| Lessico poco familiare |
| Scritto da Michela | |
![]() “IRREGOLARE”. Letteralmente: che infrange regole. Il termine, quando designa persone e non comportamenti, suggerisce l’idea che l’irregolarità sia la qualità di certi uomini, uno stato permanente dell’esistenza, e in questo modo la collega in maniera subdola alla criminalità, che infatti riguarda persone che le regole le infrangono come modus vivendi. In chi ascolta è facile che l’inconscia equivalenza irregolari=delinquenti risulti quasi automatica, ma dato che fortunatamente il nostro ordinamento giuridico sanziona almeno per il momento i comportamenti e non le esistenze, dovrebbe essere evidente che non esistono "persone irregolari", al massimo persone che commettono irregolarità. Anche parcheggiare in doppia fila e viaggiare sull’autobus senza biglietto sono irregolarità, ma quando ci capita di farlo non pensiamo automaticamente a noi stessi come irregolari, tantomeno delinquenti. Chiedere che “gli irregolari” siano considerati come “nostri fratelli” e allo stesso tempo definirli esclusivamente attraverso il loro stato di violatori di qualche regola è una ridicola contraddizione in termini. Se ti approcci a qualcuno definendolo “violatore di regole”, l’atteggiamento più logico non è quello del fratello. È quello del poliziotto. |
Numero di commenti (30) - Aggiungi i tuoi commenti a questo articolo
You must javascript enabled to use this form
Per come metti giù il discorso non posso che darti ragione, ma se la conclusione del discorso che citi è che gli irregolari 'siano considerati come nostri fratelli' mi sembra che sia un invito che mira proprio ad attraversare quel confine che molto spesso, per una tendenza a semplificarci la vita, mettiamo tra noi e gli 'altri'. Mi sembra dunque un'invito all'apertura, più che alla chiusura. Io tratterrei questo, che è utile a tutti.
In compenso ci sono i 'ragazzi di Salò'...ispirano tenerezza, quasi una boy-band, i pulcini del fascio...
Simona, sono felice di non essere stata la sola a pensare che quel 'ragazzi di Salò' suggeriva cameratesche immagini di giovani marmotte.
Andrea, il mio mestiere non è trovare l'utile conciliante, io non faccio il diplomatico nella vita, ce ne sono già.
Il mio lavoro sono le parole. Non puoi riferirti a persone usando un aggettivo discriminante come 'irregolari' (che crea nella mente un divario immediato) e poi chiedere che sia loro applicato il concetto di fratellanza universale, che è anti-discriminatorio per antonomasia.
Le parole sono una cosa seria, perchè hanno la controindicazione di generare la realtà.
(ti ricordi con che cosa Dio ha creato il mondo?)
Michela,
ricordo come Dio ha creato il mondo, ma noi non abbiamo certo tutto questo potere. Con le nostre parole cerchiamo di esprimere una realtà che c'è già, e che appunto ci è data. Anche il discorso che tu citi mi sembra un tentativo in questo senso, (come del resto le parole che usi tu) ed è passibile di errori o imprecisioni come è caratteristico di ogni essere umano. L'ho ben capito che il tuo mestiere non è cercare l'utile conciliante, e per la verità non è nemmeno il mio. Però ci tenevo a completare questa realtà anche con le parole mie.
Ciao.
To be a poet, I realized, to be a true poet, was to become the Avatar of humanity incarnate; to accept the mantle of poet is to carry the cross of the Son of man, to suffer the pangs of the Soul-Mother of Humanity.
To be a true poet is to become God.'
Dan Simmons, Hyperion
ma se invece di considerarli fratelli li considerassimo solo persone, non faremmo maggior giustizia?
ricordate la campagna ' nessun uomo e' illegale?' ecco siamo uomini( e donne) innanzitutto....
non c'e' bisogno di esser fratelli per rispettarsi a vicenda e riconoscersi titolari di diritti.
raffaella
Ps: michela d'accordissimo con te che le parole generano realta' e con serieta' vanno trattate!
'La verità non esiste. Se esiste, non possiamo conoscerla. Se possiamo conoscerla, è incomprensibile.'
Questo diceva un signore di nome Gorgia nel V secolo a.C.
Lo so, per un cristiano può essere inaccettabile. Andrea dice che c'è un mondo che è dato e noi non possiamo farlo né modificarlo con la parola. Purtroppo, però, questa alla fine si rivela un'illusione. Con quel mondo che troviamo già bell'e fatto noi possiamo interfacciarci solo con i nostri strumenti cognitivi, i quali si basano, in quanto specie animale che ha evoluto tale capacità, sulla parola. Noi siamo immersi in quella che il grande semiotico e culturologo russo Yuri Lotman chiamava la semiosfera: un orizzonte di segni alla cui base sta la lingua (non mi addentro qui in distinzioni tra 'langue' e 'parole', per cui rimando a F. De Saussure e agli studi strutturalisti). Siamo proprio sicuri che il mondo non sia un nostro costrutto semiotico?
Le parole sono importanti (qui l'autorità cui alludo è quella di Nanni Moretti). Non hanno solo un referente concreto cui rimandano denotandolo, ma anche tutta una serie di immagini e concetti accessori e mutevoli che inevitabilmente richiamano, ossia una sfera di 'connotazioni', spesso inconscia. Se un'autorità morale e/o politica come il papa, o il cardinal Bagnasco, pronuncia la parola 'irregolari', la legittima nella sfera del proprio discorso, attribuendole una ragion d'essere che non è affatto scontata. Altro sarebbe stato appunto dire: non possono esistere esseri umani 'irregolari', perché siamo tutti fratelli. Ma il discorso non era di questo tenore e il rilievo di Michela mantiene tutta la sua pregnanza.
D'altra parte, in generale mi trovo d'accordo con Raffaella: siamo tutti persone, esseri umani, abitatori di questo pianeta, tanto deve bastarci. Evocare parentele strette non sempre ha connotazioni (appunto) positive. A me in questi casi viene sempre in mente una battuta di Woody Allen: 'Lo amo come un fratello: vedi Caino e Abele'.
Cara Michela,
vedo che la fissazione ossessiva perdura e che siamo alla saga della sega mentale. Per restare in tema non posso fare a meno di chiedermi la causa di questa ossessione, forse che hai ricevuto da piccola avances da qualche bavoso ecclesiastico? O forse, più semplicemente, qualche curiale non ha dato credito alle tue giuste aspirazioni di eminente teologa? In sintesi, c’è dell’astio recondito?
Poi leggo una tua frase e le mie forse superficiali ipotesi crollano di colpo “ le parole generano la realtà”. Non c’è concetto più anticristiano (come conferma il fatto che non sia sfuggito al plauso dei colleghi lettori).
Omar, al concetto citato da Michela, come fai notare ne consegue giustamente il pensiero del caro Gorgia nel V secolo, mai cosi in voga come nel XXI secolo “'La verità non esiste. Se esiste, non possiamo conoscerla. Se possiamo conoscerla, è incomprensibile.'” Solo che non è vero che è inacettabile per un cristiano, è la realtà stessa che non lo accetta. Se cosi fosse non esisterebbero cultura, storia, progresso scientifico e tecnologico, i quali si basano proprio sul concetto opposto. Verrebbe a mancare parimenti la tensione alla giustizia, al bene, al bello, al buono, in altre parole verrebbe a mancare l’amore per la propria donna, per i figli per gli amici………
Ognuno è ovviamente libero di pensare quello che vuole, ma mi permetto di suggerirti di provare a vivere quello che pensi, provando a essere coerente con il pensiero di Gorgia nella vita reale (quella di tutti i giorni). Se sei onesto con te stesso e funziona, fammelo sapere.
Omar, il fatto che la realtà sia data non toglie, a ciascuno di noi, la possibilità di cambiarla nel bene o nel male. Ma non si tratta di 'creare', perchè l'uomo non ha il potere di creare un bel niente. Si tratta di riconoscere quanto c'è già, magari nascosto, e di aderirvi, e di dargli corpo. Quando ti dichiari alla donna che ti piace non inventi, lì per lì, un sentimento e un'intenzione di vita. Esprimi con le parole un qualcosa che è già presente dentro di te, magari in forma abbozzata, nella speranza che quella cosa sia raccolta e cresciuta. E se dicendo quelle parole ci metti dentro uno svarione colossale, anche se tu fossi Dante Alighieri, se la tua donna è attratta dalla tua proposta non la getta alle ortiche a causa dello svarione e della tua incoerenza. Si perderebbe troppo.
Luigi, alla bassezza dell'attacco personale ti lascio scendere da solo, come sempre. Il giorno che risponderei a un topic con uno straccio di argomento a tema non verrà mai troppo presto, anche se ovviamente bisogna avercene, di argomenti.
La cosa sconcertante è che questa è casa mia e io scrivo di quello che mi pare, come è mio diritto; mentre tu, che nei miei confronti hai evidentemente una antipatia personale che non perdi mai occasione per manifestare, non sei pagato da nessuno per visitare il mio sito, tantomeno per commentarlo. Se lo fai, evidentemente ti piace, ognuno ha le sue perversioni, ma perdonami se non mi presto più alle tue personali crociate emotive.
Quando voglio sfogarmi ho sistemi meglio retribuiti.
Michela, sono stupito della tua reazione. La prima fase era solo un’ ipotesi magari troppo ironica sul perché di questa posizione che a me appare eufemisticamente ossessiva. Ti giuro che non ti conosco e non conosco nemmeno indirettamente alcun episodio della tua vita. Se l’infelice frase sulle avances ha sfiorato involontariamente e stupidamente, anche lontanamente, qualche fatto realmente accaduto, questo confermerebbe ulteriormente la superficialità della battuta e di questo me ne scuso.
Tuttavia non è vero che non rispondo nel merito, viceversa a me pare che sia tu a sfuggire al confronto.
Sul fatto che tu possa scrivere quello che ti pare mi pare lapalissiano, una banale frase fatta utile per chi non ha argomenti. Scusa ma anche il mio mestiere non è trovare l'utile conciliante.
Luigi, giochiamo a capirci:il commento precedente non l'ho messo per affermare che sul mio sito posso scrivere quel che voglio, dato che è ovvio: quello che non è ovvio è perché tu lo legga e lo commenti. Come sempre prendi delle frasi solo quello che ti fa più comodo.
Per quanto riguarda la tua convinzione di rispondere nel merito, ti illustro la pantomima della tua interpretazione di dialettica:
Uno scrive qualcosa sul suo blog.
UnAltro commenta.
- Uno, ci risiamo, hai scritto una minchiata.
- Perchè?
- Perchè scrivi sempre minchiate, per tuoi loschi motivi che ti ossessionano.
- No, intendevo dire: perchè è una minchiata.
- Che ne so, perché forse ti hanno molestato da piccola e quindi scrivi sempre minchiate su questo tema.
- No, intendevo dire: perchè è una minchiata.
- Perchè comunque non è che ti si deve dare sempre ragione, io quando hai ragione sto zitto, ma quando hai torto lo dico che dici minchiate.
- Si, ma io intendevo dire: perchè è una minchiata?
- O basta, con te non si può discutere, vuoi sempre avere ragione, sei piena di pregiudizi.
L'epilogo prevedibile è non si scopre mai perchè secondo UnAltro quel contenuto sarebbe una minchiata, a parte dargli fastidio per partito preso l'autore del contenuto.
Questo è come discuti tu, oltre agli svarioni personali sui quali se permetti il trucchetto 'era una battuta' suona alquanto trito. Adesso vai a vedere che sono io che non ho il senso dell'umorismo per capire le tue scoppiettanti ironie.
Scusa Michela, non so se ti riconosci nel dialogo ma io proprio non mi ci riconosco. Fermo restando che la battuta sulle avances rimane una stupida scivolata di cattivo gusto per la quale più che scusarmi non so che dirti, per il resto, anche quando mi esprimo a modo mio, magari anche malamente ironico, ti ritengo abbastanza sveglia per capire esattamente cosa intendo dire.
Per esempio se ti dicessi “di questo passo a quando la prossima stizzata presa di posizione sul colore delle mutande di eminenza PincoPallino” sono sicuro che non ci sia bisogno di chiarire che intendevo dire che pure di fare il censore delle sacre stanze sempre più ti attacchi ad argomenti a mio avviso sempre più risibili.
Tuttavia tra un argomento risibile e l’altro talvolta emerge una tua posizione culturale decisamente più consistente del puro pregiudizio, a questo, come ho fatto questa volta, cerco di rispondere pur con tutti i limiti espressivi che mi caratterizzano. A questo tutte le volte regolarmente eviti di rispondermi.
Ok.
proviamo con domande semplici.
'perché criticare l'uso della parola IRREGOLARI è risibile'?
La risposta sarebbe quella cosa che si chiama argomento dialettico.
Ma la tua posizione, se ho capito bene, invece è: 'caspita, pur di criticare i vescovi/il papa se la piglia anche con le parole, adesso!'
Per la precisione, per non essere vaghi, la evinco da qui:
:Cara Michela,
vedo che la fissazione ossessiva perdura e che siamo alla saga della sega mentale.
e da qui:
:pur di fare il censore delle sacre stanze sempre più ti attacchi ad argomenti a mio avviso sempre più risibili
Quindi ripeto la domanda, articolandola leggermente di più: perché secondo te - visto che l'argomento del dibattito è 'uso della parola IRREGOLARI nel suo proprio significato', quello che ho scritto non è vero (o risibile/minchiata/segamentale, barra la parola giusta)'?
Quando avrai risposto a questo, avrai risposto sul merito.