| Meno Master, più Slave |
|
|
|
| Scritto da Michela | |
![]() |
Numero di commenti (22) - Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo
You must javascript enabled to use this form
Michela, capisco il tuo articolo e hai un punto molto valido.
Non sono assolutamente daccordo con la tua valutazione di Giovanni Melis come 'vecchia volpe amministrativa'.
anzi ricordo che il suo esame è stato uno tra i pochi esami 'pratici' che mi hanno veramente insegnato a 'fare' qualcosa, in un percorso universitario teorico-filosofico quale è stato per me Economia Aziendale
Giacomo, vecchia volpe amministrativa non vuol dire 'non sa insegnare'. Non è nemmeno una notazione negativa, se nonla prendi come tale. In termini diversi potrebbe essere letta come 'lunga esperienza gestionale'. Che questa sia una priorità è solo questione di punti di vista. Io avrei preferito meno esperienza burocratica e qualche scintilla di futuro in più.
A me sembra che sfugga il senso dell'articolo di Michela, ma forse perché non si conosce bene il percorso di Melis al di là della docenza: oltre che preside della sua facoltà, l'uomo è stato anche presidente dell'ERSU e presidente della Banca CIS, che non sono noccioline. E' una figura di apparato, un burocrate con forti legami politici ed economici, ma con un percorso accademico nemmeno paragonabile a quello della Del Zompo, che conta 95 pubblicazioni internazionali, volendo trascurare quelle nazionali.
Sono due modi diversi di stare nell'università: sceglierne quello di Melis è rivelatorio.
chiedo scusa se il mio intervento non ha spiegato bene ciò che intendevo dire: il senso dell'articolo di Michela era chiarissimo.
il senso di ciò che intendevo dire io, invece, è che un rettore universitario ha un compito principalmente amministrativo e gestionale, pertanto credo che una figura con forti competenze amministrative e gestionali (come citato: Preside di Economia, ERSU, CIS) abbia tutte le carte in regola per questo ruolo.
Con questo, ovviamente, non intendo dire che la Del Zompo non aveva queste caratteristiche! Non ho dubbio che ce le abbia, ma certo non sono dimostrate dalle pubblicazioni internazionali, che forniscono casomai un dato sulla indiscutibile preparazione professionale della Del Zompo, ma nessun dato sulle sue competenze amministrative. Assolutamente mi sarebbe piaciuto vederla al ballottaggio, masenza nulla togliere alle competenze amministrative di Melis, ne alla sua capacità di generare innovazione, visto che (e questo era ciò che intendevo dire) era una persona che in mezzo a una serie di esami 'teorici' ha tirato fuori un programma pratico che almeno ti insegnava a fare qualcosa
spero ora sia più chiaro il mio punto di vista (che, lo rimarco ancora una volta, nulla vuole togliere alla validità della Del Zompo)
Giacomo, mi sembra un modo ingenuo per rapportarsi a una cosa 'politica' come l'avere esperienza amministrativa; presa in sé a te sembra solo curriculum, presa nel contesto cagliaritano rivela anche la mappatura dei poteri che lo hanno sostenuto, senza i quali non sarebbe arrivato a dirigere la Banca CIS o l'ERSU. Amministrare non è un atto neutro, ma è la declinazione di un progetto, di una visione; Melis è un uomo di compromesso, avezzo a relazionarsi con interessi svariati tanto quanto la Del Zompo è estranea - come giustamente rilevava Michela - al gioco dei pesi della Cagliari che conta. Quindi, mi si passi il termine, lei è anche 'pulita', meno compromessa, non ha favori da restituire a nessuno e non ha padrini con secondi fini. Melis non può dire altrettanto, e credo che nella sua loggia massonica la pensino più o meno allo stesso modo.
Caro Osvaldo, mi spiace, ma stai facendo illazioni e speculazioni, e anche pesanti.
Non ho un modo ingenuo di rapportarmi a questa vicenda: semplicemente accuso una persona di corruzione, concussione o nepotismo quando ci sono prove a carico (procedimenti, sentenze, articoli di giornale).
Fino a quel momento parto dal presupposto che se uno arriva a dei posti di dirigenza, e se fa un buon lavoro (come ti potranno confermare le persone che hanno collaborato con Melis) sia un buon amministratore.
Il resto sono illazioni, speculazioni, condite da un tono di accondiscendenza che (senza offesa) potresti anche evitare, visto che non ci conosciamo e non abbiamo confidenza.
Se hai elementi di prova di questa natura corrotta di Melis amministratore, se hai testimonianze di favori dati e resi, basta che li porti a qualsiasi magistrato no?
PS.: non ho mai collaborato o lavorato con Melis: giusto per chiarire, lavoro all'estero, dunque sono estraneo alla 'mappa dei poteri della Cagliari che conta'
con rispetto
Giacomo
Concordo con Giacomo sul fatto che quelle di Osvaldo su Melis sarebbero illazioni, se avessero riguardato la corruzione, la concussione, il nepotismo o altri reati. Me ne dissocierei.
Però mi pare che il suo intervento parli solo di collateralità con poteri forti (politici ed economici), e ricordo a questo proposito che la carica di presidente dell'Ersu è di nomina politica, non avviene certo per concorso a titoli, mentre quella di presidente della Banca CIS è a sua volta frutto dell'elezione del cda, composto di membri nominati dalla regione Sardegna (che ne possiede una quota sostanziosa) e dalle 4 banche che si spartiscono il resto delle quote; direi quindi che parlare di collateralità con poteri economici e politici nel caso di Melis sia tutt'altro che improprio. Mi stupisce piuttosto che far notare questa evidenza sia assimilato ad additare un reato; se non c'è nulla di male ad avere esperienza amministrativa in questi ambiti, e anzi fa curriculum, perché dirlo dovrebbe essere una insinuazione pesante? Sinceramente non si capisce.
Se poi il riferimento è alla presunta loggia massonica di appartenenza - questa sì illazione infondata - nemmeno l'eventuale possesso di tessera massonica configurerebbe qualche tipo di reato, non più di quella dell'Opus Dei o dell'Albo Cacciatori.
Michela, chiarisco cosa intendevo dire: collateralità con poteri politici significa essere legato a determinati ambienti politici che, per uno spoil system (voluto in Sardegna da una giunta di centrosinistra), nominano le cariche.
Certo che questo non concreta nessun reato.
E non è nemmeno una cosa immorale: personalmente allo spoil system io preferirei il freddo e arido Curriculum, che non mente mai, ma se spoil system dev'essere, almeno cerco di guardare se uno fa un buon lavoro, e il lavoro di Melis all'ERSU o al CIS non è stato certo negativo.
Come preside non lo conosco, perchè quando è stato eletto mi ero già laureato.
Ben diverso è dire che dal momento che ha ricoperto queste cariche 'ha favori da rendere' e li renderà, dicendo a priori che come rettore sarà...un corrotto. Mi spiace ma non c'è altro modo per esprimere la cosa: uno che organizza la sua reggenza rendendo favori a sua volta fatti è un corrotto.
Esprimere la linea politica del partito a cui sei legato è una scelta politica.
Fare qualcosa che se no non avresti fatto per 'rendere un favore' è corruzione, o anche concussione, o anche nepotismo.
Io so bene che tu non hai detto questo nel tuo articolo: so che tu hai detto che la Del Zompo è una donna preparata, e sono ovviamente daccordo (non che ci sia bisogno del mio assenso: il suo curriculum parla per lei).
So anche che hai espresso un'opinione su Melis come amministratore (che potrà 'accompagnare Cagliari al tristo destino di università di servizio, fornitrice di titoli e mai di competenze'): opinione rispettabilissima su cui possiamo discutere e, al limite, essere daccordo sul fatto che non siamo daccordo.
Ma se si comincia a parlare di 'rendere favori' il discorso prende tutta un'altra piega, non credi?
Naturalmente possiamo discutere di tutto, compreso il fatto che la collateralità sia separabile dai poteri in cui si è generata. Io non lo credo, ma rilevare che Melis è espressione del contesto di interessi in cui è professionalmente cresciuto non equivale a dargli del corrotto, casomai evidenzia il fatto che la Del Zompo non ha legami di quel tipo, il che dal mio personalissimo punto di vista è un titolo di merito (anche se immagino che non aiuti a diventar rettore).
La questione del declino di Cagliari come polo di ricerca non è un mio parere, è l'evidenza. Sia di area medicina - da sempre l'asso pigliatutto - che di area economia ha prevalso il candidato più strutturato sul piano amministrativo, a discapito di quello accademicamente più significativo (anche Paci lo era oggettivamente più di Melis). In parte questo può essere frutto del pregiudizio che chi si occupa della sua scienza sia incompetente in tutto il resto, mentre è forse vero il contrario. Ma è anche un orientamento preciso verso un modello organizzativo di università che non condivido, non perché abbia qualcosa contro le università di servizio, quanto perché chi vorrà fare ricerca ancora una volta dovrà andarsene dalla Sardegna. Quello che altrove è una scelta, da noi rischia di diventare l'unica possibilità.
Ecco, poi mi tocca anche essere cattivo. Consiglierei di vedere e confrontare i programmi della Del Zompo e di Melis per capire chi dei due sarebbe stato il rettore più qualificato: la prima brilla per chiarezza e comprensibilità, il secondo è burocratico, fumoso e più che equivoco. Entrambi parlano di incentivi alla ricerca, ma onestamente mi sento di credere più alla dottoressa che ha dieci ricerche solo negli ultimi 5 anni, rispetto a un Melis la cui ultima pubblicazione scientifica risale al 2005, ed era comunque una revisione ampliata di un lavoro precedente a 4 mani. Ci sono alcune affermazioni interessanti nel programma di Melis che meriterebbero di essere interpretate, ma poi se lo faccio mi si accusa di fare illazioni, e allora taccio. [people.unica.it]
[people.unica.it]
Osvaldo: ti si accusa di fare illazioni solo quando le fai.
Quanto alla tua presunta 'cattiveria': non sei cattivo. Stai solo esprimendo un'opinione (più che legittima) su due candidati in base ai programmi che hanno prodotto.
E la tua è proprio solo un'opinione, non 'La Verità'.
Personalmente non sono daccordo con te sulla valutazione, tantomeno sulla 'fumosità' di cui parli.
La mia opinione è: aver fatto ricerca non significa automaticamente saper amministrare un'università, coordinando soldi e risorse umane in modo da poter avere più ricerca, ed avere un curriculum amministrativo non significa automaticamente non essere interessati alla ricerca e voler fare un'Università di servizi più che di competenze.
Questa l'equazione che si cerca di far passare, e con questa equazione non sono daccordo (non dico che sia sbagliata: dico solo che non sono daccordo).
Questo non vuole togliere nulla alla Del Zompo, sicuramente persona validissima e con curriculum fortissimo: sto solo difendendo la validità di Melis come possibile candidato
PS.: ancora rimarco che non ho nessun interesse personale: mi son laureato, sono fuori dall'università e pure dall'italia, lavoro all'estero e non guardo certo a cagliari come prospettiva lavorativa o educativa
Un saluto
Giacomo
Giacomo, nessuno sospetta che tu abbia secondi fini, manco io ne ho, che mi sono laureato a sassari. Ma il punto è proprio il programma.
Vediamo il fumo di Melis nel dettaglio, perché purtroppo svela un arrosto discutibile. Prendi questa:
:Gli organi di governo dell’Ateneo devono elaborare strategie ed iniziative politiche per inserirsi come parte organica nelle politiche regionali tese a favorire lo sviluppo socio-economico, l’innovazione e le attività culturali in generale.
Tu capisci cosa vuol dire? Io non tanto bene, ma quel poco che si capisce non mi piace per nulla.
Questa è un capolavoro di furbizia:
:Il forte rinnovo generazionale in atto va fronteggiato favorendo l’ingresso di giovani ricercatori, anche con un miglioramento retributivo, mantenendo gli spazi necessari a valorizzare con adeguate procedure concorsuali la qualità ed i meriti, nell’ambito di standard nazionali riconosciuti a livello internazionale.
Mantenendo? Interessante, considerato cosa c'è attualmente. E gli standard nazionali quali sarebbero, se siamo gli ultimi in Europa per investimenti sulla ricerca? Però una cosa è vera: quello ce lo riconoscono a livello internazionale.
Questa sarebbe stata bene in bocca a Veltroni, è un gioiello del ma-anche:
:È necessario avviare un percorso virtuoso verso il riconoscimento della qualità e dei meriti, senza ignorare le specificità dei diversi settori scientifico-disciplinari, delle realtà accademiche, nonché del contesto socio-economico regionale.
Ma il meglio resta questa:
:Inoltre, sono urgenti nuove regole quadro per continuare il processo di razionalizzazione dell’offerta didattica in funzione degli interessi della collettività.
Tagliano i corsi, sulla base degli interessi della collettività. E quali sono? Mah.
Meno male che l'intenzione è di introdurre:
:E quale sarebbe, di grazia, il sistema nazionale di valutazione della premialità? Non pervenuto.una significativa premialità che tenga conto della qualità della ricerca, della didattica e del rapporto di servizio con il territorio, nel quadro di un sistema nazionale di valutazione.
Il capolavoro resta questa:
:Inoltre, gravano sugli Atenei regionali i condizionamenti nella politica delle tasse dovuti alla situazione sociale ed economica dell’Isola ed al numero significativo di studenti esonerati dal pagamento delle stesse per motivi di reddito.
Se ne deduce che il problema economico delle università sarebbe risolto anche facendo pagare le tasse anche agli studenti meno abbienti. Complimenti per la prospettiva.
Il mondo di Melis è bello perché è vago, ma quando entra in dettaglio, gesùmmaria.
Salve Osvaldo,
vediamo i tuoi commenti:
Gli organi di governo dell’Ateneo devono elaborare strategie ed iniziative politiche per inserirsi come parte organica nelle politiche regionali tese a favorire lo sviluppo socio-economico, l’innovazione e le attività culturali in generale.
Quello che interpreto io è: senza dindi non si fa nulla, dunque è necessario che le politiche regionali stanzino dindi per l'università.
Il forte rinnovo generazionale in atto va fronteggiato favorendo l’ingresso di giovani ricercatori, anche con un miglioramento retributivo, mantenendo gli spazi necessari a valorizzare con adeguate procedure concorsuali la qualità ed i meriti, nell’ambito di standard nazionali riconosciuti a livello internazionale.
Da come è scritto direi che il 'mantenendo' si riferisce agli spazi: cioè sta dicendo una cosa tipo 'non ci son dindi, manteniamo almeno lo spazio standard con concorsi che premino la qualità ed i meriti.'
È necessario avviare un percorso virtuoso verso il riconoscimento della qualità e dei meriti, senza ignorare le specificità dei diversi settori scientifico-disciplinari, delle realtà accademiche, nonché del contesto socio-economico regionale.
si, è una frase da programma.
Inoltre, sono urgenti nuove regole quadro per continuare il processo di razionalizzazione dell’offerta didattica in funzione degli interessi della collettività.
a me sembra una cosa ovvia: devi fare un'università ancorata alla realtà industriale che hai attorno.
Mia cugina studia a padova. Sai cosa studia? enologia. Fanno molto vino in quella zona, e l'università sta cercando di formare gente un po più skillata del semplice agricoltore.
Che ci vedi di strano?
introdurre una significativa premialità che tenga conto della qualità della ricerca, della didattica e del rapporto di servizio con il territorio, nel quadro di un sistema nazionale di valutazione.
Non ho idea di quale sia il sistema nazionale di valutazione ne se ne esista uno.
Varrebbe la pena di approfondire con un addetto ai lavori se esiste
Inoltre, gravano sugli Atenei regionali i condizionamenti nella politica delle tasse dovuti alla situazione sociale ed economica dell’Isola ed al numero significativo di studenti esonerati dal pagamento delle stesse per motivi di reddito.
questa frase non ha assolutamente il significato che gli stai dando (è colpa degli studenti che non pagano)
questa frase significa (ed è un problema di aritmetica: i buoni sani vecchi numeri non mentono mai) che la sardegna, per via di una serie di problemi, ha molti studenti considerati (giustamente) meno abbienti --> ergo meno tasse --> ergo meno soldi da investire.
I soldi ce li deve mettere lo stato, dunque devi andare a batter cassa dai politici, il che riconduce alla prima frase
non condivido l'interpretazione che dai di quelle frasi Osvaldo, ma non per motivi ideologici, credimi: solo per motivi economici.
Da un punto di vista di dindi mi sembrano realistiche, non promettono cose con soldi che non ci sono, ma sono molto ancorate a ciò che si può fare
se avessi voluto fare delle vere obbiezioni avresti dovuto dire l'unica cosa che non hai detto: COME SI INTENDE REALIZZARE QUESTI PUNTI?
se trovassi quest'informazione in un programma sarei veramente sorpreso
Caro Giacomo, mi arrendo. Solo il tempo può dimostrare se io sono diffidente e tu giusto, o io concreto e tu ingenuo.
Spero dia torto a me, a questo punto.
Per quel che vale, sposo in pieno la posizione di Michela e Osvaldo.
Non per partito preso, ma per semplice constatazione di un processo in corso.
Il programma di Melis, se non vogliamo fermarci alla lettera del testo e alle sue denotazioni dirette, parla chiaro e non lascia ben sperare.
L'uscita di scena della Del Zompo ha dato il colpo di grazia alle residue speranze di salvezza dell'università cagliaritana. Su questo non ci piove.
Negli ultimi anni l'ateneo del capoluogo ha subito una deriva e una decadenza che non rendono merito alla sua tradizione di università magari di provincia, ma dal livello sempre buono o in certi casi ottimo.
Ricordiamo che una facoltà, ormai negletta e in abbandono, come Lettere e Filosofia, è stata la sede di personalità coma Spriano, Pira, Geymonat, Restaino (cito a memoria). Giurisprudenza è stata retta da Gustavo Zagrebelsky. Nelle altre facoltà sono transitati docenti di prima grandezza e in alcuni casi si era costruita una tradizione di credibilità e solidità dell'apparato didattico e formativo che faceva superare le obiezioni circa alcune carenze strutturali e la scarsa organizzazione generale dei servizi e degli spazi.
Ormai cosa è rimasto al di là del nepotismo più becero, dell'affarismo senza prospettive a lungo termine, della riduzione delle spese non basata sul taglio degli sprechi e dei privilegi ma su quello ai servizi e alla residua attività di ricerca? Ben poco. Senza contare l'accentuazione di un provincialismo deleterio, funzionale al mantenimento di posizioni di dominio e privilegio da parte di una certa 'Cagliari che conta'. E che dire del riferimento agli 'standard nazionali', presente nel programma di Melis? Stiamo parlando di quelli italiani, suppongo. Il che mi spinge a dare piena ragione a Osvaldo, sul punto. Teniamo presente che l'università italiana è già ampiamente sbertucciata nel mondo, data la completa assenza di criteri di verifica dei risultati, di premio del merito, di validazione internazionale delle carriere e dei titoli.
Tanto per dire: la provincia autonoma del Sud-Tirolo (Alto Adige), dovendo investire in una sede universitaria locale, ha scelto di affidarsi ad uno status privatistico (fondazione), pur di non sottostare alla normativa e al controllo statali. Così facendo, ha potuto creare un polo in rapida crescita, ben addentro alle dinamiche internazionali, aperto al mondo (specie germanico, ma questo è comprensibile) e svincolato dalle porcherie governative in materia di didattica e ricerca universitaria pubblica (vedi alla voce Gelmini). I sud-tirolesi, sapete com'è, non hanno grandi timori reverenziali verso il mondo accademico italiano (e verso l'Italia in generale). Anzi, se ne fanno un baffo. Da noi le università sono una specie di longa manus dello stato centrale, utilissima a mantenere la Sardegna in una durevole condizione di subalternità e di deprivazione (come se non bastasse il resto). E sto parlando di responsabilità di noi sardi, dei nostri esimi professori universitari in primis, sempre così attenti a non disturbare il manovratore, ben contenti di coltivare il proprio orticello di provincia a patto di non dover mai dimostrare nei fatti la legittimità della posizione occupata.
Dico queste cose con rabbia e tristezza, perché so che il futuro della Sardegna è legato in larga misura a quello della sua università.
Per come si stanno mettendo le cose, dunque, non c'è da essere ottimisti.
| < Prec. | Pros. > |
|---|












