| Precari di lusso |
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| Scritto da Michela | |
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Affascinante. Leggo sul giornale che il ministro dell'Economia Padoa Schioppa, in merito all'urgenza di legiferare in materia di lavoro, si lascia andare a un tenero cammeo di confidenza personale, affermando che "anche i suoi figli sono precari". Come a dire: io sono parte in causa, la cosa mi interessa. Sorvolando sul fatto che voglio sperare che se ne debba interessare a prescindere dal destino professionale della sua prole, la vipera diffidente che c'è in me mi ha spinto ad andare a controllare che tipo di precari siano i Padoa Schioppa junior. Sorpresa Sorpresa! Non devo cercare molto: ci pensa per me Vittorio Zincone sul magazine del Corriere della Sera, che dedica un servizio ai figli dei VIP che si definiscono precari; l'articolo è scritto con un tono ironico talmente velato da sembrare quasi timido nel prendersi gioco del paradosso nel linguaggio ministeriale. Ma è normale, mica tutti sono tenuti a farsi bollire il sangue appena sentono uno svarione come quello sparato dal Ministro.
Infatti andando a leggere si scopre che uno dei cosidetti precari è... ...laureato in fisica, masterato al MIT di Boston e ora insegna alla Harvard Medical School. Un altro è architetto, ma ancora studia e intanto lavoricchia, cioè è uno studente lavoratore. Il terzo è ambiguamente definito "aspirante psicanalista", dicitura di difficile interpretazione. Significa che è disoccupato e non fa una cippa? Fa tirocinio presso qualche istituto? Aspira a diventare psicanalista come un bambino di 8 anni è aspirante centravanti della nazionale? Non è chiaro, l'unica cosa che si capisce è che se aspira, vuol dire che il lavoro non ce l'ha, nemmeno precario.
Cosa intende dunque il buon Tommaso quando definisce precaria la sua progenie? Ci viene in soccorso la meno fumosa consorte, con un significativo: "Non hanno un contratto a tempo indeterminato". Ecco che mi si spalancano abissi di significati prima oscuri: per il Ministro è precario semplicemente chi non ha un contratto a tempo indeterminato. Mi stupisco che non si sia definito precario egli stesso, considerato che il suo mandato non è a tempo indeterminato. Quando uno si può quindi definire precario? Senza pretesa di fare giurisprudenza in materia, per me il precariato è una condizione esistenziale, un modo di pensarsi che nasce dalla frattura di questi tre equilibri fondamentali: professionalità - mansione prestazione - retribuzione doveri - diritti
La differenza tra un co.pro e un tempo indeterminato non è quindi per nulla legata al tempo, nonostante il nome inganni. Il vero contratto indeterminato è il primo, perchè non è determinato il salario e non sono determinati i diritti. |
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Chioso: Quando uno si può quindi definire precario?
Quando si hanno le tasche vuote, e si trova un soldino luccicante davanti e un maniaco in impermeabile dietro.
Ecco quando secondo me uno può definirsi precario, quando intascare soldi ha il sapore dolceamaro di un’inculata.
Mi dispiace che uno dei figli del Ministro sia architetto. Perchè si continua a credere che tutti gli architetti siano dei privilegiati snob. Io no. Sono architetto e sono precaria. Nel senso che, non potendo contare sullo studio già avviato di papà (o zio, o cugino), devo fare markette negli studi degli altri, facendo bene il mio lavoro e facendoli arricchire.
A differenza dei CoPro, non ho contratto. Mi pagano quanto gli pare (il mercato, anche inflazionato dagli studenti tirocinanti, spinge al ribasso), ma io devo avere partita iva, pagare le tasse (non poche, visto che faccio parte di una categoria di privilegiati), pagare l'iscrizione all'Ordine degli Architetti (ricordiamo che CHI NON E' ISCRITTO ALL'ORDINE NON PUO' ESERCITARE LA LIBERA PROFESSIONE IN NESSUN MODO! - lo dico per i disonesti che lavorano senza essere iscritti e magari senza aver mai superato l'esame di abilitazione), pagare di tasca mia il sistema di previdenza nazionale per architetti ingegneri (che sta alzando le 'tariffe'). Io, libero professionista, rispetto gli orari decisi dal mio capo, mi occupo di quello che lui sceglie, rispondo al telefono, apro la porta e faccio il caffè (così risparmia i soldi di una segretaria). Quando dico una cosa intelligente e utile a migliorare il lavoro, vengo guardata male, perchè sono giovane (o forse perchè mi sono laureata con lode? che pretenziosa!). Ovviamente, quando saranno stufi di me, un bel calcio nel didietro e avanti il prossimo (meglio se tirocinante).
Questo sistema deve finire. Io voglio fare sapere in giro che so fare bene il mio lavoro. Anche senza essere figlia d'arte. Quindi clienti, rivolgetevi ai giovani professionisti (abilitati e iscritti all'Ordine), perchè i vecchi sarebbe meglio mandarli in pensione.
copro i turni dei dipendenti e servo lo stato a tempo determinato i cittadini sono contenti ma io no
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