| Punto croce |
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| Scritto da Michela | |
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Per il resto, è un ben strano spettacolo osservare una religione debole che ha bisogno che uno Stato imponga simboli per suo conto, e uno Stato debole che ha bisogno che una religione glieli presti come stampella. |
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Wow, così sintetica causa Roma e altri impegni o perché proprio nauseata?
Secondo Letta (il sinistro braccio destro di Berlusconi, non il nipote piddino), in Italia tra stato e chiesa c'è 'profonda e feconda osmosi'.
Dovremmo sentirci rassicurati? Boh...
Ho come il sentore che a un sacco di cattolici tutta questa bagarre sul crocifisso dia fondamentalmente fastidio.
Se io fossi cattolico, non me ne importerebbe un fico secco che il crocifisso penzolasse anonimo dalle pareti delle aule pubbliche italiche e forse mi concentrerei di più sulla mia testimonianza concreta dei valori che a quell'oggetto vengono attribuiti. Ma anche su questi valori ci sarebbe da discutere. Non credo che il crocifisso, in un'ottica cristiana, possa essere ridotto a mero simbolo nazionale (nazionalista, mi verrebbe da dire) e/o culturale (la Tradizione!).
Ma potrei sbagliarmi...
Il problema è che viene vissuto come un 'attacco'. C'è un mix storico: paura dell'invasione da parte dell'uomo nero (o giallo o non so) che ci vuole colonizzare e glielo lasciamo fare; oppure: attacco alla chiesa dai fantomatici nemici della chiesa (la lobby agnostica talvolta, la lobby valdese talaltra, quella comunista altre volte, l'europa massonica altre volte ancora, mi manca solo di sentire che sia colpa degli ebrei, per il resto ho letto di tutto).
trovo pure io che mettersi sulla difensiva così rischi di essere segno di mancanza di attributi: in assenza di un fondamento forte che trasformi la mia vita mi attacco a dei simboli che rischiano di diventare vuoti.
spero tuttavia che, da questa sentenza, si avvii un discorso più serio sulla presenza di simboli nello spazio pubblico. da psicologo, da appassionato di intercultura, non posso che tifare sempre per tutte quelle iniziative che permettono di mostrare la bellezza della complessità umana. perciò togliere tutto lo trovo profondamente sbagliato, spero che col ricorso si arrivi alla possibilità di aggiungere, non si sa mai che grazie ai simboli ci scappi anche qualche incontro tra persone più che tra stereotipi.
Dori, io sono dell'idea che dai luoghi di tutti si debba togliere qualunque segno religioso. Questo non vuole dire relegare la religione a fatto privato, ma affermare che la scuola (come il tribunale o qualunque altro spazio civico) non è il luogo perché la religione si manifesti come fatto pubblico. Affermo l'insensatezza civica dell'ora di religione attualmente configurata, figurati se la croce a scuola può essere per me segno di apertura: è l'implicita affermazione che davanti allo stato c'è una religione più uguale delle altre.
Se proprio vogliamo buttarla sulla cultura, appendiamoci una riproduzione della Gioconda o l'uomo di Vitruvio, universalmente riconosciuti come icone della cultura italiana anche nel mondo.
Che noia Onnis con questa storia del 'nazionalista'....forse la bandiera giudicale di IRS non è un atto del vecchio nazionalismo il quale tendeva a recuperare e standardizzare nel presente i miti del passato? Il nazionalismo è un semplice contenitore sentimentale tra un soggetto e la propria terra nel quale si agitano sia buoni che cattivi intenti politici. Dovete finirla di ascrivere un solo senso a qualcosa che non ce l'ha solo per appagare vuote teorie settariste. Una buona parte del nazionalismo italiano vede nel crocefisso un simbolo di cultura, un'altra parte nò. E allora? I politici stanno solo difendendo il loro legame con gli ambienti ecclesiastici e lo sapete benissimo. Per il resto anch'io condivido la sentenza di Strasburgo.
Adesso tutti ad affannarsi a difendere il crocefisso perchè 'è un simbolo della nostra cultura'... ma nella nostra cultura c'è davvero rimasto qualcosa di cristiano?
@Michi
Apprezzo e condivido la sottigliezza. Non è il luogo perché la religione si manifesti come fatto pubblico. Quindi lasci aperta la possibilità che se ne parli (si manifesti), come si vedrà, ma non che si manifesti come fatto pubblico (statale in questo caso).
Se ho capito ciò che intendi mi sta bene. Sarebbe un peccato perderla come dimensione di sapere, non ritengo necessario che sia lo stato ad imporla neppure in questo senso.
Dori, tutto sta a chiarirsi su cosa intendiamo per elemento culturale. Un crocifisso appeso al muro è un segno puramente religioso; diventa fatto culturale un crocifisso di Dalì e di Michelangelo discusso all'ora di storia dell'arte, e non mi sognerei mai di dire 'togliete i crocifissi di Dalì dai programmi di storia dell'arte'.
Ma una croce appesa al muro di una classe sta a un crocifisso discusso all'ora di storia dell'arte come un post di un qualunque blog sta a un suo commento: il primo ha valore assoluto e costituisce criterio per il resto (per esempio definisce cosa è OT), il secondo è relativo e 'suddito' delle condizioni dettate dall'elemento dominante.
Il fatto che sul piano culturale il cristianesimo sia un elemento oggettivamente fondante, non significa che sul piano religioso la croce in luogo pubblico abbia un diritto di assertività superiore a tutti gli altri simboli.
Sì, sull'ultima frase no problem, porte spalancate.
La religione è fondante della vita di molte persone, di svariati ceti sociali, età, livello culturale eccetera. Una scuola o un tribunale o un luogo pubblico non sono luoghi perché la religione si manifesti come fatto pubblico.
Immagino voglia dire: il sindaco in quanto sindaco non parteggia per una religione, il prof in quanto prof non parteggia per una religione, il magistrato in quanto magistrato etc.
Si creino però, già nella scuola dell'obbligo, dei momenti seri in cui le varie visioni religiose (almeno quelle più diffuse) possano essere approndite in quanto parte fondante del patrimonio umano. Quindi, per come la vedo io, dei momenti in cui il pensiero religioso entra anche nello spazio pubblico ci devono essere.
Che non avvenga tramite l'imposizione di un simbolo o se vogliamo tramite il parteggiamento dello stato per uno o più simboli mi sta bene.
Basta che non sparisca del tutto e lo stato si comporti come se la questione religiosa non fosse rilevante a scuola, sarebbe una menzogna.
Dori, ma ti pare che l'esperienza cristiana come motore culturale sia negata a scuola? Possiamo andare a controllare i programmi, e scopriremo che è già parte integrante della storia, della geografia, dell'arte, delle scienze, della filosofia e di molte altre materie scolastiche, ed è giusto e quasi sempre logico che sia così. Il cristianesimo come cultura è tutt'altro che escluso dalla scuola, ha persino un'ora facoltativa di insegnamento specifico, cosa preclusa a chiunque altro.
Come si può anche solo pensare che togliere la croce dal muro - cioè togliere l'unico elemento del cristianesimo che non ha alcuna funzione culturale se non quella di ricordare che Cristo è morto in croce - metta in discussione lo spazio del fatto religioso nella polis?
@Michi
Exactly! E che sia la volta buona che si cominci davvero pure con gli altri fatti religiosi, che sono sempre più interessanti. speriamo...
Ciao Michela! La veemenza dei politici di centrodestra contro la sentenza di Strasburgo mi ha fatto pensare ad una equazione: Berlusconi al potere sta al numero di elettori di centrodestra come l'italia cattolica sta al numero di battezzati. Un buon 94%, contro il 35% di praticanti(CESNUR, 2003). I miei alunni, dopo avergli detto quanto prendo al mese per lavorare con loro, hanno tolto il crocifisso e su un foglio hanno disegnato una freccia indicante la cattedra...
Quando da parte di questo clericalismo si parla del crocifisso nelle scuole per tradizione e cultura è come se stessero bestemmiando infatti stanno affermando che sono cristiani per tradizione (!?). Si deve essere cristiani, mussulmani, induisti, ecc... per fede (e atei per convinzione) non per tradizione. Il problema è che questi considerano la religione a mo di festa paesana folcloristica.
Semplicemente.
scrivo qui quello che ho scritto dialogando con altri utenti su un altro forum:
'ccidenti la corte di strasburgo usa menti di intelligenza internazionale per deliberare su questioni di importanza cruciale per l'umanità!
giuristi dai quattro angoli del mondo emerso si riunirono per disputare sull'oppressione, redimere l'ingiustizia, sanare un misfatto, ridare libertà agli oppressi, estendere la mano amica della legge laddove i deboli non hanno protezione, e grazie ai loro sforzi finalmente oggi hanno deciso che una cittadina italiana di origini finlandesi ha ragione, cacchio ha proprio ragione...il crocefisso in classe la opprime
ora io dico: da cattolico non mi spaventa che si tolga il crocefisso dalle classi. anzi! Sono sempre stato il primo a dire che un po' di catacombe non farebbero male a molti cattolici
che poi si è detto prima: il crocefisso rappresenta la nostra cultura. ma la rappresenta? davvero davvero davvero?
se la rappresentasse ci sarebbero tanti cattolici in classe col crocefisso al collo, ci sarebbero tanti cattolici in chiesa, ci sarebbero pochi cattolici che abortiscono e pochissimi che fanno la guerra
tra l'altro tante cose rappresentano la nostra storia ed il nostro passato: anche il fascismo, ma non si fa più il sabato fascista. anche garibaldi, ma nessuno studente dice 'obbedisco' al suo docente.
tuttavia rido di gusto a queste 'battaglie', che trovo di facciata esattamente quanto il crocefisso appeso al muro con nessuno che neanche si accorge che è lì
Ormai altri argomenti si sono sovrapposti alla diatriba 'Crocefisso si/no', ma nel primo pomeriggio, mentre stiravo e guardavo nello stesso tempo la TV (perdutamente senza una minima attenzione e quindi non so che programma stavo vedendo) m'è capitato di scontrarmi con il seno rigoglioso e rifatto e ridondante di una signora/rina che faceva ballonzolare su quei rigonfiamenti innaturali una croce enorme di brillanti (o di swaroski o di strass, non ha importanza). Ora io mi chiedo, esterefatta di non averci pensato prima, ma quello devo considerarlo anche un simbolo sacro da rispettare. O lo devo considerare come una offesa per chi ritiene che un simbolo sacro non debba ballonzolare sulle tette delle signore? O lo devo considerare una esibizione quanto mai sgradevole e irriverente di una persona che forse era lì proprio a difendere il posto fisso che il Crocefisso si è conquistato sui muri dei pubblici uffici? Secondo me la battaglia del Crocefisso è una scusa, come tante altre, per sviare l'attenzione labile, molto labile della gente da tante troppe questioni irrisolte che non si ha nessuna intenzione di perdere tempo a risolvere.
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