| Sardinians |
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| Scritto da Michela | |
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Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nauseato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazionale sono state un'umiliazione — liste bloccate, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano come una provocazione. Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex potenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Strasburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai fotogrammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di discutere l'opportunità della candidatura Mastella? Severgnini elenca dettagliatamente i motivi di disgusto che prova come italiano, ma forse non sa che i sardi oltre a quelli ne hanno anche uno in più: per la mia isola queste elezioni sarebbero una farsa in ogni caso, perché la Sardegna - in barba alle promesse di creare un collegio a parte che Berlusconi aveva fatto ai creduloni in periodo pre elettorale - è rimasta saldamente accorpata alla Sicilia, che avendo più del triplo degli elettori, si prende ovviamente tutti gli otto seggi in ballo. Per noi quindi le prese per il culo sono ben più d'una. Per questo io farò di più che non andare a votare: andrò al seggio e - aderendo alla provocazione di iRS - infilerò nella mia scheda intonsa questa lettera, che è possibile scaricare e stampare da qui: Cara Europa, Un modo per sprecare il voto, mi si dirà. |
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Sembra certamente una proposta provocatoria, ne capisco lo scopo ma non mi è chiaro il destinatario. iRS, se non ho capito male, punta a fare una campagna lenta per preparare il terreno per la Sardegna come stato indipendente. Sempre se non ho capito male respinge le proposte autonomiste ed ogni tipo di rivendicazione autonomista (posizione equiparabile a quella criticata da Benhabib su the claims of culture che citai qualche post fa).
Nonostante la precisazione iniziale ('affinché la Sardegna possa costruire la propria sovranità') non rischia di venire percepita solo come 'possa eleggere 7 europarlamentari' + 'e poi vi votiamo' e quindi, sostanzialmente, come una zappa sui piedi? Retoricamente non rischia di essere controproducente?
E' nonostante ciò l'idea meno peggio credo. Un'astensione non avrebbe fatto rumore. Le percentuali di affluenza sono abbastanza basse mi pare in genere, quindi l'astensione si sarebbe persa nel mare degli astenuti. In sintesi: boh.
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La situazione della Sardegna abbinata elettoralmente alla Sicilia - collegio dove conta come il due di briscola - è la sintesi perfetta del risultato autonomista: finché saremo 'un pezzo di', saremo sempre e comunque ininfluenti, non solo sul pezzo più grosso, ma proprio su noi stessi, sulle cose che ci riguardano.
L'operazione di iRS in questo senso è un atto politico puro: non è utile in senso elettorale, ma serve a far riflettere, nella misura in cui è reso noto, sul fatto che nazioni molto più piccole della Sardegna hanno la loro rappresentanza e la loro sovranità.
Il destinatario è quindi... il pregiudizio dei sardi su sé stessi, l'idea costante che da soli non saremmo mai abbastanza grandi per contare (come se adesso che siamo 'a part of' invece contassimo).
Il rapporto con l'Europa ovviamente prescinde dall'Italia, anzi, per quanto riguarda la Sardegna, l'Italia è l'ostacolo per quel rapporto, visto che è proprio in quanto 'pezzo' dell'Italia che non possiamo eleggere i nostri rappresentanti.
L'iniziativa è buona Michela ma l'autonomismo non c'entra. Il problema sta in capo a leader politici locali i quali devono semplicemente rispondere a scelte delle segreterie centrali.
:l'autonomismo non c'entra. Il problema sta in capo a leader politici locali i quali devono semplicemente rispondere a scelte delle segreterie centrali.
A me sembra invece che sia proprio l'autonomismo, perché è l'autonomismo che tiene in piedi e legittima il rapporto velenoso tra locale e centrale.
I politici locali non seguirebbero le scelte dei centrali se fossero insiti in un partito territoriale come ad esempio IRS è. Ogni partito è come una squadra, l'assetto istituzionale della Regione (tra l'altro non veramente autonomo) non c'entra nulla. I membri della squadra seguono delle direttive, quelle dell'indipendentismo arrivano dalla Sardegna, quelle di PD, PDL, IDV, etc arrivano da oltremare. Ecco perché in passato criticai la scelta del voto disgiunto di Michela: O si sta dalla parte dei partiti territoriali oppure di quelli centrali, ma non con il piede in due staffe.
Adriano, il voto disgiunto per Soru non solo non era un voto al PD, ma era un voto contro il PD, cosa che si è rivelata ancora più vera valutando a urne chiuse il divario tra i suoi voti e quelli della coalizione.
Nel caso di iRS era una mediazione molto responsabile tra l'ideale e la consapevolezza che la maggior parte delle persone che votano in Sardegna lo fanno sotto il ricatto di una clientela, di un posto di lavoro o di una promessa di qualche tipo. Fare finta che queste cose non esistano è ipocrita.
I compromessi peggiori non erano nel voto disgiunto, ma nei partiti cosiddetti territoriali che hanno accettato accordi di tipo unionista senza averne affatto bisogno, comportandosi di fatto come un partito con sede altrove. Un conto è sapere che c'è un sistema di clientele, altro conto è entrare a farne parte come clienti.
(alla risposta di Michela alla mia domanda)
ok, così ha molto più senso. se i destinatari sono interni (via sito, scrutatori etc) senza criteri di utilità (almeno per ora) il tutto ha molto più senso. Dankeschoen!
Michela, in tutto il mondo i partiti nazionalisti talvolta fanno accordi con i partiti centrali ed è il programma a giustificarli (quindi non l'ideologia, come nel caso Sardo dei Rossomori). Se poi i signori Sardisti si vendono o si sono venduti in passato, questo è un'altro discorso ma non c'entra nulla con l'autonomia mai applicata, nè sviluppata. Altrove l'indipendentismo la usa con discreto successo. Il fatto invece di votare direttamente un partito centrale perché si vede il 'Lussu di turno' (parole che sono anche di Franciscu Sedda nel giudizio su Soru), produce il rischio di ottenere la cura peggiore del male. Non è comunque vero che buona parte dei cittadini alle ultime regionali abbia votato per ragioni clientelari, la clientela sorge nel momento in cui non solo si promette una cosa ma l'elettore ottiene quella cosa in qualche settore pubblico o privato. Spesso si vota per simpatia o per indefiniti criteri di fideizzazione col politico locale (perché il cittadino comune ritiene che così facendo, ne deriveranno poi chissà quali benefici al territorio). Il problema reale è che l'indipendentismo non ha i mezzi finanziari e mediatici (oltre che capillarizzazione nel territorio) per divulgare i suoi temi ed a ciò si aggiungono i logoramenti delle poche risorse a disposizione a causa di lotte intestine tra sigle, spesso basate su motivanti che, se osservate nel dettaglio, sono veramente prive di senso pratico.
Ciao Michela sono d'accordo che questa vicenda dimostri per l'ennesima volta il fallimento dell'idea autonomista. Questa volta c'era stata una convergenza trasversale di molti senatori e deputati sardi di diversi schieramenti per richiedere una rappresentanza sarda nel parlamento europeo. Nonostante questa convergenza trasversale di forze, nonostante vibranti interrogazioni parlamentari, i parlamentari sardi uniti non riescono ad ottenere una cosa elementare e sacrosanta come avere un rappresentate sardo al parlamento europeo (assise dove si decidono tra l'altro molte delle politiche agricole che riguardano direttamente l'economia sarda). Se i paralmentari sardi uniti non riescono ad ottenere una cosa tanto elementare (dopo essere stata addirittura promessa), possiamo forse continuare a far finta che gli interessi e le istanze della Sardegna possano essere ascoltati all'interno dell'assetto istituzionale italiano? Il problema non sono i politici sardi (o non solo, quantomeno): sono convinto che i politici sardi volessero sinceramente una rappresentanza per la Sardegna (anche perche' ci rimettevano la faccia in questo caso). Il problema sono gli attuali assetti istituzionali: 1 milione e mezzo di sardi e i loro rappresentanti non possono pretendere di essere nient'altro se non marginali all'interno dello stato italiano.
Condivido ogni virgola, Oliver. Finché vincolati al resto d'Italia, non c'è accordo tra noi che valga quanto un diktat da Roma.
Vedete, l'autonomismo per l'indipendentismo nel mondo non è la carta statutaria Sarda del 1948. Non è un fine ma un mezzo. Se non imparate a scindere le cose (che volutamente SNI ed IRS negli anni hanno confuso per accreditarsi un po di gloria) non capirete mai il nesso tra i vari problemi. Un vero autonomismo intanto avrebbe operato per il conseguimento di maggiore sovranità con più riscritture dello statuto regionale. Ma in Sardegna questo lavoro chi lo fa? L'indipendentismo che rifiuta a priori l'autonomismo (poiché affetto dalla Sindrome Azionista)? Oppure i Sardisti che troppo spesso si dimenticano negli anni qual'è il loro compito? Se nessuno dei due (tra l'altro divisi su questi grandi temi) muove le chiappette, allora stiamo freschi se pensate che membri dei partiti centralisti dirimano la questione nei tempi previsti. Questo quindi va oltre il singolo problema del collegio mancante a Strasburgo ma tocca una lunga serie di temi, tra cui la fiscalità. E' ovvio che l'autonomismo non c'entra assolutamente nulla. L'autonomia è un work in progress, ma se nessuno la muove, è inutile stare lì a sbraitargli contro. Se qualcuno non l'ha ancora capito..siamo noi dei partiti territoriali a dover muovere queste cose e non aspettarci nulla da nessun'altro. Io ci ho parlato anche con due deputati che si stavano interessando alla questione, tutta propaganda...tra qualche mese faranno quello che la testa della loro squadra a Roma ordina. Purtroppo noi indipendentisti/sardisti siamo tutti presi da divisioni, dogmi e strategie completamente estranee a trattare la necessità di cui sopra.
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