| Solidarietà, non silenzio |
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| Scritto da Michela | |
![]() Ai più quella libertà temo non mancherà, dato che anche in questi giorni al G8 abbiamo ammirato con quale spontaneo zelo abbiano saputo brillare nell’autocensura, esercizio in cui sono diventati talmente bravi che la maggior parte della gente nemmeno si accorgerà che adesso la censura è imposta. Certo, per carità, la colpa è degli editori, ma dopo aver stretto la mano a Gavoi a Lirio Abbate, seguito come un’ombra dalla scorta della questura solo perché fa il suo mestiere, sono convinta una volta di più che prendere sul serio la libertà è solo questione di coraggio. In proposito ha scritto anche Umberto Eco, e vale la pena di rileggerselo. Il nemico della stampa Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l'età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo 'robuste' non c'è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla. Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare? Ricorderò sempre una storia che raccontava mia mamma che, ventenne, aveva trovato un bell'impiego come segretaria e dattilografa di un onorevole liberale - e dico liberale. Il giorno dopo la salita di Mussolini al potere quest'uomo aveva detto: "Ma in fondo, con la situazione in cui si trovava l'Italia, forse quest'Uomo troverà il modo di rimettere un po' d'ordine". Ecco, a instaurare il fascismo non è stata l'energia di Mussolini (occasione e pretesto) ma l'indulgenza e la rilassatezza di quell'onorevole liberale (rappresentante esemplare di un Paese in crisi). E quindi è inutile prendersela con Berlusconi che fa, per così dire, il proprio mestiere. È la maggioranza degli italiani che ha accettato il conflitto di interessi, che accetta le ronde, che accetta il lodo Alfano, e che ora avrebbe accettato abbastanza tranquillamente - se il presidente della Repubblica non avesse alzato un sopracciglio - la mordacchia messa (per ora sperimentalmente) alla stampa. La stessa nazione accetterebbe senza esitazione, e anzi con una certa maliziosa complicità, che Berlusconi andasse a veline, se ora non intervenisse a turbare la pubblica coscienza una cauta censura della Chiesa - che sarà però ben presto superata perché è da quel dì che gli italiani, e i buoni cristiani in genere, vanno a mignotte anche se il parroco dice che non si dovrebbe. Allora perché dedicare a questi allarmi un numero de 'L'espresso' se sappiamo che esso arriverà a chi di questi rischi della democrazia è già convinto, ma non sarà letto da chi è disposto ad accettarli purché non gli manchi la sua quota di Grande Fratello - e di molte vicende politico-sessuali sa in fondo pochissimo, perché una informazione in gran parte sotto controllo non gliene parla neppure? Già, perché farlo? Il perché è molto semplice. Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1 per cento) rifiutarono e persero il posto. Alcuni dicono 14, ma questo ci conferma quanto il fenomeno sia all'epoca passato inosservato lasciando memorie vaghe. Tanti altri, che poi sarebbero stati personaggi eminenti dell'antifascismo postbellico, consigliati persino da Palmiro Togliatti o da Benedetto Croce, giurarono, per poter continuare a diffondere il loro insegnamento. Forse i 1.188 che sono rimasti avevano ragione loro, per ragioni diverse e tutte onorevoli. Però quei 12 che hanno detto di no hanno salvato l'onore dell'Università e in definitiva l'onore del Paese. Ecco perché bisogna talora dire di no anche se, pessimisticamente, si sa che non servirà a niente. Almeno che un giorno si possa dire che lo si è detto |
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no!
Condivido tutto. E aggiungo che, data la natura di per sé priva di confini e definizioni dell'attività di blogger, forse sarebbe operazione più densa di significato trattare per un giorno l'argomento ognuno a proprio modo, con il proprio genere letterario (o artistico o fotografico o filmico o musicale o che ne so). La creatività in genere fa più rumore del silenzio.
In Grillo speriamo
Ma anche no.
In Grillo? E per fare cosa?
'La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l'interesse della comunità.'
Affidarsi ad uno per contrastarne un altro non credo che possa risolvere il problema di fondo.
Michela, per favore, potresti citare la fonte da cui è stato preso questo scritto di Eco? Se la ricordi, ovviamente, altrimenti fa lo stesso. Grazie, Signs_of_Life.
googlato un po':
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/il-nemico-della-stampa/2104060&ref=hpsp
giusto per chiarire il mio intervento, visto che ha suscitato due risposte: lungi da me l'atteggiamento fideistico di chi aspetta l'homo novus
il fatto è: Grillo è un blogger. Non credo che 'cambierà le cose' (per usare un linguaggio da bar dello sport) ma almeno il fatto di non far parte della stampa di regime credo glielo si possa attribuire no?
Giacomo, ti sembrerà una opinione contro corrente, ma Grillo non un blogger, è un predicatore. Nel suo sito l'autore non ti replicherà mai come io sto facendo adesso, il modo di usare la rete di Grillo è del tutto a senso unico. Come il suo pensiero. Come i suoi metodi. Non so tu, ma io mi sono un po' rotta dei sensi unici, chiunque li sponsorizzi.
Questa candidatura è un errore sotto tutti gli aspetti.
1) se lo prendono, dovranno convivere con la sua incapacità di fare una politica 'per'. Grillo è un uomo 'contro' per definizione, mettilo a lavorare e non a protestare e lo hai ammazzato. Una spina nel fianco del genere romperebbe i coglioni al più onesto dei partiti, figuriamoci al PD.
2) se non lo prendono, faranno la figura dei parrucconi antidemocratici che hanno paura dell'uomo coraggioso e solo.
In ogni caso, il solo fatto che Grillo abbia offerto la sua candidatura danneggia il PD.
Io sono un po' convinta che sotto sotto lo paghi Berlusconi, altro che controcorrente.
Ciao Michela,
non so se è un'opinione controcorrente (nel senso che ho letto tante persone sul suo blog che la pensano esattamente come te) ma sicuramente è un'opinione che condivido.
L'unica cosa su cui non sono del tutto daccordo con te è sul fatto che la sua candidatura sia un errore: il PD E' un partito di parrucconi antidemocratici (e guarda che chi scrive non ha la tessera del PDL) e se vuole vincere le prossime elezioni ha bisogno di una cosa di quelle che normalmente fa la sinistra...una rivoluzione.
Un partito che riesce a perdere contro Papi, che riesce a perdere contro le tendopoli dell'Abruzzo è un partito morto, che è così tanto deludente per l'elettorato da essere messo in secondo piano rispetto ad una figura che usa il potere...come viene usato al momento.
E per favore, ti chiedo di non venirmi a dire che l'attuale governo vince per via delle TV: mi spiace, non riesco a trovarmi daccordo. L'attuale governo vince perchè una buona metà degli italiani sogna di avere una villa ad arcore dove organizzare party a luci rosse e l'altra metà si è rotta i 'cabbasisi' di sentirsi dire 'quanto è cattivo e brutto Silvio'. Molto dell'elettorato moderato di centrosinistra vorrebbe proposte che siano nuove, e non una (brutta) copia della destra.
pertanto
Se Beppe Grillo, con il suo gesto, riesce a dare una scossa, a provocare quel terribile fenomeno comunista che è la rivoluzione nel partito dei democratici di sinistra si meriterà il più grande dei plausi
se no, guarda, come ha vinto le europee Silvio vince le prossime politiche, senza dubbio, perchè quando dice che la sua popolarità è al 63% sai una cosa? io gli credo, con grande tristezza, ma temo la percentuale sia corretta
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