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La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

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Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 

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Educazione Siberiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
Nicolai Lilin
Sono per la separazione delle carriere, non sono e non sarò mai quel tipo di scrittore che recensisce i libri altrui. E’ quindi per scelta se parlo solo dei libri che mi piacciono, e quando mi piacciono non li “recensisco”, piuttosto li consiglio.
Dunque Educazione Siberiana di Nicolai Lilin è un libro che secondo me vale la pena di leggere. In barba alla pruderie del reality in letteratura, non c’entra niente il fatto che l’adolescenza criminale del protagonista sia la storia vera dell’autore. Fosse pure tutto inventato, non gli mancherebbe niente, e quindi mi rode che su Repubblica sia stato Saviano a presentare questo scrittore all’Italia. Lasciando perdere che quell'intervista abbia fatto andare esaurite le 28 mila copie del libro in due giorni, resta il fatto che non ci sarebbe per Nicolai Lilin sventura peggiore che passare per il Saviano siberiano, perché lui le cose non le denuncia, le racconta; e se vi sembra una differenza piccola quella che passa tra la punta del dito e la punta della penna, Educazione siberiana forse non fa per voi.

È vero, Nicolai Lilin le ha davvero vissute tutte le cose che racconta; ma ha la delicatezza di farselo perdonare, a tratti persino con ironia, certo mai con il compiacimento di chi fa l’autopsia pubblica delle sue morti. Per questo, se è vero che di cadaveri nelle sue pagine ce ne sono diversi, non sono tanti quanti probabilmente ne ha visti, perché questo scrittore ha capito benissimo che lo spessore del suo racconto non è nell’accatastamento nevrotico delle violenze. Emerge invece dalla lucidità partecipe con cui, ripercorrendo la sua formazione nella comunità criminale in Transnistria, sceglie di raccontare il declino della cultura siberiana degli Urka, un mondo governato da un codice che in un momento meno ipocrita della nostra storia avremmo senza paura anche noi chiamato etica, morti ammazzati compresi.
 
Nel posto dove è nato Nicolai ci sono solo due modi di essere: o sei un criminale onesto, e dunque agisci secondo un codice, o sei un criminale e basta. Non c’è spazio per la nostalgia e per il giudizio nel modo in cui questa sua educazione siberiana arriva fino a noi dalle pagine del libro. Non c’è perché lo hanno occupato tutto le storie dei suoi coetanei, quelli sani e quelli resi diversi da un handicap, accolti come angeli benedetti dal Signore, e protetti da tutti come cosa preziosa. Ci sono le storie dei suoi genitori e dei suoi zii, intessute in una rete di relazioni dove torte appena sfornate e pistole appena caricate sono espressioni della stessa cura reciproca, e il carcere è la risposta più probabile alla domanda: cosa farai da grande. Questo romanzo è pieno soprattutto di storie di vecchi, figure autorevoli e sapienziali che insegnano ai giovani quello che sanno, ed è con loro che Nicolai cresce davvero, imparando a distinguere quando serve sparare e quando è meglio non farlo, come si scrive una lettera in linguaggio criminale e soprattutto come tatuare secondo la tradizione siberiana, insinuando sotto la pelle la sintesi grafica di tutta una vita da criminale.
 
È proprio il termine criminale che in questo libro ha un peso speciale, e il modo in cui lo intende Nicolai mi ha ricordato per certi versi l’accezione che negli anni 50 poteva avere in Barbagia la parola bandito. È evidente che nell’economia del racconto criminale vuol dire semplicemente uomo libero, ed è la condizione di chi si determina in contrasto con un codice di leggi percepito come vessatorio. Nel quadro dei valori di riferimento di quel mondo, i veri disonesti sono gli appartenenti all’ordine dominante, perché oppressori di chi vuole vivere secondo i parametri morali che nei secoli la sua comunità ha elaborato e rispettato. Quando parla della sua comunità criminale – indubbiamente assassini e ladri - Nicolai si riferisce a loro apostrofandoli come “gente onesta”, con la stessa visione con cui in passato in Sardegna i proverbi  si riferivano alla Giustizia come a una sventura augurabile solo al peggior nemico. L’unico rischio di questo libro è che alla fine si sente voglia di un po’ di genuina criminalità anche qui, e sarebbe un bel guaio se lui, dopo esserne sfuggito, ne diventasse il cantore fuori contesto.
 
Nicolai oggi vive a Torino, ha 29 anni e nella sua biografia c’è scritto che è scrittore e tatuatore. Adesso che grazie a lui conosco un po’ della filosofia che c’è dietro al tatuaggio siberiano, posso dire che non c’è tutta questa differenza.
Educazione Siberiana, a ben guardare, è un tatuaggio a tutti gli effetti.
 
 
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Commenti

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'Sono per la separazione delle carriere, non sono e non sarò mai quel tipo di scrittore che recensisce i libri altrui.'

Ogni riferimento a Giordano Tedoldi è puramente casuale... comunque, non sará una recensione, ma mi hai fatto venire una voglia matta di leggere questo libro, anche perché l'ultimo che ho letto è stato 'I Pilastri della terra' e l'ho trovato una cagata di proporzioni non indifferenti, sento quindi la necessitá di depurarmi.

Il bello è che in pratica ho letto solo recensioni entusiastiche del libro di Ken Follet, quindi mi sorge il dubbio di essere io fatto male. Peró giuro che leggere quel libro mi ha fatto rivalutare di molto 'Il codice Da Vinci' di Dan Brown, che ora non mi sembra piú cosí improbabile... ma magari sono io che non capisco la profonditá dell'opera di Follet.

Inserito da Daniele Addis, il 06/04/2009 alle 15:50

faccio la parte del libraio contento, perchè ho avuto la fortuna di leggere il libro in anteprima e di consigliarlo prima del lancio su Repubblica.
faccio la parte del libraio contento soprattutto perchè ogni tanto si trova un ottimo libro da consigliare.
faccio la parte del libraio contento perchè è troppo bello condividere certe emozioni.

Inserito da patrizio zurru, il 06/04/2009 alle 15:53

Giordano Tedoldi è uno che ha esordito con un libro intitolato 'Io Odio John Updike'. Con un inizio così, finire a parlar male dei libri altrui su Libero è un percorso praticamente obbligato.

Inserito da Iris Blond, il 06/04/2009 alle 16:04

Scusa, mi sono dimenticato di farti i complimenti per la stroncatura su Libero. Hai ragione, sono soddisfazioni importanti, ma spero che ora non ti culli sugli allori, ricordati che ti mancano Il Giornale, Il Foglio e Panorama.

Inserito da Daniele Addis, il 06/04/2009 alle 16:08

A regà, non raccolgo. Questo è lo spazio per Nicolai, vogliamo regalarlo a qualcun altro? Direi che non è il caso.

Inserito da Michela Murgia, il 06/04/2009 alle 16:09

Condivido pienamente l'entusiasmo del recensore. E anche se dopo la lettura del libro si potrebbe sentire voglia di un po di 'genuina criminalita' come scrive Michela, la cosa puo' essere perdonata in questi tempi di totale omologazione culturale e sociale. Comunque il libro di Nicolai e' uno di quei libri che non riesci a lasciare dopo averlo iniziato. 'Letteralmente' impossibile. Grazie a Repubblica e a Saviano per averlo indicato al grande pubblico. Non tutti abbiamo la fortuna del 'libraio fortunato' di trovare in anteprima questo tesoro e di poter raccomandarlo subito.

Inserito da Giampaolo, il 22/04/2009 alle 22:12

Quasi dimenticavo, grazie della segnalazione, il libro è veramente bello, io e la mia ragazza lo abbiamo praticamente divorato ;)

Fra due settimane, quando saró in Sardegna, la stessa sorte toccherá ad Accabadora :)

Inserito da Daniele Addis, il 13/07/2009 alle 17:11

Condivido pienamente quanto scritto da Michela, sia in merito ai pregi del libro, sia in merito a quanto sarebbe sbagliato considerare Nicolai un Saviano siberiano.
Mi ha colpito molto la considerazione che tra scrittura e tatuaggi non ci sia molta differenza ed infatti si tratta comunque di modi per narrare storie, sentiementi e sensazioni
JP Rossano
www.jprossano.com

Inserito da JP Rossano, il 29/07/2009 alle 12:54

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Pagina 1 di 1 ( 8 Commenti )
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L'8 novembre sarò di nuovo in Sardegna alle 17 nella biblioteca di Norbello, mentre il 9 novembre sarò nella ex cantina Madau a Baratili San Pietro, dove presenterò Accabadora insieme all'attore Alessandro Melis e al musicista Ivo Zoncu.


L'11 novembre sarò a Ivrea, in una serata organizzata con l’Hospice eporediese condotta da Carlo Della Pepa, sindaco di Ivrea, con cui presenterò Accabadora.

Dal 12 al 15 novembre sarò a Cuneo per il festival Scrittorincittà. Il mio incontro sarà proprio il 15 alle 15, un dibattito sui lati oscuri delle famiglie insieme a Laura Pugno e Cinthya Collu, con Stefano Salis a moderare.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


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Anna della pioggia è a questo link.
 

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