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L'attore, autore e regista Sante Maurizi ha appena realizzato per CUEC un libro intervista intitolato I film del cuore. Tra le interviste c'è anche il mio rapporto preferenziale con il cinema di Ermanno Olmi. Il libro verrà presentato in anteprima il 6 dicembre da Goffredo Fofi alla fiera della piccola editoria di Roma, Più libri più Liberi.


Il bravo fotografo Marco Degosus ha appena dato alle stampe per l'editrice Tiligù un libro di ritratti di sardi "andati e tornati" dal mare, a ciascuno dei quali è stata rivolta una domanda: cosa volevi fare da grande? Tra gli altri Francesco Abate, Milena Agus, Marcello Fois, Giulio Angioni, Antonio Marras e anche io. Il libro si chiama Da quest'altra parte del mondo.


La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 


Qualcuno, nella gazzarra mediatica che fa scorrere via ogni cosa, vuole continuare a ricordarsi di Marinella, la ragazza stuprata a Montalto da un branco di "ragazzi di buona famiglia", a cui il comune ha persino pagato le spese legali. Non è un presunto stupro, i colpevoli sono rei confessi, ma non faranno un giorno di carcere perché incensurati, e la solidarietà del paese sui media sembra continuare ad andare solo a loro, compresa quella di un vecchio che "se avesse avuto 13 anni si sarebbe messo in fila" pure lui. Questi disgraziati non hanno nessuna comprensione da me, né dal gruppo su FB che sostiene Marinella, né quella della scrittrice Lara Cardella. Nel gruppo si ricordano i fatti e si chiede giustizia, perché la violenza prima di essere un fatto è una mentalità, e i distinguo sulla vittima servono solo ai colpevoli per salvarsi da una giusta pena. 

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Temperamento latino PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   

Quando ho letto su Libero che entro le mura dello Stato Vaticano i bancomat hanno anche l’opzione di scelta della lingua latina, l’ho trovato una pittoresca esagerazione (come un po’ tutto quello che si legge su Libero, del resto).

 

Invece mi devo ricredere: Benedetto XVI nell’esortazione post sinodale Sacramentum Caritatis conferma questo rigurgito preconciliare, che in Ratzinger peraltro era già noto.
Torna dunque il latino, non nei bancomat ma nei banchi delle chiese. Non è opportuno cascare nell'equivoco che l'esortazione riguardi "le grandi celebrazioni internazionali". Il Papa specifica che l'orientamento è in generale. L'accento non è posto quindi sulla Chiesa affinchè impari meglio le lingue degli uomini per comunicare loro Cristo: saranno gli uomini a doversi mettere di buzzo buono per comprendere e imparare le preci da elevare al Padre di tutti.

Ogni volta che colgo la tentazione della lingua unica, non so perché ma mi viene in mente la fine di Babele...


Chi può credere che l’unità e l’universalità della Chiesa possano fondarsi sull’uso feticistico della stessa lingua liturgica, piuttosto che sulla condivisione del medesimo deposito di fede declinato in ogni lingua possibile? Sembra una banalità, ma evidentemente è necessario essere anche banali, dato che ci tocca assistere a derive nostalgiche di questa rilevanza.

Evidentemente ci si è dimenticati che nella messa preconciliare la gente si faceva i fatti propri pregando il rosario nella sua lingua, prima che trillasse il campanellino del sacrista ad avvisare del momento dell’elevazione: non c’è mai stato nella storia della Chiesa un momento in cui la gente comune ha capito il latino liturgico. In che modo questo ritorno al passato dovrebbe aiutare la Chiesa a pregare meglio e più unita, me lo devono spiegare meglio.

L’Incarnazione del Figlio è avvenuta una volta sola per tutti i secoli, l’incarnazione del suo messaggio non può considerarsi conclusa fino a quando le parole della salvezza non saranno state dette ad ogni orecchio, in ogni idioma parlato sulla terra, “fino ai confini del mondo”.
Inculturazione.
Questa è la parola (brutta, deh) che usavamo all’inizio degli anni novanta sull’onda entusiasta del convegno ecclesiale di Palermo “Evangelizzazione e testimonianza della carità”. Questo è lo spirito con cui il Vaticano II ha varato la Sacrosanctum Concilium; una riforma liturgica che il Ratzinger cardinale non ha mai digerito, per cui non sorprende che il Ratzinger papa la ritocchi con l'intento di correggerne i presunti fraintendimenti e gli eccessi interpretativi (più volte additati quando era Prefetto). Come dimenticare la celebre sua frase: “Sono convinto che la crisi ecclesiale in cui oggi ci troviamo dipenda in gran parte dal crollo della liturgia”?

Dare a intendere che la Chiesa privilegi una lingua specifica per pregare e ami cantare in particolare con una sola musica significa mortificare ogni pluralità, ogni ricchezza locale, ogni radice culturale, ogni tentativo di spiegare alle sensibilità di ognuno che Cristo è venuto al mondo per tutti, non solo per l’occidente romanizzato.

Ribadire la preferenza per il latino e il gregoriano è un atto antipastorale (perché rende più ostico spiegare alla gente che la Chiesa cammina e parla secondo i suoi tempi) e antiecumenico (perché aumenta il divario delle Chiese che per tradizione il latino e il gregoriano non lo hanno mai usato, come quella orientale).
Come si pretese che i primi convertiti dal mondo pagano dovessero passare attraverso l’assurda richiesta di circoncidersi come figli di Mosè, così i nuovi sacerdoti dovranno imparare il latino e il gregoriano se vorranno far messa. Ci vorrebbe un nuovo Paolo di Tarso per far ricredere il nuovo Pietro sulla reale necessità del ricorso massiccio a una lingua che Gesù non ha mai usato e noi comunque non usiamo più.
A noi cristiani di bassa macelleria non resta che pregare che tutto questo passi presto.
Oremus.
 
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Commenti

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Sì il bancomat in latino è proprio una cavolata tipica di questa Chiesa. Altro non aggiungo se non che: 'Libero è il mio giornale preferito!' :p
Ciao

Inserito da Nabel74, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Con tutto quello che stà dicendo il papa in questo periodo ci si focalizza sul latino? Roba da pazzi.... Il papa non obbliga l'uso del latino, ma lo consente, mentre prima nella liturgia era sconsigliato se non vietato. La Chiesa è l'itituzione più poliglotta della terra nel senso che da sempre ha valorizzato tutte le lingue. Il latino è la lingua tradizionalmente utilizzata dalla chiesa nei secoli e la tradizione non è per la chiesa un aspetto secondario. Inoltre, proprio per un'istituzione cosi poliglotta come la chiesa, il latino ha svolto nei secoli un funzione pratica importantissima, ha consentito e consente la comunicazione tra preti e vescovi di lingue differenti senza privilegiare una lingua attuale sulle altre. In un certo senso è un segno della cattolicità non il suo contrario.
Affermare che Gesù non ha mai parlato in latino mi sembra un'affermazione un po' azzardata se non stupidella.
''non resta che pregare che tutto questo passi presto''.....che c...o vuol dire!!!???

Inserito da luigi, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Vuol dire, Luigi, che anche io spero che ci sia qualcosa di più importante del latino su cui focalizzarsi, visti i problemi attuali della Chiesa; te li elenco, và, che a dar per scontate le cose poi escono i documenti che dicono il contrario: scarsità del senso di appartenenza al corpo mistico, scollamento tra fede e vita, crisi vocazionale, devianze sessuali e guai penali della gerarchia universale a tutti i livelli, incapacità di dialogare pastoralmente con le esperienze umane ai margini delle posizioni dottrinali, ignoranza delle cose di Dio tra i preti e tra i laici, obsolescenza della struttura attuale di presenza sul territorio (cosidetta crisi della parrocchialità), mancata definizione propositiva del ruolo della donna nella chiesa, mortificazione del fedele laico come entità autonoma dotata di coscienza propria, assenza di una pastorale organica sull'evangelizzazione di base e conseguente svilimento del valore sacramentale con la somministrazione casuale e autonomatica... Luigi, ti basta o devo continuare? Ti giuro, continuerei per ore e come me potrebbe farlo qualunque occhio aperto sulla realtà ecclesiale attuale. Davanti a queste urgenze e a questo sfascio, far uscire un documento che esalta il ritorno all'incomprensibilità collettiva mi sembra quanto meno non prioritario. Aspettiamo da anni la riforma delle parrocchie allo sfascio e della formazione seminariale dei chierici, la rivoluzione della catechesi di base, il ritorno alla collegialità episcopale auspicata dal concilio (e ammazzata in silenzio da Giovanni Paolo II), la riapertura dei dibattiti chiusi nelle facoltà teologiche, un orientamento verso la maggiore partecipazione laicale alle scelte pastorali... e ci ritroviamo questo. Pregare che l'asse della barca torni a filo del mare è chiedere troppo?
A te sembra fondamentale che esista una lingua che i vescovi possano parlare tra di loro capendosi. A me sembrerebbe più fondamentale che la comunicazione privilegiata fosse quella con la gente, che non si raggiunge certo favorendo liturgicamente una lingua che non parla più nessuno e un canto che appartiene storicamente solo a una parte della chiesa, attualmente nemmeno la più numerosa.
Per il resto, fai affermazioni dogmatiche assolutamente non vere.
Ma la Riforma a scuola non l'hai studiata? Ci vuole coraggio o buona fede a dire che la Chiesa ha sempre valorizzato le lingue, quando fino a Lutero mugugnava persino per tradurre della Bibbia. Il fatto che i membri della Chiesa parlino tutte le lingue non fa della Chiesa una istituzione poliglotta, nè il fatto di usare tutti la stessa ci rende più universali: è una visione romanocentrica. La cattolicità non deriva dall'usare dappertutto la stessa lingua, ma dal dare ovunque la stessa testimonianza e lo stesso messaggio. Erano queste, le priorità. Altro che latino.

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Mah!?, mi sembrano tanto i discorsi che si facevano nei collettivi degli anni 70-80, tante parole e discorsi, spesso incomprensibili ai più e poi ogniuno per la sua strada. Se poi vuoi dire che la chiesa stà passando un periodo di difficoltà, sono d'accordo. Fortunatamente sono duemila anni che la chiesa passa momenti di difficoltà, il che fa ben sperare. Circa l'elenco dei problemi citati, le miserie dei cristiani (che poi sono le miserie di tutti), compresi gli uomini di chiesa, pur essendo particolarmente dolorose, sai bene che non sono 'il problema'; se cosi non fosse, possiamo tranquillamente andare a ranare senza perdere tempo. Lasciando perdere i soliti luoghi comuni sulle donne, il matrimonio dei preti ecc., concordo su 'scarsità del senso di appartenenza e scollamento tra fede e vita'. Questo infatti è un sintomo della scarsa conoscenza tra i cristiani di che cosa la chiesa è o almeno dice di essere. La non conoscenza limita lo sviluppo di una coscenza libera. Ma per questo non servono discussioni collegiali pseudoteologiche, dove ognuno dice come per lui la chiesa dovrebbe essere. Ci vogliono, e spesso mancano, veri maestri che ci fanno toccare con mano cosa la chiesa è. Grazie a Dio lo SS, in questo momento difficile ci ha dato un grande papa, degno successore del precedente, con il dono della chiarezza e della semplicità anche nell'annuncio cristiano. Otto suoi discorsi su dieci toccano il punto della questione, solo che per i media non fanno notizia. Per imbastire infinite discussioni meglio il latino, i dico, le donne, il sesso... Non fraintendermi, non mi scandalizza assolutamente, siamo fatti cosi'....

Inserito da luigi, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Non te ne avere a male, Luigi, ma stai banalizzando il mio discorso, come banalizza Ratzinger quando dice che il problema della crisi ecclesiale è il crollo della liturgia. Non ho elencato miserie.
Ho elencato punti nevralgici di incuria pastorale, che è ben diverso. E sono situazioni risolvibili, se le si prende in carico seriamente. Questa presa in carico, se c'è, non si vede. Si vede invece interesse per altro, e bada che non ti parlo da lettrice distratta del primo giornale gratis che le passano in metro.
Il fatto che la Chiesa abbia sempre attraversato difficoltà non credo ci esima dal mettercela tutta per risolvere quelle che sono alla nostra portata ADESSO. Non è vero che mancano i maestri, i maestri ci sono eccome. Maestro è anche Martini, che apre a discussioni su tematiche che il Vaticano si affretta a stroncare, definendole non negoziabili. Maestro è Enzo Bianchi, a capo di una comunità che, ovunque riconosciuta per la grande autorità teologica e morale, non ha ancora invece avuto l'approvazione canonica dalla Santa Sede.
Quanto al fatto che Ratzinger sia un grande papa, mi permetto di dissentire, se non altro perchè i giudizi mi piace darli a consuntivo. Tutto sembra grande, se si sta in ginocchio.

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Cara Michela, non concordo con molte cose che hai detto, la cosa però che mi vede in maggiore disaccordo è l'ultima tua frase
'Tutto sembra grande, se si sta in ginocchio'.

Per me, ti sembrerà strano (ma ne sono assolutamente certo), l'essere in ginocchio è la condizione ontologica non solo del cristiano ma dell'uomo in quanto tale, che per definizione strutturale è un mendicante. Tutti siamo in ginocchio, solo che chi si inginocchia davanti al proprio pensiero, idea, interpretazione, spesso ha l'impressione, errata, di essere in piedi invece è sottoterra.

Inserito da Luigi, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Davanti a Dio, Luigi.
In ginocchio solo davanti a Dio.

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Pfuiii!! Meno male, e chissà che credevo io !!!
Se ho capito bene il dio che intendi sta là sulle nuvolette, cosi inginocchiarmi davanti a lui, fortunatamente non crea problemi al mio Ego. Ma allora mi chiedo perchè devo rompermi le palle con questa chiesa che pretende di dirmi cosa è la verità, quando posso tranquillamente aprire un contatto diretto con il dio che sta nella mia testa in piena autonomia; in fondo lui dice le cose che dico io, lui è sempre in linea con la mia coscienza.... Che c...o serve la chiesa? per convincere gli altri che il mio dio è quello giusto? A me non interessa, il mio dio mi basta.

Inserito da luigi, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Luigi, non mettermi in bocca parole che non ho detto.
La Chiesa non è il Papa e basta.
Il carisma di corresponsabilità che viene dal battesimo mi impone il discernimento prima dell'obbedienza, di cui peraltro non ho fatto voto.

Ti consiglio la lettura della lettera ai Galati al capitolo 2, versetti 11-14, dove Paolo riprende Pietro 'perchè aveva evidentemente torto'. E, vivaddio, Pietro lo ammette, benchè Paolo Cristo non lo avesse nemmeno conosciuto.
(http://www.laparola.net/testo.php?versioni%5B%5D=C.E.I.&riferimento=Galati2,11-14)

La Chiesa è Pietro, ma anche Paolo.
Sei tu, ma sono anche io.
Io non ti do del lobotomizzato sottomesso perchè la pensi diversamente da me, mentre vedo che invece a te viene facile darmi dell'egocentrica perchè pretendo di avere un'idea diversa da quella del papa (e ciononostante oso credere in Dio lo stesso, anzi, nello stesso Dio!).

Pretendere di zittire gli argomenti di dissenso con la denigrazione di chi li solleva, dando degli egocentrici a tutti quelli che pensano che Joseph Ratzinger non abbia l'unico cervello pensante di tutta la cristianità occidentale, è un cattivo servizio alla Chiesa, prima che un cattivo servizio all'intelligenza.

Argomenta, se hai argomenti.
Io ti sto facendo esempi concreti e tu fino a ora mi hai contrapposto solo il tuo sarcasmo.

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Cara Michela, sono stato sarcastico nell’ultimo intervento perché mi facilita l’espressione di un concetto, non volevo offenderti, ma solo dire quello che ho detto. A proposito di mettere in bocca parole mai dette non ho detto che la chiesa è il papa e basta.
Che il papa non sia l'unico cervello pensante della cristianità spero proprio di no.
Certo è che è uno dei meglio funzionanti.
E' vero, all'interno della chiesa si possono avere giudizi differenti e si può discutere di tutto, pur che si abbia chiaro il valore dell'autorità che sottende l'obbedienza.
L'obbedienza (che non significa direttamente coerenza morale, altrimenti staremmo tutti freschi) non è un disvalore, (come la mentalità dominante tende a far credere) e non è rinuncia alla ragionevolezza, anzi è esattamente l'opposto.
L'obbedienza o meglio il riconoscimento di un autorità richiede un giudizio della ragione.
In altre parole io riesco ad essere obbediente nel senso di riconoscere l'autorità della chiesa se riconosco (non teoricamente ma realmente) in essa la presenza di Cristo (il papa è il rappresentante di Cristo sulla terra). L’uso della ragione quindi prima che nel contenuto specifico dell’obbedienza sta nelle ragioni del riconoscimento dell’autorità.
Se mi succede questo l'obbedienza è fattibile ed è segno di un' appartenenza.
Se non mi succede, nel senso che non riconosco nella chiesa la presenza di Cristo o è puramente un' idea/una teoria, allora l'obbedienza diventa insostenibile (nessuno salvo gli imbecilli obbediscono irragionevolmente). Se cosi non fosse chi ce lo fa fare di essere cristiani e per giunta cattolici. Sarebbe puro masochismo. Molto meglio credere in un dio conforme al proprio modo di pensare.

Scusa la difficoltà a spiegare, provo con un esempio se mi riesce. Un bambino ubbidisce alla mamma anche quando non capisce i motivi delle raccomandazioni/rimproveri perché, se è ragionevole, riconosce il bene assoluto che rappresenta la mamma e probabilmente il suo atteggiamento positivo gli consente rapidamente di capire le ragioni del dettaglio della raccomandazione. Il bambino che non riconosce in prima istanza il bene assoluto che rappresenta la mamma, primo commette un atto irragionevole e secondo i capricci che fa rendono più difficile e lento per lui capire anche i dettagli delle raccomandazioni. Non solo, sarà concentrato nel trovare tutti i possibili, anche banali motivi di contrasto con la mamma , in un atteggiamento che chiude la ragione invece che aprirla.

Inserito da luigi, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

L'immagine del bambino e della madre è poetica, ma non la trovo adatta al caso, perchè delinea una relazione non equilibrata, dove una personalità immatura si confronta con una matura (diamo per buono che la mamma ideale sia più matura di suo figlio, cosa nella realtà non sempre ovvia). Dinanzi allo Spirito siamo invece tutti figli e l'obbedienza primaria è alla coscienza rettamente formata. Non lo dico io, lo dice il Catechismo universale (capitolo I, art.6, comma 1778) quando afferma chiaramente che 'la coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo'. Quello che tu chiami il rappresentante di Cristo in terra, prima del papa, è dunque la coscienza formata e (aggiungo io) il volto sofferente del fratello. Il papa esorta anche oggi i cristiani a fare obiezione di coscienza davanti alle leggi contro la coscienza. Ma quando lo stesso esercizio di maturità diviene necessario nei confronti di indicazioni che possono provenire dalla gerarchia, smette di essere 'obiezione di coscienza' e si parla di 'dissenso', negandone la legittimità. Questa autonomia selettiva non la condivido. La coscienza, se è libera e matura, ha sempre facoltà di discernimento, tenendo presente che il bene supremo lo conosce solo Dio. L'obbedienza a Dio di un Paolo che contraddice Pietro riprendendolo pubblicamente non è minimamente in discussione, perchè Pietro e Dio non sono la stessa cosa. Ho l'impressione che questa cosa nei secoli si sia un po' persa ed è anche questo che intendo quando parlo di un necessario recupero della collegialità episcopale (ed ecclesiale).

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Michela, l'esempio del bambino e della madre è perfettamente calzante, non perchè ti sembra poetico, ma in quanto per me la chiesa è madre. Lo è non solo perchè lo insegnano a catechismo, ma in quanto nella mia esperienza umana è evidente. Senza il magistero della chiesa che per culo ( si dovrebbe dire predilezione immeritata) mi ha raggiunto nelle sue forme, la mia coscienza formata non sarebbe niente. Tu confondi la 'coscienza formata' con il cosidetto 'libero pensiero'. Ma scusa coscienza formata da chi? da qualche pover uomo un 'po' più intelligente o più buono di me? formata da me stesso?.
Se fosse cosi che senso ha la chiesa? E' un associazione di persone che la pensano in modo piu o meno simile? (più meno che più).

Se io e qualche bravo amico ci bastiamo perchè abbiamo una coscienza formata è fatta. A che ci serve una chiesa con cui spesso e volentieri non ci trova d'accordo? Per martellarci sulle balle?
Scusa Michela se sono franco, ma la tua posizione mi sembra in linea con una visione protestante del cristianesimo. Non che ci sia niente di male o di riprovevole, solo che ritengo si debba conoscere ciò che si sta dicendo.
Sulla vicenda di Paolo e Pietro (nel caso specifico le ragioni di Paolo, dopo accesa discussione sono state accolte pienamente da Pietro, questo è fondamentale !!)ho gia detto che nella chiesa si può discutere di tutto, pur che si abbia chiaro che cosa è la chiesa e cosa sia Pietro. Vedi, nel caso su cui insisti, la posizione forte di Paolo era tale perchè prima di tutto per Paolo era evidente l'amore che aveva per Pietro e la sua Chiesa. Ci sono innumerevoli casi in cui posizioni differenti su aspetti specifici, non senza sofferenze alla fine sono state riconosciute (San Francesco, Santa Caterina, Padre Pio....)Quello che accomunava queste perone era il loro amore per la chiesa e per il papa. Altri pur partendo da critiche di cui magari alcune giuste non avevano innanzi tutto l'amore per la chiesa, ma in ultima analisi davanti a tutto stava la loro idea di come dovevano essere le cose e sono andate per la loro strada (es. Lutero). Quarda caso poi nelle chiese protestanti si sono ritrovati, magari in peggio i difetti di cui Lutero accusava la chiesa.

Tornando all'esempio calzante del bambino. Poniamo che con mia madre che considero più grande di me abbia una discussione su cose di cui magari ho ragione io, quello che conta innanzi a tutto deve essere l'amore per mia madre, solo cosi alla fine ci potrà essere un risultato positivo, altrimenti se l'unica cosa che riesco a vedere sono le mie recriminazioni come si suol dire 'parto per la tangente'.
Alla fine solo l'amore è carne, concretezza; se ho le ragioni per amare e riconoscere un'appartenenza (le ragioni sono un aspetto non da trascurare) e amo la chiesa innanzi a tutto, anche le incomprensioni trovano posto. Se seguo innanzi tutto le mie idee (chiamale pure coscienza formata), mi scollo dalla realtà.

Inserito da luigi, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Luigi, vorrei comprendere cosa intendi per coscienza formata, perchè a leggerti uno rischia di capire che la coscienza formata è quella che è sempre d'accordo con la gerarchia, che è una cosa un po' diversa dalla Chiesa, concetto fortunatamente più ampio sia in senso teologico che numerico. La Chiesa è mia madre, ma la mia fede viene da Dio, non dal magistero. Il magistero può prendere cantonate tremende e la storia della Chiesa è piena di pastori che hanno scritto autorevoli svarioni. Pensa solo alla teoria dell'animazione di illustri Dottori della Chiesa (Tommaso, uno a caso): a dargli retta l'aborto nelle prime settimane sarebbe lecito, tanto il bimbo non ha anima prima di tot giorni (più giorni per la femmina, per altro). Anche Agostino incorse in più inciampi, peccato che di lui si leggano sempre le Confessiones e mai le Retractationes, ci sarebbe da imparare.

Sull'accusa di protestantesimo, sorrido. Se auspicare una struttura ecclesiale più cristocentrica e meno piramidale e gerarchica significa essere protestanti, accetto di buon grado il titolo di protestante. Sarei in buona compagnia, visto che questa impostazione è indicata esplicitamente dall'ecclesiologia del Vaticano II.
Il mio amore per la Chiesa non è misurabile dal grado di accordo che ho con il pontefice pro tempore. Almeno 5 delle posizioni dottrinali di Giovanni Paolo II mi trovarono in assoluto disaccordo, ma non per questo smisi il servizio che facevo. Non ho fatto mai l'errore di giudicare Dio dalla dislessia dei suoi servitori, sempre ho creduto che avremmo avuto anche uomini illuminati a cui guardare. Ora gli occhi volgono a Gerusalemme più che a Roma, a un volto di pastore che auspica che la Chiesa non dia ordini, ma assuma uno stile di dialogo e di condivisione.
Lo Spirito, sempre sia lodato, soffia veramente dove vuole.

Inserito da Michela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

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In continuità con il fortunato 2006, grazie ai voti degli ascoltatori quest'anno sono di nuovo finalista al Libro dell'anno a Fahrenheit! Per quanti volessero continuare a votare Accabadora, basta inviare una mail all'indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , indicando autore e titolo.



Breve giro della Puglia:
il 27 novembre sarò al Cafè d'Arte di Bari. Il 28 novembre sarò a Turi (BA) per presentare Accabadora con la scrittrice Sandra Petrignani al presidio del libro. Ore 18:30, salone biblioteca comunale. Il 29 novembre sarò invece a Campi Salentina al festival Città del libro, dove presenterò Accabadora alle 18:30.


Breve giro del Triveneto:
il 1° dicembre alle 19 sarò a Villorba alla libreria Lovat. Il 2 dicembre alle 18:30 sarò a Oderzo e il 3 dicembre alle 18:30 sarò alla nuova libreria Lovat di Trieste.
Il 4 dicembre sarò allo Zammù di Bologna alle 18, mentre alle 21 sarò a Modena nel teatro tenda del comune.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


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