| Irrazional-popolari |
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| Scritto da Michela | |
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![]() Quando qualcuno scomoda la Ratio per infilarsela nella ragione sociale, il minimo che gli si chiede è la coerenza logica.
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Probabilmente la spiegazione sta nel fatto che per una certa posizione culturale i concetti di buono e cattivo non hanno nessun significato, o meglio, significano tutto e il contrario di tutto.
A conferma della celebre battuta di Chesterton:
“Da quando gli uomini non credono più in Dio non è che non credano a niente: credono a tutto”.
Però più di tutto apprezzo la spericolatezza di scrivere che non c'è bisogno di Dio sopra lo stesso sfondo azzurro che usava Forza Italia per ricordarci che Silvio invece c'è.
Forse il messaggio subliminale è lo stesso dei rabbini sopravvissuti alla Shoa: 'Se Auschwitz esiste, non esiste Dio'. Ingegnoso.
Miche', la 'cattiva notizia' (un po' il contraltare della 'buona novella') è per chi ci crede, non per chi non ci crede.
Questo, senza entrare nel merito dell'iniziativa, di cui, onestamente, non è che si sentisse tutto questo bisogno. Detto da un non credente (io).
Lo slogan è chiaro, logicamente chiaro e si rivolge a coloro che hanno voglia di pensare o ripensare la propria fede, non certo a chi ha certezze granitiche sull'esistenza di dio.
È una campagna transnazionale, anche se ferocemente boicottata stà finalmente circolando, non fa male a nessuno, viene pagata da una associazione senza fini di lucro e senza finanziamenti statali.
Rappresenta una modesta proposta contraria a tutti i festoni che annunciano la presenza di dei, santi e madonne che infestano il nostro paesaggio, gli atei esistono, felicemente, nonostante la preoccupazione per la loro salute mentale espressa da B16 e del loro status animalesco indicato dall'imam di Cagliari.
Per non credere in dio è sufficiente un modesto telescopio.
Omar, quello che veramente mi fa sorridere è che hanno mutuato la campagna da iniziative molto simili in inghilterra e spagna; solo che nelle altre nazioni sugli autobus c'era scritto 'probably There is no God...etc' e 'probablemente'. In Italia è diventato certezza, con la stessa dose di fede nell'ignoto che ci vuole per sostenere che Dio c'è.
E' buffo, niente di più.
Intendiamoci. Io non ci vedo niente di male.
Non so se la campagna spagnola o quella inglese siano più efficaci. Non è che mi interessi molto.
Secondo me si tratta di un'operazione innocua che non farà cambiare di una virgola il sentimento religioso di nessuno.
Trattasi semplicemente di testimonianza pubblica di una posizione ideale un po' bistrattata (checché ne dicano B16 e i suoi seguaci, sempre pronti a sentirsi perseguitati). Che atei e agnostici abbiano diritto di cittadinanza, benché fortunatamente garantito (nei paesi laici e democratici), sembra quasi creare fastidio e persino imbarazzo ai baciapile ipocriti che vorrebbero aderire pedissequamente ad ogni scorreggia profusa nei palazzi vaticani. Far vedere che esistiamo e non ci vergognamo è solo un segno esteriore di auto-identificazione nel discorso pubblico. Certo, il semplice fatto di credere o non credere non esaurisce affatto la personalità di nessuno (almeno, spero). Né ne decreta il valore come persona (ai miei occhi).
Ma, tutto sommato, io non vedo una grande priorità nel riaprire il dibattito su che cosa sia meglio, tra credere e non credere. A me che un mio interlocutore sia cattolico, buddista, sunnita o scintoista non me ne può importare di meno. Anzi, magari diventa uno stimolo per qualche conversazione meno banale del solito. L'importante è condividere la legittimità di tutte le posizioni (che non significa condividerle, ma solo ammettere che possano esistere). Cosa che riesce difficile ad alcuni cattolici (parlo di cattolici, perché statisticamente sono i credenti con cui ho più facilmente a che fare).
Non è pretendendo di avere ragione su questioni come queste, che faremo un passo avanti nella cstruzione di una pacifica convivenza sul nostro piccolo pianeta.
O no?
Pare che sia già pronta la bolla di scomunica per gli autieri che guideranno i bus celestiali, pertanto un gruppetto di lavoratori ha già abbandonato il posto di guida ma non prima di aver smontato e portato a casa il proprio volante.
Dopo medici e farmacisti obiettori, nasce quindi anche la figura dell'autista con problemi di coscienza.
In effetti non mi pesa dire che sono d'accordo, una volta tanto, con Michela Murgia, nonostante sia un non cedente. Non c'è solo la differenza fra la versione londinese e quella genovese della stessa campagna pubblicitaria anti-Dio, un 'probabilmente' in meno, ma un segnale preoccupante in più: sanno già quello che è buono e quello che non lo è per ognuno di noi. Io non gliel'ho mai detto, e voi?
È la mancanza di un papa ateo che vi frega, non avendolo ognuno scrive ciò che gli pare, la frase italiana è diversa non solo per quel probabilmente, ma per tutta la seconda parte che dice più o meno: 'quindi rilassati e goditi la vita'.
Così come è sconvolgente per molti ignorare che anche chi non crede in dio possa distinguere perfettamente ciò che è buono da quel che non lo è, e possa addirittura essere libero di scriverlo sulla carrozzeria di un pullman. Eh già, non c'è più religione.
al dilà del discorso fede o non fede, buon gusto o meno, etc:
da un punto di vista logico corretta.
Infatti inizialmente assumi per ipotesi l'esistenza e vieni informato della 'cattiva notizia' (cativa in base all'ipotesi provvisoria). Dopodichè il passo successivo è dimostrare che nonostante l'ipotesi provvisoria non hai bisogno del'esistenza: il che è come voler dire che perfino se postulassimo l'esistenza non ne necessitiamo, quindi a modo loro enunciano in maniera dimostrativa e spiritosa il fatto che l'esistenza di Dio è secondaria al benessere dell'individuo.
Eh, Seralf, ma sono pere con patate: la prima affermazione - espressa come assoluto - potrebbe essere vera per tutti, la seconda è vera o falsa solo per ciascuno. Essere lapidari con la soggettività è irritante, per questo - premettendo che io non l'ho trovata di cattivo gusto, anzi - sul piano comunicativo nelle campagne estere l'invito a godersi la vita era molto più emotivamente accattivante di un 'non ne hai bisogno' che si chiama appresso il 'tu che ne sai'.
Io sono atea. Ritengo che effettivamente questa iniziativa è particolarmente di cattivo gusto. Non credo comunque che sia irrazionale, nel senso che pensare nell'esistenza di un essere superiore che ci accolga fra le sue calde braccia dopo la morte sia certamente rassicurante, che ci protegga o che abbia già un destino scritto per noi, è con evidenza un buona notizia. Constatando però che invece tutta questa fantasmagorica ipotesi rimane soltanto tale, la buona notizia è che si può vivere senza questa certezza di fede.
A volte le persone hanno una necessità insopprimibile di credere ed è un diritto sacrosanto farlo.
Odio il proselitismo cattolico e certamente stigmatizzo quello ateo, con questa metodologia da circo ancor di più. Esigo rispetto per la mia scelta, per cui ne do altrettanto, è questa cosa ha un non so che di offensivo.
Che spreco di risorse!... 'Mostrare che qualcosa non c'è'... e domani avremo l'UAAR-PRIDE!... Ma sì, la visibilità è quello che conta! Intendiamoci: non le idee; poi pianpianino anche gli atei-agnostici-razionalisti non saranno più malmenati, ghettizzati o criminalizzati per il loro 'non-credo'... Io sono con loro, perché sono deboli e indifesi!
Proselitismo ateo? Questa è la battuta del secolo, se poi la racconta un atea fa ancora più ridere, gli unici che riducono queste iniziative a carnevalate sono i vescovi, ma si sa loro di queste cose se ne intendono, come di tutto ciò che avviene al mondo off-course.
Beh Michela, mi spiace che ironizzi sulla discriminazione degli atei che in un paese fortemente cattolico è di tutta evidenza, a partire dal crocifisso nelle aule scolastiche. Io che l'ho vissuto e che lo vivo ti garantisco che non riesco a riderci molto su.
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