My Brescia Blues
Scritto da Michela   
Saranno le sostanze allucinogene che sprizzano dall'inceneritore, ma Brescia è bella come non mi aspettavo, apparentemente cattolicissima e piena di migranti ormai divenuti stanziali, soprattutto asiatici.
Una coppietta di giovani indiani mi cammina davanti mano nella mano con l'aria di chi va a spasso nel suo giorno libero. Del resto è una domenica di sole, e a lei la cosa deve fare immenso piacere, visto che non appena si accorge che li osservo non sa resistere alla tentazione di sorridermi furtiva nel suo vestito rosso lacca a fiorellini. Ricambiando a quel lampo di gentilezza mi dimentico che mi abbiano descritto questo quartiere come un angolo di Brescia piuttosto degradato. A me sembra un posto luminoso, forse solo un po' desolato, ma dopottutto è luglio e c'è un caldo da sognare il mare anche all'ombra. La città è praticamente mia. Un centinaio di metri più avanti incappo però in un gruppetto di pensionate che fanno colazione ai tavoli esterni di un bar. Leggono le notizie ad alta voce, e vedendo da che giornale prendono spunto, l'avvertimento sul degrado mi appare più comprensibile: è una copia di Libero.
Mi siedo al tavolo accanto e mi godo la scena. 

"Beh, l'hai vista mica questa ragazzetta che si faceva le foto nuda e le vendeva per comprarsi i vestiti di marca?"
"Dodici anni! Ma chi gliele mette in testa ste cose a dodici anni..."
Considerando che dalle vetrine della piazza non c'è griffe di stilista che non ci punti addosso i suoi anoressici manichini, io al loro posto un'ipotesi ce l'avrei, ma me la tengo per me. Non escludo che a rendermi sociopatica di primo mattino abbia contribuito l'aver pernottato in un centro pastorale della curia, dentro una stanza così spartana che al confronto a Sparta si potevano considerare fashion victims. Sfido chiunque a non sentirsi anaffettivo dopo aver dormito con un inginocchiatoio di legno al posto del comodino ed essersi svegliato alle sette meno dieci al ritmo scampanato di "O bella Regina che siedi nel ciel". A Brescia la Curia possiede due terzi del cuore cittadino, mi hanno detto, e l'ho trovata un'ottima metafora dello stato della laicità italiana.
"E' colpa dei telefonini!" - sentenzia una delle signore, identificando l'assassino senza l'incrinatura di un dubbio. Le sue amiche annuiscono vigorosamente, anche se una, più possibilista, avanza un'ipotesi ulteriore per completare il quadro delle responsabilità: "e anche di internet!"
Di chi altro potrebbe essere la colpa se la ragazzina ha considerato i jeans di Calvin Klein che indossa Kate Moss così fondamentali per la propria autostima da trovare normale vendersi il corpo fotografato per poterli poi comprare? Potrebbe rivelarsi complicato per la mamma spiegare alla precoce figliola in cosa quello che ha fatto è diverso da quello che fa normalmente Kate Moss, se vogliamo escludere il guizzo di bricolage dell'autoscatto. Mi sfugge la logica per cui se una a dodici anni vuole imitare Giovanni Allevi chiamano Mike Bongiorno, mentre ci vogliono i servizi sociali se invece vuol fare la modella di intimo.
Ok, senza intimo, ma questi sono particolari.
Personalmente ho molta tenerezza per questi adolescenti sciamannati che ogni tanto fanno notizia di sè riproducendo maldestramente quello che vedono intorno. Ad occhi attenti il gioco degli specchi può essere molto rivelatorio, ma con questo non voglio minimizzare i gravissimi danni sociali causati dalle performances dei nostri teenagers, primo tra tutti quello di impedire a gente come Paolo Crepet di trovarsi un vero lavoro.
Intanto finisco di divorare il mio cornetto in silenzio, ma tra i sospiri inorriditi delle pensionate fans di Feltri non posso fare a meno di pensare che debba essere una bella sfida svegliarsi adolescente in un luogo dove le uniche due cose che trasmettono senso di vitalità sociale sono il cinema Eden e un rapido guizzo di pelle scura dentro un vestito rosso a fiorellini.  

 
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Commenti

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Bel post, ovviamente condivido il tuo disgusto strisciante verso certi facili giudizi da bar, nonché l'analisi sociologica tra le righe. Che poi a me Brescia piace. :-)

Inserito da Stefania, la cui homepage è qui il 30/06/2008 alle 12:55

Bello il resoconto della tua 'toccata e fuga' bresciana, non me lo aspettavo in tempo reale. Il tuo testo, come sempre profondo e graffiante, rende bene l'idea della città in cui sono nato. Provo quindi ad approfondire un po' i temi da te sfiorati. Prima cosa, magari da quello che è definito il miglior (per chi ci guadagna sopra, ovviamente) termoutilizzatore d'Europa, uscissero come di ci tu sostanze alucinogene. In quel caso il clima sociale bresciano sarebbe ben più rilassato e forse i vigili non andrebbero nei parchi a multare poveri pachistani che mangiano un mango seduti nel prato . [http:]
La mia seconda considerazione riguarda la presenza di immigrati in città. anche in questo caso hai fatto centro, sono ormai una forte presenza vitale (forse l'unica) in una città che a volte riesce ad apparire grigia anche in pieno sole. Difficile da queste parti ricevere un sorriso da un volto che non sia più scuro del tuo.
Come ultima cosa volevo semplicemente rinovarti i miei complimenti e farti sapere, da ateo quale sono, che se tutti i cattolici praticanti la pensassero come te, forse anche la mia città (e non solo) sarebbe più allegra e spensierata. un abbraccio, Emiliano.

Inserito da Emiliano, il 30/06/2008 alle 16:33

una fotografia azzeccatissima della mia città, brava michela!

Inserito da valeria, la cui homepage è qui il 30/06/2008 alle 16:54

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