| Fermo al tuo posto |
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| Scritto da Michela | |
![]() scritto per Tiscali Roma, due gay aggrediti a bottigliate perché stavano mano nella mano; l’aggressore: “Gli avevo chiesto di smettere”. Parma, affittuario sfratta un inquilino perché “avrebbe dovuto dirlo prima che era gay”. Villacidro, pestaggio di un giovane ad opera di tre incappucciati che lo insultano per la sua omosessualità. Siniscola, un ragazzo gay viene picchiato e umiliato da un gruppo di uomini del paese che tentano anche di stuprarlo: “Era già successo anni fa”. Platamona, spari e atti di vandalismo sulle auto degli omosessuali: “Qualcuno non ci vuole in questa spiaggia”. Pesaro, la madre cerca di accoltellare al ventre la figlia perché lesbica: “Avevamo litigato perché sto con una ragazza”. Basterebbe semplicemente metterle in fila una dietro l’altra, le notizie di violenze omofobe degli ultimi dodici mesi; lo si potrebbe fare anche con le cronache che testimoniano le violenze sulle donne, e i casi all’anno diventerebbero centinaia, con un numero impressionante di omicidi; allora - se non ci fosse in corso un costante meccanismo di rimozione collettiva – forse comincerebbe a sembrare urgente mettere in discussione il modello di uomo e di mondo che abbiamo accreditato come “normale” rispetto ad ogni altra possibile declinazione di umanità.
I gay, ma appunto anche le donne, e gli stranieri di pelle, di nazionalità o di fede, sanno perfettamente quali rischi comporta provare a vivere una qualsiasi espressione di alterità nel clima di intolleranza crescente che si respira dovunque. Piacerebbe anche a me dire che chi compie violenze legate all’intolleranza dell’altro è un delinquente comune che non fa testo, ma sarebbe un atteggiamento sciocco e inutile, perché quel tipo di violenza vive di legittimazione sociale, di sorrisini ironici, di battute a sfondo omofobico, razzista, xenofobico o maschilista negli uffici, in fabbrica, a scuola, in casa e nei bar dove andiamo tutti. Aver stigmatizzato immediatamente l’episodio di Roma fa grande onore al sindaco Alemanno, però non basta a salvare l’intera classe politica italiana dalla colpa di avere negato sempre ogni protezione istituzionale a chi subiva queste violenze, anche negando l’istituzione del reato di omofobia. Fu Mastella che durante l’ultimo governo Prodi minacciò di far cadere la maggioranza pur di non veder entrare nel codice penale una pena apposita per chi incitava all’odio verso i gay; in un momento di rabbia pare abbia affermato che piuttosto sarebbero dovuti passare sul suo corpo, come se il corpo in gioco fosse suo. È sufficiente la semplice assenza dei diritti che valgono per tutti gli altri a legittimare i comportamenti discriminatori, ma in aggiunta ci sono anche le dichiarazioni dei politici contro i gay, dall’indimenticato “meglio fascista che frocio” di Alessandra Mussolini, alla battuta berlusconiana che dava ad intendere che “tutti i gay sono dall’altra parte”, e che non fece ridere né Dolce e Gabbana né Platinette, elettori dichiaratamente di destra. La bottigliata di Svastichella e i comizi di un Gentilini che affermava che nella sua Treviso non c’è posto per i “culattoni” sono espressioni della stessa matrice violenta contro il diverso, e di un modello di normalità e di “naturalità”che si cerca da più parti di imporre come l’unico possibile, nella sessualità, nella famiglia e nei molti aspetti della cittadinanza. Che dietro ci sia una radice forte ce ne si accorge anche dai titoli di certa cronaca che riguarda la violenza sulle donne. Se un uomo uccide sua moglie, in Italia non basta dire che è un dramma. Bisogna specificare che è un dramma della gelosia, per far scattare l’effetto cavalleria rusticana. Non è sufficiente aggiungere che l’ha trucidata; la frase giornalisticamente corretta sarà: Uccide la moglie con un martello, lei voleva lasciarlo, così la semplice associazione delle due frasi compie la magia sottile di trasformare un efferato assassinio nel gesto disperato di un marito “reso folle” dalle decisioni arbitrarie della compagna. Davanti a un collegamento così, non è strano che un uomo possa sentirsi spinto ad immaginare come si sentirebbe lui se sua moglie volesse lasciarlo, per giunta per un altro, e allora il delitto potrebbe sembrare un po’ meno scellerato, spunterebbero persino attenuanti, la vittima smetterebbe di essere così vittima, anzi magari un pochino se l’è pure voluta, che un bravuomo – “una persona perbene”, diranno i vicini cadendo dalle nubi - non perde mica la testa così, senza motivo. Perché se non ti metti a meditare separazioni, nessuno prende martelli per trucidarti; come nessuno ti riempie di botte per strada, se essendo maschio non prendi per mano il tuo fidanzato, se non cerchi di affermare una qualunque diversità. Basta stare “al proprio posto”, quello stabilito dai criteri di normalità che sono stati resi imperanti. |
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Ricordo i giorni in cui infuocava la polemica per la modifica della legge Mancino nel 2006. Ho un immagine molto bella del mio professore di filosofia che cercava di spiegare ai miei compagni di classe (per la maggioranza destroidi ex-dettorini) quanto sarebbe stato innovativo e, soprattutto, utile, un passo del genere nella nostra legislazione. Purtroppo alla fine hanno vinto i miei compagni: i caghineri saranno sempre e solo dei perdenti, e che bisogno hanno di apparire in pubblico se sono pieni di locali e parcheggi apposta per loro?
A ognuno il suo posto dunque.
Gentile Michela,
spesse volte mi trovo ad sentire giudizi sprezzanti verso culture a noi lontane (senza magari neanche conoscerle veramente) dove la donna (e l'uomo) hanno dei ruoli diversi rispetto alla nostra e poi queste stesse persone nel concreto e all'interno del nostro mondo che dovrebbe essere laico, tollerante e moderno si comportano in maniera “talebanoide”.
Quanto mi fa incazzare (e non da ora che ho 45 anni ma anche da quando ne avevo 18) il giudizio (dato sia da uomini sia da donne) secondo cui il ragazzo che ha molte avventure è un figo e la ragazza una da non frequentare? E sai quante mamme avendo un figlio maschio e una femmina guardano con orgoglio il virile ragazzino che diversifica le esperienze e invece considerano puttana l'amica della figlia (mai la propria) perché hanno sentito che cambia spesso il “pivello”?
Tempo fa è capitata una tragedia nella cittadina dove vivo. Famiglia “modello” ma coppia in crisi. Lei vuole la separazione perché si è innamorata di un'altra persona. Lui sembra accettare la situazione ma poi la uccide e si suicida (lasciando dei figli orfani). Niente di nuovo (purtroppo) sotto il sole. Qualche giorno fa parlando con un conoscente è rivenuta fuori la vicenda e sono rimasto pietrificato quando questa persona mi ha detto: “...pensa che l'uomo con cui lei doveva stare e abbandonare il marito era un istruttore di sport ed era stato il marito a spingerla a frequentare la palestra …. e lei per ringraziarlo ….”. Che tristezza.
Certe volte mi domando se non è meglio essere omosessuali, neri ed ebrei statunitensi dentro una comunità di fanatici talebani che in questo marasma ipocrita di perbenismo viscido.
Un saluto.
A me pare che la strada debba essere istituzionale. Non ho la minima fiducia in un cambio di mentalità a breve o medio termine dell'ideologia dominante (uso 'ideologia dominante' perché come espressione mi fa meno ribrezzo di 'comune sentire', o al 'buon costume', espressione che non capisco cosa aspettiamo a togliere dalla Costituzione Italiana, sia detto en passant, artt. 19 e 21).
Siamo talmente privi di cervello a volte che se una cosa è legale allora è giusta, l'ideologia della legalità è padrona a sinistracentrodestra. Quindi rendiamo legale il reato contro l'omofobia; una qualsiasi regolamentazione delle relazioni omosessuali, tali per cui se tra due partner omosessuali uno va in ospedale l'unica ad avere notizie può essere solo sua madre che magari neppure sa che è gay.
Una volta che è normato sarà ritenuto anche lecito, e al giovine, alla giovine, al vecchietto o alla vecchietta di turno si potrà dire: criminale! non andare contro la legge. E avremmo guadagnato un po' di tempo per limare un cambio di mentalità e sperare che si ricominci tutti assieme a pensare un po' di più col cervello e non solo con lo stomaco.
E hanno dato fuoco al Muccassassina. Dopo l'attentato fuori dal Gay Village.
Magari è solo per inesperienza (la mia) o solo per ingenuità (sempre la mia) ma sento che la maggior parte delle ...fobie, sia omo... che xeno... che..etc...etc... sono dettate dalla mancanza di valori e di confronto; solo attraverso la rabbia dell'impotenza ed il disgusto della nostra vita possiamo aprire le porte all'intolleranza. Insomma odiare gli omosessuali o i laziali, piuttosto che i Comunisti o gli Ebrei o i tifosi del Napoli è solo ODIO e l'odio è la valvola di sfogo per chi comunque non ha speranza e quindi è anch'esso una vittima. Bisogna capire che chi comanda ha bisogno dell'intolleranza per catalizzare l'attenzione delle proprie vittime (sudditi impotenti)verso altri obbiettivi distruttivi che li tengano lontani dalle vere cause del proprio malessere. Si può discriminare tutto: anche il prpiro vicino perchè si pettina male o indossa cravatte non abbinate, l'odio è incolore, inodore, insapore: è solo VELENO.[b][/b]
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