| Governatore, ci ripensi |
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| Scritto da Michela | |
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Asuni è così: un paese destinato a estinguersi come certi borghi dell’Umbria o della Toscana, spopolati lentamente per far posto ai ricchi stranieri che li trovano pittoreschi. Ma, sfiga per sfiga, il fascino architettonico del medioevo ad Asuni non è arrivato: non c’è niente di pittoresco che susciti desideri di speculazione, solo una densa malinconia da presepe fuori stagione. Invece gli è venuta una idea. Certi paesi si intitolano a un santo per invocarne la benigna protezione. Con una operazione che in Sardegna è più unica che rara, Asuni si è votato alla cultura, consacrandosi a produrla e promuoverla con le sole materie prime di cui dispone: il cervello e la sensibilità. E’ nato così quattro anni fa l’Asuni Film Festival, un appuntamento di altissimo livello per i cineasti di ogni latitudine; gli hanno fatto seguito la festa della Letteratura e delle Arti e il progetto di un Centro di documentazione sulle culture migranti con annesso museo dell’emigrazione. Come se non bastasse, è in fase di progettazione LOGOS, un bel sinonimo che unisce il senso greco (la parola) a quello sardo (i luoghi), per sintetizzare l’idea di un centro residenziale di produzione e distribuzione di progetti d'arte e letteratura. Mi verrebbe da chiedermi perché non sono nata ad Asuni, anziché in un luogo dove la massima espressione culturale è la super populista sagra della bottarga. Ma è giusto così, non si può fare virtù della necessità che non si ha.
Sindaco, direttore artistico e asunesi non ci stanno proprio, e come dargli torto. Non è in gioco l’evento estivo, ma la sussistenza di una realtà che ha avuto lo splendido coraggio di investire sul serio sulla sola cosa che può salvarla dalla scomparsa geografica e identitaria. |
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ciao
sono di origine sarda (tempio pausania) conosco la zona di oristano ma asuni mi mancava.
sarò in sardegna dal 3 al 15 agosto, se mi dai notizie su questo festival che mi incuriosisce (la pagina non si apre) mi farebbe piacere.
ciao grazie
laura
se la mia firma serve a qualcosa certo che firmo al coraggio e al sogno di uomini che non misurano la loro umanità sulla base della distanza o vicinanza ai luoghi del potere ma sulla forza della storia propria e altrui e del confronto culturale e civile.
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