| Esattamente altrove |
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| Scritto da Michela | |
![]() (Scritto per l'Arborense del 31 gennaio 2007) Sono a Roma da una settimana ed è come se non smettessi mai di arrivarci. Questa città è un costante altrove, non c’è un ideale centro di gravità permanente dove sia possibile ancorare il moto eterno di un pendolo immaginario. Tutto sembra distante da tutto, nonostante i romani vivano addossati in un modo che trovo asfissiante, abituata come sono a dividere i grandi spazi della Sardegna con un numero relativamente ridotto di persone. Uno spera che il micromondo a misura umana si ricrei a dimensione di quartiere, ma se questo è vero in qualche particolare borgata, non è vero per la maggior parte dei posti di Roma. La città sembra infatti un immenso non-luogo, dove il fatto di essere soli è aggravato dalla circostanza di essere in tanti. Inevitabilmente ripenso ai miei spazi familiari, a quel modo di parlare dei luoghi come di qualcosa di naturalmente connesso all’identità di chi ci vive. Ai romani che mi chiedono dove vivo, non so nemmeno spiegare con precisione in quale punto del quartiere di Piramide stia casa mia. Invece, se chiedi a un cabrarese dove sia un qualsiasi posto anche vago, per esempio Porto Suedda, ti risponde che è "una spiaggia che sta esattamente tra Mari Ermi e su Tingiosu". E tutti ci tengono a dire: "esattamente", quasi fosse una constatazione matematica.E' bellissimo come trovino ovvia questa toponomastica che di esatto non ha assolutamente niente. In realtà infatti si tratta di tre luoghi dai confini assolutamente non definiti, che scorrono l'uno appresso all'altro senza soluzione di continuità. Difficile dire dove finisca uno e dove cominci l'altro. Ma i cabraresi dicono "esattamente". Su cosa dunque è basato il concetto di esattezza che permette a un cabrarese di dire dove comincia Porto Suedda e dove finisce Mari Ermi? Semplicemente "è uno del posto". Essere di è tutta un'altra grammatica, siamo nel campo degli aggettivi possessivi.Significa che questo posto ha una rivendicazione proprietaria su di me. E’ questo che mi da il diritto di dargli questi nomignoli confidenziali che sfido un estraneo a pronunciare perfettamente: "Is Caogheddas". "Pottu 'e Suedda". "Mar'e Brenti"... Nomi per gente che ha confidenza, come quegli appellativi un pò sciocchi e imbarazzanti che ci si affibbia tra fidanzati quando gli amici non sentono. Mi scopro a considerare che sia questa appartenenza ai luoghi la cosa che mi manca di più, in un mondo dilatato dove il posto esatto delle cose (e delle persone) sembrano saperlo con precisione solo i postini. |
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davvero esatte le tue considerazioni.. il tuo non appartenere ad un posto fisico si tramuterà presto in un appartenere ad una realtà astratta: il lavoro, nuove amicizie, altri paesaggi che non sentirai mai tuoi, ti sembrerà di osservare una cartolina, mentre in sardegna hai la sensazione di essere nella cartolina..
non c'è nulla da fare, come dice niffoi (citazione fatta apposta per te ;-p) noi sardi abbiamo radici di carne....
ciao ggara, un abbraccio
Eh. E non ti sei ancora imbattuta in uno degli scherzi bastardi prediletti dal 'romano de Roma': dare indicazioni sbagliate al forestiero/turista che vuol sapere la strada per arrivare nel posto X. Scherzi infelici a parte, scrivo qui per ringraziarti di aver pagato la cena a tutti noi convenuti a Bardonecchia, l'altra sera. Avevo mandato un msg privato, ma quando ho premuto il tasto d'invio il tuo sito ha sparato un errore, cosicché non so se tu l'abbia ricevuto: e tra il ripetermi e passare per cafone, preferisco sinceramente ripetermi.
Semplicemente auguri per il nuovo altrove, se mai un altrove può dirsi nuovo. In realtà sono gli 'altri' posti che cambiano. O, forse, no. Appunto.
Posso poi in aggiunta chiedere un favore a una 'pellegrina' in Roma? Se un giorno ti capita di far due passi 'stile Sinis' nei pressi di una catacomba, una breve 'memoria', quasi una preghiera, passando la 'soglia'... Oggi anche le 'cripte' che sono di moda nella costruzione di nuove chiese, imitano quello che c'è 'sopra', quello che tutti vedono o vogliono vedere. Dove sono oggi le 'cripte', che rivelano con discrezione in mondi rovesciati il giusto verso delle cose?
Se ne trovi una traccia in quelle antiche soglie, ce lo dirai con il solito sorriso, magari come ultimamente sull'Arborense, dove un sorriso è quantomai segno di un altrove necessario.
Buoni passi. -ap
Noi non abbiamo radici di carne. Ma radici nelle carni altrui sì. A volte più che un individuo mi sembri un luogo. Sdaziami idealmente dall'atrocità del possibile doppio senso. :*
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