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La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 

Ico Gasparri, il fotografo divenuto famoso per i suoi raid sulle pubblicità con la donna oggetto, ha fondato una associazione intorno al protocollo contro la pubblicità sessista. Stanno aderendo in tanti, perché c'è bisogno di uno sguardo diverso.

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Problemi di scomunicazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
Agata, guarda, stupisci!
Ai più credo che l’eccezionalità della cosa sia sfuggita, ma un papa che prende carta e penna e scrive ai vescovi per dire : “signori, si sono fatte delle sciocchezze” è una cosa che ha i contorni della straordinarietà assoluta, e se non uso la parola “evento” è solo perché di questi tempi è d’uso chiamare “evento” anche un gazebo temporaneo al centro commerciale. Il motivo che ha spinto Ratzinger a fare una cosa così inusuale è il casino – lui lo chiama “valanga di proteste”, che nel misurato linguaggio papale è proprio un casino alla decima  - che si è sollevato con la revoca della scomunica ai lefebvriani. La prima cosa che salta all’occhio è che nella lettera di Ratzinger il rammarico del papa sembra nascere dal fatto che alla remissione del provvedimento disciplinare si siano sovrapposte le polemiche legate al vescovo negazionista Williamson, come se la lamentela dei vescovi riguardasse la tempistica dei fatti, più che la loro sostanza. Certo, ci fa specie che gli informatori di Sua Santità non si siano premurati di googlare il nome del vescovo antisemita prima che il pontefice firmasse l’atto di revoca, e fa tenerezza che lui lo riconosca: “Mi è stato detto che seguire con attenzione le notizie raggiungibili mediante l'internet avrebbe dato la possibilità di venir tempestivamente a conoscenza del problema. Ne traggo la lezione che in futuro nella Santa Sede dovremo prestar più attenzione a quella fonte di notizie.
Ce ne compiaciamo, ma questo non ci distrae dal considerare che la lamentela dei vescovi è fondata in realtà su ben altro.
Quello che Benedetto XVI chiama “problema” non è solo l’opinione personale del vescovo Williamson, ma era e resta uno dei quattro* punti nodali del distacco dottrinale levebvriano: la riforma liturgica del Vaticano II nella sua interezza, in particolare il passaggio dell’oremus pro perfidis Judaeis, la cui rimozione era figlia felice del riconoscimento della libertà religiosa altrui, duramente contestata da Marcel Lefebvre. La preghierina per i perfidi ebrei le sue pecorelle reazionarie non hanno infatti mai smesso di recitarla, tale e quale.
 
Nonostante l'innegabile atto di buona volontà, ci sono veramente tante cose che in questa lettera mi lasciano perplessa; ma quella che mi sconcerta di più è la domanda, posta come se fosse retorica, che Ratzinger fa alla fine dell’analisi numerica della consistenza della comunità degli scismatici: “Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell'unità?”.
È una domanda importante, perché solleva una questione metodologica nella gestione delle conseguenze della scomunica latae sententiae. Quel tipo preciso di scomunica infatti non è un provvedimento che arriva al termine di un processo canonico, ma è una tagliola che scatta in automatico al compiere di determinati atti, per esempio abortire, iscriversi a una loggia massonica, rubare ostie consacrate o anche ordinare vescovi senza autorizzazione papale, cioè proprio quello che ha fatto Lefebvre. Chi fa queste cose si pone ipso facto in una condizione di esclusione dalla comunità ecclesiale, e la Chiesa in realtà non gli commina alcunché: si limita semplicemente a prendere atto con ufficialità di un’autoesclusione. Eppure Benedetto XVI parla di queste persone come se l’atto di esclusione l’avessero subìto, e non esercitato con piena vertenza e deliberato consenso.
 
Applicando alla lettera il suo ragionamento, in nome “della riconciliazione e dell’unità” tutte le persone che in questi anni pur essendo credenti hanno abortito o si sono iscritte ai massoni in buona fede, non dovrebbero essere escluse dalla comunione ecclesiale, come di fatto avviene.
Ecco, questa sì che sarebbe una notizia, ma bisognerebbe che qualcuno la desse anche al vescovo di Refice, che ha appena scomunicato i genitori della bambina di nove anni incinta per stupro e i medici per aver permesso che le venisse praticato l’aborto, e che magari questo qualcuno gliela desse senza fare ipocriti sofismi sull’opportunità e la pubblicità e il blablabla. Però sappiamo tutti che questo non avverrà, perché in realtà l’atto di misericordia di Ratzinger verso la comunità di San Pio X - che mai ha ritrattato una virgola delle sue posizioni - lungi dall’incoraggiare un’apertura verso tutti coloro che sbagliano, è e rimane una benevolenza circoscritta, estensibile a nessun altro.
Forse è questa sensazione - insieme al ripristino della possibilità di usare il vecchio messale in latino, alla netta simpatia del pontefice per il canto gregoriano, camauri e varie vetustà, le gelate sull’ecumenismo e tutte le altre prese di posizione ratzingeriane sul presunto “vero” spirito del Vaticano II - che deve aver ingiustamente fatto sospettare a quei maligni diffidenti dei vescovi che dietro la revoca della scomunica ai principali contestatori del Concilio Vaticano II ci fosse in atto qualcosa di più che un problemino di comunicazione nell’ufficio stampa papale. Qualcosa tipo far passare quel Concilio per un incidente di percorso, per esempio. Esagerato, certo. Ma cosa vuole che le dica, Santità... sono gente malfidata, questi episcopi cattolici.    
 ------------
*Gli altri punti di divergenza, per chi fosse curioso, riguardavano la collegialità episcopale, l’ecumenismo e la libertà religiosa più volte espressa in termini positivi in diversi documenti conciliari. 
 
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Giusto un paio di precisazioni: 1) il casino è almeno alla ventesima; 2) l'ignominioso vescovo di Resife non è stato pirla a sufficienza da scomunicare la bimba, si è limitato a far secchi tutti quelli che le erano intorno (meno lo stupratore, purtroppo, credo). Comunque, pur con gli enormi limiti del caso, che il papa ammetta pubblicamente un errore mi pare sorprendentemente apprezzabile (chiedo perdono: ultimamente, da cattolico sofferente, mi attacco a qualunque minuzia pur di non stare peggio...).

Inserito da Simone, il 17/03/2009 alle 02:45

Altra cazzatina: Refice, non Resife. Leggo su agenciabrasil.gov.br: 'Segundo ele, o arcebispo de Olinda e Recife, dom José Cardoso Sobrinho, foi apressado e deveria ter se preocupado primeiro com a menina'.

Non sapevo che la scomunica a Lefebvre fosse stata Latae sententiae. Potentia dei media. Mi pare che qualche giorno dopo 'sta cosa sia uscito 'Chi ha paura del Vaticano II?' curato da Melloni e Ruggeri. L'ho preso ma non sono riuscito a portarlo in viaggio (potenza di Ryaiair :( ), potrebbe essere simpatico da leggere per distrarsi un po'.

Inserito da dorian, il 17/03/2009 alle 09:04

E' latae sententiae ai sensi del codice di diritto canonico, can. 1382.
Per il resto, mi sento un po' come Simone, ma meno propensa a considerare buon segno una cosa che in qualunque altro contesto sarebbe considerata il minimo: spiegarsi e scusarsi.
Che terribile intricato mondo...

Inserito da Michela Murgia, il 17/03/2009 alle 09:15

Forse sbaglio, ma mi risulta che siano stati scomunicati i genitori della bimba (dato che - così ho capito - nel caso di una bambina di 9 anni la scomunica per il diritto canonico non può essere applicata).

Inserito da Antonio, il 17/03/2009 alle 16:25

Certo poi è un aspetto se vogliamo irrilevante nella questione.

Inserito da Antonio, il 17/03/2009 alle 16:27

Hai ragione Antonio, correggo. Però sì, ai fini del senso non fa differenza.

Inserito da Michela Murgia, il 17/03/2009 alle 16:33

Non c'entra molto, ma forse vale la pena di far notare che Olinda e Recife sia stata a lungo l'arcidiocesi di Helder Camara.

Inserito da falecius, il 17/03/2009 alle 19:19

C'entra molto... non lo sapevo, e mi aumenta solo l'amarezza.

Inserito da Michela Murgia, il 17/03/2009 alle 19:24

Commento: C'è anche un altro aspetto che va tenuto in conto: 'quei quattro dell'Ave Maria' ordinati 'vescovi' da Lefebre, erano ben consapevoli di incorrere nella scomunica e, nonostante tutto hanno accettato l'Ordinazione Episcopale. La loro arroganza fu e resta inaudita e inaccettabile.E' gente inaffidabile proprio perchè disposta a tutto anche alla scomunica. A gente così non solo non affiderei il gregge, ma neanche il cane (che chissà che fine fa). La loro ordinazione è valida ma ILLECITA e quindi non possono esercitare il ministero episcopale. NON DEVONO esercitare perchè sono figli dell'arroganza e della ribellione di un ottuso. E anche perchè non sono cattolici: non sono disposti ad essere vescovi ovunque, Oristano compresa, ma solo nei loro beati meandri tradizionalisti. Che si facciano arare le zolle che hanno in testa. Ratzinger merita l'Oscar 'per il miglior effetto speciale' che però non sortirà alcuno effetto: quelli scissi sono e scissi restano.

Inserito da Francesco, il 20/03/2009 alle 13:21

Francesco, condivido le tue osservazioni. Ritengo che ci fossero mille altre circostanze in cui sarebbe stato possibile fare un gesto di vera misericordia, meglio riposto.

Inserito da Michela Murgia, il 20/03/2009 alle 16:10

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L'11 novembre sarò a Ivrea, in una serata organizzata con l’Hospice eporediese condotta da Carlo Della Pepa, sindaco di Ivrea, con cui presenterò Accabadora.

Dal 12 al 15 novembre sarò a Cuneo per il festival Scrittorincittà. Il mio incontro sarà proprio il 15 alle 15, un dibattito sui lati oscuri delle famiglie insieme a Laura Pugno e Cinthya Collu, con Stefano Salis a moderare.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


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