| Auspicabili margini di miglioramento |
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| Scritto da Michela | |
![]() Sono tempi faticosi, deve essere per questo che in tanti rinunciano a provare a capire la necessaria complessità delle cose, preferendo letture manichee dove amici e nemici stiano in caselle contrapposte e ben identificate, anche a costo di limare tutto quello che si presenta come incongruente rispetto allo schema prestabilito. Il bipolarismo politico ha trasformato anche la comunicazione in un binario obbligato dove scorre ad alta velocità un linguaggio bidimensionale, che impone semplificazioni ovunque ci sia qualcosa di complesso da capire. La realtà sarda in questa logica non fa eccezione, per questo non è sorprendente la facilità con cui anche i più autorevoli media nazionali sembrano cadere nella trappola di bipolarizzare la situazione politica dell’isola, fino a dipingere Soru come un uomo coraggioso in lotta solitaria contro un esercito di palazzinari, un austero don chisciotte che con la lancia della tutela delle coste affronta impavido gli oligarchi del metro cubo ad ogni costo. La verità è che nessuno nel mondo politico sardo che guarda a sinistra contesta a Soru la volontà di tutelare le coste; gli si contesta piuttosto l’aver inserito nella legge salvacoste la possibilità di decidere lui le eccezioni ai vincoli, ponendosi di fatto al di sopra della sua stessa legge. Considerato che il governatore, tra i suoi molti interessi imprenditoriali, ne ha anche di immobiliari, forse non è una contestazione senza fondamento, come non lo è osservare che la norma della salvacoste che vieta l’aumento delle volumetrie in zona mare consente però di ridistribuire quelle esistenti: quindi se hai una struttura di tre piani, ti è consentito abbatterne due e sfruttare a terra la volumetria recuperata. Di questa norma beneficierà certo anche Emmanuele Soru, fratello di Renato e amministratore della Monteverdi spa - una società immobiliare di cui il presidente stesso è socio – il quale ha presentato un progetto edilizio dove chiede di fare esattamente quello: recuperare a terra i volumi tagliati in altezza da una vecchia colonia penale di sua proprietà, unico immobile sulla spiaggia altrimenti vergine di Funtanazza, per ricavarci un lussuoso complesso alberghiero. Questo ovviamente non significa che quel punto della norma esista per avvantaggiare la società dei Soru, ma il fatto che Renato Soru possieda società che possono trarre profitto delle leggi che egli stesso promulga costringe tutti, e il PD più degli altri, a porre come ineludibile la questione del suo conflitto di interessi. In questo conflitto rientra a pieno titolo sia la non trascurabile questione della partecipazione a bandi regionali da parte di aziende controllate, collegate o vicine al presidente Soru e alle sue società, sia la convivenza tra il suo incarico pubblico e il possesso dell’Unità, una eventualità che Soru stesso sapeva di sicuro essere esplicitamente esclusa dal codice etico del PD, ma che ha considerato di dover risolvere solo dopo che la rilevanza del fatto è stata sollevata pubblicamente. È questa disinvoltura nel gestire affari e politica come se non fossero vasi comunicanti che deve porre problema a chi come me si interroga sul modello etico che deve incarnare la persona che si occupa del bene comune, chiunque sia quella persona. Posto dinanzi alla domanda esplicita sul conflitto di interessi, Soru ama rispondere che il conflitto per qualunque politico non è mai definitivamente removibile, riguardasse anche solo la questione di avvantaggiare i propri figli o quelli altrui. Benché figli e affari non siano proprio la stessa cosa, non esiste comunque norma che ti chieda di non fare figli se fai politica, mentre esistono vincoli precisi che impongono la necessità di stabilire distinzioni tra chi fa le regole e chi fa il gioco, un confine che nel suo caso non è affatto netto, e genera un imbarazzo difficile da nascondere in chi per anni ha usato come cavallo di battaglia proprio il sospetto sulle mogli dei Cesari altrui. ![]() Ma le resistenze interne alla sinistra sarda nascono soprattutto da una questione di metodo: a Soru si rimprovera la convinzione che avere la maggioranza ed essere azionisti di maggioranza siano esattamente la stessa cosa. Da neofita della politica, lui non ha mai nascosto l’insofferenza verso tutti quei meccanismi di confronto e dialogo che sono la grammatica stessa della democrazia; e anche se questo può aver in apparenza velocizzato l'iter di alcune decisioni ritenute urgenti, ha determinato anche gravi errori oggettivi di cui la magistratura gli sta ora chiedendo conto, e soprattutto gli ha fatto perdere il sostegno di menti autorevoli e libere come l’economista Francesco Pigliaru, ex assessore al bilancio dimessosi proprio in polemica con il decisionismo del suo presidente; erano persone che in fase di stesura avevano fornito al suo primo programma elettorale quella novità che tanta speranza aveva suscitato in chi come me non aveva diktat di partito a cui obbedire in cabina. Questo non vuol dire che Soru oggi non sia il candidato giusto per la sinistra sarda, o addirittura rappresenti il male minore, concetto cinico e anche un po’ cattolico che rifiuto di far mio. Piuttosto è l’invito a riflettere sul fatto che dietro le luci delle molte cose stimabili che ha fatto ci sono anche ombre da verificare e rimuovere, e non considerarle rappresenta la legittimazione di un modello comunicativo, politico ed etico molto preciso, un modello che vorremmo non ci appartenesse, ma che sostiene mondi dove non c’è più differenza tra il decisionismo e la decisione, tra il voto e la delega, tra un rappresentante pro tempore e il messia. È uno stampo culturale che conosciamo, e che dobbiamo combattere a tutti i livelli in cui questo modello impera, soprattutto quando si manifesta inopinatamente nei corridoi di casa nostra. La prova di forza che Soru sta sostenendo a livello regionale, e che nonostante tutto io mi auguro per la Sardegna che superi bene, non sarebbe una vittoria se portasse ad un mandato in bianco concessogli in maniera acritica, magari confidando in una tirannide illuminata. Evidenziare che questioni controverse a suo riguardo esistano e vadano affrontate subito è necessario per evitare che quanti gli daranno di nuovo fiducia sperimentino l'amara delusione di non aver riposto le speranze nel loro personalissimo Obama, ma solo in un Berlusconi esteticamente sostenibile. |
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Si, sono d’accordo. Quello che unisce questi ladri e assassini non è certo il colore a maschera dell’ideologia di destra o di centro o di sinistra. È la loro nullità. Ma i furti glieli avrei perdonati, se non avessero venduto anche tutta l’Italia allo straniero per una poltrona di latta dorata. Berlusconi pagherà lo scotto assai salato del mercato che lui stesso ha tanto osannato, assolutizzandolo: sarà capace di mantenere in quel momento lo stesso sorriso di sempre? Cadrà anche lui con i vari Ciampi, Amato, Prodi e Draghi. Compresi i signor Soru. Un tempo erano le crociate il focus dominante? Oggi è il mercato il Dio per cui si combatte, e in suo nome anche per la resa dei conti. Non è felice, Michela Murgia? Sapremo i nomi e i cognomi dei ladri e degli assassini…che disprezziamo.
Ammetto di non essere un grande estimatore di Liberazione, ma l'articolo di Michela centra in pieno uno spaccato della realtà italiana (e sarda) sul doppiopesismo con cui si presenta la questione morale nella repubblica delle banane. Dopo le dimissioni di Soru non rimane che prendere atto dello sfacelo di questi partiti italiani e dare il nostro voto a SNI, IRS e PSD'AZ. Peccato che questi ultimi ancora non vogliano risolversi le loro QUESTIONI DI BOTTEGA per fare una proposta unitaria e credibile all'elettorato. Buon Natale!
Inoltre non vedo dove stia il conflitto d'interessi. Nel progetto di Funtanazza già esistente quando Soru l'ha acquistata, era prevista la costruzione di 70000 metri cubi. Ora quei 70000 metri son sotto vincolo dalla salva-coste e non possono essere edificati. Possono solo essere riqualificati i fabbricati esistenti con una possibile deroga di incremento del 25%, cosa che Soru non ha utilizzato. Anzi dopo la stipula del negozio fiduciario, il fiduciario è incaricato di vendere l'area. Non vedo dove sia la speculazione e il conflitto d'interesse.
Penso che Soru sia l'unico Presidente che abbia ben governato quest'Isola. La destra nei suoi 5 anni di governo ha decuplicato il debito. Questo Presidente ha risanato il bilancio, riqualificato la spesa con un incremento del 32% di entrate proprie nel bilancio che hanno consentito di avere più risorse per gli investimenti. La spesa per le politiche sociali sono raddoppiate. Ora abbiamo 30000 persone non auto-sufficienti che hanno politiche di sostegno forti e assistenza dalla regione. Abbiamo un piano sanitario regionale che regola la sanità sarda e programma nuove strutture ospedaliere in alcune realtà già in costruzione o in fase di ultimazione come ad Olbia. Si investono risorse nella pubblica istruzione attravarso erogazioni di borse di studio che premiano il merito, master & back, sardinia speak english, edilizia studentesca. Si son tagliati 100 enti inutili e 1000 posti di sotto-governo. Si son tutelate le coste prese d'assalto da imprenditori senza scrupoli che stavano consumando tutto il nostro territorio con la costruzione di residence e seconde case che come presepi si accendevano d'estate e si spegnevano per il resto dell'anno. Si son date regole dove regnavano le clientele e i favoritismi. Si investono soldi nelle infrastrutture (vedi la Olbia-Sassari)dove si son stanziati 370 mln di euro ai quali si aggiungeranno ulteriori 40 di fondi nazionali grazie al g8 voluto fortemente da Soru e Prodi in Sardegna. Si investe nei trasporti, attraverso lo stanziamento di 90 mln di euro per l'acquisto di 6 treni veloci che collegheranno cagliari con Olbia in 2 ore e mezza. E' stato rinnovato quasi tutto il parco mezzi dell'Arst con l'acquisto di pullman Euro 5 a bassissimo tasso di emissione di inquinamento senza costi per la regione, ma attraverso una migliore gestione dell'azienda. Grazie al G8 in gallura e alla Maddalena si investe oltre 1 mld di euro. E' possibile accedere a prestiti a tasso agevolato per le giovani coppie che vogliono acquistare una casa. Possiamo dire ciò che vogliamo ma se non fosse per il presidenzialismo che ha garantito maggior potere al governatore e maggiore stabilità, questi risultati non si sarebbero mai potuti raggiungere, avremo avuto come nei 5 anni precedenti, consiglieri regionali che ricattavano il presidente per dargli la fiducia in cambio di qualche clientela a spese del bilancio della sardegna quindi di tutti i sardi. Quanto al conflitto d'interessi, Tiscali in questi anni ha avuto molti meno appalti in regione rispetto a quando governava la destra. L'Unità è un quotidiano nazionale che non si occupa di politica sarda e quindi non fa propaganda per Renato Soru. Su funtanazza ho risposto nel commento precedente, e per l'area di Scivu dove c'erano interessi immobiliari, è stata trasferita alla conservatoria delle coste, diventa patrimonio della Regione e non può essere edificata laddove prima esistevano progetti per alberghi e la costruzione di migliaia di metri cubi. Se pur con molti errori, questo è il Presidente migliore che la sardegna abbia mai avuto, ed è per questo che continuerò a sostenerlo con forza.
Gianmarco, non mi pare che l'articolo accusi Soru di avere 'speculazioni' edilizie in atto.
Dice piuttosto che possiede società con interessi edilizi (ed è vero), e che contemporaneamente come governatore aveva il potere di legiferare sulle condizioni di tutti i progetti, compresi i suoi (e anche questo è vero).
Perché sia conflitto, non è necessario avere l'intenzione di approfittarne, basta che ci siano le condizioni per farlo. Dovremmo avere il coraggio di parlarne laicamente, senza code di paglia, dato che quella disponibilità purtroppo sarà in mano a qualunque presidente della regione Sardegna, non solo a Soru.
Per quanto riguarda la questione dell'Unità, ti invito a leggere questo passaggio del codice etico del PD:
'Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni
tipo di elezione - anche di carattere interno al partito-:
a) i proprietari o coloro che ricoprano incarichi di presidente o di amministratore
delegato di imprese che operano a livello nazionale nel settore della informazione,
ovvero il loro coniuge, parenti o affini;'
Non c'entra quindi assolutamente niente che l'Unità sia un giornale nazionale e Soru si candidi in Sardegna.
E anche, visto che ci siamo, l'articolo 27 della legge statutaria della Sardegna:
'Oltre ai casi previsti dall'articolo 26, non possono rivestire la carica di Presidente della Regione, assessore regionale, consigliere regionale, i soggetti che detengano, ai sensi del Codice civile, direttamente o indirettamente, il controllo o la proprietà di società per azioni quotate in mercati regolamentati, nonché di società che abbiano un'influenza rilevante nella proprietà o nella gestione di una o più reti radiotelevisive o di uno o più quotidiani o periodici a diffusione nazionale o regionale, salva la stipula di un negozio fiduciario con le caratteristiche di seguito indicate [...]' etc.
Ho costantemente la sensazione che chi parla sempre e solo bene di Soru sappia di cosa parla solo fino a un certo punto. Evidenziare le ombre non vuol dire augurarsi un altro presidente, casomai augurarsi che lui sia un presidente migliore, per il bene di tutti i sardi.
Che in astratto vi potesse essere un conflitto d'interesse non vi è dubbio. Che questa possibilità abbia concretamente portato ad un vantaggio personale di Soru i fatti dimostrano il contrario così come li ho elencati nei commenti precedenti. Ogni politico quando decide si trova in un conflitto d'interesse per il semplice fatto che quella decisione può toccare un suo piccolo interesse, come ad esempio una strada che deve passare su un terreno di sua proprietà, o magari di concedere quelle famose deroghe sulle volumentrie di cui si parlava prima ad un imprenditore che gli ha finanziato la campagna elettorale. Vi son vari tipi di conflitto d'interesse che non necessitano per forza l'essere propietari di società. Ciò detto la legge statutaria è datata 2007. Ciò vuol dire che è stato il centrosinistra sardo a farla ( e Soru l'ha fortemente voluta) e in conformità con quel famoso articolo 27 e col codice etico del PD ha stipulato appena qualche giorno fa un negozio fiduciaro col quale affida tutte le sue proprietà al Prof. Racugno.Non mi sembra una cosa da poco.
Gianmarco, quando ho scritto l'articolo, il blind trust non era ancora stato dichiarato, e ritengo sia stato dichiarato proprio per evitare che si potessero ancora dire cose come quelle che dico nell'articolo.
Nessuno ha chiesto a Soru di essere più realista del re, ma almeno altrettanto mi sembra legittimo: se ti proponi come modello etico di politica, il tuo orizzonte non può essere solo il minimo indispensabile.
Massimo rispetto a Soru per la scelta del blind trust, ma tenendo presente che si tratta di una scelta dovuta, non di una gentile concessione.
Da qui in poi, si può solo crescere.
E' giusto, per dovere di cronaca, discutere anche la radice del ragionamento di Gianmarco: che Soru non abbia fatto uso del suo potere per influire su interessi personali è una affermazione ancora in via di discussione davanti a diversi tribunali, dove si parla di reati come turbativa d'asta e abuso d'ufficio, reati per i quali Soru ha ricevuto più di un avviso di garanzia. Anche questo è 'questione morale', se mi permetti.
Ma anche nel caso in cui i tribunali prosciogliessero del tutto Soru, come può essere la buona volontà il vincolo d'azione di un uomo che amministra con i margini di potere che ha il presidente della regione in Sardegna? Le leggi esistono proprio perché non si debba sperare nella buona volontà degli uomini, visto che di uomini di buona volontà non è che il mondo abbondi. Cosa faresti se Zuncheddu diventasse presidente della regione? Pretenderesti una legge che vincoli il suo operato, o ti fideresti di chi dice che comunque non userebbe quel potere per i suoi molti interessi? E perché per Soru non dovrebbe valere? In nome di quale intangibilità morale lui dovrebbe essere al di sopra dei sospetti di maneggio, mentre ha fior di procedimenti in corso dove lo si accusa esattamente del contrario?
Che poi i conflitti di interesse possano essere molti e presentarsi in molte forme, siamo d'accordo, ma questo è benaltrismo: quelli di Soru hanno già nome e cognome per il PD e per la RAS, quindi sono quelli che lui deve risolvere, non può invocare - come fa e come fai tu - i conflitti ipotetici di ogni ipotetico politico.
Ciao Michela,
innanzitutto Buon Natale e un abbraccio.
Ho letto con attenzione il tuo commento, volevo esporti un pò il mio pensiero condivisibile o no che sia. Che Soru abbia ricevuto avvisi di garanzia non significa nulla, in diritto esiste la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva per cui la magistratura farà il suo lavoro. Proprio nei giorni scorsi c'è stato l'arresto del Sindaco di Pescara poi revocato perchè ritenuto innocente. E' vero, non basta la buona volontà del politico per risolvere il conflitto d'interesse ma Soru governa la Sardegne da quasi 5 anni. E' il primo presidente ad aver inserito nella statutaria una norma che regoli il conflitto d'interesse e ha stiplulato il blind trust. Tutti gli attacchi che ha ricevuto su presunte speculazioni o abusi, dal caso di Funtanazza, a Scivu, agli appalti su Tiscali, son stati una bolla di sapone per chi li ha fatti. Poi sul caso saatchi vedremo..... Rifiuto però l'idea che chi viene dal mondo dell'impresa non possa fare politica, come se fossero i soli portatori di interessi. Molto spesso è accaduto che chi ha fatto politica magari con le pezze al culo si sia arricchito favorendo l'imprenditore di turno, prendendo bustarelle o avendo una gestione del potere clientelare, e purtroppo spiace dirlo ma non mi sembrano casi ipotetici ma molto frequenti. Mi fido di Soru perchè in questi anni, qualcuno potrebbe dire ingenuamente, ho avuto l'impressione che fosse un uomo che facesse le cose perchè ci credeva fortemente e perchè le riteneva giuste farle e non come fanno tutti i politici, per avere un consenso facile per mantenere la poltrona e il potere per decenni sperperando soldi pubblici alimentando il debito come è successo nei precedenti 5 anni. Non mi sembrano azioni di governo popolari la salva-coste, il taglio di enti-inutili, la soppressione della fomazione professionale, per non parlare poi dei rifiuti della Campania.
Fosse stata la prima volta che si candidasse avrei avuto qualche dubbio e perplessità, ma dopo 5 anni le sue azioni mi hanno più che convinto a votarlo e a credere e sostenere la sua idea di Sardegna. E' normale, rispondendo su Zuncheddu che ho paura per la democrazia e diffido di chi fa politica detenendo l'informazione con tv e giornali. Non è sempre per giustificare Soru, ma non penso che la proprietà di un quotidiano nazionale di partito come l'Unità, che peraltro vende pochissime copie e che non si occupa certo di politica regionale sarda, possa rappresentare un pericolo per la democrazia nella nostra Regione. Cosa diversa sarebbe per Zuncheddu, editore del maggior quotidiano sardo che fa politica di parte, e proprietario della maggior emittente sarda di informazione. Mi pare che ci sia un pò un abisso.
Caro Giammy, auguri di cuore anche a te! Il commento a cui rispondi è di Andrea in realtà, ma poiché a grandi linee lo condivido, non ho problemi a rispondere anche io agli argomenti, che secondo me sono molto rilevanti. Poi naturalmente lui se vuole aggiunge.
Salto a piè pari la questione Soru: non mi devi convincere che Renato Soru sia stato un buon presidente. L'ho votato e mi auguro che lui-persona venga rivotato per altri cinque anni, non è mica Soru il punto. Il punto sono, come giustamente rilevi, le regole e il modello che ci vogliamo dare quando parliamo di persone che ci rappresentano.
Un uomo ricco può governare?
Ecco il domandone. Non importa quanto sia onesto, quanto sia specchiata la sua moralità, quanto sia animato dalle migliore intenzioni.
Un uomo ricco può governare?
In linea di principio uno direbbe: perché no.
Ma in linea pratica è un altro paio di maniche: se la ricchezza deriva da una attività imprenditoriale, significa non solo che deriva dal lavoro, ma che è sostenuta da una rete di relazioni (dipendenti, fornitori, creditori e debitori, clienti, soci, banche...) che a quel lavoro sono collegate, e che aumentano esponenzialmente con l'importanza dell'impresa e del patrimonio che da quell'impresa nasce.
Da queste rete di legami imprenditoriali nascono spontaneamente relazioni di potere, cioè possibilità di influire sulle decisioni altrui, di orientare scelte e comportamenti, di originare o dirigere flussi di denaro verso alcune direzioni e non altre, di alterare informazioni che ti riguardano o riguardano persone che rientrano in quelle relazioni... è un labirinto di interessi, pensare che uno possa uscirne solo perché è onesto è difficile anche a voler pensare bene, figuriamoci a voler pensare male.
Qui non stiamo parlando di un macellaio, o di un piccolo imprenditore edile, o dell'editore del giornale diocesano, che nel loro piccolo, con i loro piccoli interessi, potrebbero fare danni, ma proporzionati alla loro dimensione.
Stiamo parlando di uomini che hanno il potere di dare o non dare le notizie a una nazione.
Di uomini che hanno il potere di orientare politiche energetiche, di sviluppo edilizio, di formazione, di viabilità che riguardano tutti... e che allo stesso tempo hanno imprese che operano in ambito energetico, formativo, della viabilità e dello sviluppo edilizio.
Facciamo un esempio soriano.
L'attuale amministratore delegato di Tiscali è Mario Rosso. Prima di diventarlo era amministratore delegato di Ansa. L'Ansa è l'agenzia che spara le notizie sul sito della Regione Sardegna da quando Renato Soru è presidente. Ma tante notizie, guarda caso quelle che non giovano all'immagine del presidente, l'Ansa non le ha sparate sul sito della Regione Sardegna. Per esempio non è mai uscita sul sito della Regione la notizia che la corte dei conti ha sospeso il giudizio sul bilancio del 2006 rimandando gli atti alla corte costituzionale, un atto mai accaduto prima.
Un caso?
Forse, ma forse no.
Forse semplicemente Mario Rosso, che quando era AD di Ansa sedeva già nel consiglio di amministrazione di Tiscali, ha pensato bene di fare un favore ad un amico evitando di esporgli i panni sporchi proprio dalla finestra di casa sua. Peccato che quella finestra sia della regione sardegna, quindi dei sardi, non di Soru.
Non vuol dire che Soru abbia chiesto quel favore - che sembra minimo ma non lo è, stiamo parlando della maggiore agenzia italiana, quella che i giornali vanno a vedere quando devono costruire le notizie. - ma che a quel livello di intreccio i favori si generano di loro sponte anche quando non li chiedi. Su quelle relazioni il blind trust non influisce in alcun modo - e lo sapeva bene Berlusconi che lo ha inventato - perché anche se impedisce all'imprenditore di agire direttamente per favorire le sue attività, non impedisce a tutta la sua rete di relazioni di favorire lui e le sue aziende. Nel caso di Berlusconi per esempio è giusto chiedersi quanto lui può favorire e ha favorito rete4 da presidente del consiglio, ma è altrettanto giusto chiedersi quanto rete4 ha favorito la sua immagine e consolidato il suo potere politico attraverso l'uso mirato dell'informazione e della programmazione.
Finché esiste la rete, esiste il conflitto, anche se l'imprenditore in teoria non ha più il controllo sull'impresa di cui la rete fa parte.
La mia risposta quindi è: un uomo ricco di relazioni di potere - che derivino dal denaro o che siano di altra natura (non a caso il codice etico del pd esclude anche la partecipazione ad associazioni segrete con vincolo di obbedienza... massoneria? Opus Dei? Mah.)- non deve poter governare. Che si chiami Soru, che si chiami Berlusconi, che si chiami Zuncheddu o che si chiami Antonio LaTrippa.
Ovviamente parliamo in astratto: non esiste alcuna legge che garantisca questo.
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