| Problemi di scomunicazione |
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| Scritto da Michela | |
![]() Ce ne compiaciamo, ma questo non ci distrae dal considerare che la lamentela dei vescovi è fondata in realtà su ben altro.
Quello che Benedetto XVI chiama “problema” non è solo l’opinione personale del vescovo Williamson, ma era e resta uno dei quattro* punti nodali del distacco dottrinale levebvriano: la riforma liturgica del Vaticano II nella sua interezza, in particolare il passaggio dell’oremus pro perfidis Judaeis, la cui rimozione era figlia felice del riconoscimento della libertà religiosa altrui, duramente contestata da Marcel Lefebvre. La preghierina per i perfidi ebrei le sue pecorelle reazionarie non hanno infatti mai smesso di recitarla, tale e quale. Nonostante l'innegabile atto di buona volontà, ci sono veramente tante cose che in questa lettera mi lasciano perplessa; ma quella che mi sconcerta di più è la domanda, posta come se fosse retorica, che Ratzinger fa alla fine dell’analisi numerica della consistenza della comunità degli scismatici: “Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell'unità?”. È una domanda importante, perché solleva una questione metodologica nella gestione delle conseguenze della scomunica latae sententiae. Quel tipo preciso di scomunica infatti non è un provvedimento che arriva al termine di un processo canonico, ma è una tagliola che scatta in automatico al compiere di determinati atti, per esempio abortire, iscriversi a una loggia massonica, rubare ostie consacrate o anche ordinare vescovi senza autorizzazione papale, cioè proprio quello che ha fatto Lefebvre. Chi fa queste cose si pone ipso facto in una condizione di esclusione dalla comunità ecclesiale, e la Chiesa in realtà non gli commina alcunché: si limita semplicemente a prendere atto con ufficialità di un’autoesclusione. Eppure Benedetto XVI parla di queste persone come se l’atto di esclusione l’avessero subìto, e non esercitato con piena vertenza e deliberato consenso. Applicando alla lettera il suo ragionamento, in nome “della riconciliazione e dell’unità” tutte le persone che in questi anni pur essendo credenti hanno abortito o si sono iscritte ai massoni in buona fede, non dovrebbero essere escluse dalla comunione ecclesiale, come di fatto avviene. Ecco, questa sì che sarebbe una notizia, ma bisognerebbe che qualcuno la desse anche al vescovo di Refice, che ha appena scomunicato i genitori della bambina di nove anni incinta per stupro e i medici per aver permesso che le venisse praticato l’aborto, e che magari questo qualcuno gliela desse senza fare ipocriti sofismi sull’opportunità e la pubblicità e il blablabla. Però sappiamo tutti che questo non avverrà, perché in realtà l’atto di misericordia di Ratzinger verso la comunità di San Pio X - che mai ha ritrattato una virgola delle sue posizioni - lungi dall’incoraggiare un’apertura verso tutti coloro che sbagliano, è e rimane una benevolenza circoscritta, estensibile a nessun altro. Forse è questa sensazione - insieme al ripristino della possibilità di usare il vecchio messale in latino, alla netta simpatia del pontefice per il canto gregoriano, camauri e varie vetustà, le gelate sull’ecumenismo e tutte le altre prese di posizione ratzingeriane sul presunto “vero” spirito del Vaticano II - che deve aver ingiustamente fatto sospettare a quei maligni diffidenti dei vescovi che dietro la revoca della scomunica ai principali contestatori del Concilio Vaticano II ci fosse in atto qualcosa di più che un problemino di comunicazione nell’ufficio stampa papale. Qualcosa tipo far passare quel Concilio per un incidente di percorso, per esempio. Esagerato, certo. Ma cosa vuole che le dica, Santità... sono gente malfidata, questi episcopi cattolici. ------------ *Gli altri punti di divergenza, per chi fosse curioso, riguardavano la collegialità episcopale, l’ecumenismo e la libertà religiosa più volte espressa in termini positivi in diversi documenti conciliari. |
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Giusto un paio di precisazioni: 1) il casino è almeno alla ventesima; 2) l'ignominioso vescovo di Resife non è stato pirla a sufficienza da scomunicare la bimba, si è limitato a far secchi tutti quelli che le erano intorno (meno lo stupratore, purtroppo, credo). Comunque, pur con gli enormi limiti del caso, che il papa ammetta pubblicamente un errore mi pare sorprendentemente apprezzabile (chiedo perdono: ultimamente, da cattolico sofferente, mi attacco a qualunque minuzia pur di non stare peggio...).
Altra cazzatina: Refice, non Resife. Leggo su agenciabrasil.gov.br: 'Segundo ele, o arcebispo de Olinda e Recife, dom José Cardoso Sobrinho, foi apressado e deveria ter se preocupado primeiro com a menina'.
Non sapevo che la scomunica a Lefebvre fosse stata Latae sententiae. Potentia dei media. Mi pare che qualche giorno dopo 'sta cosa sia uscito 'Chi ha paura del Vaticano II?' curato da Melloni e Ruggeri. L'ho preso ma non sono riuscito a portarlo in viaggio (potenza di Ryaiair :( ), potrebbe essere simpatico da leggere per distrarsi un po'.
E' latae sententiae ai sensi del codice di diritto canonico, can. 1382.
Per il resto, mi sento un po' come Simone, ma meno propensa a considerare buon segno una cosa che in qualunque altro contesto sarebbe considerata il minimo: spiegarsi e scusarsi.
Che terribile intricato mondo...
Forse sbaglio, ma mi risulta che siano stati scomunicati i genitori della bimba (dato che - così ho capito - nel caso di una bambina di 9 anni la scomunica per il diritto canonico non può essere applicata).
Certo poi è un aspetto se vogliamo irrilevante nella questione.
Hai ragione Antonio, correggo. Però sì, ai fini del senso non fa differenza.
Non c'entra molto, ma forse vale la pena di far notare che Olinda e Recife sia stata a lungo l'arcidiocesi di Helder Camara.
C'entra molto... non lo sapevo, e mi aumenta solo l'amarezza.
Commento: C'è anche un altro aspetto che va tenuto in conto: 'quei quattro dell'Ave Maria' ordinati 'vescovi' da Lefebre, erano ben consapevoli di incorrere nella scomunica e, nonostante tutto hanno accettato l'Ordinazione Episcopale. La loro arroganza fu e resta inaudita e inaccettabile.E' gente inaffidabile proprio perchè disposta a tutto anche alla scomunica. A gente così non solo non affiderei il gregge, ma neanche il cane (che chissà che fine fa). La loro ordinazione è valida ma ILLECITA e quindi non possono esercitare il ministero episcopale. NON DEVONO esercitare perchè sono figli dell'arroganza e della ribellione di un ottuso. E anche perchè non sono cattolici: non sono disposti ad essere vescovi ovunque, Oristano compresa, ma solo nei loro beati meandri tradizionalisti. Che si facciano arare le zolle che hanno in testa. Ratzinger merita l'Oscar 'per il miglior effetto speciale' che però non sortirà alcuno effetto: quelli scissi sono e scissi restano.
Francesco, condivido le tue osservazioni. Ritengo che ci fossero mille altre circostanze in cui sarebbe stato possibile fare un gesto di vera misericordia, meglio riposto.
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