| La festa della gonna |
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| Scritto da Michela | |
![]() Basta ballerine con il fiocchetto. Ho cambiato modo di vestirmi da quando vivo a Roma e qualcuno crede che sia perché l’aria di città mi ha reso meno provinciale. Provinciali. Se mi metto sempre i jeans e le scarpe da ginnastica, le magliette informi con la faccia di Lupin e le felpe da taglialegna norvegese, è semplicemente perché ho paura. Roma è pericolosa. Lo è per tutti, ma per le donne lo è innegabilmente di più.E poi uno dice: non scrivi niente per la festa della donna. Non ho paura perchè i romani sono più stronzi degli altri, ma perché il tessuto urbano disgregato dall’estraneità permette che possano avvenire pubblicamente cose che altrove, in contesti più stringenti, sarebbero impensabili. Nell’ipotetico caso in cui qualcuno mi molestasse in piazza Eleonora ad Oristano, entro pochi minuti arriverebbe qualcun altro a chiedere se ci sono problemi, prova evidente che la principale forza dell’ordine è la gente compartecipe, non la polizia. A Roma questo non avviene, quindi i problemi che eventualmente sorgessero me li dovrei sbrigare da sola. E ammettiamolo, è molto più facile affrontare un problema con le scarpe da ginnastica che con un tacco da sei centimetri che non vede l’ora di infilarsi tra due sampietrini mentre corro. E poi uno dice: non hai scritto niente per la festa della donna. Ho statisticamente provato su me stessa che meno assomiglio a una donna, meno problemi sorgono, perché mettere una camicetta femminile a certe ore e in certi posti equivale a “cercarsela”. Se esco a cena a casa di amici e so che dovrò rientrare con l’ultima metro alle 23, nemmeno la parte di me più fashion victim mi convince a non vestirmi come un pescatore del Baltico. Nei miei giri su internet qualche giorno fa leggevo il sito di una Chiesa Evangelica che voglio visitare e ho visto, strabiliando non poco, che organizzano anche campi scuola per omosessuali di ambo i sessi. Tra le attività proposte per le lesbiche c’è un laboratorio di drag king, ovvero di travestimento maschile. Mi ha colpito la testimonianza di una di queste donne che ha confessato di aver sperimentato per la prima volta, solo perché travestita da uomo, la totale sicurezza di non correre il minimo pericolo nemmeno al buio in quartieri poco frequentati. “Era come essere invisibili, non ero più potenziale preda nemmeno di uno sguardo”. A leggerla mi sono intristita, perché nell’attività di quel laboratorio ci sono i contorni della stessa volontà che muove me a infilarmi cose informi, il meno femminili possibile, anche solo per andare alla stazione ostiense a comprare il latte. E poi uno dice: cosa ne pensi della festa della donna. Sarà anche vero che sono una donna che lavora e vivo sola e mi mantengo senza un uomo. Però quando vado a far spesa a Testaccio e vedo tra i banchi le domestiche filippine dei ricchi dell’Aventino e di San Saba, penso che ha ragione Francesco Costa, che qualunque presunta emancipazione femminile non è fondata sulla reale redistribuzione dei compiti tra l’uomo e la donna, ma sul fatto che ci sono altre donne che fanno le cose di cui un tempo eravamo noi ad occuparci. Badanti, colf, babysitter: un esercito di creature che spesso ha lasciato la famiglia dall’altra parte del mondo. Gli abbiamo solo passato il testimone. E poi uno dice: facciamo la festa della donna. Come no, facciamola. Dammi il tempo di infilarmi lo scafandro, dare indicazioni alla colf e poi ti raggiungo. |
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Ciao Michela,
Triste realtà quella da te descritta in questo intervento. La donna che non è libera di vestirsi come le aggrada. Una libertà soffocata in silenzio.
A organizzarsi bene ci sarebbe da vestirsi sempre tutte in ghingheri e tenere a portata di mano spray al peperoncino o anche di peggio(anzi meglio)! Così si farebbe piazza pulita di certa gente.
Ma questo non è un mondo perfetto e le cose continueranno ad andare come vanno, purtroppo.
Sei pronta per il confronto di questa sera?
Te lo ripeto, non ti invidio affatto :P
Ciao buona giornata.
Nabel
Roma è pericolosa? Scusa ma hai presente Napoli?
Ogni volta che ho l'occasione di venire a Roma mi concedo il lusso di respirare un po', di provare un po' di serenità...
Se vivessi a Napoli cosa indosseresti, un sacco di juta?!
Lo scrivo?....lo Scrivo!
...io una donna come te la troverei interessante & sexy anche se con 'jeans e le scarpe da ginnastica, le magliette informi con la faccia di Lupin e le felpe da taglialegna norvegese'...ma non farei mai nulla che non vorresti, nemmeno se invece fossi vestita con una goccia di chanel n.5 ....
Uhm....sarò scambiato per ruffiano o quanto meno poco riservato / inopportuno....
Napoli è pericolosa ?
Scusa, ma hai presente il Congo ?
Che scopo aveva il tuo 'pungente' commento ?
Il punto, permettimi, non era quale città fosse la più pericolosa. Il punto era un problema di fondo, comune a tutta l'Italia da nord a sud, anzi, comune a tutto il mondo, a tutta la società. Un problema invisibilmente sotto gli occhi di tutti...
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