| All'incirca a sua immagine li creò |
|
|
|
| Scritto da Michela | |
![]() Di rientro dalla luna di miele trovo tutto come l’ho lasciato: i ladri non sono entrati in casa, andare in cerca di condizioni di vita umane è ancora reato, il gas l’avevo chiuso, una minchiata razzista non si nega proprio a nessuno, la tv aveva il led acceso e il sistema di governo italiano è sempre la mignottocrazia (e parlo delle mignotte vere, non delle principianti dell’ultima ora). È un buon segno che tutto questo mi dia ancora nausea, che a fare strame del resto del mio senso civico mancherebbe ormai solo il cinismo fatalista della rassegnazione. Nel quadro di fatti gravi scientemente occultati dagli spin doctors con opportuni diversivi riesco con fatica a ritrovare il filo rosso in tre avvenimenti, apparentemente slegati tra loro per peso e implicanze. Nell’indignazione mondiale la pittrice iraniana Delara Derabi è stata giustiziata con l’inganno il primo maggio. Due giorni dopo Veronica Lario ha chiesto la separazione da Berlusconi. Infine il dieci maggio Benedetto XVI in visita in terra santa ha tenuto un'omelia dove ha parlato anche della dignità della donna. Un discorso strano, dove ci ha tenuto a dire che “la Chiesa in terra santa dà pubblica testimonianza di rispetto per le donne”. L’affermazione è stata pronunciata durante la Messa allo stadio di Amman, grossa città giordana con una popolazione prevalentemente musulmana che avrebbe preferito – come anche molti presuli cristiani locali - che il papa se ne stesse a casa, visto che la sua visita in Terra Santa sarà di fatto un mega spot per l’immagine internazionale dell’Israele politico. Le talpe della diplomazia vaticana hanno scavato buche profonde per minare il muro di quei rifiuti e blandire soprattutto gli oppositori islamici, dai quali Ratzinger ha più di una gaffe da farsi perdonare; forse è proprio in una di queste buche che si è persa la protesta per la morte ingiusta di Delara, in un silenzio fuori luogo che viene pudicamente rilevato persino da Sandro Magister, il più ratzingeriano dei vaticanisti. Allora perché il papa fa un discorso sulle donne proprio ad Amman? Vorrà forse cogliere l’occasione di parlare di uguaglianza di diritti al mondo islamico? Si esprimerà in merito allo spazio della donna nella società? Rischierà l’incidente diplomatico alzando la voce contro la violenza di genere motivata religiosamente? Naturalmente no. Ha solo ribadito quella che da Giovanni Paolo II è la linea della Chiesa in materia di donne, e lo ha fatto attraverso precise parole d’ordine: “genio femminile”, “complementarietà”, “carisma profetico”, “dignità e missione donate da Dio alle donne”. Il pezzo di discorso vale la pena riportarlo tutto, i grassetti ovviamente sono miei. Un importante aspetto della nostra riflessione in questo Anno della Famiglia, è stato la particolare dignità, vocazione e missione delle donne nel piano di Dio. Quanto la Chiesa in queste terre deve alla testimonianza di fede e di amore di innumerevoli madri cristiane, Suore, maestre ed infermiere, di tutte quelle donne che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere l'amore! Fin dalle prime pagine della Bibbia, vediamo come uomo e donna creati ad immagine di Dio, sono chiamati a completarsi l'un l'altro come amministratori dei doni di Dio e suoi collaboratori nel comunicare il dono della vita, sia fisica che spirituale, al nostro mondo. Sfortunatamente, questa dignità e missione donate da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate. La Chiesa, e la società nel suo insieme, sono arrivate a rendersi conto quanto urgentemente abbiamo bisogno di ciò che il mio predecessore Papa Giovanni Paolo II chiamava "il carisma profetico" delle donne (cfr Mulieris dignitatem, 29) come portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento e profitto. Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore. Nel discorso di Ratzinger – perfettamente coerente con la Mulieris Dignitatem di Wojtila - quello che emerge è il ritratto di una donna materna per costituzione, istintivamente dedita alla cura, all’educazione, all’assistenza e alla custodia di valori considerati di indiscutibile matrice femminile (pace, amore, misericordia, calore, etc). La donna plaid, la donna nimesulide, la donna ontologicamente feng shui è contrapposta implicitamente all’uomo rude, impietoso, freddo, guerrafondaio e padre solo se gli pare, comunque mai per vocazione; infatti allo specificare della missione femminile di cura e misericordia non segue la precisazione di una qualche missione maschile; si parla invece di “completarsi”, riprendendo il concetto di complementarietà proprio di Giovanni Paolo II, altrimenti noto come "teoria delle due metà della mela" che così tante insidie nasconde nelle sue pieghe. Il completamento presuppone infatti da un lato la premessa di non essere “interi” in sé come persone, dall’altro sancisce la legittimità di ogni differenza di ruolo, compito, diritto o aspirazione tra i generi, in ragione di un “insieme perfetto” ancora da realizzarsi. Per tacere della reciprocità, nemmeno la parità in questa prospettiva è un valore, perché la complementarietà si realizza proprio nel mantenimento delle differenze, sempre ben specificate e se possibile motivate teologicamente, magari scomodando la fantomatica missione che Dio avrebbe affidato in modo del tutto speciale alle donne. Le suore, le madri, le infermiere e le maestre che Ratzinger loda nella sua riflessione sono la sublimazione della risposta a questa presunta chiamata divina, e solo la peggiore malafede paraculista può vedere in questa dichiarazione un invito alle donne a occuparsi di politica, lavoro, arte, scienza o società. Ribellarsi al dato natural-teologico della donna vestale non è lecito, e la Mulieris Dignitatem citata è molto chiara in merito: “[…] Anche la giusta opposizione della donna di fronte a ciò che esprimono le parole bibliche: «Egli ti dominerà» (Gen 3, 16) non può a nessuna condizione condurre alla «mascolinizzazione» delle donne. La donna - nel nome della liberazione dal «dominio» dell'uomo - non può tendere ad appropriarsi delle caratteristiche maschili, contro la sua propria «originalità» femminile. Delara Derabi non era madre, nè suora, nè maestra e tantomeno infermiera. Era solo una pittrice, per di più accusata di omicidio, e quindi si prestava poco a incarnare il modello di pace-amore-misericordia-calore e valori femminili vari ed eventuali. Se almeno fosse stata cristiana, forse una vocina timida si sarebbe levata dalle sale della Segreteria di Stato Vaticana per chiedere che non venisse impiccata, ma sventuratamente non lo era. Veronica Lario invece sì, e della visione strumentale e riduttiva della donna si era fatta icona e interprete magistrale. Indimenticabile la sua dichiarazione nel febbraio scorso al Corriere della Sera, esatta parafrasi del passaggio del Magistero wojtiliano: "La donna è l'angelo morale capace di spiritualità e praticità, in grado di rendere grandi le piccole cose. Se tutto ciò in lei non viene affermato, la donna perde la sua identità e scivola a emulare il modello maschile, da sempre immagine di successo, potere, denaro e carriera”. In quale anfratto della specificità femminile si collocherà oggi la tardiva ribellione di Veronica Lario al ruolo di musa spirituale, silenzioso angelo morale della famiglia, variante miliardaria del più frusto angelo del focolare? La furia con cui i giornali di famiglia si sono scagliati contro di lei, rea di aver infranto il modello femminile più caro alla destra italiana, rivela che di spazio ce n'è poco per chi si tira fuori dalla casella assegnata, e la solidarietà pelosa di alcuni può far dimenticare che per anni la voce della signora Lario non si è mai levata contro le discriminazioni alle donne che il governo guidato dal marito ha realizzato da subito con chiara volontà. Poco conta la solidarietà interessata: a Veronica Lario mancherà piuttosto quella della gente comune, felicemente adesa al modello culturale femminile italico, poi consolidato come teologico dagli ultimi trent'anni di magistero papale (e catechesi parrocchiale). In quel filone non ci sono sconti per nessuna, men che mai per chi di quel modello è stata sempre più che collaborativa testimonial. |
Numero di commenti (11) - Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo
You must javascript enabled to use this form
Auguri per il tuo matrimonio! Ti ritrovo in gran forma con quest'articolo, e l'ho citato sul mio blog.
Auguri per il tuo matrimonio! Ti ritrovo anche io in gran forma con quest'articolo. Come si vede il matrimonio non ti ha per niente ammosciato e il tuo livore per il papa e la chiesa è ancora intonso. Mi spiace solo che gli ultimi avvenimenti riguardanti BXVI ti costringano ad aumentare il rumore delle unghie sui vetri e che ti riesca un po’ più maldestro il giochetto delle tre tavolette. Comunque consolati sei sempre in buona compagnia e le tue difficoltà sono quelle di molti.
NB: gli auguri sono sinceri.
Luigi, non ho difficoltà a credere che gli auguri siano sinceri. Invece come sempre ho difficoltà a capire perché chiami livore gli argomenti del post, dove c'è il testo integrale dell'omelia del papa e alcune mie considerazioni sulle evidenze del testo stesso.
Le donne hanno una missione? Ce l'hanno in quanto donne? Gli uomini hanno una missione diversa in quanto uomini? E se sì, quale sono queste missioni, e cosa le fonda teologicamente? Pace, amore, calore, umanità... sono valori affidati alle donne?
Queste sono domande, non unghie sui vetri. ;)
Ciao Michela: condivido tutte le affermazioni che fai sulla Lario, ma non credo lei sia in cerca di alcun tipo di solidarietà popolare (hai visto gli ultimi risultati delle azioni Fininvest?).
Quanto al discorso che fai sulle parole del papa: sono colpito dal fatto che questo sembri il papa più criticato della storia (anche da me, per inciso) e non faccia altro che reiterare (non so se per mancanza di idee o di coraggio) le parole del suo predecessore, che però è stato portato in trionfo a colpi di 'Santo Subito'. Voglio dire: sulle donne sacerdoti Woitila ha dato un no secco, non particolarmente più mite di quello di Ratzinger...
Ciao Michela,
ancora auguri per il tuo matrimonio.
Poi volevo dirti: ma chi te lo fa fare di imbastire ragionamenti con tanto di fonti e citazioni quando poi chi non è d'accordo con le tue conclusioni non si prende neanche la briga di confutarle nel merito e liquida il tutto parlando di un generico 'livore per il papa'?
Lo so che sarebbe un fare violenza alla tua intelligenza ed onestá intellettuale, ma la prossima volta prova a fare un post piú breve in cui dici genericamente che questo papa dice solo cavolate ecc... senza scendere nei particolari, cosí almeno chi interverrá dicendo che nutri livore contro il papa non rischierá di fare la figura di quello a cui mancano gli argomenti.
Ciao
@Giacomo: da nessuno che conosca anche solo superficialmente le posizioni teologiche di entrambi sui temi centrali del rispettivo pontificato sentirai mai contrapporre GP II a Benedetto XVI. Il carisma comunicativo di Wojtila era esponenzialmente superiore a quello di Ratzinger, ma sul piano teologico sono molte di più le consonanze che le divergenze.
@Daniele, con Luigi è refrain: saranno due anni che gli chiedo di discutere nel merito, e sistematicamente mi vedo rimandata sul personale.
Ciao Michela, ben sposata :)
Mi propongo come statuetta pagana che incarni tutte le accuse gratuite rivolteti (uhm.. rivolteti? boh).
Ghe pensi mi al Luis!
Eccomi, sono il livore impersonificato verso il Papa!
p.s. La Lario dovrebbero impedirgli (lo dico sgrammaticato, fa più crudo) di divorziarsi da quellolà!
Hai sposato l'indecenza mentale e morale in persona?
E mo' ti lamenti?
Mi spiace!
Taci e soffri, come tutti gli italiani!
Ciao Michela, grazie per la risposta:
premesso (e credo si capisca da tutti i miei interventi) che sono un simpatizzante femminista, o più precisamente un simpatizzante della distribuzione razionale di diritti, doveri e opportunità, volevo farti una domanda (considerando che in materia sei più ferrata): il fatto che i due abbiano posizioni uguali, peraltro in linea coi loro predecessori, tra cui anche papa Giovanni, e che entrambi siano considerati innovatori, da dove tirano fuori queste posizioni? Voglio dire: sono backuppate da qualche testo sacro? fanno riferimento al passo di S. Paolo delle mogli sottomesse ai mariti?
te lo chiedo perchè se la risposta è si il problema è a monte, nelle scritture, e sempre ci sarà finchè le scritture saranno lì, mentre se non c'è alcuna radice divina possiamo ancora sperare in un futuro papa illuminato (non nel senso del libercolo di Dan Brown ma in senso di apertura mentale)
ciao Michi
ieri via email ho cominciato a dare il la sul tema, ci sono tutti gli armonici da sviluppare.
almeno non sono il solo ad essere incavolato con i papi su questo e ne abbiamo già parlato
se riesco ti scrivo ancora (non so però se hai tempo/modo di leggere), magari si riesce a rivalutare ciò che ho scritto ieri (e in un certo senso lo spero)
d.
@ Dorian, ti rispondo privatamente, ma pubblicamente ti ringrazio per la quantità di spunti che mi stai dando.
@ Giacomo, posso assicurarti che non esiste nessun problema a monte, e ci sono serissimi studi teologici che smontano qualunque pretesa di fondare sulla Scrittura una distinzione di genere in merito a missione, diritti, dignità o ruoli. Non voglio essere vaga, quindi se ti interessa veramente l'argomento ti consiglio di leggere questi due testi, sufficientemente semplici anche per i non addetti ai lavori:
'In memoria di lei. Una ricostruzione femminista delle origini cristiane' (Elizabeth Schussler Fiorenza - edizioni Queriniana)
'Dio femminile - l'immaginario biblico di Dio come donna' (Virginia Ramey Mollenkott - edizioni Il Messaggero di Sant'Antonio)
San Paolo scrive in una precisa contingenza e le sue sono lettere pastorali, non trattati organici di teologia. Nelle prime lettere - convinto come era che Cristo stesse per tornare nella gloria del giudizio universale - sconsigliava anche di sposarsi e di fare qualsiasi cosa a lungo termine; poi ha rivisto la posizione. Per questo occorre essere molto cauti nell'assolutizzare affermazioni motivate da destinatari e contesti ben precisi.
ottimo Michela, grazie per il chiarimento!
Queste sono buone notizie! In questo caso rimaniamo in attesa di un papa illuminato da questo punto di vista
| < Prec. | Pros. > |
|---|






Un importante aspetto della nostra riflessione in questo Anno della Famiglia, è stato la particolare dignità, vocazione e missione delle donne nel piano di Dio. Quanto la Chiesa in queste terre deve alla testimonianza di fede e di amore di innumerevoli madri cristiane, Suore, maestre ed infermiere, di tutte quelle donne che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere l'amore! Fin dalle prime pagine della Bibbia, vediamo come uomo e donna creati ad immagine di Dio, sono chiamati a completarsi l'un l'altro come amministratori dei doni di Dio e suoi collaboratori nel comunicare il dono della vita, sia fisica che spirituale, al nostro mondo. Sfortunatamente, questa dignità e missione donate da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate. La Chiesa, e la società nel suo insieme, sono arrivate a rendersi conto quanto urgentemente abbiamo bisogno di ciò che il mio predecessore Papa Giovanni Paolo II chiamava "il carisma profetico" delle donne (cfr Mulieris dignitatem, 29) come portatrici di amore, maestre di misericordia e costruttrici di pace, comunicatrici di calore ed umanità ad un mondo che troppo spesso giudica il valore della persona con freddi criteri di sfruttamento e profitto. Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore.
“[…] Anche la giusta opposizione della donna di fronte a ciò che esprimono le parole bibliche: «Egli ti dominerà» (Gen 3, 16) non può a nessuna condizione condurre alla «mascolinizzazione» delle donne. La donna - nel nome della liberazione dal «dominio» dell'uomo - non può tendere ad appropriarsi delle caratteristiche maschili, contro la sua propria «originalità» femminile.
Delara Derabi non era madre, nè suora, nè maestra e tantomeno infermiera. Era solo una pittrice, per di più accusata di omicidio, e quindi si prestava poco a incarnare il modello di pace-amore-misericordia-calore e valori femminili vari ed eventuali. Se almeno fosse stata cristiana, forse una vocina timida si sarebbe levata dalle sale della Segreteria di Stato Vaticana per chiedere che non venisse impiccata, ma sventuratamente non lo era. Veronica Lario invece sì, e della visione strumentale e riduttiva della donna si era fatta icona e interprete magistrale. Indimenticabile 



