| A conti fatti |
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| Scritto da Michela | |
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A dieci giorni suonati dalle elezioni sarde, quando tutte le riflessioni che contano sono state fatte, questa potrebbe non aggiungere niente. La sento però necessaria per me, perché per quanto sia stata forte l’iniziale tentazione di elaborare il risultato come un macroscopico caso di ipnosi collettiva, non può essere sufficiente a spiegare fino in fondo che cosa è accaduto sull’isola del tesoro. Sgombro l’equivoco per i vincitori: non ci sarà alcun “ci siamo sbagliati” alla fine di questa riflessione; per quanto possa sembrare difficile da comprendere a chi ha deciso che entrare ad ogni costo sarebbe stato l’unico parametro delle sue scelte, esistono anche opzioni che mantengono intatto il loro senso, che si vinca o che si perda. Mai come ora sono stata convinta che il metro della democrazia non fosse la maggioranza, ma le condizioni di conoscenza e consapevolezza in cui quella maggioranza si determina; e sul fatto che in Sardegna mancassero, sfido chiunque a smentirlo. Anche per questo, tentare di far passare questa sconfitta come un dato politico è una operazione spudorata che possono cercare di fare solo i vecchi marpioni del PD sardo, quelli per i quali la maggiore sconfitta sarebbe stata vincere con Soru, e che oggi rilasciano interviste accorate per spiegare politicamente la (sua) debacle. Questi signori sanno sin troppo bene che gli atti politici sono un bene esclusivo degli uomini liberi, eppure non rinunciano a offendere la nostra intelligenza con la pretesa di far l’analisi politica del numero degli ingannati e dei presi per fame, o più beceramente per un buono benzina. A me non interessa dire quali sono stati gli errori di Soru e quali i punti di forza della destra; altri meglio e prima di me lo hanno fatto. Mi interessa invece leggere, nello sconcertante dato numerico delle urne, le ragioni assai più serie di quella che è evidentemente una sconfitta antropologica. Su quel piano Renato Soru lo si poteva di certo obiettare sul metodo, ma era difficile dargli torto sul merito. È stato il mio percorso indipendentista che mi ha permesso di riconoscere nel suo progetto un più che degno compromesso tra la necessità storica che condurrà i sardi all’autodeterminazione futura e il pantano morale del momento presente, dove il massimo della scelta autonoma di cui i sardi sono capaci è il nome del padroncino locale con cui barattare il voto, in cambio di un diritto spacciato per favore personale. Soru, con tutti i suoi limiti, ha proposto una visione non facile, con un prezzo indubbiamente alto, ma anche l’unica che contenesse una prospettiva di lungo termine, più vicina agli obiettivi finali della mia scelta politica per iRS: chiedere ai sardi di assumersi in prima persona la responsabilità del proprio sviluppo. Dall’altra parte cosa c’era? L’offerta di un fantomatico piano Marshall (sic), una misura drastica per cui anche un cretino capirebbe che non ci sono i fondi, ma che anche se ci fossero, resterebbe comunque legata a una visione da sopravvissuti alla guerra, da terremotati della nazione, da alluvionati della storia, in un consolidato e comodo rapporto assistenziale. Era tra queste due visioni di mondo e di popolo che si giocava la scelta, e per questo dalle urne non esce solo la sconfitta di Soru, ma soprattutto l’incapacità di gran parte dei sardi di pensare a sé stessi come gente libera. Quello è il dato con cui bisogna adesso fare i conti, e non ha nessuna importanza l’essere di destra o di sinistra per capirlo, è sufficiente l’onestà intellettuale. Quella non la cercherò tra chi si vede già librato a tre metri cubi sopra il cielo, al grido sguaiato di Vox populista, Vox Dei. Non la cercherò nemmeno tra i nomi di coloro a cui si mostrerà la gratitudine dei numeri primi nel gioco ciclico dello spoil system. L’andrò a cercare invece tra quanti hanno capito la posta in gioco, come le persone che sono venute ieri a sentirmi a Cossoine, e che hanno perso la sfida di farlo capire ad altri per mancanza di coordinamento, di mezzi e di luoghi di elaborazione popolare in cui far crescere il rispetto di sé nella gente. La cercherò tra chi quella sfida l’ha giocata affrontando la strada in salita di sapersi minoranza, come gli uomini e le donne del mio movimento, che sono riusciti a far crescere una moderna coscienza indipendendista in posti dove non fioriva nemmeno il cardo. La cercherò soprattutto tra gli intellettuali sardi liberi da rapporti di vantaggio con i poteri, che non abbiano mai rinunciato a esercitare un ruolo di critica vigile nonostante tutto e tutti, e che intendano nel futuro continuare a farlo. Il sogno che coltivo è che un giorno possano verificarsi condizioni in cui i sardi non si divideranno mai più sul cosa vogliono essere, ma al massimo sul come vogliano arrivarci. Per il momento, ha da passà ‘a nuttata. |
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Questo post è stato inviato e rigorosamente bannato, con bannatura perpetua per l'estensore, nel sito 'Sardegna e Libertà'. Si potrebbe perfino arrivare a capire la bannatura del post (niente di male e niente di eccezionale), si capisce meno la bannatura perpetua di una persona che fino a quel punto stava dialogando con le loro Santità.
Ma poi, pensandoci bene rimane poco da capire in merito a personaggi del tutto intenti a scolare l'ultimo e penultimo vermentino da bottino e da tresca per la 'vittoria(di chi? loro o di colui che tutto può?), parecchio dediti a scambiarsi bacini, coccole e cartoline illustrate fra di loro, con tanto di dedica e musichetta di sottofondo, in nome della battaglia e della cristiana crociata o in nome dell'odio talebano accertato e conclamato e ritornato nei confronti dell'unica persona che, poi e infine, si è caratterizzata (sarà avvenuto magari solo per caso, ma è così) nell'unica e vera battaglia sardista contro lo Ayathollah (si scrive così?) Maximo e che se la sta, contemporaneamente, facendo addosso per la paura di quanto potrebbe accadere e verificarsi nel malaugurato caso in cui dovessereo arrivare le scorie in Sardegna o qualche altra cosetta legata alle 'nuove e più moderne tecnologie'.
Una cosa è certa, comunque: è praticamente certo che quei perfetti talebani mai più avranno l'opportunità di vedersi valorizzare il loro sito web con gli interventi del sottoscritto per il semplice fatto che non interverrò mai più nella loro bettola o meglio ancora in quella stanza di collegio, che mi pare tanto più simile a una cappella dove i vari Signori e Monsignori preferiscono l'adorazione del Signore dei cieli e della terra piuttosto che 'stare terra terra' e dove si interloquisce e si interviene ormai quasi esclusivamente attraverso la lezioncina del luminare di turno o dei cattedratici aggiuntivi e aggiuntivi, ben infarciti e 'istruiti' dall'ultima verità lavata con perlana o dal dogma religioso o televisivo di ultima tendenza e dove sembra di essere capitati in un servizio a San Patrignano, vista la normalizzazione e l'unanimismo che in quel blog regna e che fa quasi paura.
Prolificano e si moltiplicano, chiaramente, gli esperti 'verdi' del nucleare... o gli esperti di informatica e dei massimi sistemi, qualcuno dei quali magari ha chiesto e che ora ritiene... 'di non dover chiedere mai'. Naturalmente mi sta venendo la tentazione di pubblicare il post anche da altre parti e, soprattutto, in blog letti a livello Nazionale. Ne avrei tutte le possibilità ma poi e in fondo non è neanche detto che sia tanto importante.... vedrò, insomma perchè, pensandoci bene, la cosa non è neanche importante quanto, che ne so, la fame nel mondo o le centrali e le scorie nucleari.
SAPETE, comunque, DOVE POTETE LEGGERE quel post?
NEL BLOG di Bruno Murgia (il blog della destra sarda!), che si è dimostrato di gran lunga più democratico di loro e questo io ho voluto dimostrare a lor Signori Mullar dell'ex Psd'Az che io avevo sempre votato fino a sfinimento, almeno fino a quando ero convinto che il Psd'Az non fosse formato dai Talebani e dai Mullar Oscar o Efis dell'ultima generazione, ma tant'è.
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SUL NUCLEARE, inviato anche a “Sardegna e libertà”.
Non si scherza, amici, belle parole!
Avete pensato a cosa accadde con le cattedrali nel deserto di Rovelli? La gente era entusiasta e, purtroppo, anche il Psd’Az.
Avete idea della campagna mediatica che ci e vi attende in favore dell’energia nucleare e avete presente quanti posti di lavoro si creerebbero come per i muratori di Cualbu o per Ottana? Vogliamo vedere che qualche Sindaco ispirato e illuminato sarà d’accordo e si proporrà pure? Accetto scommesse.
Purché la potentissima macchina mediatica sempre quella è e, se è il caso, non guarda in faccia nessuno, né nemici, né amici di vecchia e data o di data più recente e prossima.
Forse è meglio rimaniamo in attesa degli sviluppi anche se non inoperosi e magari non è neanche detto che tutto diventi all’improvviso cupo e nero come il carbone. Chissà.
Amici cari, io vi confesso che qualche perplessità e qualche pensiero l’ho avuto anch’io (non lo nego) ma i miei dubbi e le mie perplessità si sono dissolti in un attimo: dopo la calata in forze e in maniera scomposta di Berlusconi ho sentito una puzza di bruciato talmente forte e irritante che tutti i dubbi e tutte le perplessità residue mi sono passate all’improvviso e in modo definitivo. Troppo invadente la discesa, sospetta assai e, soprattutto, fatta in maniera da evitare anche il minimo rischio perché, vedete, io sono convinto che se in America un candidato alla Presidenza si fosse sottratto a un confronto televisivo non avrebbe vinto mai, neanche se si fosse girato a testa in giù. E penso anche che non solo un Pisanu, un Manichedda, un Giacomo Sanna, un Floris, un Mauro Pili ma neanche chiunque delle persone che scrivono in questo forum avrebbe avuto paura di un confronto con Soru nè avrebbe fatto tanti tatticismi perché su una cosa almeno Soru ha ragione: la gente, al di fuori dei sondaggi e dei tatticismi va messa nelle condizioni di scegliere e di farsi un’idea ascoltando le due campane e non sull’onda dell’ultima adunata alla quale ha partecipato. Magari un confronto non serve a spostare voti ma è una semplice e riconosciuta questione di democrazia e di…. palle.
Naturalmente, come detto da altre parti, io non sarò per niente convinto (volevo dire contento), qualora avessi visto bene, di dire che “ho avuto ragione” e continuo a fare, a questo punto, un tifo sfrenato per essermi sbagliato in maniera clamorosa e per aver pensato cose e fatti che magari non avverranno mai. Ma sono fatto così, ho pensato quelle cose e… non posso cambiarmi.
Tuttavia il discorso è anche di un altro tenore: davanti a decisioni di questo genere e di questa portata, davanti a scelte di carattere nazionale e forse sovranazionale, forse non sarebbe sufficiente neanche avere un Consiglio Regionale unanime e unanimista, figuriamoci un Consiglio Regionale costituito in buona parte da fautori del nucleare.
E, in tal senso, va senz’altro bene dire che “sul nucleare non si scherza” e che “ne consegue che il nucleare in Sardegna non si fa”, però rimangono i numeri e la realtà dei fatti e contro quelli risulta difficile far finta di niente. Attualmente i numeri sono crudeli, direi talmente precisi da essere quasi matematici e antipatici e dicono: 54 contro 26. Cosa cambierebbe se fossero anche 49-50 contro 30-31? Gente come Oppi e come Fantola pensate siano tanto sensibili a questi problemi? Non contateci. Forse lo sarebbero di più Floris (che però conta pochino) o qualcuno di AN o, al limite, se entra, un vecchiaccio testardo come Felicetto Contu, ma poi è tutto da vedere e verificare.
Una cosa è mobilitarsi contro la monnezza di Napoli e buttare sacchetti nel giardino di Renato Soru (crea folclore, colore, calore e applausi a più non posso), diverso è mobilitarsi sul nucleare in questa situazione di fatto, fatta in solitudine e in panciolle rimirandosi i successi elettorali e con i media aizzati contro: bisogna verificarne le forze in campo e gli effetti. La Sardegna non si mobilitò neanche in difesa delle scorie nucleari e preferì non andare a votare per seguire la campagna mediatica del parroco e dell’embrione uno trino e divino. Si mobiliterebbe ora?
Comunque non disperiamo più di tanto purché per costruire una centrale nucleare servono corsi d’acqua con caratteristiche difficili da trovare in Sardegna, per cui ritengo, semmai, che il problema sarà più quello relativo alle scorie e che forse dalle centrali nucleari ci salverà esclusivamente il fatto che una centrale nucleare in Sardegna troverebbe difficile realizzazione anche in Provincia di Oristano (probabilmente, quindi, ci salverà il caso e non certo la volontà di chi deve prendere le decisioni). Per contro abbiamo l’hancicapp (o il pregio?) di avere una scarsa densità di popolazione…… Achtung!
Comunque il 2020 ha ancora da venire e chissà cosa succederà nel frattempo!
Rimane sempre una questione per me di fondamentale importanza: è sicuramente un caso, ma l’accordo Italia-Francia è avvenuto una settimana dopo le elezioni… tuttavvia io sono il solito maligno, sono quello che continua a parlare sempre di Berlusconi quasi come se in Sardegna conti o abbia contato qualcosa e in qualcosa e perciò…. me ne rendo conto e chiedo venia, insomma.
Ma, sinceramente, ce lo vedete Cappellacci messo di traverso contro Berlusconi? Io spero che non ce ne sia bisogno perchè altrimenti, sempre e rigorosamente secondo me…. mala tempora currunt.
Comunque e infine, se serve mobilitazione contro le centrali nucleari, sono qui e non sarò uno di quelli che si tira indietro.
Saludi e trigu.
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