| Regalo libri brutti, i buoni me li tengo |
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| Scritto da Michela | |
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L’invisibile manuale di bon ton per lo scrittore sconsiglia vivamente a chi è interpellato sui libri altrui di riferirsi in modo critico a colleghi viventi, che il paese è piccolo e la gente si incazza. Anche quando devi lodare, ti dicono sia molto meglio dire che durante le serate malinconiche davanti al camino il tuo libro toccasana è tipo il Simposio di Platone che tanto è morto così non si offende nessuno e tu fai lo splendido passando per quello che legge ancora i classici in questi brutti tempi falettiani, dai retta a me che vivi meglio Mal mi adatto a questa ipocrisia da salottino bene, sarà che ho pochi soldi e con quello che costano i libri è un atto di responsabilità civile avvisare il prossimo che certi titoli potrebbero non rivelarsi un buon investimento. E’ scientificamente provato (da me) che chi legge un libro brutto diventa una persona peggiore. Chi sconsiglia un libro brutto salva il mondo a modo suo, lo so perché sono morta mille volte tra le pagine di opere indegne, maledicendo gli autori, gli editori e i librai che avevano osato indurmi all’errore. Negli anni le mie fregature cartacee hanno costruito una lista lunga così di libracci di cui far dono a chi detesto, tra i quali ci sono titoli insospettabili che strappano urletti deliziati ai party dove si vede gente e si fanno cose. Quasi sempre gli ignari destinatari dei libri-scarto li scambiano per un atto di cortesia, e non di rado il libro piace anche, segno che se lo meritavano davvero. Però ho l’impressione che Les Adieux di Arianna Giorgia Bonazzi non finirà in quella lista. Credo che andrà nell’altra, quella dei libri preziosi che non consigli a vanvera a chiunque, ma infili in mano di nascosto solo a chi può capire la differenza tra il cacao 75% e il fondente tout court, e che non userà questo sapere contro di te. Lo ha appena pubblicato Fandango in una collana nata già morta, che ha il nome dell’enciclopedia che negli anni 80 si comprava chi non ci aveva i soldi per la Treccani: I Quindici. Il libro passa per strano, perché ha cento pagine senza trama apparente ed è un gioco di impressioni un po’ deliranti, di realtà viste attraverso la lente degli occhi di una bimba tanto inquietante da farmi temere di avere una figlia così, un giorno. O un’amica che è stata una bimba così. Ho avuto l’impressione di procedere senza meta, dentro una famiglia che è tradizionale nel peggiore dei sensi possibili, raccontata con un linguaggio che ruba la sintassi all’oralità e i giudizi al cielo, stesso candore inappellabile. Appena mi sono abituata a quel procedere musicale, la risata e lo stupore mi hanno colta impreparata nella stessa misura. E alla fine è rimasto uno strano sapore dolce in bocca, come quello di certe caramelle succhiate forte che iniziano una carie che tra ventanni ti farà bestemmiare di venerdì sera. Io con mia mamma imparo, i buchi alle orecchie sono fatti per sanguinare. Non ti puoi lamentare se la commessa spara. Non piangere, è bello. Se era per i nonni, non mi facevo quelle robe nel corpo, restavo a giocare a simon con il mio vicino, che essendo daltonico, vincevo. Invece è arrivato il giorno che un poco dei miei lobi ha dovuto interrompersi. Del resto, ho saputo, le cellule muoiono, persino le stelle, e anche quello è segno che tutto, noi, si smette. Smetterà, signorina Bonazzi. Ma la prego, non troppo presto.
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Numero di commenti (6) - Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo
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Uno comincerebbe a scrivere solo per subire una recensione così.
Sono in commozione preventiva per il libro di Arianna Giorgia, che ancora non ho letto.
Ingorda!
Hai ragione Ethos. Mi sono resa conto ora che su due metafore non ce n'è nemmeno una che non sia alimentare.
Mi rivelo anche nelle piccolezze, deh.
Separazione delle carriere letterarie? Pare che Anthony Burgess fosse uno dei recensori più spietati dei libri che aveva scritto con altro pseudonimo.
G.
Se esiste qualcuno per cui questo dovere morale non vale, sei tu. Non fosse altro perchè non di rado i libri che recensisci sono poi meno interessanti della tua recensione.
In realtà, quando fai il critico non sei un critico.
Sei un narratore dei libri altrui.
Non dirmi così che mi emoziono e svengo.
:)
G.
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