| La crisi del sesto anno |
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| Scritto da Michela | |
![]() Sesto anniversario dell’approvazione della legge Biagi, primo firmatario Roberto Maroni, quello della cattiveria agli immigrati, quello delle impronte ai bambini rom, quello che Famiglia Cristiana sono comunisti, quello dei medici delatori. Quello, insomma. Noi non dimentichiamo che grazie a quella legge oggi più del 40% dell’offerta di lavoro è costitutita da contratti precari*. Non dimentichiamo che grazie all’assenza di tutele sancita da quella legge, i lavoratori precari sono stati le uniche persone a non beneficiare dei vantaggi del mercato, e saranno le prime a pagarne la crisi. Non dimentichiamo che quella legge è nata non per facilitare al lavoratore l’ingresso all’impiego, ma come strumento alle imprese per agire su salari e orari con la forza del licenziamento semplice. Non dimentichiamo soprattutto che ha funzionato molto bene: i 4 milioni di precari dello stivale lavorano più ore per meno soldi, con obiettivi più impegnativi, contributi più bassi, senza ferie né malattia, contribuendo al globale sistema Italia con la sinergia tutta personale di un sistema immunitario forte e di un sistema riproduttivo in perenne stand by. A comprova che non eravate in buona fede, Tito Boeri è rimasto inascoltato sia a destra che a sinistra. Il 14 febbraio grazie a quella legge è diventato la ricorrenza delle persone scadute sul lavoro, e noi non lo dimentichiamo. E siccome ci siamo abituati alle scadenze anticipate, non ci stupisce che questo contratto non abbia aspettato nemmeno il settimo anno per far arrivare la crisi. p.s. per gli elettori sardi in silenzio di riflessione pre voto. In linea con il governo di cui è fantoccio locale, Ugo Cappellacci ha promesso incentivi alle imprese (sic) per stabilizzare i precari. Costava meno dire al suo burattinaio di cambiare la legge, ma immagino che gli spin doctors mandati giù da Arcore non avessero previsto nel suo copione anche cose sovversive come un’iniziativa personale. *dati dell’indagine Excelsior 2008 di Unioncamere e Ministero del lavoro. |
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Buongiorno Michela,scusa se ti dò del tu, ma sei così giovane.
Io sono Rosy (Isy qaundo scrivo e sul web), volevo farti i complimenti, ieri ad Oristano ti ascoltavo con la bocca aperta,avevo sentito parlare molto di te,soprattutto da Eliano Cau.
Ma devo ammettere che dal vivo sei meglio della fama che ti precede.
Vedi io da grande voglio fare la scrittrice,e ci sto provando....
se ti va questo è il mio blog
http://isimaro.blog.tiscali.it
Complimenti ancora buona giornata
Rosy
Che infamia ! Che sgomento vedere scivolare sempre di più l'Italia verso il fascismo. Prima si cambiano le leggi per mettersi al riparo con qualche caro amico e sodale, fottendosene se di fatto si rende difficile punire anche i delinquenti cosidetti 'comuni' (e i politici condannati che sono ?), poi si arriva alle ronde. Vorrei ricordare che un po' di tempo fa' un vecchio malnato e malvissuto ha violentato la nipotina e non ha fatto un solo giorno di prigione perché protetto dal decreto salva-Previti (età massima oltre la quale non si puó essere detenuti). Si fa di tutto per rendere impotenti magristratura e polizia e poi si ricorre a manipoli di sedicenti volontari di cui non si conoscono mandato, prerogative e responsabilità. Bel segnale di fiducia verso le forze dell'ordine ! Vogliamo scommettere su quando arriveranno i primi pestaggi generalizzati di immigrati e i primi abusi ? Vogliamo scommettere che non un solo stupro sarà impedito ? Mi fa orrore e spavento quest'aria mefitica e velenosa che si sta spandendo in Italia, accompagnata dalle canzonette di Sanremo. Intanto mafia e camorra trionfano, l'evasione fiscale è lo sport nazionale e sulle televisioni di regime impera un'immagine della donna, mai stata più offensiva e umiliante. Ma sí, ridiamo pure delle battutacce del nostro anziano Sauron nazionale, chissenefrega se lo stato di diritto viene gettato nelle fogne. Invochiamo pure la castrazione, tranne naturalmente per i 'nostri' bravi ragazzi rei confessi di stupro, ma rigorosamente italiani, che avranno diritto agli striscioni di sostegno degli amici. Ma che scrivo a fare, tanto non c'è senza speranza. Ci sveglieremo una mattina e sarà troppo tardi. É già troppo tardi.
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