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Future in the past (pensierini pasquali senza resurrezione) |
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Scritto da Michela
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Solo a questa sottosviluppata dirigenza poteva riuscire l’acrobazia di mettere in stand by il futuro per celebrare il futurismo. Intendiamoci, non che mi rammarichi: chiunque sperava in una prova che l'estetica marinettiana fosse morta, comprenderà che nessuna è migliore di questa. Se i futuristi fossero vivi oggi, entrerebbero alle mostre che li ricordano armati fieramente di lanciafiamme e picozze, facendo a pezzi le loro stesse opere in spregio alla stasi necrotica in cui il rito della celebrazione le ha collocate. Invece i fotografi lasceranno ai posteri le immagini surreali della Moratti e di Alemanno che nei rispettivi feudi si trastullano sclerotizzando Boccioni e Marinetti, ignari del paradosso. Nonostante la mia insofferenza etica per le risse in galleria e le squadrate oscenità in piazza Duomo, godo di assistere al definitivo seppellimento, frainteso per omaggio, dell’idea di uomo moltiplicato, tecno-ricostruito, liberato dai sentimenti per essere finalmente bestia perfetta. Mi viene in mente solo uno che abbia sublimato in sé questo ideale, ed è in itinerante mostra permanente. Al momento opportuno sapremo celebrare pure questo.
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