, sarebbe poter fare a meno di un pharmakon!

5) Il discorso di Michela su Soru e i limiti della sua posizione pubblica, ripreso poi e generalizzato nel post sulla compatibilità tra ricchezza a cariche politiche democratiche, serviva non ad attaccare Soru, ma a ricordare ai suoi estimatori o semplicemente elettori che tollerare ambiguità per uno significa doverle poi tollerare e mandare giù per chiunque altro, anche se si trattasse (ai nostri occhi) dell'incarnazione del male cosmico. È un bel rischio dal quale non sarà mai superfluo metterci in guardia. Non ho letto da nessuna parte, nei due interventi murgeschi, un invito a non votare Soru. Anzi direi l'esatto contrario. Avrò capito male io?

Sperando di non passare per l'ennesima vittima di indottrinamento via internet, lascio qui queste mie considerazioni notturne, opinabili e confutabili come quelle di chiunque altro.
A menzus biere!

Inserito da Omar, la cui homepage è qui il 29/12/2008 alle 22:35

Forse mi sbaglio, ma un SI senza MA... o un NO senza MA non sono contemplabili nella mente di un libero pensatore o di chiunque si sforzi di dialogare con la realtà che lo circonda (eliminiamo pure la parola 'intellettuale', perché crea un alone di sacralità cui non mi pare il caso di afferire). Del resto non mi pare che alle elezioni un voto implichi il matrimonio con il candidato (quello sarebbe un SI che esclude ripensamenti!).
E senza accodarmi al plauso di nessuno, io -per Soru- direi SI-MA, il che non significa che il SI non sia SI, né che il MA sia secondario.

Inserito da MicheleM, la cui homepage è qui il 30/12/2008 alle 03:24

Scusate la ripresa. Preciso: il MA è il luogo della comunicazione (dialogo), mentre SI o NO saranno pure araldi di univocità (chiarezza), ma non lasciano spazio per l'arricchimento (che è l'unico scopo di una comunicazione che non è mero scambio di informazioni). Mio pensiero del 2008 (uno degli ultimi di quest'anno! :)

Inserito da MicheleM, la cui homepage è qui il 30/12/2008 alle 03:31

caro Fois,
concordo pienamente con quanto lei scrive nella sua replica a michela murgia. Io appartengo all'anti berlusconismo viscerale c'è gente che è anti-Soru per principio. Siccome sono siciliano di origine, posso certificare che nessun presidente della regione Sicilia può neppure avvicinarsi al dottor Soru. Ma alcuni Sardi meritano una presidenza di Totò Cuffaro. Forse aveva ragione un suo collega scrittore. Alludo a Trilussa che, in un immortale pezzo, (cito a memoria) se la prende con
....chi predicò la fratellanza e poi, fatti li conti a tavolino,
condannò abbele e libberò Caino

angelo aquilino- Quartu

Inserito da angelo aquilino, la cui homepage è qui il 30/12/2008 alle 13:03

Signor Fois,

è l’ultimo dell’anno e penso di essere ancora in debito verso di Lei ma soprattutto verso il sito di Michela Murgia, che tante volte ha dimostrato senso democratico e pazienza: in particolare il signor Mister X-Administrator. Si, sono un “Provocatore” mandato dalla CIA per creare problemi mentali, così tutti, escluso Lei signor Fois, che non c’entra niente, si metteranno l’animo in pace. Sapranno chi devono affrontare (il termine “provocatore” fa parte della neolingua descritta da George Orwell in “1984”, lo sa signor Mister X-Administrator?). Ma partiamo dalla zia Lorenza del signor Francesco di Olbia nella risposta del 29/12/2008 all’articolo di M. Murgia: “Un uomo ricco può governare?”. O anche dalla battuta di Trilussa citata dal signor “SuTeraccu” immediatamente successiva.
È più facile di quanto si creda: la gente semplice come noi (intellettuali e non), signor Fois, è sgomenta per la diffusa corruzione e non sa più dove mettere le mani perché ha compreso benissimo che si trova di fronte a una corruzione di sistema. Che l’idea di democrazia debba essere ri-studiata per essere ri-vista e corretta? Magari!, perché io penso che la parola “democrazia” soffra di tabuizzazione. Le tabuizzazioni sono sempre sintomo di una patologia di gruppo che si generano da sole dall’idea di “contaminazione”, “puro-impuro”, concetti primitivi perché fondati su di una rappresentazione della realtà “oppositiva” e “sacrale”, dunque limitata. Tutti noi ci troviamo di fronte al bivio di dover scegliere fra il continuare a non volerla mettere in discussione, per non mettere in crisi proprio il sistema “puro” che questa parola ha generato (e che invece è sistematicamente corrotto); e il metterla in discussione perché tutti noi abbiamo compreso nel tempo (proprio dalla Rivoluzione francese) che la “rappresentanza democratica” è un’allucinazione collettiva che permette ai pochi “demandati” dal nostro voto a rappresentare in realtà solo se stessi. Sono giunto alla conclusione che il “voto” sia solo una condizione paradossale per evitare l’assunzione di responsabilità da parte dell’individuo: esattamente il contrario di quello che ci dicono i nostri governanti. E perché mai dovrebbero farci credere il contrario? Ci guadagnano potere e prebende all’infinito! Col beneplacito popolare e di Dio. Il dubbio sulla gestione del potere ci sarà sempre, naturalmente. Vede, signor Fois, anch’io non sopporto il signor Berlusconi, pur avendolo votato. Tuttavia devo farle presente che il sistema di voto creato da Berlusconi piace tanto anche ai quelli di sinistra, anche se vogliono darla a bere a tutti gli onesti. Pure io ritengo il signor Berlusconi il male minore, ma al contrario di lei, rispetto a una conduzione del potere affidata ai comunisti. Ritengo infatti che il comunismo e la democrazia, assieme al cattolicesimo, siano interscambiabili e sovrapponibili, per significati e premesse patologiche. Non è un caso che i “cattocomunisti” siano oggi così tanti e tutti quanti identificabili all’insegna della parola “solidarietà egualizzante” (il “diverso”, quello vero, fa paura…soprattutto al potere, e non sto parlando di Vendola, Pecorario Scanio o di Formigoni). Niente di più falsificante, a mio avviso, come questo atteggiamento mentale, che, semmai, rientra nel solito atteggiamento noioso e ritrito e asfissiante linguaggio del “politically correct”, compresa la lingua inglese che serve per definirlo.

Allora di cosa potremmo parlare mai noi gente qualunque? Anche Giulio Cesare aveva un bel mucchio di soldi e di potere, guadagnati entrambi sul campo di battaglia, con le proprie capacità, ma in un contesto nel quale l’esercito era oramai il fulcro di un ambito storico e culturale, a voler contestualizzare il tutto. E con la differenza che Cesare era un vero intellettuale, al cui cospetto io mi inchino. Non è certo il caso di berlusconi, né quello di Soru, a voler restare solo su due dei nostri governanti. Oggi il campo di battaglia dove guadagnare potere e denaro è cambiato ed è quello della economia, dove un bel peso ce l’ha anche la “comunicazione”, compresa quella che avviene su questo sito. In questo senso, Berlusconi e Soru si sono guadagnati denaro, potere e stima (invidia anche) dei rispettivi concittadini. Dico che Berlusconi non è un intellettuale non solo per come parla, ma anche partendo dalla considerazione sull’uso penoso delle case editrici e televisioni che possiede, ancor più nel senso della cura dei propri interessi politici.

A proposito, chi è il proprietario vero di questo sito e che finanzia la sua esistenza? Mi piacerebbe saperlo, per capire se anche qui la libertà è, per atteggiamenti ideologici, “monca” o “intera”.

Proseguendo nel ragionamento logico: non era McLuhan che diceva che non c’è differenza fra mezzo di comunicazione e messaggio? La limitatezza con la quale l’informazione sempre si presenterà è un dato di fatto e non c’è nemmeno la necessità di scomodare uno studioso della comunicazione come lui per saperlo. È certo un limite anche di questo sito, dando atto che qui si discute di tante altre cose ma spesso non di quelle veramente vicine alla gente. Un esempio fra tanti: il non parlare mai della situazione drammatica dell’agricoltura italiana e sarda, visto che questo sito nasce in Sardegna (sono in attesa di una eventuale e rispettosa protesta per scrivere immediatamente un errata corrige…), e in particolare di quello delle donne a essa legata, visto che si parla di donne. Come mai tante donne quest’anno sono state costrette ad aiutare i propri mariti e padri nella raccolta delle olive? Delle cause vere, delle leggi volutamente repressive nei confronti dei piccoli medi agricoltori e dei controlli polizieschi, per quanto riguarda la manodopera agricola, in questo sito non è stata proferita parola, manco una parola che sia una. Vorrei essere smentito, grazie!. E Nessuno con la “N” maiuscola su questo sito ha mai parlato del fatto che coloro che hanno fatto le leggi poliziesche (e pazzesche…a essere benpensanti) sull’agricoltura (con uso di elicotteri e sistemi di controllo satellitare, per sapere quando e cosa i nostri buoni contadini facciano sulla propria terra…) sono gli stessi che hanno generato il crollo dei prezzi agricoli all’ingrosso. Com’è bella la “globalizzazione”, Eh!?
Un altro vizio di forma, che ritengo grave sul piano tecnico professionale, è quello di ragionare per “cellette”, o “cluster” (ma che in onore della lingua che parlo d’ora innanzi muterò in “claster”…), per gli amanti dell’inglese tecnico, modo di pensare che è a volte tipico di chi fa uso sistematico di internet e della tecnologia dei computer (di cui, ahimé, io pure faccio uso…) e che anche in questo sito giunge talvolta a estremi pericolosi. A cosa mi riferisco? È giusto rimandare da un editoriale a un altro come voce bibliografica di richiamo; non so quanto sia corretto rimandare a immagini di santini in formato “berlusconiano” o ad “altro”, quando si vuole ridurre il discorso a puro spettacolo offensivo e liquidatorio a prezzo di facile mercato. Con le ingiurie, pur vestite da “intellettuali”, non si giunge da nessuna parte. Anzi, si contribuisce a nascondere meglio la realtà di cui si dice di voler comprendere il significato. Questa abitudine di “cellulalizzare” o “clasterizzare” il pensiero altrui è una caratteristica peculiare di questo sito, e anche di Michela Murgia, AhiLei! Si capisce bene che la mia è un’attribuzione di valore a Michela Murgia: ma è più facile stigmatizzare qualcosa o qualcuno che approfondire un dubbio. Per questo è congeniale alla personalità di Michela Murgia slittare da un piano all’altro senza mai fermarsi coerentemente, per sé ma per gli atri soprattutto, tenendo così ambiguamente i piedi su due staffe. So anche che è particolarmente doloroso per se e per i propri compagni di viaggio ammettere i propri limiti, perché l’onestà di Michela Murgia è assolutamente indefettibile: solo che non si accorge di quello che dice, scrive e opera semplicemente perché pretende che noi ci si faccia convinti comunque. Intelligentemente, almeno qualche volta, facesse finta di dire forse deve rivedere qualche sua posizione. Io non ne avrei paura. Anche perché a non voler vedere come le cose vadano veramente c’è rischio di farsi male e di non poter fare più niente; perché viene sempre il giorno in cui non si è più a tempo per correggere il tiro. Meglio la solitudine? A questo prezzo, io penso di si.

Berlusconi è un demonio? Allora anche il signor Soru lo è. E siccome nessuno dei due ha criticato il sistema che li sorregge, quello bancario, considerando il fatto che questo sistema è fondato sull’assolutezza del sistema creditizio a discapito di capacità, umanità e intelligenza, da un lato, e quello comunista staliniano dell’unione europea, dall’altro, entrambi questi “signori” pagheranno di persona il crollo inevitabile di un sistema che già più di un economista onesto ha definito “irreale”. È la gente semplice come noi che nessuno difende veramente, signor Fois. L’avvento salvifico dell’euro ne è la prova. Salvifico un corno, signor Fois, visto che il suo fallimento è sotto i nostri occhi e nelle nostre tasche. La Costituzione Italiana, poi, su cui Lei confida ancora, è oramai carta straccia dal girono dell’approvazione del trattato di Lisbona. Mai certamente nessun governante ce lo verrà a dire. Lo sa, per esempio e se non ricordo male, che la notizia uscita una ventina di giorni fà sul sito di “Libero” relativamente al giro di prostituzione al Parlamento di Bruxelles è sparita nell’arco di una giornata? Figuriamoci se sui veri significati del trattato di Lisbona ci verranno mai a raccontare la verità. Sto parlando della verità vera, non di quella spacciata anche dai signori Soru e Berlusconi, o dal resto del mucchio che ci sgoverna da secoli.

Concludo volendo mettere in luce il fatto che non si tratta più oramai di dare il voto a “X” o a “Y”, ma dicendo che la situazione è talmente grave che se non si corre ai ripari immediatamente, a breve saranno danni per tutti, a iniziare dalle persone semplici come Lei, io e la zia Lorenza . Buona parte degli Italiani lo sanno bene: non avremmo avuto una così bassa percentuale di votanti nelle ultime elezioni. È un segnale, no?
O, signor Fois, l’Iperuranio del mondo intellettual-internettiano ha reso la realtà vera ancor più tabuizzata e contaminante di sempre anche ai suoi occhi?

Auguri di fine e buon inizio anno da Raffaello Volpe.

Inserito da Raffaello Volpe, il 31/12/2008 alle 13:45

Per riassumere il trattato del sig. Raffaello Volpe direi 'Supercazzora brematurata con scappellamento a destra'. Certo che a Lei Marzullo le fa un baffo, si fa le domande e si da pure le risposte.

Buon anno a tutti

Inserito da Daniele Addis, il 31/12/2008 alle 15:58

Signor Addisabeba,

se le dicessi che sono stupito dalla sua capacità argomentativa? No, non è vero, non ne sono stupito. Anzi, è la prova provata della bontà del trattato, che ho dedicato in parte anche a lei senza saperlo. Con le dovute differenze fra lei e Michela Murgia e Marcello Fois. E' chiaro, no? Ma forse nel suo caso perdo tempo, perché non so se è in grado di capire la lingua italiana, dati gli usi verbali a cui lei deve essere abituato.

E' stato un piacere tutto scientifico averla conosciuta.

Inserito da Raffaello Volpe, il 31/12/2008 alle 17:18

Chiedo venia egregio Raffaello Volpe per aver ironizzato sul suo eccellente trattato... per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. Spero che la sua sapienza e profondità un giorno pervadano anche me. E' soprattutto la sua autoironia ciò che colpisce il lettore, non sembra affatto che si prenda troppo sul serio. Non parliamo poi delle uscite esileranti come Addisabeba... ma come le pensa? Nessuno ci aveva mai pensato prima di Lei.

il piacere è tutto mio

Inserito da Daniele Addis, il 02/01/2009 alle 02:12

Guardi, signor Addis(abeba),

che neanche la sua trovata: “Supercazzora brematurata con scappellamento a destra” è verzura fresca di giornata. E poi mi sorge un sospetto: per caso Lei amministra siti come questo? Anche perché, ripeto, alle mie argomentazioni di tipo “trattatistico” non ha contrapposto alcun ragionamento logico. Già, non è colpa Sua, Lei è semplicemente superiore a questo genere di “incontri letterari”. È così che li “pensa” lei, vero? Beh, non è un giuoco, come si illude che siano. Lei li “gestisce” ma non li “capisce” (la prova è data dall’uso di espressioni alla “Amici miei” atto conclusivo alla stazione dei treni), a iniziare da quelli di Michela Murgia, di cui si professa silenzioso paladino. Nel suo caso, sulla questione della “sapienza” e della “profondità” si potrebbe ipotizzare anche un miracolo. È forse un devoto di padre Pio? Preghi, preghi, chissà che…ma forse sarebbe meglio documentarsi prima. Funziona meglio dei miracoli.

Nel frattempo incominci a voler bene alle persone per cui lavora, magari partendo da se stesso. E visto che ci siamo, le farò una ammissione. Se decidessi di scrivere a un “politico mentale” dei nostri governanti lì certamente perderei tempo. Con Lei e con Michela Murgia sono convinto di no. Io non voglio convincerLa di niente, mi creda. La sua libertà consiste nel decidere semplicemente se la mie parole siano adeguate o degne anche semplicemente di una risposta. Non mi offendo nel caso di una sua non-risposta. Io penso di Lei questo: che pur “vivendo” di parole non le rispetta quanto dovrebbe. Se poi le idee Sue e mie non combaciano quasi mai, come nel caso fra Michela Murgia, Marcello Fois e il sottoscritto, ha un’importanza secondaria. È il rispetto della”parola” quello che è venuto meno nel suo caso. Glielo ripeto: anche se le idee sono diverse, lo “strumento” per esprimerle è lo stesso. A questo il sottoscritto, credo anche Michela Murgia e Marcello Fois, attribuisce valore. Nei luoghi di scontro della “parola”, anche quando banali come quelli proposti da me, l’umiltà, signor Addis, si conviene sempre. Può darsi che io sia stato ancora una volta “profondamente” e “sapientemente” banale, ma da Lei, suppongo il signor Addis-Administrator, pretendo rispetto. E se non me lo concede me lo prendo, con rispetto parlando. Signor Daniele Addis.

Inserito da Raffaello Volpe, il 02/01/2009 alle 09:48

desidero dire al signor Volpe che un sito costa poco più di 100 (cento) euro all'anno. Pertanto chiedersi chi l'ho finanzia è uno spreco di fatica e di astuzia . Io stesso tengo un sito personale che mi costa 120 euro all'anno per trecento megabytes. Una spesa alla portata del mio reddito di docente di scuola media superiore.vorrei pregarla di non trovare

Inserito da angelo aquilino, la cui homepage è qui il 02/01/2009 alle 11:33

Signor Aquilino,
ma come mai la buona fede manca sempre in questo sito? Tanto per cominciare ammetto la mia ignoranza in materia, ma non ritenga l'aver sollevato il problema supefluo o, a sua volta, dovuto a malafede. Mi riferivo, comunque, alla spesa per mantenere in vita un sito del genere nel suo insieme. Quello ha un costo? Intendo dire, di volontariato o di pagamento di uno stipendio a qualcuno? Se mi dovessi essere sbagliato nell'aprire una questione del genere lo ammetterei senza problemi. E con piacere, mi creda sincero. A tutto vantaggio del sito, naturalmente. Poi, sulla furbizia, lasci stare. In quanto a senso d'indipendenza avrei da insegnare qualcosa anche a lei, probabilmente. Sarà ancora una volta colpa del mio nome? Il suo, però...

Ma mi lasci dire che, a parte la permalosità (legittima anche questa, per carità di Dio), nessuno ha ancora messo penna sugli interrogativi a voi sottoposti.

Inserito da Raffaello Volpe, il 02/01/2009 alle 13:25

Marcello Fois, si può essere d'accordo su tante cose con il suo pensiero, ho persino letto con piacere il suo ultimo libro 'In Sardegna non c'è il mare' trovando tuttavia errato denominare a pagina 66 'Indipendentismo' il paragrafo, sarebbe stato meglio chiamarlo 'anarco-insurrezionalismo' datosi che è la pista preponderante assunta da quelle pagine. Ma su un'altra cosa nelle stesse pagine non gli si può dare torto: l'indipendentismo che lavora alla luce del sole, fin'ora marginale, ha operato prevalentemente in regime di slogan e nulla di più. Lo stesso indipendentismo che in IRS Michela Murgia vede una scelta opportuna. Lo slogan di IRS ad esempio è il non-nazionalismo ed il non-autonomismo: L'ennesimo pastrocchio intellettuale utile solo a fare danni. Nel mondo il nazionalismo è sempre stata un'ideologia presente secondo diverse sfumature. Ad esempio in Scozia il nazionalismo dell'SNP è vantato periodicamente da IRS ma quì si dichiarano non-nazionalisti. Sono addirittura arrivati ad elogiare l'autonomismo dell'indipendentismo eschimese, ma quì sono non-autonomisti perché confondono l'autonomismo del 1948 e del sardismo passato come unionismo e non invece come un passaggio graduale e credibile per una futura indipendenza. Ecco perché l'indipendentismo in Sardegna (tra i vari motivi) rimarrà sempre negli slogan e non uscirà dall'angolino politico: Perché perdiamo tempo in etichette e stupidaggini.

Inserito da Bomboi Adriano, la cui homepage è qui il 02/01/2009 alle 15:41

caro signor Volpe,
molte organizzazioni (come ad esempio altervista,il cannocchiale,a volte anche tiscali) offrono a tutti la possibilità di avere spazio web per un sito personale o per un blog. Ognuno poi gestisce in proprio e non ha bisogno di pagare stipendi per gestire il sito. Nel caso suo, se Lei insolentisce nei confronti del sig.Addis o della signora Michela Murgia non c'è nessun bisogno di spendere per sistemare la sua esuberanza,prima o poi qualcuno avrà la 'malafede' di considerarLa visitatore indesiderato e inibire pubblicazioni o commenti con il suo nome o comunque in partenza dal suo computer. Quello che non capisco è cosa ci guadagna Lei a comportarsi così,però,tutto sommato ognuno ha diritto di divertirsi come può. A volte anch'io incontro dei siti che non mi piacciono o per il modo di comportarsi del curatore o per i contenuti del sito.Se mi succede non scrivo niente su quel sito, perchè non fa altrettanto?
saluti
aquilino

Inserito da angelo aquilino, la cui homepage è qui il 02/01/2009 alle 17:25

Signor Aquilino,

semplicemente perché pensavo esistesse la lbertà di opinione, non quella di denigrare per convinzioni ideologiche. Perché lo pensavo, naturalmente. Ingeeenuooo che sono stato.

Evviva l'Italia. Sa perché lo grido proprio su questo sito? Perché sono nato Italiano e da Italiano morirò.

Altro che Sardegna indipenedente.

Inserito da Raffaello Volpe, il 02/01/2009 alle 22:54

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L'8 novembre sarò di nuovo in Sardegna alle 17 nella biblioteca di Norbello, mentre il 9 novembre sarò nella ex cantina Madau a Baratili San Pietro, dove presenterò Accabadora insieme all'attore Alessandro Melis e al musicista Ivo Zoncu.


L'11 novembre sarò a Ivrea, in una serata organizzata con l’Hospice eporediese condotta da Carlo Della Pepa, sindaco di Ivrea, con cui presenterò Accabadora.
Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


  Altre Madri è qui
Anna della pioggia è a questo link.
 

Prossimi appuntamenti

dom 8 nov 2009 @17:00
Norbello - Accabora
lun 9 nov 2009 @18:00
Baratili - Accabadora
mer 11 nov 2009 @18:00
Ivrea - Accabadora
dom 15 nov 2009 @15:00
Cuneo - Scrittorincittà
mer 18 nov 2009 @21:30
Sardigna Second Life - Accabadora
gio 19 nov 2009 @20:45
Oderzo - Accabadora
ven 20 nov 2009 @18:00
Trieste - Accabadora
sab 21 nov 2009 @18:30
Villorba (Treviso) - Accabadora
dom 22 nov 2009 @18:00
Padova - Accabadora
mar 24 nov 2009 @18:00
Verona - Accabadora

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