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L'attore, autore e regista Sante Maurizi ha appena realizzato per CUEC un libro intervista intitolato I film del cuore. Tra le interviste c'è anche il mio rapporto preferenziale con il cinema di Ermanno Olmi. Il libro verrà presentato in anteprima il 6 dicembre da Goffredo Fofi alla fiera della piccola editoria di Roma, Più libri più Liberi.


Il bravo fotografo Marco Degosus ha appena dato alle stampe per l'editrice Tiligù un libro di ritratti di sardi "andati e tornati" dal mare, a ciascuno dei quali è stata rivolta una domanda: cosa volevi fare da grande? Tra gli altri Francesco Abate, Milena Agus, Marcello Fois, Giulio Angioni, Antonio Marras e anche io. Il libro si chiama Da quest'altra parte del mondo.


La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 


Qualcuno, nella gazzarra mediatica che fa scorrere via ogni cosa, vuole continuare a ricordarsi di Marinella, la ragazza stuprata a Montalto da un branco di "ragazzi di buona famiglia", a cui il comune ha persino pagato le spese legali. Non è un presunto stupro, i colpevoli sono rei confessi, ma non faranno un giorno di carcere perché incensurati, e la solidarietà del paese sui media sembra continuare ad andare solo a loro, compresa quella di un vecchio che "se avesse avuto 13 anni si sarebbe messo in fila" pure lui. Questi disgraziati non hanno nessuna comprensione da me, né dal gruppo su FB che sostiene Marinella, né quella della scrittrice Lara Cardella. Nel gruppo si ricordano i fatti e si chiede giustizia, perché la violenza prima di essere un fatto è una mentalità, e i distinguo sulla vittima servono solo ai colpevoli per salvarsi da una giusta pena. 

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Profezie lente PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
divinazioni
(scritto per La Nuova Sardegna del 4 gennaio)

Benedetto XVI è preoccupato per l’aumento delle forme di lavoro precario, e lo ha dichiarato all’Angelus la scorsa domenica. Non mi scandalizza tanto il fatto che a preoccupare il papa sia l’aumento e non l’esistenza del lavoro precario, come se ci fosse una soglia numerica del precariato sotto la quale il fenomeno non debba preoccupare. Mi interroga piuttosto il tempismo del turbamento pontificale sul tema, perché sarà anche giusto che la Chiesa cammini nella storia con i piedi di piombo, ma qualcuno dei cardinali consiglieri avrebbe pur dovuto dire a Sua Santità che questo impiccio del precariato va avanti da sei anni buoni, almeno per non rischiare di fargli fare la figura di quello che saluta il nuovo anno con un profetico sguardo al passato. Sei anni di precarietà legittimata, tanti ne sono quasi passati dall’approvazione della legge 30, furbescamente battezzata legge Biagi sperando che beneficiasse per estensione della stessa indulgenza che talvolta si accorda ai defunti. Sei anni di contratti a singhiozzo in nome della flessibilità, sei anni in cui il silenzio delle gerarchie ecclesiali sul tema ha rimbombato tanto più sonoramente quanto numerosi si susseguivano gli interventi sulle altre questioni, quelle cosiddette non negoziabili: la vita ad ogni costo, la famiglia ad ogni costo, l’eterosessualità ad ogni costo e più generalmente tutti i valori a ogni costo della morale cattolicamente intesa.
Soltanto una volta la voce del Pontefice si è levata chiara a proposito di precarietà, ma non per condannarla direttamente come disvalore: era l’ottobre scorso, e in quella circostanza il tema del lavoro instabile entrava in modo trasversale in quello ben più caro a Ratzinger della famiglia; infatti il papa affermò che “quando la precarietà del lavoro non permette ai giovani di costruire una loro famiglia, lo sviluppo autentico e completo della società risulta seriamente compromesso”. La dignità del lavoro stabile venne espressa non quindi come valore in sé, ma solo in quanto funzionale alla costruzione di una famiglia da parte dei giovani. Come a dire che in tutte le altre circostanze - metti caso che la famiglia ce l’avevi già o a fartela non ci pensavi affatto - il problema poteva essere considerato ecclesialmente non prioritario. Coerenza per coerenza, la visione parziale che molti vescovi continuano ad avere del precariato - semplificato come ennesimo problema giovanile - ha generato in questi anni la più completa inattività pastorale sui temi del lavoro e del suo valore, un tempo pilastri storici della dottrina sociale della Chiesa anche nell’azione sul territorio. Mentre si è considerato prioritario organizzare family day di piazza contro i progetti parlamentari di famiglie alternative, non c’è ricordo di una sola voce autorevole di protesta ecclesiale che si sia levata per denunciare la scandalosa divisione in figli e figliastri in cui la legge 30 aveva gettato i lavoratori di ogni settore, istruzione e fascia d’età. Una divisione che sin dal varo della normativa si sarebbe potuta intuire con tutta probabilità anche senza avere il dono della profezia, se non altro per le drammatiche conseguenze sociali che si sarebbero generate dall’istituzione di un sistema di impiego parallelo a zero tutele per il lavoratore, costi minori per le aziende e licenziamento senza storie con o senza giusta causa. Oggi, dopo sei anni di politica della flessibilità, anche un cieco sarebbe in grado di vedere che quelle scelte non contrastate hanno portato a contare nel 2008 quattro milioni di “scaduti sul lavoro”. Oggi chiunque tra gli amici ne annovera almeno uno che sogna di tenersi un lavoro abbastanza a lungo da svilupparci sopra una deformazione professionale. Oggi che l’evidenza ci fa vergognare tutti di non essere scesi in piazza quando si determinavano le condizioni delle vere urgenze, oggi Benedetto XVI è preoccupato.
È una fortuna che il paradiso possa attendere, tanto arriveremo in ritardo.
 
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Commenti

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La cosa più triste, almeno per me, è che io non mi aspetto più nemmeno un briciolo di attenzione e sensibilità da un'istituzione che mi sembra sempre più sideralmente lontana da quello che si vive, davvero e ogni giorno, sulla terra.

Inserito da spikette, la cui homepage è qui il 04/01/2009 alle 10:35

Grazie Michela per le belle parole che hai lascito sul mio blog!! Bacicciao!

Inserito da Paolo, la cui homepage è qui il 04/01/2009 alle 16:51

Non mi ricordo se ti avevo detto o meno che ad Aprile ho in programma un weekend esplorativo in Irlanda.

Inserito da Michi Tuo, il 04/01/2009 alle 18:24

Me lo hai detto, ma trovo questo tuo commento incongruente: il papa è ovunque, è anche in Irlanda.
(ringhia)

Inserito da Michela, il 04/01/2009 alle 19:09

Oramai io mi sono rassegnato.
Tanto per la maggioranza della gerarchia che le chiese siano sempre più vuote non interessa.. l'importante è che arrivino sempre i soldini dall'8x1000.
Pare proprio che oramai la chiesa italiana (non so all'estero) viva una realtà tutta sua. E comunque come ho sempre detto: gerarchia=gerontocrazia. Sono sempre più vecchi.. e lontani dalla vita di ogni giorno.

Inserito da Luigi, il 05/01/2009 alle 07:36

Mio padre oggi è uscito dal cesso con la verità in mano. Era contenissimo. Ha tirato su un sorrisone e ha detto 'Vedi, Obama è il papa nero! Quelli a Roma non sono più papi, Nostradamus aveva previsto anche questo!'

Inserito da Alessandro, la cui homepage è qui il 06/01/2009 alle 03:02

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Pagina 1 di 1 ( 6 Commenti )
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In continuità con il fortunato 2006, grazie ai voti degli ascoltatori quest'anno sono di nuovo finalista al Libro dell'anno a Fahrenheit! Per quanti volessero continuare a votare Accabadora, basta inviare una mail all'indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , indicando autore e titolo.



Breve giro della Puglia:
il 27 novembre sarò al Cafè d'Arte di Bari. Il 28 novembre sarò a Turi (BA) per presentare Accabadora con la scrittrice Sandra Petrignani al presidio del libro. Ore 18:30, salone biblioteca comunale. Il 29 novembre sarò invece a Campi Salentina al festival Città del libro, dove presenterò Accabadora alle 18:30.


Breve giro del Triveneto:
il 1° dicembre alle 19 sarò a Villorba alla libreria Lovat. Il 2 dicembre alle 18:30 sarò a Oderzo e il 3 dicembre alle 18:30 sarò alla nuova libreria Lovat di Trieste.
Il 4 dicembre sarò allo Zammù di Bologna alle 18, mentre alle 21 sarò a Modena nel teatro tenda del comune.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


  Altre Madri è qui
Anna della pioggia è a questo link.
 

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ven 27 nov 2009 @18:00
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Turi - Accabadora
dom 29 nov 2009 @18:30
Campi Salentina - Accabadora
mar 1 dic 2009 @20:45
Villorba - Accabadora
mer 2 dic 2009 @18:30
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