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L'attore, autore e regista Sante Maurizi ha appena realizzato per CUEC un libro intervista intitolato I film del cuore. Tra le interviste c'è anche il mio rapporto preferenziale con il cinema di Ermanno Olmi. Il libro verrà presentato in anteprima il 6 dicembre da Goffredo Fofi alla fiera della piccola editoria di Roma, Più libri più Liberi.


La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 


Qualcuno, nella gazzarra mediatica che fa scorrere via ogni cosa, vuole continuare a ricordarsi di Marinella, la ragazza stuprata a Montalto da un branco di "ragazzi di buona famiglia", a cui il comune ha persino pagato le spese legali. Non è un presunto stupro, i colpevoli sono rei confessi, ma non faranno un giorno di carcere perché incensurati, e la solidarietà del paese sui media sembra continuare ad andare solo a loro, compresa quella di un vecchio che "se avesse avuto 13 anni si sarebbe messo in fila" pure lui. Questi disgraziati non hanno nessuna comprensione da me, né dal gruppo su FB che sostiene Marinella, né quella della scrittrice Lara Cardella. Nel gruppo si ricordano i fatti e si chiede giustizia, perché la violenza prima di essere un fatto è una mentalità, e i distinguo sulla vittima servono solo ai colpevoli per salvarsi da una giusta pena. 

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Stupidario Precario PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
dimensione effettiva di un cervello medio
Raccolta indifferenziata di cose senza senso che si sentono dire di continuo sul precariato, strutturate a mò di manuale di difesa personale contro la disinformazione, la banalità e la malafede.

Segnalatemene altre, con relativa smontatura, e le inserisco.
  1. I contratti precari poi vengono stabilizzati.
  2. Molti giovani preferiscono la flessibilità.
  3. La legge 30 ha ridotto la disoccupazione.
  4. Distinguiamo precariato da flessibilità.
  5. Tutti abbiamo fatto la nostra gavetta.
  6. I contratti atipici avvantaggiano le donne.
  7. i contratti atipici premiano il merito.
  8. I contratti precari motivano il lavoratore, che non si adagia.
  9. Gli imprenditori senza i contratti atipici sposterebbero le produzioni all'estero.
  10. Di che vi lamentate, i vostri nonni lavoravano in miniera.

Segue spiegazione del perchè sono senza senso.

  1. I contratti precari poi vengono stabilizzati. È falso. Secondo i dati 2006 della Banca d’Italia dopo un anno solo il dieci per cento di chi è entrato nel mondo del lavoro con un contratto a termine se lo vede trasformare in uno stabile. Nel futuro non sapremo come andrà, ma per ora per ogni persona che trova la sicurezza rimangono nove vite sospese, che in molti casi restano tali per anni.
  2. Molti giovani preferiscono la flessibilità. È falso, mentre è vero che - messi davanti alla scelta tra un contratto precario a 1000 euro senza tutele e uno a 900 euro con le tutele – tanti scelgono i 100 euro in più in tasca solo perché già con 1000 euro non si arriva alla fine del mese. Poiché il costo del contratto atipico per il datore di lavoro è nettamente inferiore a quello di una assunzione stabile, è più vantaggioso offrire cento euro in più al lavoratore, che per sbarcare meglio il lunario baratta la stabilità con pochi spiccioli.
  3. La legge Biagi ha ridotto la disoccupazione. È falso. La Banca d’Italia nel bollettino n° 46 ha detto chiaramente che la disoccupazione è diminuita perché sono stati regolarizzati gli immigrati (che lavoravano già, ma in nero) ed è diminuito complessivamente il costo del lavoro, non più legato a contrattazioni nazionali. Poiché come in tutti i mercati quando scende il prezzo aumenta la domanda, oggi un datore di lavoro può assumere legalmente due persone al costo di una.
  4. Distinguiamo precariato da flessibilità. È falso. La cosiddetta flessibilità è il nome ipocrita del precariato, le due parole sono sinonimi tra loro e significano la stessa cosa: insicurezza di vita. Non esiste una insicurezza buona, perché a fronte di una maggiore manipolabilità del lavoro non ci sono in Italia ammortizzatori sociali per attutirne gli effetti sulla vita delle persone. Il dualismo «precariato cattivo/flessibilità buona» al momento in Italia non ha senso.
  5. Tutti abbiamo fatto la nostra gavetta. La gavetta è tale se interessa per brevi periodi persone in giovane età che stanno entrando nel mercato del lavoro e non hanno una professionalità formata e spendibile. Il contratto atipico non è una gavetta, perché riguarda tanto i giovani al primo impiego che i lavoratori formati che cercano nuovo impiego. Non è una gavetta perché non ha limiti di tempo e non è mirato a formare professionalità da stabilizzare, ma solo ad abbattere all’infinito i costi del lavoro dipendente.
  6. I contratti atipici avvantaggiano le donne. E' falso. L'apparente maggiore flessibilità di orari e obiettivi che dovrebbe favorire la vita di chi ha impegni familiari si traduce in un contratto non rinnovato nel momento in cui comunichi che stai per diventare madre. Un figlio è un progetto diverso rispetto a quello di qualunque azienda. Consiglio la visione del documentario Uno Virgola Due di Silvia Ferreri, interamente finanziato dal comune di Roma, che spiega quanto influisca il tipo di contratto di lavoro sulla scelta di tantissime donne di non fare figli.
  7. I contratti atipici premiano il merito. E' falso. I contratti atipici, essendo privi di qualunque vincolo in uscita (leggi=ostacoli al licenziamento non motivato), contengono un elemento ricattatorio che impedisce al lavoratore di avere forza di contrattazione. Rivendicare un aumento o una posizione migliore diventa un rischio troppo alto da correre e per tenersi il lavoro ci si accontenta spesso di essere sottoimpiegati.
  8. I contratti precari motivano il lavoratore, che non si adagia. E' un po' come dire che la convivenza fa bene all'amore, perchè la paura di essere piantanti in asso senza intoppi burocratici ti fa tenere vivo il rapporto o per amore o per forza. Peccato che, in amore come sul posto di lavoro, sarebbe sperabile che non fosse la paura a dover regolare il tipo di legame, ma la reciproca convenienza. Se sono un fannullone licenziami. Ma se faccio bene il mio mestiere, non devo vivere nel terrore di perdere il lavoro.
  9. Gli imprenditori sposterebbero la produzione all'estero senza i contratti atipici. Il che equivale a sostenere che se non permettiamo la schiavitù in Italia, è probabile che gli imprenditori spostino la produzione dove è possibile schiavizzare le persone e così non pagarle affatto, abbattendo del tutto i costi. Quindi la soluzione alla rigidità del mercato del lavoro si trova riducendo i diritti al livello dei paesi sottosviluppati: geniale.
  10. Di che vi lamentate, i vostri nonni lavoravano in miniera. Ovvero: siccome siamo stati peggio, abbiamo perso il diritto di pensare a come potremmo stare meglio. 

  11. work in progress, lo stupido non ha mai detto l'ultima parola.

 
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Grazie, perchè diventa sempre più complicato spiegarlo in poco più di mezza pagina a tutti quelli che non riescono a metterselo in testa.
Ora lo piazzo sul mio blog.

Inserito da Giuliana, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Ho sentito la trasmissione 'Vivavoce' su Radio 24. Condivido quello che hai detto ed ho il rammarico che non ti abbiano dato più spazio.

Inserito da signsoflife, la cui homepage è qui il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Ore 15.00, la campana scandisce monocorde il suo latrato metallico, nel paese le teste si voltano placidamente in cerca del campanile, qualcuno apre la bocca e sentenzia – suona da morto.
Esattamente così è cominciata la mia avventura nel mondo del precariato, sono passato dalla campanella della scuola al magico mondo della flessibilità lavorativa senza passaggi intermedi. Allora si chiamavano co.co.co, e come suggerisce l’onomatopea, avevano a che fare con le galline(atipiche), i pollai(conosciuti anche come mercato del lavoro), le volpi(chi saranno mai queste volpi…) e il mangime(gli spicci) sparso magnanimamente nell’aia. Già allora puzzava di fregatura questo tipo di rapporto, ma il mondo, si sa, è diviso in capponi e mannaie, e non essendo affilato il mio portafogli ho capito immediatamente da quale parte del natale mi trovassi.
Un giorno ricevetti un aumento e poi fui subito licenziato, un altro avrebbe preso il mio posto con il mio vecchio stipendio. Facile, comodo.
Così appresi la mia prima lezione dallo “stupidario precario”: La flessibilità di un lavoratore atipico è direttamente proporzionale alla sua capacità di mettersi a novanta.

Con questo non intendo dire che l’introduzione della flessibilità nel mercato italiano sia stato un errore (come d’altronde non lo è stato introdurre 13 innocenti e teneri conigli nell’habitat australiano), ma la differenza che passa tra un concetto utile di flessibilità e l’abuso che ne è stato fatto, è lo stesso che c’è tra l’essere favorevoli all’eutanasia e mettere ad ogni angolo di strada una cabina del suicidio.

La cultura del contratto a progetto, la cultura del presente, dell “Ora”, si sta radicando nella società, si sta ingrandendo come un enorme gorgo marino pronto a risucchiare ogni altra forma temporale, futuro compreso. Esisterà solo un - adesso, un enorme presente, sempre più grande e affamato, che si rinnoverà azzerando ogni prospettiva. Allargheranno i confini dell’oggi sempre più in là, fino a quando il futuro sarà irraggiungibile.
Un’idea astratta? Il futuro era considerato costruirsi una famiglia, una posizione, un nido per la vecchiaia. Quanti di questi futuri stanno svanendo divorati da un presente fatto di tantissimi oggi? Oggi la mia famiglia sono io, oggi non posso permettermi un figlio, oggi il mio stipendio è sempre lo stesso, oggi ho pagato la rata di un finanziamento, oggi non ho versato un soldo per la pensione, oggi non ho fatto un solo passo in più per migliorare la mia esistenza.
Certo, vista così sembra una trappola, uno specchio che si riflette dentro uno specchio, ma non è così terribile, anche il precariato ha una facile via d’uscita, una soluzione, un modo semplice e veloce per annullarlo, è la seconda lezione dello “stupidario precario”: bastano due natiche molto potenti per dar luogo alla soluzione contro il precariato, questa soluzione è comunemente chiamata: botta di culo.
Invecchierò così, mia cara Michela, sperando nella botta di culo o nell’orchite fulminante, sento già che qualcosa si sta annacquando..

Luis

Inserito da Cicisbeus Fynnegan, detto anche occhiovispo fynnegan, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Ho trovato un posto di lavoro sicuro.
Ci sono voluti 3+1+2.5 anni dopo il master.
Pero` siccome sono incosciente o forse credo nelle botte di culo mi sono sposato, abbiamo fatto un figlio e ci manteniamo con uno stipendio. Purtoppo mia moglie e` in attesa della botta di culo.
Come e` facile capire, NON viviamo in Italia.
In bocca al lupo da un (ancora per poco) precario.

Inserito da Enrico, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

lo sapete che negli enti pubblici assumono ancora con il contratto co.co.co?

Inserito da manuel, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Direi che nello stupidario ci può stare bene anche:
'I contratti atipici avvantaggiano le donne', ci avvantaggiano talmente che appena resti incinta il tuo progetto misteriosamente diventa inutile. Occupati della famiglia, che è la cosa più importante. E il tuo posto diventa di un altro, maschio.

Inserito da Manuela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

la migliore per me resta la bufala che i contratti atipici premino il merito. Sono junior in uno studio grafico e con il ricatto del mancato rinnovo mi tengono basso lo stipendio. So benissimo che se anche me lo merito, chiedere l'aumento proprio in fase di rinnovo del contratto è la stupidaggine meno conveniente da fare, così sto zitto, prego che mi confermino e mi prendo di nuovo 1000euro per altri tre mesi. E sono due anni così.

Inserito da Cesare84, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Michela lo sa, faccio l'imprenditore: scegliendo di farlo alla soglia dei 40 anni e impegnandomi anche le mutande.

Ho 8 dipendenti, eredità dell'azienda che ho rilevato con altri soci, a tempo indeterminato.

Motivandoli, cercando di venire incontro alle necessità di chi ha famiglia, o abita fuori mano, o sta studiando, abbiamo ricreato in'azienda un clima di collaborazione e fiducia, offriamo ai clienti lavori di qualità che stanno lentamente trasformando un'azienda decotta in un'impresa ch efunziona e che vede i suoi fatturati crescere in modo costante (magari lento, santa polenta, ma costante)

Con i contratti a progetto (ma ch eprogetot sarà mai quello di una segretaria? Un progetto me lo fa un ingegnere, un avvocato, un manager, non la ragazza che mi fa le bolle e risponde al telefono) le aziend eperdono competitività, standardizzano il lavoro, non riescono a vincere in creatività e motivazione perchè accidenti, ma perchè devo pretendere straordinari o fedeltà da qualcuno che sto strangolando per fame?

sarò anche sballata, ma credo che chi ci lavora sia la prima risorsa dell'azienda, qualcosa su cui investire, non da investire per comprarsi il cayenne °_°

Inserito da Giordana, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

E che il contratto precario motiverebbe il dipendente a non adagiarsi e tenere altra la produttività, ce lo vogliamo dimenticare?

Inserito da Antonio, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Non puoi prescindere dalle minacce:

'se costringiamo i datori di lavoro a stabilizzare i contratti precari, sposteranno la produzione in europa dell'est'.
La disse Daniele Capezzone, io me la ricordo.

Inserito da Mariangela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Come potrei dimenticarla? La disse quando gli ispettori di Atesia rilevarono gli abusi nel call center romano. La aggiungo subito, motivandola sin troppo facilmente.
Grazie!

Inserito da Michela che risponde a Mariangela, il 1970-01-01 00:59:-60 alle 00:59

Ho notato che di solito chi commenta argomentando i lati positivi del precariato, precario non lo è mai stato: quando va male ha un lavoro ben retribuito (un professiore universitario), quando va male è un profumato consulente da centinaia di migliaia di euri all'anno. Quando va meglio è un dipendente di alto rango con incarichi extra di consulente, assommando quindi due/tre stipendi da parecchi zeri. Chissà come mai la flessibilità deve essere sempre applicata dal (sul) lavoratore e non è esercitata dall'(sull')azienda. A questi signori auguro un futuro di un paio d'anni di precariato, con il cuore. E senza paracadute

Inserito da Pepe, la cui homepage è qui il 05/02/2008 alle 16:22

'tra un contratto precario a 1000 euro senza tutele e uno a 900 euro con le tutele' ci manca che il co.pro.co sarà a 700 euro senza tutele (per lo stesso lavoro).

Inserito da Emily, il 31/03/2008 alle 15:43

Lo stupidario di Michela Murgia ci indica forse solo l’anticaglia che le pervade la testa.

Leggerlo da parte di una giovane come Michela fa un po ribrezzo.

D’altra parte, parlando di Alitalia, questo tipo di pensieri espressi ad esempio da Michela rappresentano in pieno la crisi che stiamo vivendo.

Ah, ma lei direbbe come al solito che questo è il pensiero dello stupido - perchè non la pensa proprio come lei ... tipica sovrastruttura mentale di chi guarda un po troppo a sinistra e un po poco agli interessi del paese.

:-)

Inserito da flessibili e precari, il 20/09/2008 alle 16:57

Toh, vedi che ad aspettarlo lo stupido alla fine arriva sempre?

Inserito da Max, il 22/09/2008 alle 14:02

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News & endorsement

L'influenza e la sua coda mi costringono a cancellare anche la data del 24 novembre a Verona. Decisamente sto imparando a fare i conti con il mio limite.


In continuità con il fortunato 2006, grazie ai voti degli ascoltatori quest'anno sono di nuovo finalista al Libro dell'anno a Fahrenheit! Per quanti volessero continuare a votare Accabadora, basta inviare una mail all'indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , indicando autore e titolo.


Breve giro della Puglia:
il 27 novembre sarò al Cafè d'Arte di Bari. Il 28 novembre sarò a Turi (BA) per presentare Accabadora con la scrittrice Sandra Petrignani al presidio del libro. Ore 18:30, salone biblioteca comunale. Il 29 novembre sarò invece a Campi Salentina al festival Città del libro, dove presenterò Accabadora alle 18:30.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


  Altre Madri è qui
Anna della pioggia è a questo link.
 

Prossimi appuntamenti

mer 25 nov 2009 @08:00
Parigi - incontro sulla Sardegna
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Bari - Accabadora
sab 28 nov 2009 @18:00
Turi - Accabadora
dom 29 nov 2009 @18:30
Campi Salentina - Accabadora
mar 1 dic 2009 @20:45
Oderzo - Accabadora
mer 2 dic 2009 @18:30
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