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La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 

Ico Gasparri, il fotografo divenuto famoso per i suoi raid sulle pubblicità con la donna oggetto, ha fondato una associazione intorno al protocollo contro la pubblicità sessista. Stanno aderendo in tanti, perché c'è bisogno di uno sguardo diverso.

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Morire dalla voglia di vivere PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   

La storia del piccolo nato e morto al Careggi di Firenze è l’ennesima prova dell’ambiguità della legge 194, che a parole non consente l’aborto eugenetico, ma nei fatti lo autorizza facendolo rientrare sotto l'ambigua dicitura “tutela della salute psichica della donna”.

 

Il sottinteso è che qualunque ipotetica anomalia del nascituro, vera o presunta che sia, sconvolga la salute mentale della genitrice tanto da giustificare la soppressione del portatore di turbamenti, avesse pure sei mesi. Fermo restando che la salute di qualcuno non si può barattare con la vita di un altro, mi domando da dove l’abbiamo presa l’idea che l’imperfezione altrui sia causa automatica di insostenibile patologia psichica.

 

Il principio che tutto quello che non si conforma alle mie aspettative debba sparire dalla faccia della terra è l’idea matrice di ogni forma di violenza. Volendolo portare alle estreme conseguenze, l’idea che la mia salute psichica sia bene supremo rispetto a tutto il resto conduce spontaneamente al massacro del vicino rompiballe e all’accoltellamento del bastardo che mi ha fottuto il parcheggio.

In casi come quello del piccolo nato al Careggi si cita l’eugenetica nazista; io ho memoria a tutto spettro e ricordo che anche Stalin amava dire che la morte risolve ogni problema.
Via l’uomo, via il problema.

 

Meno male che c'è il Corriere della Sera, dove oggi 9 marzo la giornalista Margherita De Bac intervista tale Giovanna Scassellati, responsabile del centro per le interruzioni volontarie di gravidanza (aborto, si dice aborto) dell’Ospedale San Camillo di Roma.

 

La signora le rilascia testualmente questa allucinante dichiarazione:

«Per noi è una grande responsabilità — continua la Scassellati —. Il nostro è diventato un mestiere difficilissimo. La tecnologia oggi consente di rianimare feti molto prematuri. Non vorrei mai trovarmi nei panni del collega di Firenze. Nel '78 quando è arrivata la legge lo spirito era diverso. Non piace a nessuno fare questo mestiere ora che ogni giorno il Papa parla di tutela della vita. Anche i non obiettori hanno sentimenti. Quando ho cominciato, il mio primario mi chiamava Attila. Oggi ho dei cedimenti».  

 

E’ affascinante il meccanismo di ragionamento di questa femminista della vecchia guardia, in prima linea anche per la vendita della Ru486. A sentirla si capisce che è tutta colpa del Papa che ci annoia di continuo con questa lagna della tutela della vita, se adesso persino a Giovanna detta Attila (adorabile nomignolo che suggerisce perfettamente l’idea del massacro) sono venuti gli scrupoli di coscienza a fare il “difficilissimo” lavoro di abortista.

La soluzione non è che una: la smetta il Papa di romperci le palle con la storia della tutela e così anche i non obiettori – che hanno sentimenti pure loro – non si sentiranno più in colpa e non avranno cedimenti.

 

Signora Scasselletti, se siete così sicuri che quel che fate è giusto e legittimo, quale Papa può indurvi a sensi di colpa fuori luogo?


E’ atroce sentire un operatore ospedaliero lamentarsi della tecnologia che permette di rianimare anche feti (bambini, si dice bambini) di cinque mesi. Basterebbe questo a inorridire. Ma la signora non ha finito. C’è un’altra soluzione suggerita, oltre a far tacere quell’importuno del Papa.
«Negli ospedali del Nord per essere sicuri che il bimbo malformato non sopravviva praticano il feticidio, somministrando cloruro di potassio attraverso il cordone ombelicale, come in Francia. A Roma non lo facciamo, ma che sofferenza poi trovarsi di fronte a queste storie. Non c'è da stupirsi se ci sono tanti obiettori di coscienza...»

Eh.

Che sofferenza trovarsi di fronte a un bambino che vive nonostante i progetti di morte scientifica posti in atto da operatori come Giovanna detta Attila. Molto meglio avvelenarlo prima come in Francia, così siamo sicuri che alla fine muore sul serio e non ci metterà davanti, come nel caso di Firenze, all’evidenza di un bambino che doveva nascere malformato e invece era sano. Livia Turco suggerisce una soluzione che dovrebbe far contenti tutti: "La legge sull'interruzione di gravidanza non si tocca, ma si rendono oggi necessari adeguati protocolli anche per sollevare medici e genitori dalle responsabilità". Giusto, ricadano dunque sul feto, le responsabilità.

 

La tutela della salute psichica della mancata mamma, dopo queste perle di consapevolezza, siamo davvero sicuri che sia salva?

 
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pazzesco che una operatrice sanitaria ragioni cosi.....assurdo davvero....

Inserito da Nico, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Questa vicenda per me è talmente assurda ed inumana da non trovare quasi le parole per esprimere un parere, un giudizio!! Ancora più sconcertato dal fatto che non sia stata ancora aperta una inchiesta su quanto accaduto...
Mi chiedo dove siano finite l'etica e il giudizio che devono essere sempre presenti in professionisti come i medici!! Credo che pochi si rendono conto dell'abisso che si apre quando un paziente non è più un essere umano, ma una routine da gestire nel più breve tempo possibile e senza troppe difficoltà! Ancora più grave della criminale eugenetica follia nazista, perchè i nazisti erano coscienti di quanto quanto facevano, documentando la loro follia!! Oggi in nome di una effimera libertà abbiamo ottenuto solamente una spersonalizzazione dell'essere umano, la negazione in asoluto della vita!! Che tristezza, che orrore...

Inserito da Rhodium, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

In questa triste vicenda ci si è concentrati solo su un punto, a mio parere importante, e cioè sull’interruzione della gravidanza, scusa, ABORTO. Sono d’accordo con quanto da te scritto, però tempo che sia passato in osservato il fatto che la decisione di abortire è stata presa in seguito ad un errore medico!
Come purtroppo spesso accade i medici sbagliano, per negligenza o altro (quest’altro mi preoccupa non poco) e a pagarne le conseguenze sono sempre gli indifesi, come in questo caso. Ci vorrebbe una legge che aggiri o argini gli errori umani. Pretendo troppo? Forse.
Ciao buona serata.
Nabel

Inserito da Nabel74, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

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Dal 12 al 15 novembre sarò a Cuneo per il festival Scrittorincittà. Il mio incontro sarà proprio il 15 alle 15, un dibattito sui lati oscuri delle famiglie insieme a Laura Pugno e Cinthya Collu, con Stefano Salis a moderare.

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