| Fuoco amico |
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| Scritto da Michela | |
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"La prova di forza che Soru sta sostenendo a livello regionale, e che nonostante tutto io mi auguro per la Sardegna che superi bene, non sarebbe una vittoria se portasse ad un mandato in bianco concessogli in maniera acritica, magari confidando in una tirannide illuminata. Evidenziare che questioni controverse a suo riguardo esistano e vadano affrontate subito è necessario per evitare che quanti gli daranno di nuovo fiducia sperimentino l'amara delusione di aver riposto le speranze non nel loro personalissimo Obama, ma solo in un Berlusconi esteticamente sostenibile." Per due volte negli ultimi giorni la traduzione di questo concetto è inspiegabilmente diventata: "Michela Murgia ha detto che Soru è un Berlusconi esteticamente sostenibile". La prima volta è finita in bocca all'onorevole Paolo Maninchedda (al minuto 8,10) durante la seduta del consiglio regionale in cui Soru ha confermato le sue dimissioni. La seconda - e mi dispiace di più perché la semplificazione avviene ad opera di Marco Damilano, un giornalista che stimo da molti anni - è sull'Espresso di questa settimana, dove in una intervista proprio a Renato Soru compare l'incredibile frase, che ho dovuto rileggere due volte per credere che me l'avessero attribuita veramente:
"la scrittrice sarda Michela Murgia la definisce un "Berlusconi esteticamente sostenibile". Con i soldi e la stessa ambizione di sostituire i vecchi partiti dell'originale." Nella testa di ben due persone intelligenti è rimasta impressa solo quella frase, che staccata dal contesto vuol dire il contrario di quello che intendevo. Questo può significare solo due cose: - che per adeguarmi alle capacità di comprensione dei nuovi comunicatori devo fare frasi più brevi, senza subordinate ed evitando i verbi al condizionale. - che devo con urgenza rivedere i miei parametri di stima. Versione semplificata per giornalisti e politici anti-soriani: questo pezzo può essere riassunto nella frase "Leggete meglio". (Naturalmente mi aspetto che domani compaia in qualche fondo pagina il titolo in grassetto: "Michela Murgia ha detto che Paolo Maninchedda non sa leggere") |
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Io credo che il modello che non deve passare è quello di non prendere parte così al momento giusto si può dire di non aver sbagliato. Ne abbiamo abbastanza, mi sembra, di politici che non sbagliano mai, che non perdono anche quando hanno perso, che hanno le mani legate. Lo spazio degli intellettuali dovrebbe essere, e per quanto mi riguarda lo è, un po’ meno di retroguardia. In questo senso, pur con accenti un po’ troppo ossequiosi, credo che la Signora Nieddu sulla questione dei tempi non abbia torto. Ha torto quando ventila malafede nelle parole di Michela e siccome Michela la conosco è proprio uno stile che non riesco ad accettare. Ci sono momenti dell’elaborazione e momenti dell’ applicazione. Noi non siamo politici, l’elaborazione è il nostro pane, qui si elabora, si sviscera, anche troppo, ma poi non si applica. Che senso ha per esempio dire che Soru “ha sanato il conflitto d’interessi ora”? E’ un’elaborazione costruttiva o è un cavillo mascherato da elaborazione? Non tutti i momenti sono uguali e credo che una comunità matura debba selezionare gli argomenti a seconda delle battaglie che si vanno a combattere. Nessuno di noi (tranne alcuni guastatori professionisti) qua dentro ci guadagna qualcosa ad intervenire e nessuno di noi (tranne i soliti d cui sopra), in questo senso, è passibile di passare per qualcuno che ragiona pro domo sua. Michela una partita come quella della democrazia, soprattutto se esplicata in una piazza informatica come questa, è una partita delicatissima perché ti richiede un senso di responsabilità non doppio, ma triplo rispetto a chi ti stima, e tanto. Io sono uno di quelli e in tempi non sospetti ti ho espresso le mie perplessità non solo rispetto al contenuto del tuo post soriano, ma anche rispetto alla sua tempestività, che ti dissi allora, avrebbe generato più ambiguità che chiarezze. Sei una credente straordinaria quindi non dico niente di nuovo se ti ricordo che non “sono gli uomini per le regole, ma le regole per gli uomini” (è il Vangelo) e ciò a dire che non sempre dati apparentemente uguali producono risultati uguali. Questo è un postulato che tu non hai chiarito con sufficiente energia. Soru e Berlusconi sono assolutamente diversi. Sennò non staremo nemmeno qui a parlarne. E questo è un punto di partenza solo apparentemente elementare. Non sono noto per essere stato un intellettuale organico, non ho compiti istituzionali, non ricevo prebende, credo, insieme a te, di essere l’unico scrittore sardo al momento non presente nella lista delle consulenza della Regione Sardegna. E, ti dirò, che non c’è niente di male ad esserlo, ma dal mio punto di vista, l’essere e sentirsi un intellettuale richiede una scelta radicale, da questo punto di vista. Soru, proprio per questa mia radicalità in merito a questioni di autonomia, sa di non poter mai contare su un atteggiamento acritico da parte mia. Sa tuttavia di poter contare su un “tempismo” che parte da un rispetto di base, e reciproco. Se non c’è quello qualunque elaborazione, anche la più sottile, rischia solo di apparire come una posizione di retroguardia piuttosto che come un contributo. Perché per esempio in calce alla tua esplicita adesione all’IRS non hai scritto SORU PRESIDENTE? E’ un esempio per chiarire che quando una comunicazione è diretta, anche filosoficamente, è comunque una base di partenza attraverso la quale ogni elaborazione diventa una crescita piuttosto che un cavillo. Inoltre, giusto per essere corretti, sono andato sentirmi, (non l’avevo visto in televisione), Soru da Fazio, il Presidente, sollecitato dal conduttore, a proposito della tentazione messianica dell’uomo solo al comando, ha citato Berlinguer, ed è un dato di fatto. Vogliamo fare le pulci a questa citazione o vogliamo andarcela a sentire? Esiste una differenza sostanziale tra essere l’unto che risolve per mandato divino e non deve spiegazioni ad alcuno, ed essere il servitore degli elettori che si prende la responsabilità di decidere. E comunque il punto è uno solo, mentre noi elaboriamo, a destra il partito trasversale del mattone, dell’affare (o malaffare), si riorganizza. Pensiamoci.
Marcello, rispondo subito alla domanda più diretta: perché sotto al manifesto di iRS non c'è scritto Soru Presidente? Il motivo è che iRS corre da solo, e il suo candidato presidente non è Soru. La scelta di disgiungere il voto è mia personale, e sarei irresponsabile se generassi nelle persone che entrano qui l'equivoco che ci sia una alleanza che non c'è, perché so che delle 300 visite giornaliere la metà si ferma solo 30 secondi, il tempo di uno spot. Troppo poco per sperare che si capisca la differenza tra una scelta personale e un comunicato ufficiale, quando la maggioranza dei sardi manco sa che esiste la possibilità di dividere il voto. Posso invece scriverlo in un commento, per chi quando entra qui ha scelto di darsi il tempo di leggere con attenzione.
Quello per iRS è dunque per me il vero voto politico, l'unico che corrisponde al mio percorso personale. Quello per Soru sarà il voto dettato dalla necessità di scegliere il migliore in assoluto tra quelli che realisticamente adesso fanno la corsa alla presidenza. Non è un ragionamento obbligato; se i due competitor maggiori fossero noti disonesti, la scelta non si porrebbe nemmeno: si pone perché ho stima di Soru, per questo le due preferenze per me non sono in contraddizione; ma è ovvio che la mia speranza è che iRS nel tempo diventi abbastanza forte da non dovermi più preoccupare di chi terrà le redini nel frattempo che si cresce. Il futuro è l'indipendenza, fino ad allora la guerra si combatte con i soldati che abbiamo.
Soru ha fatto bene, per certi versi benissimo, e quello che mi ha entusiasmato l'ho scritto in Viaggio in Sardegna, alienandomi qualche estimatore/amico perché 'avevo fatto un mega-spot soriano' con il capitolo sulle coste. Qualcuno è arrivato a chiedermi quanto mi avevano pagato. Invece avevo solo usato della mia libertà di dire: questo è buono.
E' surreale che se faccio uso della stessa libertà per indicare cose discutibili (e vere, sennò sarebbe stato un reato dirle), scatti il livore del popolo fedele tipo Anna Nieddu contro il traditore in cerca di visibilità, come se io sui giornali non ci fossi comunque per il mio lavoro.
Poi parli di tempismo errato, e dici: ci sono le elezioni, non è il tempo delle sfumature, sennò sei paracula, sembra che non prendi posizione. Qui però devo ammettere che, se pure ti capisca, fatico a seguirti. Il nostro lavoro, come giustamente evidenzi, è quello dell'elaborazione. La riflessione sui modelli che danno forma alla realtà è per me una priorità assoluta, che non conosce pragmatismi anche nelle mie scelte personali. Ogni giorno scrivo più che criticamente da cristiana sulla mia Chiesa, e ogni giorno qualche amico cristiano timorato mi fa discorsi sul tempismo, mi dice che mala tempora currunt, che il nemico preme alle porte, che non dobbiamo essere masochisti facendoci le pulci tra di noi, che la cura rischia di essere peggio della malattia, che l'alternativa è comunque improponibile...
La realtà è che è sempre un cattivo momento per riflettere sulle implicazioni di un modello mentre è in atto, perché chi lo incarna e lo sta applicando non ama sentirselo smontare. In Sardegna adesso tutti hanno i coltelli tra i denti e si respira l'armageddon nell'aria. C'è chi mi ha detto che è un momento storico: 'non capisci, occasioni come queste capitano solo una volta ogni cinque anni' (sic!). Certo, si chiamano elezioni, però la mia non era una riflessione elettorale, e il fatto che venga ridotta a questo mi fa temere che si sia forse persa la capacità di avere sguardi più lunghi di così.
Non riesco a condividere l'approccio secondo cui questo sarebbe il momento sbagliato per tirare in ballo il conflitto di interessi di Soru e sviscerarne la figura politica.
Intanto, il conflitto di interessi l'ha tirato in ballo lui, risolvendolo, ex lege, praticamente il giorno prima delle elezioni. Quindi, è l'attualità dell'evento che chiama la sua elaborazione. Michela sollevava il pericolo insito nella mancata soluzione del conflitto, proprio perché ormai eravamo in clima di elezioni e sembrava che la cosa non importasse a nessuno né era stato ancora risolto in alcun modo. D'altro canto, disquisire per anni sul conflitto di interessi berlusconiano e sul modello antropologico incarnato dal piccolo dittatore di Arcore, e poi ignorare le magagne - magari quantitativamente meno consistenti ma qualitativamente omologhe - o non vedere le caratteristiche spiccatamente mediatiche dell'agire politico di Soru, non mi sembra esercizio intellettuale del tutto onesto.
In secondo luogo, trovandoci appunto in prossimità delle elezioni, mi pare fisiologico affrontare ora certe questioni, proporre gli esiti di riflessioni e analisi, tirare le somme.
Al di là di questo, in ogni caso è anche possibile non vedere in Soru tutto questo charme e non riversare su di lui tutte le aspettative che di solito vi riversano i suoi sostenitori. Pur essendo perfettamente consapevoli di cosa significherebbe l'avvento dei prestanome del Berlusca al governo della Sardegna, è del tutto legittimo avere posizioni e una visione del nostro presente e del nostro futuro che non coincidono con la prospettiva politica rappresentata da Soru.
Cercare una via nuova per la Sardegna è doveroso, ormai. Non è un esercizio di vanità o di protagonismo mediatico fine a se stesso, ma è un compito fondamentale anche, se non soprattutto, degli intellettuali (almeno, di quelli che hanno un minimo di interesse non meramente strumentale verso la Sardegna). È la necessità storica che lo richiede.
La posizione di Michela mi sembra un buon compromesso tra questa necessità di una nuova prospettiva e l'incombenza del presente: schierarsi con iRS (ossia col movimento indipendentista sardo dalle basi teoriche più solide e dal disegno politico meglio strutturato) e contemporaneamente dichiararsi favorevoli alla rielezione di Soru alla presidenza della regione. Solo che Soru non ha poi tutto questo bisogno di un sostegno esplicito (tanto meno di un sostegno 'critico' esplicito), mentre iRS sì.
Questo si chiama coraggio, cari amici e co-lettori, il coraggio della complessità e della problematicità (che esistono comunque, anche se vogliamo rimuoverle). E significa anche avere una visione di sé e del mondo un po' meno banali e conformi a modelli dominanti.
Perché il mondo e la Sardegna non finiscono con Soru o con le elezioni di febbraio, e fra cinque, dieci, vent'anni si spera di essere ancora qui a decidere di noi, liberamente, se possibile senza la necessità di patroni o di salvatori della (piccola?) patria.
Michela non sottoporre gli altri a quello che lamenti: leggi bene. Non ho scritto: “perché sotto al manifesto dell’IRS non c’è scritto Soru Presidente”, ma “perché per esempio in calce alla tua esplicita adesione all’IRS non hai scritto SORU PRESIDENTE”? Credo tu mi rispetti abbastanza da non presumere nemmeno che io ti chieda una posizione a nome dell’IRS tutto, ma come hai scritto “io ho scelto IRS”, potevi mettere “io ho scelto Soru Presidente” tu Michela Murgia, non l’IRS. Non ci sto a leggere risposte a cose che non ho scritto. Se avessi voluto dire che sei una paracula avrei scritto: Michela ti voglio bene, ma in questo frangente stai facendo la paracula. Semplicemente, direttamente. Il punto è che non lo penso perciò soffro della retorica per cui si ascrive ad altri un retropensiero che non hanno. Io dico e lo ribadisco che noi in quanto a sfumature siamo al di sopra di ogni sospetto, ma arriva anche il momento di passare alla pratica. Il punto dolente, secondo me, l’ha evidenziato perfettamente Omar: la posizione di Michela mi sembra un buon compromesso tra questa necessità di una nuova prospettiva e l'incombenza del presente. Poi più avanti: Questo si chiama coraggio, cari amici e co-lettori, il coraggio della complessità e della problematicità (che esistono comunque, anche se vogliamo rimuoverle). E significa anche avere una visione di sé e del mondo un po' meno banali e conformi a modelli dominanti. Sarò banale e superficiale, ma in questo caso il compromesso non mi sembra tanto coraggioso, il compromesso è la solita cosa, siamo circondati dal compromesso. Ma soprattutto visto che in quanto sfumature abbiamo abbondantemente dato per quattro anni, è lecito aspettarsi almeno una posizione lineare di tanto in tanto? E di quelle dalle quali coraggiosamente non ci si possa smarcare alla bisogna? Per me coraggio è sempre stato chiarezza nelle mie posizioni e rispetto delle posizioni altrui. E con questo smetto di tediare tutti. Grazie per la pazienza.
Marcello, ti avevo capito chiaramente, ma non mi sono espressa altrettanto chiaramente: se anche scrivessi 'E SORU PRESIDENTE' nella riga dove esplicito che sostengo iRS, sarei tirata in ballo ogni santo giorno a spiegare che non significa che quella sia la posizione ufficiale di iRS (e probabilmente dovrebbe farlo anche iRS). Mi è capitato di venire fraintesa per cose molto meno ambigue di quella, e su una cosa simile non voglio nemmeno correre il rischio che mi capiti.
Quanto alla posizione di Omar, a differenza di lui io non attribuisco punti coraggio alle posizioni espresse in libertà e buona fede, per quanto diverse. Conosco la tua indipendenza dal potere, e nemmeno mi sognerei mai di pensare che quello che tu chiami 'tempismo' sia la dilazione di una verità necessaria. Solo che non posso accettare sofismi sulla questione dei presunti frutti del mio 'compromesso'; se mi passi i termini crudi ti chiedo: se vincesse la destra, tu la "pagheresti" con la destra. Invece, che vinca Soru o Cappellacci, io "la pago" comunque. Questi sono i vantaggi dell'ambiguità? Chi vuole stare in sella da che mondo e mondo parla bene di entrambi, non l'inverso.
Ma dunque cos'è che Marcello rimprovera a Michela, in vero con contorsioni pari a quelle usate dalla nostra ospite?
Sostanzialmente la tempistica del suo intervento, ovvero, meglio non parlarne sotto le elezioni poiché potrebbe irresponsabilmente danneggiare il candidato presidente, mentre la scelta del voto disgiunto sarebbe una paraculata cerchiobottistica.
Michela ha anche altre contraddizioni, per esempio crede in dio e nel papa cattolico, però spesso si scaglia contro quella organizzazione e la superstizione religiosa; orbene quelle cose che ha scritto le ha dette diverse volte, ma visto che le hanno chiesto di scrivere un pezzo su Soru, cosa doveva fare? Scrivere quello che pensava, auspicando il miglioramento di certe aree o lanciarsi nella conformistica adulazione pre-elettorale.
Non è responsabilità degli intellettuali ammaestrare i propri lettori verso le cose buone e giuste da fare, rendendosi organici ad uno schieramento politico più o meno valido (a pagamento o gratis non fà alcuna differenza), bensì liberare il proprio pensiero affinché chi legge possa riflettere e capire magari attraverso diversi punti di vista.
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PS se corrispondessero al vero le indiscrezioni della Nuova che vedrebbe iRS vicina a votare Soru cadrebbe almeno l'accusa di paraculaggine.
Nessuno scoop, SuTeraccu. La Nuova ha interpretato - sembra sia la moda del momento - una frase di Gavino Sale in cui diceva che c'erano stati alcuni incontri di verifica Soru-iRS sulla possibilità di un accordo, ma che l'accordo alla fine non si era concluso. La seconda parte della frase se la sono dimenticata.
Il nuovo mandato a Soru, che vivamente mi auguro per il bene della Sardegna, sarebbe molto più chiaro e delineato oggi rispetto a 4 anni fa quando poteva anche essere considerato un 'mandato in bianco'. I quattro anni di governo passati hanno già pienamente dimostrato che Renato Soru è uno dei migliori innovatori che la politica regionale abbia avuto negli ultimi decenni. Se per condivisione critica delle scelte politiche si intende rimandare ogni decisione a vertici di partito (stile ultimo governo Prodi), la sinistra farebbe bene a rinunciare a Soru e cndidare un Cabras qualsiasi, perdendo sonoramente.
cara michela ho letto l'espresso, però dico questo la stampa in circolazione è poco credibile , l'espresso con una pagina si e una no con sponsor di scarpe e orologi carissimi e sicuramente patetico - per questo mi nutro di libri e blog - consigliado questa condotta a tutti quelli che incontro- sono tutti uguali anche la gabbanelli ... e cosi via. ora come ora l'unica cosa a cui riesco a pensare sono i figli dei palestinesi
e leggete tutti guerrilla radio siamo proprio delle persone inutili siamo tutti dei buffoni...
Credo che la chiave di tutta la riflessione - e del Fois e della Murgia - stia in questa frase di Marcello Fois, che trovo assolutamente fantastica nella sua sincerità
:Soru, proprio per questa mia radicalità in merito a questioni di autonomia, sa di non poter mai contare su un atteggiamento acritico da parte mia. Sa tuttavia di poter contare su un “tempismo” che parte da un rispetto di base, e reciproco.
'potere contare' è esattamente il verbo che userei se dovessi descrivere il rapporto malato tra il potere e gli intellettuali. Ci sono tante forme di supporto, Marcello Fois, il silenzio è solo una di queste. E come ha giustamente evidenziato SuTeraccu, non c'è nemmeno bisogno di essere a libro paga, a volte basta essere nella rubrica telefonica. Forse Michela Murgia non ha il numero di Renato Soru per poterlo avvisare in privato che c'è qualche problema, naturalmente con tempismo.
Visto che tanto siete amici e che lei ha un canale preferenziale, si potrebbe risolvere la questione semplicemente dandoglielo, così magari la prossima volta anziché scrivere su un giornale che c'è un conflitto, lo dice direttamente all'interessato, che di certo non se ne era accorto.
Ho sempre pensato che gli intellettuali fossero i sindacalisti della gente comune verso i poteri. Lei con quella frasetta per qualche secondo era quasi riuscito a farmi cambiare idea.
Gentile Andrea F, l’istinto mi dice che perdo tempo a rispondere a persone come lei troppo livorose e piene di pregiudizi per avere una visione lineare dei fatti. Probabilmente, senza saperlo, ho fatto qualcosa che l’ha molto disturbata e ora ne pago le conseguenze attraverso la malevolenza e il veleno gratuiti. Lei è di quelli veramente pericolosi perché non ha nemmeno le palle per dire e vedere le cose come stanno. Per lei ci sono esclusivamente corridoi e camarille. Ma è solo la sua miserevole visione del mondo, malata appunto, la mia è che, per quanto mi riguarda, fino a prova contraria come nel suo caso, nel mondo ci sono anche persone su cui si può contare perché ragionano con la loro testa e non fanno i cecchini. Per Michela non rispondo, sa fare da sola. E comunque gentile Andrea F il numero di Soru non glielo passo: chi siat cussu su dolore?
Andrea F. (l'anonimato, che invenzione, he?), il fatto che io non abbia mai censurato nessuno qui dentro non vuol dire che si abbia il diritto di fare di questo spazio l'arena degli attacchi personali senza moderazione.
Lo tollero nei miei confronti con un certo gusto masochista, ma solo perché poi posso sempre usarlo per smentire degnamente chi dice che questo è il salottino dei miei fans. E forse anche perché conosco i meccanismi del mezzo, e non di rado discussioni con picchi di bassezza intollerabili si sono poi risollevate a livelli più che accettabili.
Mi piacerebbe invece poter garantire - per esempio a chi come Marcello viene qui a titolo non casuale a dare un contributo ragionato alla riflessione - che sarà discusso sugli argomenti, non sulla buona fede. E' già stato detto che nessuno ottiene vantaggi dallo scrivere qui, anzi.
Per il resto, se credi che avere o non avere il numero di Soru faccia la differenza nel porsi nei suoi confronti, mi toccherebbe dirti che il numero di Renato Soru è nella mia rubrica da due anni senza essere mai stato usato. Ma temo che questo destabilizzerebbe troppe delle tue certezze da giudice improvvisato.
Probabile che ti sfugga che non ci sono contrapposizioni sui principi qui, e che la libertà dell'interpretarli senza attribuirsi a vicenda loschi secondi fini è un segno di sanità democratica che dovrebbe farci sentire tutti più ottimisti sulla qualità del dibattito intellettuale in Sardegna. E solo Dio sa quanto ci sarebbe bisogno di questi confronti.
No, esimio concittadino (Marcello Fois). Non perdi tempo a rispondere a un intervento come quello di Andrea. Che io non trovo particolarmente livoroso. Pungente, forse, diretto: questo sì. Ma perché appellarsi alla malevolenza quando si tratta di rispondere nel merito?
La questione è delicatissima. Quale grado di contiguità è legittimo tra un intellettuale e il potere?
Anche io ritengo che sia sbagliato che un potente 'possa contare' su qualcosa da parte di una figura pubblica che dovrebbe invece esserne il 'sorvegliante'. Qui sta il busillis. E' l'opinione pubblica, che deve poter contare su un/una intellettuale, non il potente (per quanto 'illuminato' possa essere o apparire). In questo senso non esiste tempestività o intempestività nell'opera di chiarimento e di scardinamento delle costruzioni di senso del circuito mediatico mainstream. Anzi, l'inattualità, il dire la cosa vera anche al momento meno 'conveniente', è un chiaro segno di libertà di giudizio e di onestà intellettuale. Perché è solo allora che si può misurare quanta parte di interesse o disinteresse ci sia nel dar conto pubblicamente di una elaborazione critica della realtà. Che un/una intellettuale maturi delle perplessità circa una persona potente e scelga una via privata e/o un momento 'opportuno' per annunciarla, mi sembra singolarmente distante da quanto mi aspetto come cittadino da chi occupa un ruolo di responsabilità civile verso la collettività.
In ogni caso, la critica va discussa e anche respinta con qualche argomentazione in più, senza uscirsene col discorso: lei non sa chi sono io, ovvero (ma è lo stesso) chi è lei per chiedermi conto di quello che dico.
Il problema c'è, è inutile volerlo rimuovere.
L'Italia, come comunità di esseri umani politicamente organizzata, fa abbastanza schifo anche per questa vicinanza confidenziale del mondo intellettuale e culturale col potere.
E' una magagna storica di lunga durata, che affonda le sue radici nella storia pregressa di quelle componenti politiche catturate nel pateracchio dell'unificazione italica. Ma questo non significa che sia più accettabile.
Auspico vivamente che quanto prima riusciamo a costruire una Sardegna che faccia a meno di commistioni tra interessi privati ed interessi pubblici e di eccessive vicinanze tra ambito dell'elaborazione culturale e intellettuale, e potere.
Michela, di solito ti capisco quando scrivi (e non ti seguo da oggi!), anche se non ho il curriculum di commentatore che sfoggiano altri qui dentro. Però ammetto che oggi non capisco.
Ci sono commentatori di serie A e commentatori di serie B qui dentro? Qualcuno a cui si può dire quello che si vuole e qualcuno altro a cui bisogna usare riguardi di posizione nelle repliche? C'è un ipotetico reato di lesa maestà di cui tener conto?
Allora dillo, così mi regolo, e ci regoliamo tutti.
Non ho detto che Fois, con cui non ho avuto controversie nemmeno in libreria, sia in malafede. Mi sembra di averlo anzi discusso sulle argomentazioni, dicendo quel che ho già detto, e che ripeterei: il comportamento che lui ha vantato nei confronti di Soru è più quello dell'amico che dell'intellettuale, e da amico è di sicuro in buonissima fede. Anche io se vedo un amico infilarsi in una cazzata vado a prenderlo per un orecchio in privato e non lo scrivo certo sui muri in piazza di chiesa.
E' così offensivo pensare che esista una differenza di azione tra l'intellettuale amico personale del potente e l'intellettuale che del potente non è amico personale?
dimenticavo... la mia F sta anche quella per Fois.
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