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L'attore, autore e regista Sante Maurizi ha appena realizzato per CUEC un libro intervista intitolato I film del cuore. Tra le interviste c'è anche il mio rapporto preferenziale con il cinema di Ermanno Olmi. Il libro verrà presentato in anteprima il 6 dicembre da Goffredo Fofi alla fiera della piccola editoria di Roma, Più libri più Liberi.


Il bravo fotografo Marco Degosus ha appena dato alle stampe per l'editrice Tiligù un libro di ritratti di sardi "andati e tornati" dal mare, a ciascuno dei quali è stata rivolta una domanda: cosa volevi fare da grande? Tra gli altri Francesco Abate, Milena Agus, Marcello Fois, Giulio Angioni, Antonio Marras e anche io. Il libro si chiama Da quest'altra parte del mondo.


La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 


Qualcuno, nella gazzarra mediatica che fa scorrere via ogni cosa, vuole continuare a ricordarsi di Marinella, la ragazza stuprata a Montalto da un branco di "ragazzi di buona famiglia", a cui il comune ha persino pagato le spese legali. Non è un presunto stupro, i colpevoli sono rei confessi, ma non faranno un giorno di carcere perché incensurati, e la solidarietà del paese sui media sembra continuare ad andare solo a loro, compresa quella di un vecchio che "se avesse avuto 13 anni si sarebbe messo in fila" pure lui. Questi disgraziati non hanno nessuna comprensione da me, né dal gruppo su FB che sostiene Marinella, né quella della scrittrice Lara Cardella. Nel gruppo si ricordano i fatti e si chiede giustizia, perché la violenza prima di essere un fatto è una mentalità, e i distinguo sulla vittima servono solo ai colpevoli per salvarsi da una giusta pena. 

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The Maroni Identity (o dei figli di nessuno) PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
generiamo persone invisibiliQualche giorno fa Chicco Gallus poneva su Corona de Logu la questione dell’ingiustizia di fondare la cittadinanza italiana sullo ius sanguinis (nascere da genitori italiani) e non sullo ius soli (nascere in Italia). Poteva sembrare un dibattito sui massimi sistemi, invece è un tema scottante e concreto, direttamente collegato a quello che sta succendo in Italia in questo momento verso gli stranieri, e di cui nessuno praticamente si è accorto (fatta eccezione per i soliti attenti).
 
Il ddl cosiddetto "sulla sicurezza", lo stesso che autorizza le ronde e la denuncia del clandestino da parte del medico, contiene anche una normetta (art.45, comma 1, lettera f) che impone agli stranieri in Italia di presentare il permesso di soggiorno per poter accedere a qualunque servizio di stato civile.
Il prevedibile risultato sarà che - tra le altre cose gravi che si comincerà ad occultare, morti e malattie comprese - tutti i clandestini presenti sul territorio nazionale non registreranno più i loro figli all’anagrafe, per non rischiare di essere scoperti e rimpatriati. I bambini che così nasceranno non solo non avranno diritto alla cittadinanza italiana, in forza del fatto che qui conta il sangue e non il suolo, ma non avranno nemmeno quella dei loro genitori: semplicemente non risulteranno nati. Saranno apolidi, senza documenti né diritti, cittadini di nessun dove. La loro invisibilità giuridica li renderà esposti a ogni abuso e all’abbandono, senza che sia possibile risalire al loro nome e ai loro genitori. In che modo questa negazione del diritto all'identità dovrebbe aumentare la sicurezza in Italia lo sa solo Roberto Maroni, il peggiore in assoluto tra le teste di serie di quella banda di xenofobi che si fa chiamare Lega.
 
La migliore risposta possibile, oltre all'indignazione attiva delle migliaia di persone che non sono ancora diventate fasciste a forza di speciali di Porta a Porta sulle tristi infanzie da indifesi squadristi di Alemanno e Gasparri, l'hanno data i pediatri aderenti alla FIMP. La riporto così come l'ha diffusa l'AGI, e se come me conoscete stranieri irregolari, rendeteglielo noto.
 "Rinunciate alla cittadinanza d'origine".
E' questo il provocatorio suggerimento lanciato dai pediatri italiani della Fimp agli immigrati irregolari. Un 'consiglio' che consentirebbe di aggirare la norma che da' la possibilita' al medico di segnalare all'autorita' giudiziaria i clandestini che si rivolgono alle strutture sanitarie pubbliche. "Secondo l'attuale ordinamento italiano - spiega in una nota Giuseppe Mele, il presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) - il bambino nato in Italia da cittadini apolidi ha diritto di cittadinanza, ragion per cui suggeriamo a tutti i genitori immigrati non regolari di rinunciare alla propria cittadinanza di origine ponendosi in tal modo sotto la protezione dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. E questo a prescindere da qualsiasi motivazione li abbia spinti nel nostro Paese e, soprattutto, a prescindere da qualsiasi motivo abbiano per non voler rientrare nel loro Paese di origine". Una proposta provocatoria, che segue la durissima presa di posizione dei pediatri di famiglia italiani contro una provvedimento ritenuto "odioso, deontologicamente inammissibile, inefficace e pericoloso per la salute di migliaia di persone". E che, aggiunge Mele, alimenta il rischio dei cosiddetti 'bambini invisibili', "figli di immigrati che per paura non vedranno mai un pediatra ne' accederanno ad alcuna prestazione o vaccinazione".
 
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Adriano, a me pare che tu tenda spesso alla confusione dei termini: 'nazione' sta a 'nazionalismo' come 'morale' sta a 'moralismo'. Nessuna persona intelligente direbbe che chi coltiva una visione morale è un moralista, perché non è moralità la riduzione della norma a feticcio, che svuota l'etica dal suo senso e la appiattisce sulla bidimensionalità di un 'fare' o di un 'non fare'. Anche il nazionalismo è la nazione (scusa se io lo scrivo minuscolo) ridotta a feticcio, decomposta (sì, come le cose morte) in segni tangibili attraverso i quali poterla ancora riconoscere ed eccitarsi, come in tutti i feticismi che si rispettino. E' nazionalismo il tentativo di trasformare le nostre abitudini (linguistiche, alimentari, religiose, economiche, persino sessuali) in marcatori inflessibili di identità. Chiudano i kebab (strano, nessuno ha mai pensato di chiudere i mc donald's), non si mettano il velo, non si sposino due donne, predichino in italiano, non costruiscano posti specifici dove pregare... Io sono sicura che tu riconosci quella dinamica, e se non la contesti è solo perché la condividi, quindi non ho discorsi da sostenere con te in merito. Il nazionalismo tende all'uniformità di tutti i codici, ed espelle qualunque cosa non si uniformi. Io invece non credo alle purezze di alcun genere; credo nel meticciato, e difendo la fecondità che nasce nei letti sfatti delle culture. E vorrei capire dove tu vedi in iRS i tentativi di uniformazione che io chiamo nazionalismo; c'è uno solo ambito - da me peraltro contestatissimo - dove si dibatte di un aspetto vicino a questo tema, ed è quello della lingua, ma non è certo una questione strutturale del movimento, tant'è che in merito una linea definita ancora non c'è, a differenza di temi come l'energia, l'ambiente o i trasporti.
Sei tu che sei poco informato, temo.

Inserito da Michela Murgia, il 20/03/2009 alle 17:45

ci rinuncio adriano, non fai altro che mettere in bocca frasi non dette, fare supposizioni e trattare il prossimo come ingenuo ignorante.. e in tutto questo hai sviato le risposte a tutte le mie varie repliche

Inserito da manuel, il 20/03/2009 alle 17:53

Se non sapevi di cosa trattava l'indipendentismo perché aderirvi se hai scoperto che non è al 100% come pensavi? Michela hai detto tante belle cose, ma perché con IRS vuoi uniformare in una Repubblica la Sardegna? In base a cosa? Continuo ad attendere una risposta, nel mentre mi faccio un panino dal frigo.

Inserito da Bomboi Adriano, il 20/03/2009 alle 17:54

Adriano, se io non fossi quella che sono, le tue domande le lascerei cadere, ma siccome credo che anche le minchiate vadano contraddette, ti rispondo a botta secca.

:
Se non sapevi di cosa trattava l'indipendentismo perché aderirvi se hai scoperto che non è al 100% come pensavi?

L'indipendentismo è variegato, l'unico che non lo ha capito sei tu, che vorresti il partito unico del pensiero unico. Io non aderisco a un partito perché tutti quelli che ci stanno dentro la pensano al 100% come me. La dialettica interna a un movimento si chiama anche democrazia, quella cosa che tutti dicono come la pensano e poi si contano le teste, hai presente. Quando in un consesso di più di tre persone tutti la pensano allo stesso modo, stai pur certo che qualcuno non sta pensando.
Oppure è un circolo del pdl.

:
Michela [...] perché con IRS vuoi uniformare in una Repubblica la Sardegna?

Perché l'autodeterminazione ci conviene. Non perché ci spetta, o perché lo chiama il sangue, o perché è il Nostro Destino Ultimo di Popolo, o qualche altra cretinata nazionalsocialista. Semplicemente perché la Sardegna sarà un posto migliore se viene gestita a loro misura dalle persone che ci vivono, con tutti gli strumenti attualmente negati dalla situazione di provincia del regno in cui siamo costretti a stare.

Qualunque progetto che miri all'ottenimento dell'autonomia e non dell'indipendenza mira al nulla assoluto: meno di due milioni di abitanti non bastano e mai basteranno a fare pressione di voto sull'interesse di 58 milioni, e tutti i giorni vediamo gli effetti del conflitto tra i bisogni dei sardi e quelli italiani (strade, servizi, militarizzazione, trasporti di continuità, economia...). Dobbiamo rompere questo rapporto di svantaggio, semplicemente spiegando alle persone che diventare grandi ci conviene di più.
iRS questo lo fa. Nessun comunicato del movimento mira a stabilire contrapposizioni di tipo etnico, culturale o ideologico tra l'isola e l'Italia. Nessuno scrive A FORAS SOS ITALIANOS, nessuno fomenta l'idea che dobbiamo essere indipendenti perché abbiamo il DNA diverso.

Tu invece lo fai. E lo fai in maniera sciocca, strumentale, mal informata e mal informante. Sei in mala fede sia quando vieni qui a portare ossessivamente off topic le mie riflessioni, sia quando vai in giro nei forum a dire che gli altri non sono preparati sul tema in cui tu, supremo guru, sei invece laureato con dottorato sul campo. La realtà che ti rode è che molti abbiano più argomenti di te in ambiti in cui tu non riesci nemmeno a farti prendere sul serio a causa della tua matrice ideologica sin troppo evidente; e soprattutto ti rode che quelle idee riescano a trasformarle in voti.
Io lo capisco che a te un movimento che scassi le uova nel paniere del tuo nazionalsardismo non può far piacere, ma per questo tipo di frustrazioni c'è anche lo psicologo, non solo internet.

Inserito da Michela Murgia, il 20/03/2009 alle 23:29

La tua risposta Michela mi conferma che hai le idee poco chiare. Io non ho mai detto nella mia vita 'a foras sos italianos' ed altre goliardate simili, non ho neppure mai preso in mano una bomboletta spray e non ho mai istigato all'odio razziale. Sei completamente presa da questa etichetta del nazionalismo tanto da dire più in alto che tale ideologia (magari propensa a far aprire solo dei McDonald's e chiudere dei Kebab) deve uniformare i codici. Se lo dici ad un nazionalista catalano, scozzese, irlandese, basco, etc, ti ridono in faccia. La dovete finire in IRS con questa stupidaggine, lo sanno tutti che la cosa è stata prodotta per dividere dagli altri indipendentisti e che deriva dal passato fortemente ideologizzato nella cultura italiana di sinistra di qualche dirigente. Il nazionalismo è quel semplice sentimento teso a promuovere la propria nazione, non a prevalicarne altre. Ti informo che il 1944 è finito, nel 2009 il nazionalismo forse è più vicino alle tue idee di quanto pensi ma è difficile ammetterlo quando si tutela la propria bottega e ci si sente feriti nell'orgoglio quando vi si fa notare la realtà. Vuoi l'autodeterminazione perché 'ci conviene'? Sarebbe questo l'unico motivo? Non c'è una Nazione? E per proclamare il bene pubblico c'è bisogno di promuovere una nuova repubblica nel mondo? E poi a chi conviene? Mi hai detto poc'anzi che non c'è neppure un identità. Mi pare un po blanda la tua risposta e nel tentativo di confutare ciò che non puoi confutare stai arrivando a negare persino la specificità del Popolo Sardo che ti ricordo, è anche riconosciuta nella brutta autonomia che lo Stato Italiano ci ha concesso nel 1948. E poi parli dei 20.000 + 10.000 voti di IRS? Nel 1999 SNI + altre piccole sigle avevano oltre 45.000 voti, quel trend è stato fermato con la nascita di IRS costrigendo tra l'altro SNI per sopravvivere a tornare vicino ai marxisti. Io non sono il guru che sa tutto, guardo la realtà e la realtà mi dice che i guru 'che sanno tutto' e che hanno prodotto danni non stanno dalla mia parte del monitor....Io spero che IRS rifletta bene sul fasullo successo di queste elezioni e si apra sul serio agli altri eliminando inutili etichette.

Inserito da Bomboi Adriano, il 20/03/2009 alle 00:10

Il tuo problema, Adriano, è che non riesci a convincere nessuno che il nazionalismo sia quell'innocuo giocattolino che sventoli, non fosse altro perché la storia in corso, senza scomodare quella passata, ti da torto. Ma non voglio offendere chi legge sottolineando ancora una volta le evidenze delle derive identitarie un tanto al chilo.

Io non so da dove nasca questa tua resistenza personale a capire che ci possano essere modi diversi di volere la stessa cosa, e che tutti abbiano il diritto di attuarli. Il fatto che tu voglia continuare a vedere secondi fini nei percorsi altrui mi fa capire solo che applichi la tua visione delle cose al prossimo, perché in tutto questo l'unico fine che ancora non è chiaro è quello di URN, la tua non rappresentativa pseudo sigla, che non si pone in nessun modo sullo stesso piano di chi si è sporcato le mani con progetti veri, fossero anche AMPSI o SN, i cui percorsi non condivido, ma che rispetto.
Te no, proprio no, nessun rispetto.
Me lo impediscono i tuoi toni, la tendenza a tagliare con l'accetta le affermazioni, l'abitudine propagandista alla manipolazione dei termini, l'auto attribuzione di titoli e meriti nei percorsi altrui, l'attitudine alla pontificazione e soprattutto la tua ossessione per la diversità organizzata (leggi IRS). Hai un problema, prima ne prendi atto e meglio dormi.

Quanto a me, ahinoi, che brutto mondo quello in cui uno deve spiegare sè stesso all'infinito, costretto a fare apologia di quello che si difende perfettamente da solo.
Potrei dirti che la specificità sarda non si gioca tra culurgiones e LSC, e non si decide tra un test del DNA e un reperto archeologico, per quanto unico nel suo genere possa essere. Ma a cosa ti servirebbe, se per te

:
il nazionalismo è quel semplice sentimento teso a promuovere la propria nazione

Praticamente una proloco, la vetrina del negozio di specialità da cui strillare 'il miglior miele, il miglior formaggio, il miglior sangue sardo autentico, siori venghino!' Non ci sono veramente i margini di comprensione.

Chiunque ti abbia letto qui nei mesi in cui hai ossessionato ogni discussione pertinente e non con le tue invettive su iRS ti ha lasciato perdere. A me al tuo posto almeno il dubbio di meritarmelo sarebbe venuto.

Inserito da Michela Murgia, il 20/03/2009 alle 00:49

Mi pare Michela che tu sia una che legge i giornali vista la tua competenza nello scrivere data dalla tua professione, quando dei quotidiani parlano di nazionalisti irlandesi, baschi e irlandesi forse un motivo c'è.... Parlane con questi: http://www.snp.org/ o con http://www.eaj-pnv.eu/eusk/ Queste persone vogliono solo tutelare la loro identità, amministrare l'economia e promuovere la giustizia sociale tra i Popoli e sono anche membri del Partito Europeo dell'ALE-European Free Alliance/Greens. Spiega loro le stesse cose che hai detto a me e che sono spietati razzisti prevalicatori, forse non se ne sono accorti e bisogna avvertirli. Spiega anche che si chiamano nazionalisti per sbaglio e che non devono solo piazzare il miele ed i capitelli archeologici oltre ai propri sentimenti identitari...Da parte mia continuo a non capire cosa sia per te l'identità visto che per te non esiste nulla e non si capisce quindi neppure perché questa comunità di individui in cui viviamo debba diventare solo per convenienza una repubblica e non magari debba diventarlo un'altra indistinta parte dello stato italiano. Adesso capisco anche perché un voto disgiunto per te era meglio darlo a Soru...In quei paesi però non si è mai visto un nazionalista votare magari SNP ed anche i Laburisti inglesi....Identità contro centralismo: A detta loro, un voto avrebbe annullato il senso dell'altro....Michè, solo in Sardegna c'è il 'non-nazionalismo'...che vergogna....Senza questa etichetta molti attivisti di IRS non si dividerebbero da Sardisti e U.I. ma magari pur correndo separati alle elezioni, collaborerebbero su tante cose. Purtroppo volete anche creare i fascisti dove non ci sono per santificare voi stessi.

Inserito da Bomboi Adriano, il 21/03/2009 alle 01:18

Mah, forse un giorno riuscirò a capire la strategia di Bomboi per portare gli indipendentisti sotto un'unica bandiera: lui va e dice in pratica a chi non la pensa come lui che non ha capito una mazza. E' indubbiamente affascinante, anche se non so quanto possa funzionare. Sarei proprio curioso di sapere quanti ne ha convinto in questo modo.

Ora Adriano ci insegna che il 'nazionalismo è quel semplice sentimento teso a promuovere la propria nazione, non a prevalicarne altre', un po' un apostrofo rosa tra le parole 'ti' e 'amo' mi verrebbe da aggiungere. Secondo tale definizione non vi è alcuna differenza tra indipendentismo e nazionalismo, nel senso che qualunque indipendentista è per forza di cose anche nazionalista. Mi perdonerà Bomboi se non ne sono così convinto. I nazionalisti solitamente abbisognano di tutto un apparato retorico che esalta la storia, la cultura e l'orgoglio di un popolo, gli indipendentisti invece possono prescindere da questo. Io ad esempio sono indipendentista, ma non sono nazionalista.

Cercherò di spiegarti il concetto rispondendo alle tue domande:
1) Vuoi l'autodeterminazione perché 'ci conviene'? Sarebbe questo l'unico motivo?

Si, io voglio l'autodeterminazione perché ci conviene, perché ragionandoci sono arrivato alla conclusione che l'autonomia è solo una presa in giro e che solo attraverso il governo diretto sul territorio si possa compiere un salto di qualità. Di sicuro non è questo l'unico motivo, ma per quanto mi riguarda ti dico molto tranquillamente che è il principale.

2) Non c'è una Nazione?

No Adriano, al momento non c'è nessuna nazione. Da quel punto di vista bisogna ammettere che l'operazione 'coloniale' ha funzionato benissimo: la lingua più diffusa in Sardegna è l'italiano e la maggior parte dei sardi conoscono molto di più la storia e la cultura italiana di quella sarda. E' triste, ma è così. Attraverso l'autodeterminazione si può cercare di recuperare parte del terreno perduto (senza però perdere la conoscenza dell'italiano che è pur sempre una lingua parlata da milioni di persone), ma in una situazione del genere puntare sulla spinta nazionalista non mi sembra la scelta migliore.

3) E per proclamare il bene pubblico c'è bisogno di promuovere una nuova repubblica nel mondo?

Caspita se c'è bisogno! 70 anni di autonomismo e 150 sotto la dominazione italiana non ti sono bastati per capirlo?

4) E poi a chi conviene?

Agli abitanti della Sardegna conviene. Sarà opinabile quanto vuoi, ma questo è il concetto base su cui si basa la mia idea di indipendenza.


Per concludere: tu, Adriano, sei nazionalista, non c'è dubbio. Io no, sono un semplice indipendentista. Secondo te indipendentismo e nazionalismo sono la stessa cosa? Considerami pure nazionalista allora, ma almeno ammetti che il mio ed il tuo sono due nazionalismi molto diversi.

Saluti.

Inserito da Daniele Addis, il 21/03/2009 alle 01:19

Daniele afferma: 'la maggior parte dei sardi conoscono molto di più la storia e la cultura italiana di quella sarda.' Ah ecco Daniele, allora c'è una cultura Sarda da qualche parte..per fortuna! Si vede che le migliaia di elettori Sardisti ed indipendentisti non stanno votando solo per ragioni economiche ma perché evidentemente c'è anche qualcosa oltre alla cultura italiana. Io da nazionalista ritengo che per far emergere meglio la mia cultura non si debba negare la nazione ma tutelarla a livello legislativo attraverso una vera autonomia (non quella del '48) e quando nelle scuole il popolo conoscerà meglio la sua cultra ci sarà anche un miglior riscontro politico per il nostro nazionalismo. Mi sembrate quelli che per curare una mano si tagliano il braccio! Trovo singolare che siccome l'italia è in maggioranza, allora dobbiamo fare finta che la cultura sarda non c'è e quindi dare pure addosso a quell'unico percorso legislativo con cui tutelarla che è l'autonomismo, ovvero quel percorso progressivo di edificazione della sovranità. Non credo ai complotti altrimenti direi che siete stipendiati dai Servizi di intelligence italiani per questo bel lavoretto fatto nel mondo indipendentista sardo....Quindi se per te, da non-nazionalista, non c'è un tubo e bisogna solo tutelare l'economia, puoi estendere il lavoro di IRS a livello anche di penisola e non più solo di isola: Ci sono tante altre regioni sottosviluppate a causa del centralismo statale che attendono il vostro messianismo ibrido. Ci sono nazioni naturali ed artificiali: Anche gli USA sono nati come non-nazione, ma hanno dovuto divenire nazione perché si sono dati dei punti in comune. Infatti la nazione ed il suo sentimento di tutela, il nazionalismo, nasce per fornire dei collanti sociali alla comunità che rivendica un diritto. Ovviamente se vi leggete bene anche gli scritti di IRS si parla di identità, solo che adesso dovevate confutarmi la bufala del nazionalismo che non frega a nessuno e siete persino arrivati a negare la specificità. Di Michela non so che dire, o ha letto male gli scritti di IRS, oppure boh...Buonanotte e sogni d'oro. Fate i bravi che non sono malvagio come sembro.

Inserito da Bomboi Adriano, il 21/03/2009 alle 01:45

Adriano, certo che c'è una cultura sarda, come c'è anche una cultura napoletana, siciliana, sud tirolese, toscana e di altre parti d'Italia. Non ne ho mai negato l'esistenza, solo non ne ho fatto la colonna portante del mio indipendentismo. Mi sembra logico che coloro che la conoscono e la vogliono proteggere votino sardista ed indipendentista per ragioni più nazional-identitarie che economiche, chi dovrebbero votare altrimenti?

'Io da nazionalista ritengo che per far emergere meglio la mia cultura non si debba negare la nazione ma tutelarla a livello legislativo attraverso una vera autonomia (non quella del '48) e quando nelle scuole il popolo conoscerà meglio la sua cultra ci sarà anche un miglior riscontro politico per il nostro nazionalismo.'

Ecco, finalmente hai parlato chiaramente ed hai spiegato come vedi la strada verso l'indipendentismo: secondo te tutto passa attraverso il preliminare rafforzamento dell'autonomia la quale farà in modo che si creino i presupposti per instaurare nei sardi una coscienza indipendentista. Guarda, credo che sia lo stesso percorso che vuole il PSd'Az, quindi, secondo me, puoi tranquillamente aderirvi. IRS mi pare che voglia disegnare un percorso diverso. Giusto? Sbagliato? Al momento non si sa, ma non vedo proprio la logicità di confluire tutti in un'unica strada quando prendere strade diverse può aprire maggiori opportunità.
A me pare che la via autonomista abbia dimostrato ampiamente di non essere efficace e la storia dell'autonomia è lì a dimostrarlo... ma è una mia opinione e tu sei liberissimo di dissentire.

Chiami l'autonomismo un discorso progressivo, ma in tutti questi anni non mi pare che abbia progredito un granché... mi sembri tanto come quei comunisti che giustificano i fallimenti dei regimi socialisti nel mondo dicendo che è successo solo perché lì il comunismo è stato applicato nella maniera sbagliata, allo stesso modo tu vuoi una riforma dell'autonomismo perché quello che c'è stato sino ad ora none era quello vero. Va bene Adriano, questa tua opinione non mi crea nessun problema, quindi ti invito ancora ad aderire al PSd'Az perché mi pare che lì si stiano muovendo in quella direzione.

Comprendo poi la tua rabbia nel prendere atto che qualcuno che si dichiara indipendentista dica al contempo di non essere nazionalista, ma io non ho mai detto (anche se tu cerchi di insinuarlo) nè ho tanto meno lasciato capire (al contrario tuo) che tutti la debbano pensare esattamente come me affinché l'indipendenza abbia successo. Ho semplicemente espresso il MIO punto di vista sulla questione e non mi disturba affatto che in IRS si parli di identità, mi stupirei se un movimento indipendentista non ne parlasse. Il fatto è che lì sembrano accogliere senza problemi il mio punto di vista riguardante l'indipendentismo e non ho mai detto che bisogna fare finta che la cultura sarda non ci sia. Credo solo che non bisogna nemmeno fare finta che al momento quella cultura è conosciuta da pochi e che quindi la maggior parte dei sardi reagisca poco agl stimoli culturali. Questi vanno sicuramente tutelati, ma io non credo che attraverso l'autonomia si riuscirà a fare molto.


Comprendo anche che la tua brama di etichettare e di fare di tutta l'erba un 'fascio' ti porti a non recepire il fatto che io di IRS sono un semplice simpatizzante e che quindi non parlo a nome del movimento. Tra un giorno, un mese o un anno potrei anche cambiare opinione e dare il mio sostegno a qualche altro partito... ma lasciamo perdere, si vede benissimo che ti piace troppo prendere le opinioni dei singoli per estenderle a chi ti fa comodo a seconda del discorso, quindi fai pure.

Certo che più ti rileggo e più noto che metti in bocca ai tuoi interlocutori parole che non hanno mai detto... ad esempio non mi pare di avere mai detto che per me non ci sia un tubo e che sia da tutelare solo l'economia. Quello che ho detto è che trovo il discorso economico fondamentale e questo lo si può facilmente dedurre se si parla con qualcuno che non è indipendentista. La domanda che, col sorrisetto sulla bocca, ti farà nel 90% dei casi è 'E come pensi che potremo sopravvivere da soli? Con quali risorse?'... nessuno mi ha mai chiesto 'E come organizzerete l'insegnamento del sardo e della storia nella Sardegna nells scuole?'. Un'altra delle paure che esprimono più di frequente è quella di dover passare da una dimensione più grande di una cultura condivisa da 60 milioni di persone, ad una più piccola di una cultura che, seppur affascinante, rimarrà appannaggio di meno di 2 milioni di persone... credi di essere in grado di fugare i loro timori e di vincere le loro resistenze attraverso i tuoi discorsi sulla lingua e sulla cultura?
Non volgio dire che non siano fattori importantissimi, ma secondo me vengono dopo il discorso sull'autosufficienza.

Buonanotte buon Bomboi

Inserito da Daniele Addis, il 21/03/2009 alle 02:50

'Io da nazionalista ritengo che per far emergere meglio la mia cultura non si debba negare la nazione ma tutelarla a livello legislativo attraverso una vera autonomia (non quella del '48) e quando nelle scuole il popolo conoscerà meglio la sua cultra ci sarà anche un miglior riscontro politico per il nostro nazionalismo.'

disclaimer di premessa. non mi interessa in questo caso né l'indipendentismo né il nazionalismo.

mi fermo sul concetto di cultura un secondo. potrebbero forse sembrare pippe teoriche, ma hanno appunto delle conseguenze sulle prese di posizioni politiche.

la 'cultura' è un qualcosa che c'è, è già dato ed è solo da far emergere? è un sistema coerente e definito? oppure è piuttosto (come penso) un processo di costruzione continua di significati condivisi, non un 'datum'. Benhabib (the claims of culture, equality and diversity in the global era, princeton univ. press, 2005) nota secondo me giustamente che di solito sono degli esterni, dei colonizzatori ad imporre coerenza in un sistema che è molteplice, fluido, in divenire, contraddittorio e molteplice. ne abbiamo tre esempi qui: Adriano, Daniele e Michela che sono conoscitori della storia sarda ma hanno dei modi di intedendere l'identità e la cultura molto diversi. Una cultura come 'data', da far emergere e basta, è una fiction. Ci sono dei significati e delle storie pre-esistenti, mi sembrerebbe sciocco negarlo. Vengono però continuamente messi in gioco, ridefiniti (mentre vengono tramandati) giorno per giorno dalle varie persone. Ulf Hannerz (La diversità culturale, Il Mulino) utilizza la metafora di un fiume. Se guardato da lontano e da esterni sembra un qualcosa che c'è, ed è lì. Ti avvicini e cominci a vederne la corrente. Vai dentro e senti le correnti contraddittorie che lo attraversano.
D'altronde dove sarebbe la specificità solo sarda, visto che utilizziamo concetti e strumenti presi da ogni parte del globo? Vorremmmo rinunciare a tutto ciò che non-è-sardo? Qual è la specificità, chi la decide? E' appunto un problema di costruzione culturale, più che di 'far emergere' qualcosa che già c'è.

In questo senso credo che le due concezioni di indipendentismo e nazionalismo non siano necessariamente incompatibili, basta che il nazionalismo non si spinga troppo in là fino a farne, appunto ri-citando il titolo del lavoro di seyla benhabin, una questione di rivendicazione di identità culturale, spesso fatta mi sembra per questioni difensive (v. vaticano e l'identità cristiana, espressione che mi fa solo ridere a crepapelle).

però attenzione, il concetto di nazione come un popolo, un territorio, una lingua, è sempre più in trasformazione. l'equazione un popolo, un territorio vale sempre meno, visto l'incremento, inarrestabile nonostante lega e simili, delle migrazioni. idem ovviamente per la lingua.

occorre capire se questo sia un male oppure un arricchimento reciproco.

l'idea di partire intanto con un autogoverno senza la necessità di una grande narrazione fondativa non mi sembra malvagia, tutt'altro. prendendo in prestito un termine dall'ergonomia è una 'tecnologia aperta'. possiede alcune caratteristiche grazie alle quali ci si può permettere un common ground, senza però la necessità di un mito fondativo, concezione che spero sia destinata - se presa con la rigidità che vedo peggiorare sempre più - a morire, anche se non credo avverrà in breve.

chiedo scusa per l'esposizione sintetica, naturalmente il tema della cultura (che per parte mia studio da 4-5 anni) è complicato e lungo, confido nella vs pazienza.

Inserito da dorian, il 21/03/2009 alle 08:04

Condivido Daniele quando evidenzia il divario tra le vere paure dei sardi (una delle poche cose che li unisce tutti senza distinzioni) e la lotta per la difesa di un sistema simbolico fittizio in nome della Nazione.
Ieri ero a parlare di lavoro a Sassari, una zona difficile in un momento difficile, dove le fabbriche stanno chiudendo e le illusioni del piano di rinascita mostrano i nervi logorati dalla ben diversa realtà delle cose. Manlio Brigaglia, uno che tutto gli si può dire tranne che non sappia, non capisca o non voglia, ha espresso a meraviglia il concetto che Daniele ha ribadito qui come comune a molti sardi: se devo scegliere tra una terra indipendente di disoccupati e una terra suddita dove i giovani lavorano, voto anche io Cappellacci.
Non lo condivido nemmeno a livello di paradosso, perché il punto di vista è comunque quello dell’inerme vittima degli eventi che aspetta la salvezza, ma mi fa capire che se persino un intellettuale come lui, una delle nostre poche memorie storiche ancora consultabili, arriva a dire una cosa di questa portata, è evidente che le menate sulla cultura e sulla specificità sarda sono appunto solo menate. Fino a quando non cominceremo a prendere sul serio la disperazione di quelli che lavorano all’Enichem e stanno perdendo il lavoro (anche se noi giustamente festeggiamo per un mostro ecologico che si leva dalle balle), faremo ancora soltanto salotto.

I sardi, prima di ricevere in mano il pacchetto all inclusive di una cultura comune che non c’è, e se c’è non è sarda nel senso che gli attribuisce Adriano, devono capire che l’indipendenza è la strada per un benessere integrale superiore, e non la follia che ci farà morire liberi e disperati.

Condivido invece Dorian in ogni virgola, e ho talmente tanti di quegli esempi da citare che gli danno ragione, che resteremo qui per giorni ad analizzarli. La questione ridotta all'osso è che quando si parla di cultura sarda, si deve scegliere se affrontarla come inclusione o come esclusione.

Se ragioniamo per inclusione, la cultura sarda (ma non solo sarda) in quanto tale non esiste se non come crocevia, interscambio e, in più di un caso, servitù di passaggio, capace di assolvere - in una prospettiva di necessità - anche quelle che ci sembrano forzature esterne. Lo ritengo il solo approccio moderno, o se vogliamo essere meno categorici, il solo possibile per la mia prospettiva.

Se ragioniamo per esclusione, consideriamo invece cultura sarda solo quello che ci distingue, quello che “abbiamo solo noi”, quello che qualcuno vorrebbe fosse la nostra specificità da tutelare. E qui entriamo nella sacralizzazione del tipico, un processo che richiede un casino di manutenzione, e più di una forzatura, stavolta interna. Canti sardi, balli sardi, piatti più o meno tipici, costumi sardi veri o presunti, lingua sarda da far sopravvivere nonostante i sardi… tutte cose che, nel momento in cui affidiamo loro il compito immane di dire la nostra identità, non possiamo più permetterci di perdere, altrimenti non sappiamo più chi siamo.
In questa logica monolitica, che si rifiuta di assumere la contraddizione come elemento fondamentale dell’identità, è cucina sarda solo il porcetto e i culurgiones (e pazienza se ai nostri figli cuciniamo il sofficino), è musica sarda solo su tenore e il duo Puggioni, ed è letteratura sarda solo quella scritta in sardo, con tanti saluti a Gramsci, Satta e persino Pira, il teorico dell’identità come contraddizione. Tutto quello che non rientra nello schema dell’appartenenza, che non ha addosso il bollino blu della sardità, è minaccia che vuole colonizzarci togliendoci le mostrine identitarie. La Lega prende maree di voti su questa paura, ma io sono fiera che iRS non le cavalchi, perché non si può chiamare patrimonio dell’identità l’archeologia degli usi, o in questa visione conservativa rischiano di passare per tradizioni tutte le abitudini durate così a lungo da sopravvivere persino alle esigenze che le avevano generate. Tutto quello che non è più autentico, rispondente a un bisogno vivo, è feticcio, e io lo rifiuto. L’indipendenza che cerco non è un sentimentalismo, è un progetto serio che non passa per la manutenzione del tipico.
E me ne fotto di cosa fanno in Irlanda nel loro percorso verso l’indipendentismo: questo è il mio.

Inserito da Michela Murgia, il 21/03/2009 alle 09:39

Per Michela (quanno ce vo' ce vo'):

:-D

(commento semplice e sintetico!)

Inserito da dorian, il 21/03/2009 alle 10:06

Inizio precisando una cosa per Dorian: non sono per nulla conoscitore della storia sarda, purtroppo... cercherò col tempo di colmare questo gap, ma al momento sono profondamente ignorante in materia.

Michela poi scrive:

'il concetto che Daniele ha ribadito qui come comune a molti sardi: se devo scegliere tra una terra indipendente di disoccupati e una terra suddita dove i giovani lavorano, voto anche io Cappellacci.'

Non mi ricordo di aver espresso un concetto del genere né qui né da altre parti. In un altro forum ho detto che, a mio modo di vedere, il voto a Cappellacci ha dimostrato che la via spiccatamente autonomista tentata da Soru non ha funzionato anche perché è stata in tutti i modi ostacolata dal governo centrale, quindi i sardi tra un'autonomia inefficace ed una sudditanza che promette mari e monti hanno scelto la seconda... ma neppure io condivido questa scelta.

Inserito da Daniele Addis, il 21/03/2009 alle 10:38

Non so come si è arrivati a questa discussione, partendo dal post di Michela. Suppongo sia 'merito' del solito Bomboi.
Vorrei aggiungere solo poche cose, a quanto detto da Michela, Dorian e Daniele.
La c.d. identità (che è per definizione monolitica) oltre ad essere un'aberrazione ideologica, nel caso della Sardegna ha un risvolto paradossale (quando si dice che siamo la patria del non-senso...). Si tratta di una bella camicia di forza cucitaci addosso nel corso dell'Ottocento (si leggano i vari Bresciani, La Marmora, Baudi di Vesme, Niceforo, e tutti gli altri) proprio nel momento in cui era necessario nromalizzare la problematica inclusione dei sardi nel contesto nazionale italiano. E il processo di fissazione dell'identità proseguì fin dentro il Novecento, con la definitivasanzione data dal regime fascista. A tale identità avevano contribuito certamente anche alcuni sardi illustri, più realisti del re (a cominciare dalla mia concittadina G. Deledda) e in primo luogo coloro che vengono ancora oggi additati come padri della (piccola) patria: C. Bellieni e Emilio Lussu. Loro sì parlavano di nazionme sarda, ma definendola 'abortiva' (=produttrice di morte) o, più generosamente, 'fallita'.
Ma i processi identitari sono una cosa diversa. Si può parlare di processi di 'identificazione' e non si tratta mai di un dato immutabile, ma di un divenire, di una dinamica.
Fare un feticcio ideologico di una cosa come l'identità è più funzionale al mantenimento di un ruolo subalterno dei sardi (infatti si sposa benissimo con l'autonomismo 'sardista') che con un sano e moderno indipendentismo. Che invece ha dalla sua abbondanti e difficilmente contestabili ragioni storiche, economiche ed anche, insieme a quelle e mescolate con esse, geografiche.

Inserito da Omar, il 21/03/2009 alle 13:05

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Breve giro del Triveneto:
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Il 4 dicembre sarò allo Zammù di Bologna alle 18, mentre alle 21 sarò a Modena nel teatro tenda del comune.

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