| Attenuanti etniche |
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| Scritto da Michela | |
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(riscritto per l'Arborense)
Ex Bar Bianco, Oristano, cinque del pomeriggio, rimpatriata tra compagni di classe. L’argomento è la sentenza razzista del tribunale tedesco che considera l’essere sardi una attenuante etnica allo stupro. Avevamo ventanni quando Faruk Kassam fu sequestrato a scopo di lucro. Io ricordo molto bene tutte le fasi del rapimento, l’attesa di notizie che non arrivavano mai e infine il truce pegno del lobo dell’orecchio spedito per posta ai familiari per far loro capire che si faceva sul serio, che il fatto che il rapito fosse un bambino non avrebbe implicato nessuno sconto di ferocia. Mentre tutta Italia inorridiva, in Sardegna emersero le prime manifestazioni pubbliche di dissenso alla pratica del sequestro, fino ad allora mai apertamente contestata in forma spontanea dalla gente. Nonostante questo, il giorno dopo su Repubblica apparve una vignetta di Forattini che raffigurava la geografia dell’Italia, isole comprese, con la sagoma della Sardegna a forma di orecchio mozzato. Da tutta l’isola si levarono voci indignate per l’implicito messaggio che i suoi abitanti fossero tutti complici dei sequestratori. Non ricordo se Forattini si scusò; più probabilmente rivendicò la consueta suprema libertà di satira (la cui violazione in Italia è notoriamente pari per gravità solo all’infanticidio e allo scaricamento illegale di musica da internet) e noi ci tenemmo il pregiudizio culturale, mentre gran parte d’Italia rimase del parere che il sequestro noi lo imparassimo nella culla e che di norma i nostri bambini quando giocavano a nascondino ci chiedessero il riscatto. Nel 2000 uscì il film Hannibal, sequela del più noto Il Silenzio degli Innocenti, dove in una raccapricciante scena il cattivo dava in pasto i suoi nemici a un commando di maiali assatanati, appositamente allevati da tre pastori sardi inseriti in un contesto talmente feroce da far sembrare Padre Padrone di Gavino Ledda una specie di bucolico Và dove ti porta il cuore. La scena dava a intendere che in Sardegna fosse pratica comune allevare maiali per fargli mangiare persone, anziché l’inverso come succede nel resto del mondo. Probabilmente in quell’occasione fummo vittime del compiacimento tutto sardo che spesso ci fa dipingere noi stessi come popolo di gente temibile, forse nella segreta speranza che qualcuno finisca per temerci davvero; quindi non protestammo. Per riflusso ci indigniamo adesso, quando per discutibile merito di un conterraneo violentatore arriva dalla Germania una sentenza che ci etichetta come sub-cultura e ci attribuisce un concetto di donna che tutto è fuorché sardo, giacché siamo da sempre matriarcali e Eleonora qui faceva leggi quando forse in Germania la sola parità conosciuta tra i sessi veniva dal fatto che uomini e donne del luogo emettessero identici versi gutturali al posto del linguaggio. Intanto il cameriere porta sei cioccolate e ci guardiamo turbati dall’ignoranza universale sulla nostra nobile cultura. Nel mentre si avvicina una donna a chiedere soldi con un sorriso d’oro in bocca, e ci fosse una mano delle nostre che non verifichi prontamente la posizione del proprio portafogli. «Non si sa mai con questi zingari» commenta qualcuno a mezza voce. Forse ero io. Un po’ mi dispiace che il lucore dei miei canini abbagli al punto da non far più scorgere la dolcezza del mio carattere; tanto più che mentre leggo la notizia non avverto alcuna la sete di sangue, perché in fondo a ben rifletterci almeno su una cosa il giudice tedesco ha ragione: l’imputato era in effetti sardo. Esigo pertanto che in quanto sarda mi vengano riconosciute delle attenuanti se per scopo di lucro volessi impossessarmi di una persona contro la sua volontà. Si chiama sequestro, ma è il mio contesto, sin da bambini quando si gioca a nascondino noi sardi si fa sul serio: per farmi ritrovare io per esempio chiedevo il riscatto, intorno agli otto anni già avevo messo via i risparmi per il commodore64. Esigo inoltre che in quanto sarda mi si faccia uno sconto di pena se faccio fuori qualcuno che mi ha offeso. Che volete farci, questo impone il codice della vendetta barbarcina. Non voglio slegarmi da questo mio retaggio, e se proprio volessi farlo, forse sarebbe segno di poca ambizione avere i tedeschi come parametro di emancipazione. Vorrei aggiungere che mi aspetto che il maschio mi obbedisca, poiché la mia cultura è matriarcale da sempre, il giudice forse non ne era informato. E’ un difetto congenito che ha radici lontane, tanto che nel 1400 qui a Oristano una certa Eleonora era capo di stato e legiferava, mentre in Germania era già stata raggiunta la parità dei sessi: la donna tedesca si esprimeva a versi gutturali esattamente come l’uomo tedesco. Troppo avanti. In definitiva, non avendo io una personalità mia, è la mia cultura di appartenenza che mi determina al punto da privarmi del libero arbitrio sui miei atti; è una fandonia dell’antropologia moderna che il determinismo culturale sia una idea nazista, molto adatta a motivare scientificamente stermini misti allora, e adesso stupri. E’ rassicurante sapere che l’appartenenza a un contesto violento costituisce attenuante alla violenza, così chiunque assolve me assolverà anche la mia (presunta) cultura, che potrà continuare a restare tal quale senza che nessun giudice la destabilizzi affermando ad esempio, per pura ipotesi, che è disumana e nega i diritti delle persone. |
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Io sono sarda al 50% e per il restante 50% sono marsigliese. Potrò contare sulle attenuanti culturali se mi scaccolo per le vie di Hannover?
io sono bergamasco e leghista, se in un momento di impazienza trovassi opportuno bruciare i miei vicini di casa terroni/neri/musulmani potrei avere qualche sconto di pena?
a parte gli scherzi, spero che quel giudice non abbia mai sotto mano un caso di pedofilia, non si sa mai!
Secondo me in Italia non lo risarciranno, ma finirà ospite fisso a Uomini e Donne.
G.
'nzomma, nel caso abbia in futuro problemi a trovare una compagna so come fare... 'a prendo per strada!
altro che mutui, che poi tocca restituirli, difendiamo la vera cultura barbaricina. abbiamo pure trovato l'antidoto contro il casino economico visto negli stati uniti, ossia l'antica cultura sarda: un sequestro al giorno toglie il mutuo di torno.
molto onesta la tua concettualizzazione di 'cultura', gli incisi e le parentesi '(supposta) cultura', eccetera mi sembra la portino molto avanti rispetto a molte altre che sento in giro
Dogana
'che ci fa con quattro frigoriferi lei?'
'la Torah non insegna forse che i cibi devono esser tenuti separati affinchè non venga contaminata la carne con il latte fratellino?'
'e quindi bastano due frighi'
'ma la Torah non ci insegna forse che i cibi di Kippur saranno tenuti separati dagli altri per meglio santificare quel giorno?'
'e vada per tre frighi, ma il quarto?'
'e se io avessi voglia di una fettina di prosciutto?'
Peccato che non ci sia una kasheruth per i fessi, Michela.
Bacio
Io non sono sarda. Ho parecchi amici sardi. Ho conosciuto solo sardi adorabili ma è un caso. Sono sicura che ci sono un sacco di teste di cazzo anche in Sardegna.
Io non dico cose tipo i gay stanno molto simpatici e i capricorno sono testardi. Tuttavia le penso. Forse ho un cervello minuscolo, imbottito di preconcetti. Ma dei sardi penso che siano persone saldamente radicate alle proprie origini.
Io sono veronese e mi vergogno di Pietro Maso, che abitava 8 km da casa mia. Me ne vergogno non come veronese, ma come essere umano. Non difenderò una donna per solidarietà femminile, né un italiano per amor di patria, né un veronese per alcun motivo.
Credo che la pensiamo più o meno tutti allo stesso modo, cerchiamo di non generalizzare e ma ogni tanto l'evidenza sconfigge tutti i nostri buoni propositi di pensarla diversamente da come in effetti è: siamo bestie.
Arrodugò!
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