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L'attore, autore e regista Sante Maurizi ha appena realizzato per CUEC un libro intervista intitolato I film del cuore. Tra le interviste c'è anche il mio rapporto preferenziale con il cinema di Ermanno Olmi. Il libro verrà presentato in anteprima il 6 dicembre da Goffredo Fofi alla fiera della piccola editoria di Roma, Più libri più Liberi.


Il bravo fotografo Marco Degosus ha appena dato alle stampe per l'editrice Tiligù un libro di ritratti di sardi "andati e tornati" dal mare, a ciascuno dei quali è stata rivolta una domanda: cosa volevi fare da grande? Tra gli altri Francesco Abate, Milena Agus, Marcello Fois, Giulio Angioni, Antonio Marras e anche io. Il libro si chiama Da quest'altra parte del mondo.


La casa editrice Ilisso continua il suo progetto di ridare smalto all'intera produzione deleddiana, nota e meno nota. Nelle prossime settimane usciranno tre nuovi titoli di Grazia Deledda, tra cui Il nostro padrone con la mia prefazione.
 

Segni di vita intelligente

Attenzione, questa sezione contiene forme varie di resistenza al degrado. 


Qualcuno, nella gazzarra mediatica che fa scorrere via ogni cosa, vuole continuare a ricordarsi di Marinella, la ragazza stuprata a Montalto da un branco di "ragazzi di buona famiglia", a cui il comune ha persino pagato le spese legali. Non è un presunto stupro, i colpevoli sono rei confessi, ma non faranno un giorno di carcere perché incensurati, e la solidarietà del paese sui media sembra continuare ad andare solo a loro, compresa quella di un vecchio che "se avesse avuto 13 anni si sarebbe messo in fila" pure lui. Questi disgraziati non hanno nessuna comprensione da me, né dal gruppo su FB che sostiene Marinella, né quella della scrittrice Lara Cardella. Nel gruppo si ricordano i fatti e si chiede giustizia, perché la violenza prima di essere un fatto è una mentalità, e i distinguo sulla vittima servono solo ai colpevoli per salvarsi da una giusta pena. 

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Il silenzio dei conniventi PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   

ripreso anche su DemocraziaOggi e Megachip.
 
A volte ripenso ai primi mesi del 2007, quelli in cui divampava la polemica sui Dico, e mi tornano in mente i martellanti interventi mediatici del Papa, di Camillo Ruini, di Giuseppe Betori, di Rino Fisichella e dei parlamentari in quota CEI sul tema della famiglia composta da uomo e donna, definita naturale e sancita dal matrimonio, contrapposta a tutte le altre forme di convivenza solidale tra le persone, marchiate come irregolari e dunque non degne di medesima dignità, passi religiosa, ma nemmeno sociale. Ho un ricordo vivissimo di piazza san Giovanni gremita per il Family Day, manifestazione di fatto contro il governo e le sue pur timidissime politiche sui diritti civili; rammento anche le pressioni che dovettero subire le sigle ecclesiali che si dimostrarono recalcitranti o anche solo scettiche sull’iniziativa. Era un atto di forza, e la CEI fece di tutto perché il numero delle presenze impressionasse le televisioni, anche ricorrendo a partecipazioni non proprio spontanee. I Neocatecumenali per esempio a quel raduno furono più numerosi di quanto non sarebbero stati mai, perché in quei giorni a Roma c’era il loro incontro mondiale, e con lo statuto finalmente in approvazione alla fine di 5 tormentati anni ad experimentum, il leader carismatico Kiko Arguello deve aver capito che non era proprio il caso di fare il timido se voleva levar via dal movimento la patina di marginalismo eretico: andarono in massa, ed erano i più numerosi. L’Azione Cattolica, dopo un imbarazzato dibattito interno dove i no erano nettamente più dei sì, cercò di smarcarsi come poteva garantendo la presenza del consiglio nazionale, ma lasciando “libertà di partecipazione alle diocesi”, molte delle quali mandarono a dire di avere altri impegni.
 Le ACLI, che avevano la complicazione non trascurabile del fatto che la proposta di legge contestata era stata stesa proprio da un loro ex presidente, aderirono con mille distinguo, ma l’entusiasmo (e il numero) era quel che era. Comunione e Liberazione invece era in grande spolvero in prima fila a fare la hola con i campioni della famiglia cristiana del centro destra, il plurifamigliato Casini e il Bondi che si separa more uxorio proprio in questi giorni; li raggiunse Papi in persona, e sul suo di matrimonio si è già detto tutto. In quel marasma di facce di culo i movimentini più fanatici, santamente sempre presi a calci (cit. Socci ) da papi più illuminati di questo, intravedevano nell’occasione il cambio di vento, ed erano lì a goderselo con i figli neonati appesi alle schiene e i deliri radiomariani di padre Livio negli auricolari. Quello della famiglia bianca e cristiana fu un gran brutto spettacolo, ma in ogni modo la Chiesa c’era, e dimostrò che mostrando i muscoli poteva influire direttamente sulle politiche sociali.

Dove sono oggi i Neocatecumenali con i loro cembali, mentre migrare diventa reato? Dov’è la CEI mentre i poveri senza pane e pace vengono respinti in mare verso coste dove si decide del loro destino in modi che non conosciamo? Perché nessuno di loro ha ritenuto prioritario organizzare una pressione visibile, magari portando in piazza la gente, per difendere il diritto di ognuno a cercare condizioni di vita migliori? Dove sono gli intellettuali teocon mentre si misura chi è abbastanza utile a noi per restare?

Il livello di connivenza della CEI con questo governo in cambio della tutela dei suoi maggiori interessi economici e del mantenimento delle sue aree di influenza è tale che neppure su una violazione così palese del cuore stesso del Vangelo (ero straniero e mi avete accolto) i papaveri vaticani spendono una parola di critica. I loro ipocriti distinguo in quarta pagina su giornali che non leggono nemmeno i parroci dovrebbero un giorno servire loro per dire "noi ci dissociammo", ma è così evidente la differenza di comportamento tra l'intervento preventivo contro i DICO e i tiepidi dubbi del dopo decreto Maroni che questo paravento non gli servirà. Da cristiana mi vergogno soprattutto di persone come Domenico Sigalini, presule per meriti di propaganda giubilare e già assistente-manager dell'Azione Cattolica ai tempi in cui peccava di troppa autonomia, che è stato capace di affermare che "Bisognerà operare tante sanatorie, con cautela, riconoscendo a queste persone dignità e apprezzamento per il loro lavoro poiché sono struttura portante dell'assistenza alle persone. [evidenzio che la dignità secondo lui va riconosciuta poiché c'è una utilità. ndr] Sono d’accordo con la proposta del ministro Giovanardi – ha aggiunto -  di una sanatoria per le colf e badanti anche se il problema delle badanti è un problema che va analizzato con molta cura, perché nella mia vita diocesana colgo persone che sono contentissime della dedizione che hanno queste badanti e altri che invece si sentono derubati e frustrati." Il punto di vista delle badanti (usare la funzione al posto della persona è ormai normale, pare) non conta ovviamente nulla, così come non conta che il fatto che le persone che lavorano in Italia senza permesso di soggiorno, grazie a questa legge inumana saranno da oggi spaventosamente a rischio di ricatti di ogni tipo (orari, prestazioni, retribuzione) perché indotti al silenzio dalla possibilità di essere denunciati come clandestini dai loro stessi datori di lavoro.
Chi potrà rifiutare se gli si chiede di lavorare dodici ore?
Chi potrà negoziare uno stipendio equo o un giorno di riposo?
A conferma che la discriminante del rispetto non è quella della persona ma della nazionalità, c'è già qualche sindacato senza pudore che si lamenta perché anche la regolarizzazione proposta costerebbe troppo agli italiani in contributi. E naturalmente nell'orgia della sicurezza dell'uomo contro l'uomo nessuno ricorda più le lacrime di Berlusconi per i respingimenti dei clandestini albanesi nel 2007.
 
La verità è che piazza San Giovanni per difendere quei poveracci non la riempirebbe nemmeno Ruini con la sua macchina da guerra politica, perché la famigliola del mulino bianco è un'icona molto più popolare dell'immigrato affamato sul gommone. Nessuna coscienza veramente cristiana è stata formata da questa gerarchia, nessun senso di carità genuina e non finalizzata a una qualche utilità può sorgere dall'esempio dei molti Sigalini che reggono i bastoni del pastore. La Chiesa che emerge trionfante sui media è in realtà sconfitta nel suo cuore profondo, e come sempre non c'è chi dica che il re è nudo.
 
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brava, cavolo. bravissima.
ma come è possibile che evidenze così evidenti non siano lampanti per la maggioranza degli italiani? mi sa che a molti fa comodo così. che disperante tristezza.

Inserito da marta, il 14/07/2009 alle 12:18

la questione sul riconoscimento della dignità è pure più grave (ok, non volevi inveire di più e ti capisco, proteggevi il tuo fegato) perché la dignità deve essere riconosciuta. cioè, lo dico per una volta ancora fuori dalle righe: passa il principio per cui sei un povero e piccolo stronzo e bastardo che diventi essere umano solo perché io te lo riconosco, infatti mi prendo il diritto di riconoscertela o no la dignità. non ce l'hai, ma è un qualcosa che ti arriva per un mio atto attivo di riconoscimento. dire che è etnocentrico sarebbe poco, è intimamente colonialista e disumanizzante.

nota di costume. il Papi (maiuscolo, Berlusconi), vicino ai papi (minuscolo, Patres patrum) è geniale.

Inserito da dorian, il 14/07/2009 alle 13:10

rileggendo non sono mica sicuro che si capisca ciò che ho scritto.

la questione a me sembra (da profano, se ci sono giuristi ditemi per favore) la differenza tra la formulazione dell'art. 3 della costituzione italiana ('Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale') e, ad esempio, quella della universal declaration of human rights (art. 1: 'All human beings are born free and equal in dignity and rights'). nella costituzione si parla di cittadini e la cittadinanza in italia deve fare i conti con lo ius sanguinis e col fatto che essere cittadino è una roba che arriva legislativamente. mentre l'art. 1 della declaration parla di dignity che arriva a tutti gli esseri umani dalla nascita.

messa così la dignità è una roba che va riconosciuta e riconosciuta non a tutte le persone in quanto umani ma ai cittadini. con tutto ciò che ne consegue di cui ho detto sopra

Inserito da dorian, il 14/07/2009 alle 13:31

Il succo del discorso è: le serve servono, gli altri via.
E gli italiani (bravagente) applaudono.

Inserito da Giulia Blasi, il 14/07/2009 alle 15:01

Nicodemismo. Ecco di cosa è afflitta la nostra classe politica. Una ipocrisia non strisciante, ma anzi esplicita e arrogante. Da parte di un agnostico, permettetemi, si fa una grande fatica a comprendere.

Inserito da Giuseppe, il 14/07/2009 alle 15:07

Ti sono sempre vicino nel tuo splendido percorso di scrittrice attenta e sensibile. Non ho messo da parte l'intelligenza e la delicatezza che ti accompagnano. Ma ancor più apprezzo il tuo esporti nei temi sociali e morali che tutti affrontano pensando a quanto costano, e a quanto rendono, a qualunque livello. Ciao Miki come sempre

Inserito da Salvatore Chighini, il 14/07/2009 alle 15:43

Scusa Michela se non mi unisco al coro degli osannanti le cui reazioni assomigliano sempre di più a quelle dei presentatori dei concorsi di Missvattelapesca dopo la risposta alla fatidica domanda “Qual è la cosa che desideri di più?”

Non capisco l’associazione con il Family day, trattandosi di oggetto,contesto, problematicità totalmente differenti. Non capisco nemmeno l’acredine gratuita nei confronti di una serie di movimenti ecclesiali, anche se l’associazione di questi all’acredine destinata alla chiesa e agli ultimi due papi non può essere per queste realtà altro che motivo di orgoglio.

Converrai che il problema dell’immigrazione è un problema di dimensioni enormi, europee, mondiali, difficilmente risolvibile con un “tana liberi tutti”. Converrai che dal governo D’Alema, ai vari governi Berlusconi , passando dal governo Prodi, nel merito,salvo piccole sfumature, la politica è stata sostanzialmente la stessa, riassumibile nel fatto che quando il problema e grosso e la coperta è piccola stare fermi è d’obbligo, nascondendo sotto il tappeto la montagna di polvere. Montagna di povere e di dolore, sapientemente utilizzata da chi, per vivere si nutre di pura ideologia e stizziti bei sentimenti; oppure, più pragmaticamente, utilizzata ORA come allora (vedi lacrime) dall’opposizione di turno per trarne qualche meschino e risicato profitto.

Ora, è la mia impressione personale di cui sento tutta la incompetente fragilità, esiste una legge che ha cominciato forse a smuovere, maldestramente le torbide acque. Una legge sicuramente piena di cose sbagliate e da cambiare ma che almeno affronta il problema, e , forse, farà emergere delle assurdità oggettive (non ideologiche)a cui sarà inevitabile anche per il governo porre rimedio.

Tra le altre cose mi dicono (non so se è vero, andrebbe verificato) che si è interrotto il flusso via mare (carrette del mare) verso le nostre coste, se fosse vero, sarebbe praticamente certo che la legge
per lo meno ha salvato un certo numero di vite. Se fosse vero, ripeto, sarebbe un aspetto sicuramente da non sottovalutare.

Tuttavia non sono ottimista, ci vorrebbe un’opposizione forte (non lo è) in grado di fare battaglia su punti concreti, interessata non alla pura lotta strumentale al governo ma in grado di proporre modifiche percorribili, la cui fattibilità metta con le spalle al muro il governo su punti specifici. Ma l’opposizione è debole, i casini interni sono tanti, e le dichiarazioni in merito assomigliano a quelle che si possono fare su un blog.

Circa il resto…“La Chiesa che emerge trionfante sui media è in realtà sconfitta nel suo cuore profondo….” Come Totò : Ma mi faccia il piacere………

Inserito da Luigi, il 14/07/2009 alle 18:48

ciao Luigi. premessa su vattelapesca eccetera. le opinioni che esprimo sono mie, che poi a volte coincidano con quelle di michela su alcuni argomenti è casuale. quando non coincidono le esprimo lo stesso e lecitamente mi critica. tra l'altro non lo faccio da ora. ho cominciato a scrivere la mia tesi di laurea su questa questione nel 2004, quando con michela non avevo più nessun contatto, l'ho discussa nel 2006, quando con michela non avevo più nessun contatto, eccetera (eccetera=ho scritto qualche pubblicazione sul tema e qualche presentazione, con termini meno sgangherati di quelli che uso in un blog, quindi penso di avere abbastanza argomenti senza dover osannare o demonizzare nessuno).

detto ciò: perché come michela metterei in grassetto la parola 'problema' (e, quindi, perché quando posso uso 'questione'). la questione interculturale ci interpella tutti. riguarda il modo in cui, pur cercando di vivere dei principi universali, li viviamo con le nostre fragilità di esseri umani. li viviamo quindi con menti limitate, che ci hanno permesso di generare teorie, norme, strumenti legislativi decenti ma limitati. che siano limitati è sotto gli occhi di tutti, visto che la maggior parte degli abitanti di questo mondo crepa di fame e il pianeta-terra sta a schiattare. quindi non è un 'problema' (perché problema viene tradotto spesso come: noi va benissimo così e questi ci rompono i coglioni). è una questione o, ancor meglio, una opportunità. opportunità intanto di vedere, in maniera contrastiva, ciò che diamo per scontato e che viene messo in discussione da tali fenomeni. ci mostra che il mondo della vita quotidiana che davamo per assodato è imperfetto, è problematico ed ha come funzione quello di mantenere dei sistemi di ineguaglianza (mutuo 'funzione' dalla psicologia discorsiva di jonathan potter, margareth wetherell, michael billig e compagnia cantante, per funzione intendo l'effetto, voluto o non voluto che sia, non è una questione di senso di colpa, ma solo di effetto).
quindi quantomeno è un'opportunità per dire: dove siamo? va davvero tutto bene? è il mondo migliore possibile o solo il meno peggio fino a prova contraria e questa può essere la prova contraria che ci permette di ripensarci e miglioraci? come vedi è un approccio popperiano direi, più che ideologico. dalla ricerca di solito nascono nuove domande e in questo caso, da una riflessione che non taglia in bianco e nero ma cerca un po' di cogliere delle sfumature, nascono nuove questioni.

per una ricerca seria penso che ci si debba muovere a un livello più ampio, quantomeno europeo. una legge non basta, sono dei cambiamenti continui che dobbiamo fare a lungo termine. ignorarla, come spesso è stato fatto, concordo con te, che sia un errore. ma tagliare il tutto con l'accetta (se non sei merce da lavoro allora sei un criminale, la funzione di questa legge è quella alla fine) funziona molto meno credo.

Inserito da dorian, il 14/07/2009 alle 21:58

Luigi, parti da una prospettiva che non condivido: l'immigrazione non è un problema, ma un diritto e anche una necessità. Non è che lo dico io, lo dice Giovanni XXIII nella Pacem In Terris.

:
12. Ogni essere umano ha il diritto alla libertà di movimento e di dimora nell’interno della comunità politica di cui è cittadino; ed ha pure il diritto, quando legittimi interessi lo consiglino, di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse [17]. Per il fatto che si è cittadini di una determinata comunità politica, nulla perde di contenuto la propria appartenenza, in qualità di membri, alla stessa famiglia umana; e quindi l’appartenenza, in qualità di cittadini, alla comunità mondiale.

Questa è la posizione della Chiesa, o questa quantomeno dovrebbe essere.
Tutti i problemi pratici di gestione che possono eventualmente essere connessi allo spostamento degli esseri umani non sono, diciamo così, di competenza evangelica: riguardano lo Stato, perché per la prospettiva universale della Chiesa non esistono 'emigrati', ma sempre e solo esseri umani, appartenenti alla comunità mondiale.

Nonostante la teoria sia chiarissima, negli ultimi due anni la chiesa italiana ha usato due pesi e due misure in questi distinguo di competenza.
Nel caso dei DICO la Cei ha ritenuto che il principio di salvaguardia della famiglia eterosessuale fosse così insindacabile da doversi battere per negare persino la dignità legale a una realtà diversa ed esistente, oltreché in crescita.
Eppure i distinguo erano sottili.
Nel caso del reato di immigrazione ha ritenuto invece che il principio di tutela dei diritti elementari dei poveri in cerca di vita dignitosa non valesse tanto da spendersi per garantirlo. Eppure stavolta lo spazio per i distinguo non c'era nemmeno, ma niente, nessuna posizione di ordine morale sul decreto Maroni, come se conseguenze morali non ce ne fossero.
Aprono bocca solo ora per chiedere, pensa te, una cosa tecnica: che vengano sanate le badanti, perché servono, ma con cautela.

Rinunciare a dire una parola seria sui principi di questa legge attiene proprio al cuore profondo della missione ecclesiale. Non so tu, ma io la differenza tra Sigalini e la Pacem in Terris la vedo.

Inserito da Michela Murgia, il 14/07/2009 alle 22:00

ehhh Miche' mi spaventi. ma abbiamo risposto allo stesso dettaglio contemporaneamente, indipendemente e in modi diversi? e ite manera!

Inserito da dorian, il 14/07/2009 alle 22:04

Ok, ma cosa c'entra, se non molto alla larga, col DDL AAlfano?

Inserito da Marco B., il 14/07/2009 alle 22:39

già il concetto di clandestinità messo così a me sembrava problematico. perché clandestino=non persona; non clandestino=persona. cioè vivere da clandestino era già problematico per alcuni diritti che dovrebbero essere tali in quanto uno è un essere umano e non una concessione legislativa. d'accordo che poi ci sono dei diritti garantiti a tutte le persone, ma la situazione di 'irregolare' comportava una ricattabilità non da poco.

il ddl alfano rende penalmente rilevante la clandestinità, quindi aggrava le problematiche che vedevo già prima.

mi pare poi (ma questo lo lascio a Michela) che abbia poco a che fare con ero straniero e mi avete ospitato, ricordati che fosti straniero in egitto, eccetera.

Inserito da dorian, il 14/07/2009 alle 22:58

bell'articolo, brava! condiviso su fb

Inserito da reb, il 15/07/2009 alle 09:44

Mi è tornata in mente l'opera di Plamondon e Cocciante: Notre Dame de Paris. In particolare la canzone I clandestini. Non c'è mica bisogno di farvi notare che chiedono asilo a Notre Dame.

Noi siamo gli stranieri I clandestini Noi uomini e donne Soltanto vivi O Notre Dame E noi ti domandiamo Asilo Asilo Noi siamo gli stranieri I clandestini Noi uomini e donne Di povertà O Notre Dame E noi ti domandiamo Asilo Asilo Noi siamo più di mille Noi la città incivile Per dieci diecimila Per cento centomila Noi siamo i tuoi milioni E noi ci avviciniamo A te A te Noi siamo gli stranieri I clandestini Noi siamo quel niente Che conta zero O Notre Dame E noi ti domandiamo Asilo Asilo Noi siamo il formicaio Che è sotto la città Tu, uomo, dove sei? Il mondo non è qua Ma è qua che cambierà E si mescolerà E ricomincerà Da qui Noi siamo gli stranieri I clandestini Noi uomini e donne Soltanto vivi Noi siamo gli sconfitti Battuti e vinti E se noi perdiamo Perdiamo niente E niente è niente Non conta niente Noi siamo chi non ha L'immunità Nel mondo noi siamo La nullità Noi siamo figli e madri E padri e figli Noi siamo gli stranieri I clandestini Noi siamo gli esclusi E gli abusivi Noi siamo gli stranieri Del mondo intero Dovunque noi siamo Noi siamo fuori O Notre Dame E noi ti domandiamo Asilo Asilo Noi siamo gli stranieri Noi uomini e donne Soltanto vivi O Notre Dame E noi ti domandiamo Asilo Asilo Asilo Asilo

Inserito da Maria Bonaria Loi, il 15/07/2009 alle 09:55

Michela, non capisco il persistere di giochini semantici; l’immigrazione clandestina è un problema, non è che il termine problema ha di per se una valenza negativa, almeno non lo è per me. La sofferenza di madre è per me un problema, cosi come qualsiasi sofferenza,fatica,difficoltà sono problemi, la valenza positiva o negativa se mai è attribuibile al modo con cui si affrontano. Basta intendersi sui termini.
Certo che la Pacem In Terris rappresenta la posizione della chiesa su un aspetto specifico. Cosa mi rappresenta questo don sigalini? Mi pare scorretto e ridicolo utilizzare le parole di un don pinco pallo, per confezionare tesi da attribuire alla chiesa. Capisco che ultimamente questo è uno sport particolarmente diffuso e per te poter sparare sulla chiesa è un’attrazione troppo forte, non per questo è giusto e ragionevole.
Le posizioni di principo sia tue che della chiesa possono anche essere chiare; ma, non ho capito quale sarebbe la proposta concreta da te maggiormente condivisa su questo argomento. Sei d’accordo con la legge salvo l’aspetto, pur non trascurabile del reato di immigrazione clandestina?
Sei per le porte aperte a tutti senza distinzioni? Sei per lo status quo ante legge Maroni? Per qualcosa d’altro? E in ogni caso potresti spiegarci l’applicabilità dell’eventuale proposta.
Te lo chiedo perché forse è nella complessità del problema (scusa se lo chiamo cosi) e nella totale assenza di proposte ragionevoli ed effettivamente applicabili, che sta la ragione per cui, con tuo grande stupore, la gente di destra,sinistra e centro non scende in piazza.

Inserito da Luigi, il 15/07/2009 alle 10:24

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In continuità con il fortunato 2006, grazie ai voti degli ascoltatori quest'anno sono di nuovo finalista al Libro dell'anno a Fahrenheit! Per quanti volessero continuare a votare Accabadora, basta inviare una mail all'indirizzo Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo , indicando autore e titolo.



Breve giro della Puglia:
il 27 novembre sarò al Cafè d'Arte di Bari. Il 28 novembre sarò a Turi (BA) per presentare Accabadora con la scrittrice Sandra Petrignani al presidio del libro. Ore 18:30, salone biblioteca comunale. Il 29 novembre sarò invece a Campi Salentina al festival Città del libro, dove presenterò Accabadora alle 18:30.


Breve giro del Triveneto:
il 1° dicembre alle 19 sarò a Villorba alla libreria Lovat. Il 2 dicembre alle 18:30 sarò a Oderzo e il 3 dicembre alle 18:30 sarò alla nuova libreria Lovat di Trieste.
Il 4 dicembre sarò allo Zammù di Bologna alle 18, mentre alle 21 sarò a Modena nel teatro tenda del comune.

Informazioni più immediate sui miei spostamenti e sulle novità editoriali in arrivo si possono trovare anche sulla pagina di Facebook a cura dell'agenzia letteraria Kalama

 


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